"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

Emerge il dissesto della Regione Sicilia, da Brescia a Cuneo i cittadini si preparino a pagare una sovratassa per evitare il crack.

Crocetta scende auto

Iniziano ad emergere le situazioni disastrose delle Regioni a Statuto Speciale: in testa a tutte la Regione Sicilia che si trova ormai sull’orlo del crack finanziario con un default stimato di 15 miliardi di euro.
La notizia non riportata e passata sotto silenzio dalla maggiorparte dei media è venuta fuori in occasione dell’impugnativa fatta dal commissario dello Stato di alcuni capitoli di spesa predisposti dall’ineffabile presidente Crocetta il quale aveva disposto anche i benefici estesi alle coppie di fatto inclusi i gay. In realtà oltre a questo il commissario di Stato ha impugnato circa il 70% dei capitoli di spesa previsti dalla finanziaria regionale fra gli altri  il fondo per i disabili, l’accesso abitativo per le famiglie disagiate, il “salario di solidarietà” adottato come provvedimento a favore di incapienti, le agevolazioni previste per l’acquisto per la prima casa ed molte altre norme che avrebbero fatto della Sicilia una regione all’avanguardia per le spese sociali.

Peccato però che non ci siano i soldi in cassa per pagare tutte queste spese visto che la Regione spende già delle cifre enormi per mantenere un esercito di assessori, consigleri regionali, consulenti, portaborse, fra i meglio pagati e privilegiati  di tutte le caste regionali ed oltre a questo dispone del  più numeroso esercito di forestali (28.000 che costano 480 milioni l’anno circa), oltre ai 3.600 dipendenti della RESAIS (Risanamento Sviluppo Attività Industriali Siciliane) un carrozzone dove nel tempo sono stati collocati i dipendenti regionali in esubero da altri enti inutili come ESPI EM AZASI e Fiera del Mediterraneo. Collocati in buona parte senza mansioni se non quella di maturare nel tempo i requisiti pwensionistici.
A detta del responsabile della CGIL Sicilia Pagliaro “risulta incredibile di come governo e Ars abbiano ritenuto di andare avanti senza certezza delle entrate e non assicurando copertura reale a molti capitoli di spesa. Ma e’ ancora piu’ incredibile che si continui a glissare su un problema gravissimo, la madre di tutti i problemi: quei 15 miliardi di residui attivi, di entrate cioe’ della Regione non incassate, di cui 3 miliardi e mezzo, secondo quanto conferma la Corte dei Conti, non potranno essere riscossi, pregiudicando il bilancio di oggi e quelli futuri”. E’ una situazione per il sindacalista “gravissima, ben oltre di quello che si vuole fare credere e il commissario dello Stato non fa che confermarlo con i continui riferimenti agli articoli 81 e 97 della Costituzione”. Secondo il segretario della Cgil “e’ a questo punto necessario un intervento dello Stato, per aiutare la Sicilia a uscire da questa voragine, della quale ci si doveva accorgere per tempo, ma che ora rischia di fagocitare il tessuto economico e sociale in una crisi devastante”.
Crocetta protesta contro  l’impugnativa del commissario dello Stato delle norme in finanziaria sulle coppie di fatto «è ideologica, conservatrice, discriminatoria e incoerente rispetto alla direttive europee». «Stiamo valutando di appellarci alla Consulta e alla Corte di giustizia europea», aggiunge Crocetta all’ANSA.
Inoltre Crocetta annuncia l’intenzione di «aprire una vertenza col governo Letta per varare leggi che consentano alla Sicilia di uscire dall’abisso in cui è stata trascinata in questi anni».
Lo stesso  governatore della Sicilia, Rosario Crocetta, parla di «crudeltà sociale» da parte del commissario dello Stato, Carmelo Aronica, riferendosi alle norme della finanziaria regionale bocciate dal prefetto.
Crocetta attribuisce le colpe alle gestioni passate delle spese allegre delle assunzioni di precari poi divenuti stabili, delle società partecipate realizzate per procedere ad assunaioni clientelari e tutte le altre spese pazze che hanno fatto della Sicilia la prima regione a rischiare il Crack finanziario.
“Come presidente della Regione Siciliana – ha dichiarato  il governatore – chiedo di incontrare i rappresentanti del governo, per capire se la politica nazionale  chieda oggi un vero massacro sociale, se chieda lo scoppio di una situazione eversiva incontrollabile. Se chiede al popolo siciliano di non fidarsi più della democrazia. Il governo siciliano non cede e fa la sua battaglia, ma, mai come adesso è necessaria una larga e unita convergenza  che faccia uscire la Sicilia dal baratro in cui ci ha trascinato il passato. Si chiede responsabilità a tutte le parti politiche e sociali”.
Nessuno però ha suggerito fino ad ora a Crocetta di tagliare  prioritariamente gli stipendi dei suoi assessori, consigleri e deputati regionali dell’Assemblea regionale che risulta la più costosa per i contribuenti italiani fra tutte le regioni. Piuttosto questi ultimi, i deputati, si sono rifiutati di tagliare il loro stipendio di 11.000 euro mensili perchè giudicato troppo esiguo.
Probabilmente Crocetta ed i suoi assessori pensavano che alla fine sarebbe stata la signora Merkel ad accollarsi i debiti della regione Sicilia nel quadro di una solidarietà europea e per arrivare quell’ integrazione europea di cui ci parla sempre entusiasticamente Enrico Letta detto il “sognatore”. Questo naturalmente  per mantenere la stabilità dell’euro. Dovrebbe essere la stessa illusione che probabilmente nutrivano anche le giunte regionali della Campania e del Lazio, regioni indebitate quasi quanto la Sicilia. Alla fine si pensa che ci sarà sempre qualcuno altro che paga Lo pensavano anche gli 82 assessori di Crocetta adesso sotto inchiesta per essersi incassati per loro vantaggio i rimborsi dei gruppi politici.
Si capisce invece che in pratica che si andrà verso un intervento dello Stato che non potrebbe consentire il crack della Regione siciliana e dovrà intervenire per ripianare i debiti, magari con un inasprimento di imposte che colpirà tutti i cittadini italiani piuttosto che tagliare le prerogative di questa regione.
Non è certo che siano del tutto consapevoli di questo i cittadini di Brescia, Padova, Milano, Verona, Vicenza e Cuneo e le altre città del Nord, della necessità che anche a loro spetterà sborsare il quanto stabilito per permettere al Crocetta ed ai suoi assessori di favorire le coppie di fatto, gli “svantaggiati” e continuare a pagare gli stipendi a forestali e burocrati della regione più spendacciona d’Italia.

http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/09/19/casta-deputati-siciliani-non-si-tagliano-stipendio-11mila-euro-son-troppo-pochi/715674/
http://www.gds.it/gds/sezioni/politica/dettaglio/articolo/gdsid/316381/

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