"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

Erdogan (il turco) teme un “voltafaccia” degli USA sulla Siria

Erdogan il turco

di Finian Cunningham

La crisi umanitaria che si sta verificando nella nordica città siriana di Kobani, è un caso molto chiaro che tutti possono vedere. Si tratta di una crisi che si deve principalmente al gioco del gatto con il topo in cui gli Stati Uniti e la Turchia sono coinvolti con le diverse tattiche che attuano per ottenere il cambiamento di governo in Siria.
Per loro la questione principale non è la sofferenza umana neppure la sconfitta del gruppo terrorista del ISIS (Daesh in arabo). Come lo potrebbe essere quando entrambi i governi hanno patrocinato i mercenari dell’ISIS tra gli altri gruppi terroristi, per imporre una sofferenza colossale al popolo siriano negli ultimi tre anni.

No, il caso è che Washington sta tentando di fare pressioni sulla Turchia per entrare nel territorio siriano, ma allo stesso tempo per non permettergli di portare a termine un intervento che sembri un attacco totale contro il governo del paese arabo.
In altre parole, gli Stati Uniti stanno cercando di procedere con una avanzata nella regione con il loro cane da attacco che è la Turchia.
La popolazione di Kobani, di maggioranza curda, sostiene già da tre settimane la battaglia contro il gruppo terrorista dell’ISIS, mentre che Washington e la Turchia, capeggiata dal presidente Recep Tayyip Erdogan, sembrano perdere tempo prezioso in una disputa circa la forma di come si debba procedere nella coalizione militare anti ISIS, comandata dagli USA.

Gli attacchi aerei realizzati sotto la guida degli USA con il presunto obiettivo di annientare le brigate dell’ISIS nel nord della Siria, con tutta evidenza, sono state un fiasco nonostante le quasi due settimane di bombardamenti.
Mentre i curdi stanno combattendo disperatamente la loro ultima battaglia contro l’avanzata dell’ISIS, l’Esercito turco si è seduto nei suoi carri armati dall’altro lato della frontiera, osservando passivamente la battaglia attraverso i binocoli.

Questa immagine atroce della crisi umanitaria dimostra il carattere fraudolento della chiamata coalizione anti-ISIS capeggiata dagli USA. Il paese nord americano ed i suoi soci arabi, capeggiati dal conosciuto stato tirannico, l’Arabia Saudita, hanno sparato centinaia di missili ed di altre munizioni nel nord della Siria e tuttavia, la “rete della morte” dell’ISIS- come ha chiamato il presidente dgli Stati Uniti, Barack Obama il gruppo terrorista – continua la sua avanzata senza diminuire d’intensità.
Ad un paio di Km. da Kobani, carri armati dell’Esercito e soldati turchi impediscono che i curdi della Turchia attraversino la Turchia per aiutare a difendere i propri compagni di etnia nel lato siriano.

Nel frattempo, il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti ha rivelato questa settimana che il segretario di Stato, John Kerry, sta tenendo “conversazioni attive” con Erdogan ed il suo primo ministro, Ahmet Davutoglu per “determinare il ruolo” che la Turchia dovrebbe giocare nella coalizione militare capeggiata dal paese nordamericano.

La Casa Bianca ha inviato questa settimana ad Ankara anche il coordinatore della coalizione anti-ISIS nella regione, il generale John Allen, per definire il delicato accordo con la Turchia.
Risulta evidente che la discordia tra gli USA e la Turchia si deve più che altro, alle tattiche di ciascuno per cambiare il Governo in Siria già che entrambi, sono uniti nel loro obiettivo finale di rovesciare il Governo del presidente Bashar al-Assad.

Il Parlamento della Turchia ha votato, la settimana scorsa, a favore dello spiegamento di truppe turche in Siria. Tuttavia Ankara si trova in situazione di dubbio in attesa di una garanzia da parte di Washington per assicurarsi che qualsiasi azione militare da parte della Turchia contro Damasco, potrà contare con il pieno appoggio degli Stati Uniti.

Prima della votazione del parlamento su questo problema, il presidente turco, ha detto: “siamo pronti per qualsiasi cooperazione nella lotta contro il terrorismo. Tuttavia, tutti devono capire che la Turchia cerca non soluzioni temporali e non permetterà che altri si approfittano di questa situazione”.
“Continueremo a dare la priorità al nostro obiettivo di eliminare il regime siriano”.

Quello che queste parole di tradimento rivelano è che Erdogan ed il suo Partito neo- ottomano della Giustizia e Sviluppo (AKP), hanno paura che, se ritardano l’invio di carri e truppe al territorio della Siria, gli USA possono piantarli in asso negandogli il loro appoggio nella loro guerra senza quartiere contro Al-Assad.
Da parte loro, gli USA hanno invece la seguente diffidenza: Washington non vuole rivelare pubblicamente che il suo obiettivo è il rovesciamento del governo siriano o per lo meno, non vuole farlo tanto presto come la Turchia desidera.

Se una invasione turca del nord della Siria si trasforma in un assalto ovvio verso Damasco, tutti capiranno la vera natura della coalizione capitanata dagli USA; una cospirazione criminale per rovesciare il Governo siriano sotto il pretesto della lotta contro il terrorismo.

In altre parole, lo sconsiderato Erdogan ed i suoi neo-ottomanni si stanno comportando in modo troppo precipitoso secondo la visione di Washington.
Ed è per questo che negli ultimi giorni, il Governo di Obama sta mostrando la sua frustrazione con Erdogan. Gli statunitensi vorrebbero che i turchi forniscano truppe terrestri alla loro forza aerea che opera sulla Siria, ma vogliono anche che il piano si porti avanti con sufficiente decoro davanti agli occhi del pubblico per non sembrare quello che è : una offensiva per cambiare il regime siriano.

Il giornale “The New York Times” ha citato questa settimana un funzionario dell’Amministrazione di Obama: “Nonostante la catastrofe umanitaria che sta accadendo in Siria, la Turchia si inventa delle scuse per non attuare ed evitare un’altra catastrofe. Questo non è il sistema di come un alleato della NATO opererebbe mentre l’inferno si è scatenato ad un tiro di schioppo dalle sue frontiere”.

Il New York Times ha anche informato che il ritiro della Turchia “ha scavato le tensioni tra questo paese ed il presidente Obama, il quale gradirebbe che la Turchia adottasse misure più energiche contro l’ISIS e abbandoni per il momento la lotta contro Al-Assad”.
Quello che il giornale vuole esprimere realmente è il fatto che Obama ha l’intenzione di posporre la lotta contro Al-Assad “ad un momento successivo”.

Se Erdogan si sta retrocedendo, è perchè alla base della sua mentalità machiavellica sa che non si può confidare negli USA e teme la possibilità di rimanere incastrato in una trappola mortale in Siria se Washington decide di pugnalarlo alle spalle, come fa abitualmente, prima o poi, con tutti i suoi regimi fantoccio.

Fonte: Hispantv

Traduzione: Luciano Lago

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