"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

Elezioni di “midterm” negli Stati Uniti. Ininfluenti sul potere effettivo a Washington.

Pobreza en EEUU

di Luciano Lago

Si sono svolte negli USA le così dette elezioni di Midterm ed il risultato è stato disastroso per Obama e per i democratici: I repubblicani hanno consolidato la maggioranza alla Camera (che detengono da 4 anni) ed hanno conquistato la maggioranza dei seggi anche al Senato. Una pesante sconfitta su tutti i fronti per i democratici di Obama: tutto il Congresso è nelle mani della destra repubblicana e le leggi più importanti, a questo punto, non potranno passare senza l’approvazione di questa.

Di conseguenza al presidente USA non resterà che cercare intese con gli avversari, sempre che trovi un accordo o altrimenti fare opposizione ad ogni singolo provvedimento.

La classica situazione di un presidente con poteri limitati che negli Stati Uniti chiamano dell'”anatra zoppa”.

In sostanza, come sottolineano tutti gli analisti, Obama ha perso qualsiasi credibilità rispetto all’opinione pubblica nordamericana sia nelle questioni interne sia nella politica estera e questa ne ha decretato la sconfitta elettorale.
Non è bastata la ripresa economica con la crescita del PIL al 4%, e la riduzione della disoccupazione al 5,9% (un minimo rispetto agli anni precedenti), avvenuta nell’ultimo periodo di quest’anno che non è bastata però a ridare fiducia ai cittadini americani. Il numero dei poveri negli USA è comunque altissimo e molti di quelli che hanno una occupazione non riescono comunque ad avere un salario che consenta un livello di vita dignitoso. Vedi: divario sociale ,crescente povertà, esclusione sociale negli USA

Per quanto riguarda la politica estera, condotta in questi anni della presidenza Obama, il bilancio di questa è stato giudicato fallimentare dalla maggior parte dei commentatori che non hanno potuto negare come si sia determinato un disastro in tutte le aree dell’intervento e di ingerenza degli USA:
dalla Libia alla Siria, all’Iraq, allo Yemen, all’Egitto, con perdita di influenza e di affidabilità di Washington, vista la complicità accertata degli USA con i peggiori gruppi radicali islamici e sostegno al terrorismo in funzione geopolitica per cercare il rovesciamento di regimi considerati ostili, come la Siria di Assad e l’Iran. In Europa, l’ingerenza USA in Ucraina ha prodotto la situazione di guerra civile nel paese ed il ritorno alla guerra fredda con la Federazione Russa, con gravi rischi di un conflitto generalizzato.

Soffermandoci ad esaminare nel concreto gli effetti di  queste elezioni negli USA , con il cambio di maggioranza, si può affermare che questi potranno produrre qualche modifica di facciata ma non cambiano nella sostanza quello che è il reale assetto di potere nel paese, che da molto tempo si trova nelle mani di una elite di potere che dispone del complesso industriale finanziario e militare degli Stati Uniti e che da dietro le quinte dirige e dispone delle decisioni fondamentali del paese. Questo  per non parlare delle lobby economiche e delle grandi corporations che orientano la politica economica ed i provvedimenti legislativi presi dal Congresso in funzione di possenti interessi.

Questa elite di potere non viene eletta da nessuno, ha un carattere sovranazionale, si è già installata da molto tempo a Washington, come a New York e nelle altre città occidentali, negli uffici che contano ed ha i suoi tentacoli ed i suoi fiduciari in tutte le istituzioni internazionali che sono al di sopra dei governi e dei singoli stati, negli organismi come il FMI, come la Banca Mondiale, come il WTO, come la Banca dei Regolamenti, come il gruppo dei 30 (group of Thirty), il CFR (Council of Foreign Relations), la Trilateral Commission, oltre al Tribunale degli investitori e degli Speculatori (un organismo fantasma di cui fanno parte personaggi sinistri come George Soros).

