"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

Elezioni in Spagna: La Penisola “Barataria” ed il decennio perduto

di Pablo Jofre Leal

Le prossime elezioni in Spagna che si svolgeranno il 20 di Dicembre del 2015, portano sul cielo spagnolo brutte notizie per una delle economie europee più danneggiate dalla crisi scoppiata nell’anno 2008.
Così viene riportato da FMI nelle sue abituali informative (Report finanziari).
La crisi ha dato luogo a misure di austerità, imposte dal Governo, per superare i problemi foinanziari, che ha portato con se la disuguaglianza, la povertà, gli sfratti forzati, la disoccupazione e la logica indignazione di una popolazione che ha iniziato ad esigere cambiamenti a tutti i livelli della società.

Il FMI ha segnalato che ” la Spagna non andrà a recuperare fino al 2017 tutto il PIL perso nella crisi”. Un paese in costante angoscia economica , divenuto l’antitesi del sognato territorio don chisciottesco consegnato al personaggio letterario Sancho Panza nel premio ai suoi sforzi, cccompagnando il Cavaliere andante della Triste figura. La Spagna si dibatte così, nella sua più grave crisi dalla fine del franchismo, che rende molto complesso il tornare a vedere come nella immortale opera di Cervantes dove la penisola promessa non è mobile nè fuggitiva (…..).

Ma ancora, il FMI ha sottolineato, è molto probabile che la Spagna soffra un freno nella considerevole portata dall’anno 2016, nel ritardare ulteriormente la ripresa economica in un paese che ha vissuto una doppia recessione con un calo del PIL del 7%. Tali figure e il lungo processo di impostazioni, con 5 milioni disoccupati disoccupazione superiore al 20% in un livello che può essere paragonata soltanto alla Grecia rovinata. La ricapitalizzazione del sistema bancario, l’onere del debito sovrano, l’immigrazione di una parte importante della sua gioventù più qualificata, ribassi permanenti delle  emissioni di accredito, la speculazione nel settore immobiliare che ha  generato non solo  una bolla immobiliare  ma che un dramma sociale connesso con gli sfratti di famiglie che non potevano continuare a pagare le loro  case, continuano  a far rmanere la Spagna in una precaria situazione politica, sociale ed economica.

È risultato evidente  che la formula che ha richiesto  la Troika europea, per andare in aiuto di Spagna, non ha avuto effetto, che il governo di destra del Partito  popolare di Mariano Rajoy ha fallito miseramente e che il governo che emerge dalle elezioni generali del 20 dicembre avrà la missione estremamente difficile di dover tentare di risollevare la Spagna da una situazione ove ha subito la più grave crisi economica dopo la fine del regime del Franco. Una crisi che ha messo in pericolo la stabilità sociale in un paese che fino a pochi anni fa che era considerato più vicino alle grandi leghe europee che non  a quei disastri che  colpivano costantemente  altri paesi europei in sofferenza, membri dell’eurozona, come Grecia, Irlanda e Portogallo.

La cruda realtà ha indicato che la Spagna era più da vicino alla seconda divisione europea rispetto a quella capeggiata  dall’asse Parigi- Berlino. La posizione della quarta più grande banca della  Spagna: Bankia ed il relativo salvataggio multimiliardario ha mostrato che  l’essenza del  sistema finanziario spagnolo era marcia dalle fondamenta attaccate da termiti affamate, che aumentano per quanto riguarda la sua situazione fiscale e di flessibilità, nonché per  l’onere del debito sovrano. Il 26 maggio 2012, giusto  solo  tre anni fa, il  vecchio cast della Bankia è stato protagonista del  salvataggio più costoso della storia della Spagna: 22.424 milioni di euro in aiuti pubblici – di cui  ha restituito solo il 3% – per il quale è stata fatta  l’ottava nazionalizzazione di un istituto finanziario spagnolo durante la crisi. Il debito della Spagna, nel settembre del 2015, si è trasformato in 1000 miliardi  di euro, secondo l’ultimo rapporto della banca di Spagna. Questo significa un aumento di quasi 7 miliardi dollari rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. A causa dell’ aumento del PIL della Spagna, il debito pubblico corrisponde a quasi il 98% del suo PIL.

La Spagna ha tentato disperatamente  di uscire dalla crisi facendo appello prima ai provvedimenti emanati dal governo di Rajoy, per poi soccombere alle richieste della Troika e dover attuare tali misure, le stesse che a loro  volta hanno dovuto eseguire Grecia, Irlanda e Portogallo: riforma del lavoro , riforma finanziaria, risanamento e riduzione dell’apparato statale e nonostante ciò il paese rischia che il suo livello dello “spread” durante la  crisi ha raggiunto il suo picco storico di 477 punti. Ma, come è spesso il comportamento umano di guardare la pagliuzza nell’occhio altrui, il ministro dell’economia Luis de Guindos ha esortato i leader europei a dare una risposta alla situazione della Grecia, viso che l “instabilità politica in quel paese è stata  il fattore che ha attivato l’aumento del premio di rischio (spread) e la caduta del mercato azionario”.

