"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

Energia: i sauditi interrompono le forniture petrolifere all’Egitto per rappresaglia. Il Cairo cerca soluzioni sul mercato internazionale

Pozzi di petrolio

di Ernesto Iovine

Per il mercato energetico e lo scenario geopolitco mediorientale si tratta di una notizia dirompente.

La compagnia petrolifera saudita Aramco ha deciso di sospendere le forniture all’Egitto, una tra i maggiori consumatori di energia del mondo.

Il Cairo sta cercando alternative e per bocca del suo Ministro del Petrolio, Tareq el Molla, ha fatto sapere che si affaccerà sul mercato internazionale per cercare un’alternativa, magari a prezzi più vantaggiosi. Pur non potendo fornire risposte precise su quando potrà essere stipulato un nuovo contratto e con chi attraverso cui garantirsi quel 33% del fabbisogno energetico nazionale che l’Arabia Saudita soddisfava fino a ieri, Molla ha affermato: “Siamo un grande consumatore e abbiamo a che fare con i fornitori e produttori di tutto il mondo”, rispondendo a chi gli chiedeva se una società russa potrebbe essere il prossimo fornitore dell’Egitto, sottolineando che la repubblica egiziana ha collaborato con Rosneft per diversi anni sulle forniture di greggio.

Ieri lo stesso fonti ministeriali avevano smentito che Molla si fosse recato a Teheran per stringere con l’Iran un accordo.

Secondo molti analisti, la decisione di Riyad sarebbe una rappresaglia volta a punire il nuovo corso della politica estera egiziana.

Tutto avrebbe avuto inizio ad aprile, quando, dopo aver deciso di cedere ai patroni e fornitori sauditi le due isolette strategiche di Tiran e Sanafir nel Mar Rosso, al Sisi, costretto da una violenta reazione popolare è stato costretto a fare marcia indietro e a disimpegnarsi dal conflitto in Yemen.

Il riallinamento del presidente egiziano su posizioni più filo-russe ha ulteriormente incrinato i rapporti con la famiglia Sa’ud.

La situazione è poi definitivamente precipitata allorchè l’Egitto ad ottobre ha votato a favore della risoluzione russa, al Consiglio di Sicurezza dell’ONU, volta a detrminare un cessate il fuoco in Siria. L’ambasciatore all’ONU saudita bollò in quel frangente la posizione egiziana come “un tradimento” e un avvicinamento del Cairo alla causa di Bashir al Assad.

Al Sisi, in ogni caso, non ha battuto ciglio: le forze armate egiziane hanno tenuto a metà ottobre esercitazioni militari congiunte con l’esercito di Mosca. Sono previsti investimenti russi di miliardi per la realizzazione di infrastrutture nel paese e grosse forniture di armamenti.

A questo punto Riyad sarebbe tentata di rivolgere verso la Turchia i suoi interessi, alla ricerca di un nuovo partner nell’area in chiave anti-sciita, ma l’agguerrita diplomazia russa sembra aver ormai fatto terra bruciata attorno alla petromonarchia saudita, dando vita ad un alleanza di giorno in giorno più forte con il presidente Erdogan.

A questo punto è aperta la corsa ad accapararsi la ghiotta fornitura pari a 700 mila tonnellate di prodotti petroliferi al mese per cinque anni, del valore complessivo di 23 miliardi di dollari.

Fonte: Katehon

 

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