Il presidente degli USA è un mero esecutore delle direttive di questa elite, che ha in mano i finanziamenti della sua campagna elettorale e che manovra i singoli membri del Congresso in base alle proprie esigenze ed ai propri interessi, con pochissime eccezioni visto che tutti i membri del Congresso sono comunque ricattabili.
Questa è la reale composizione di potere che esiste dietro le quinte della politica USA, mentre all’esterno permane la facciata dell “grande democrazia americana” dove tutti possono credere di concorrere ad eleggere il candidato più confacente alle proprie aspirazioni e pensare ingenuamente che questi, una volta eletto, sia indipendente dalle lobby e dalla elite di potere che decide per tutti. L’illusione del sistema democratico americano, una illusione abilmente coltivata per distrarre l’opinione pubblica americana ed occidentale, additata ad esempio, grazie anche al possente apparato dei media, tutto controllato dai grandi gruppi finanziari industriali, che orienta e manipola l’opinione pubblica in modo conforme ai propri interessi.

Il conosciuto sociologo e scrittore americano, Noam Chomsky, ha denunciato da tempo il carattere totalitario assunto dal sistema statunitense ed ha parlato di un “totalitarismo camuffato” che rappresenta la maturità politica del potere corporativo e la smobilitazione politica della massa dei cittadini americani, anestetizzati mediante una amnesia collettiva che li condanna ad uno stato di perenne soggezione e di impotenza che le periodiche convocazioni elettorali per le elezioni congressuali o presidenziali non possono neanche lontanamente invertire . Il concetto  del totalitarismo camuffato era stato ripreso anche dal prof. Sheldon S. Wolin docente dell’Università di Princeton ed analista politologo. Vedi: Democracia dirigida, totalitarismo, miedo, mito, guerra fria…

Piuttosto, per prevenire un possibile “risveglio” della popolazione addormentata, ci sono all’opera negli States le 16 agenzie di spionaggio e sorveglianza di cui dispone la classe dominante degli USA per monitorare in tempo reale lo stato d’animo ed il comportamento dei dominati.

Lo stesso senatore USA Ran Paul, assieme al governatore del Texas Rick Perry, ha sostenuto di recente che “Washington ed i suoi esponenti politici, costituiscono il vero pericolo per la libertà e la democrazia degli USA poichè sono manovrati dalle lobby e dalle corporations”.  Vedi. los-republicanos-dan-obama-vencido-y-buscan-candidato-

Alcune voci di dissenso, sempre isolate, hanno da tempo segnalato il processo di involuzione della società statunitense che ha consegnato tutti i poteri effettivi a queste elite finanziarie che hanno manovrato tutte le scelte del governo di Washington in modo confacente agli interessi del grande capitale finanziario e del complesso militare industriale, accelerando fra l’altro il processo di globalizzazione che ha gravemente danneggiato lo stesso interesse nazionale del paese ed il benessere di buona parte della popolazione americana, beneficiando al contrario le grandi corporations industriali e finanziarie. La stessa logica che ha dettato un elevato numero di interventi militari,di “operazioni coperte” e di conflitti alimentati dagli Stati Uniti in ogni parte del mondo per sostenere la propria egemonia ed per favorire il grande business dei produttori di armamenti (complesso militare industriale).

Difficile quindi che si possano produrre dei cambiamenti sostanziali con il nuovo risultato delle elezioni del “midterm”  statunitensi, inevitabile l’acuirsi delle tensioni internazionali per l’atteggiamento aggressivo degli USA verso i paesi considerati ostacolo alla propria egemonia (dalla Russia all’Iran, alla Siria, alla Cina ed al Venezuela) e piuttosto facile pronosticare un futuro sempre più turbolento di nuove “primavere” e possibili fermenti terroristici, per i paesi che cercheranno di ritagliarsi un ruolo autonomo in contrasto con gli interessi di Washington.

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