La disumanizzazione dell’economia

In questi anni di secolare stagnazione e recessione, dice l’economista Estefania Joaquín, molte delle istituzioni hanno smesso di lavorare bene – per causa della confusione tra pubblico e privato – della corruzione, della lottizzazione – condivisa dai principali partiti politici – o perché sono risultati  vecchi nell’era della globalizzazione. “In quanto alle  varie forme del  capitale, il modello di produzione si è  sminuito – nel modo più limitato – ed è stato caratterizzato dall’enorme” indebitamento pubblico e privato, che nell’insieme ascende intorno al 300% del PIL. Quando si parla di cambiare il modello di solito vengono introdotte le riforme strutturali necessarie per questa mutazione: quella dell’energia, quella finanziaria, quella fiscale, del mercato del lavoro, la riforma delle imprese, ecc. Nel caso della Spagna si è soliti evidenziare, tra loro punti di forza, quello delle esportazioni in settori come quello bancario, della distribuzione, dell’agro-alimentare, delle infrastrutture, del turismo, delle energie rinnovabili o di telefonia… Ma nel resto del cocktail sono raramente si includono la debolezza strutturale del capitale umano”.

Il governo di Rajoy, alle porte delle elezioni politiche,  è stato un  governo  mediocre,  incapace di svolgere il processo di recupero della Spagna, la sovranità della nazione spagnola è stata assegnata ad organizzazioni come la Banca mondiale e fondo monetario internazionale (FMI). Come prova di cattiva gestione governativa, gli investitori stranieri hanno abbandonato  il debito pubblico spagnolo, come un’anima che prende il diavolo. Quasi 150 miliardi di euro hanno abbandonato il portafoglio internazionale di obbligazioni ed emissioni a credito di stato dalla penisola iberica,  tra il gennaio del 2012 e l’anno 2015, secondo i dati diffusi dalla banca di Spagna. Gli investimenti esteri nell’ambito di questo scenario del “si salvi chi può”  sono calati presumibilmente, dal 50,8% del totale debito spagnolo nel dicembre 2011 , fino al 35% alla fine del mese di maggio dell’anno 2015.

L’opposizione al governo del PP in Spagna concide  sul fatto che le misure adottate dal governo di Rajoy sono state un fallimento, ripetendo  ciò che è stato fatto in Grecia, anche se l’origine della crisi era stato  il debito pubblico ed in Spagna è un debito privato, chiedendo con clamore  che l’intervento di quello stesso Stato che spesso si disprezza,  quando le cose vanno bene nel motto che i profitti sono privati, ma le perdite dovrebbero essere socializzate. Tanto Ciudadanos come Podemos, sono gruppi in competizione per le elezione generali del 20 dicembre – quindi si presenta un nuovo panorama politico spagnolo con la frattura del vecchio bipartitismo – si sostiene che non è è possibile continuare sottoponendo   la popolazione spagnola alle stesse  misure  regolatorie come quelle già sperimentate in Grecia, a meno che non si voglia  la possibilità di un’esplosione sociale.

Voci come quelle del premio Nobel in economia nel 2010, Christopher Pissarides, indicano, che le misure da adottare, sia  in Grecia, come in Spagna, come in America Latina o in qualsiasi altra regione del mondo, devono  evitare misure di aggiustamento  che impoveriscono vasti strati sociali. Abbiamo bisogno di un rilassamento di misure economiche che sono così severe che sono state adottate da alcuni paesi, soprattutto in Spagna, che interessano la crescita economica con un tasso di disoccupazione molto elevato. La Spagna ha bisogno di qualcosa di più: una crescita per garantire che la qualità del debito bancario non possa peggiorare, che non aumenti la morosità e che non aumentino le difficoltà delle banche.

Gli analisti economici, che sono soliti cercare di spiegare le difficoltà che portano con se il non voler applicare le ricette degli organismi finanziari, non si spiegano tuttavia e meno  indovinano soluzioni per gli esseri umani pregiudicati da una economica profondamente disumanizzata, la instabilità finanziaria spagnola – unitamente alla crisi della Grecia, del Portogallo, dell’Italia e dell’Iralanda, minacciano di trasformare il salvataggio delle entità bancarie in un circolo vizioso che mette in questione, sopratutto la zona dell’euro. Per fornire più aiuti, il governo spagnolo – questo o quello che esca dalle elezioni del 20 Dicembre – dovrà emettere più bonos (titoli di credito), peggiorando lo stato delle sue finanze.

Secondo l’analista Tim Lister, l’interesse delle emissioni a 10 anni del debito sovrano emesso dalla Spagna, sono aumetati fino ad un 7%, cosa che viene considerata come insostenibile dai mercati internazionali. La situazione della Spagna è ancora più sconsolante di quella della Grecia visto che, per quanto sembri che “è troppo grande per fallire”, potrebbe anche essere “troppo grande per essere salvata” con le risorse disponibili. La Spagna rappresenta quattro volte e mezzo il PIL della Grecia e quello è un freno a lasciarla cadere e con le elezioni dietro l’angolo e prima della possibilità che le liste che si allontanano dall’establishment politico, come Ciudadanos y Podemos,  forse gli organismi finanziari preferiscono lasciar cadere la Spagna.

La Commissione europea (CE) e la Banca centrale europea (BCE) sulle sue ultime visite di ispezione e sul  controllo dell’economia spagnola, pubblicate in due relazioni sulla ‘vulnerabilità’ dell’economia spagnola di fronte possibili crisi, principalmente dovuto all’alto livello di disoccupazione ed al livello del debito”. La Commissione ha concluso, allo stesso modo, che i rischi della Spagna di non restituire al meccanismo europeo di stabilità 38.200 milioni di euro che ancora deve per il salvataggio, sono ‘molto bassi’.

‘ Ci sono ancora le sfide per il settore finanziario spagnolo (…). Uno stock  di crediti  che è ancora in calo e l’ambiente corrente di bassi tassi d’interesse rappresentano un rischio per la sostenibilità della redditività a lungo termine delle banche ‘. Dopo questi rapporti la Troika ha chiesto al governo di Mariano Rajoy di  mantenere lo slancio delle riforme, in particolare applicando pienamente la legge dell’unità di mercato. Ciò implica misure per ridurre la dualità nel mercato del lavoro tra quei lavoratori permanenti e temporanei (o insicuro) approvando la legge – che già porta  tre anni senza uscire alla luce – per liberalizzare i servizi professionali.

La pagna Sì o Sì  dovrà adottare  misure correttive che vanno oltre la solita aggiustamenti fiscali,  regolamenti  sociali e  pagamento sociale dei  debiti privati. Questo perché nel G7, ove si  comprendevano il gruppo dei paesi più ricchi del mondo, è stata richiesta l’adozione di misure sotto pena di approfondimento di una crisi di conseguenze incalcolabili. E quando parla il G7 allora  devi correre . Le voci che più si sono alzate sono state quelle degli  Stati Uniti e del Canada ed è richiesto di intraprendere un’azione decisiva per risolvere la crisi del debito e la fragilità del settore bancario, principalmente spagnolo. Questo, dietro la prospettiva critica che la zona euro non ha attuato a sufficienza, per rispondere alla scarsa capitalizzazione bancaria e costruire così alcune carte adeguate per spegnere l’incendio.

A Washington, Berlino, Bruxelles o Parigi viene previsto che un governo già nel suo ultimo addio, adotti le misure profonde  in  quello che rimane della  legislatura – già non li deve adottare  in relazione alla tutela della sua popolazione, in contrasto con il  salvataggio fatto del sistema bancario e finanziario – “la crisi sta finendo” era la frase più ripetuta dal governo di Rajoy negli ultimi anni. La crisi non è finita e non ha alcun segno di sparire da questa isola  “barataria” che devono affrontare, il prossimo 20 di dicembre, ua sfida politica di importanza decisiva- le dodicesime elezioni generali dalla transizione democratica-
Elezioni molto particolari, come mai prima in Spagna già che per la prima volta il bipartitismo si rompe ed entrano in gioco partiti che nelle ultime elezioni generali o non esistevano, come Podemos, o si circoscrivevano ad una comunità, come è il caso di Ciudadanos o in Catalogna.

La cosa più probabile è che, colui  che vada a trionfare nelle elezioni, debba trattare si e si per formare un governo, dove il maggiore pericolo, per quelli che reclamano cambiamenti strutturali in Spagna, sarà quello che il Partito Popolare e il Partito Socialista Operaio spagnolo- il PSOE- che si sono divisi il potere dal 1978 in avanti- formino un compromesso che possa generare delle forme di gattopardismo.

La popolazione devrà decidere se si vorrà accompagnare ad una classe politica, che non ha dato larghezza in materia di protezione per la popolazione, quando più si necessitava l’ombrello protettivo dello Stato o se si vuole dare un voto di fiducia a nuovi raggruppamenti che, anche se mancano di esperienza nella gestione dello Stato, almeno promuovono l’attuazione delle misure di cui l’essere umano sia al centro delle preoccupazioni.

Tratto da Telesur

Traduzione: Manuel De Silva

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  1. giannetto 2 anni fa

    Intanto non san più cosa inventare per spillar soldi dalle tasche dei cittadini, ad esempio con l’uso truffaldino dell’autovelox, che dà un gettito annuale di milioni di euro. Ladrocinio di massa concepito truffaldinamente e legalizzato. L’autovelox in Spagna è il surrogato elettronico di Francis Drake, che esercitava la prateria per riempir le casse della regina. E’ vero che questo succede anche in Italia, in Francia, in Inghilterra ecc… ma in Spagna, che sappia io, siamo al top. La gggente normalmente non parla di queste cose, che paiono irrilevanti per la sua oclo-idiozia. – E dalle elezioni cosa vi aspettate? Non cambierà un c. di niente. L”oclo-idiozia colpirà ancora, magari facendo turnare uno dei soliti personaggi che s’affacciano nella ruota del cucù.

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