"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

E’ ufficiale: la Francia è in deflazione. Un secondo “grande malato” dell’Europa dell’euro si affianca all’Italia

Proteste operaie a Marsiglia

E’ ufficiale: la Francia è in deflazione. Un secondo “grande malato” dell’Europa dell’euro si affianca all’Italia

Gli italiani illusi dalle proposte miracolistiche di Renzi appena insediatosi a Palazzo Chigi quanto quelli scettici che non vedono vie d’uscita dal disastro di questo Paese devastato dall’euro e dalle politiche errate della UE improntate all’austerità, se pensano che sia l’Italia il vero malato d’Europa, si sbagliano.

Molto peggio sta la Francia, che grazie a un presidente socialista inetto tanto come uomo quanto come politico, ha imboccato decisa la via della deflazione, stadio finale del tracollo di un’economia.

Ne scrive sul Telegraph l’ottimo Evans Pritchard.

“Il presidente francese François Hollande deve ora pagare il prezzo per essersi piegato alle politiche recessive dell’eurozona. Il suo paese sta entrando in deflazione. In gennaio i prezzi in Francia sono scesi dello 0,6% rispetto al mese precedente e sarebbero scesi anche di più se non ci fosse stato un aumento della tassazione una tantum. I prezzi dei prodotti manifatturieri sono scesi del 3% e il vestiario è sceso del 15,4%, visto che i rivenditori hanno abbassato i prezzi per svuotare i magazzini.

In Francia i prezzi “core” (esclusi alimentari ed energia, ndt) sono in caduta da mesi, anche se l’indice core dei prezzi al Consumo calcolato su base annuale è ancora lievemente positivo, allo 0,1%. Questa situazione è esattamente quella che un anno fa l’Observatoire Economique aveva previsto che si sarebbe verificata in seguito alle politiche restrittive dell’eurozona, ossia in presenza di una triplice stretta di austerità fiscale, politica monetaria passivamente restrittiva, e drastica contrazione dei prestiti bancari.

Molti ridevano delle previsioni dell’Observatoire. Adesso nessuno ha più voglia di ridere. Come ha detto l’IMF la scorsa notte, manca solo uno shock esterno perché l’Europa sprofondi decisamente in deflazione. Un nuovo rischio per l’attività economica deriva da un’inflazione molto bassa nelle economie avanzate, soprattutto nell’eurozona che, se dovesse rimanere sotto il proprio obiettivo di inflazione per un periodo prolungato, potrebbe compromettere le aspettative di inflazione a lungo termine. Una bassa inflazione comporta il rischio di deflazione in caso di un grave shock negativo dell’economia. Nell’eurozona, la bassa inflazione complica anche il compito della periferia dove il peso reale del debito sia pubblico che privato aumenterebbe in seguito all’aumento dei tassi di interesse reali.

Da dove lo shock potrebbe arrivare, non è un mistero. La Fed e la Banca centrale cinese stanno facendo politiche restrittive, provocando una tempesta nei mercati emergenti che si sta aggravando di giorno in giorno. Una lunga lista di paesi sono obbligati ad alzare i tassi di interesse per difendere le loro valute, creando un ulteriore impulso alla contrazione. Alcuni di questi paesi stanno uscendo fuori dai binari tutti contemporaneamente.

Gli ottimisti hanno una fede commovente nella locomotiva tedesca, che secondo loro dovrebbe tirare l’eurozona fuori dalla palude, ma i dati più recenti dimostrano che i salari tedeschi sono scesi dello 0,2% nel 2013. Anche la Germania è in deflazione salariale. Il che fa sorgere la domanda: come diavolo faranno la Francia, l’Italia, la Spagna, il Portogallo e la Grecia a recuperare la competitività del lavoro perduta nei confronti della Germania tramite delle “svalutazioni interne”, se i salari tedeschi sono in calo?

Questo costringe tali paesi ad entrare in una deflazione salariale ancor più profonda per colmare il divario, cosa che a sua volta porta le dinamiche del debito fuori controllo, poiché l’effetto denominatore peggiora la situazione. Esiste una soluzione tecnica per questo. Si chiama Quantitative Easing. La Banca Centrale Europea può allontanare dagli scogli l’intero sistema UEM lanciando un blitz monetario per centrare il proprio target di crescita.

Purtroppo, la Corte costituzionale tedesca ha appena sollevato l’asticella della politica sul QE a un livello così alto che la BCE dovrà attendere l’urto sugli scogli prima di reagire, e allora sarà troppo tardi. Contrariamente a quanto si crede comunemente, nei trattati non c’è nessun divieto contro il QE. Mario Draghi ha detto esplicitamente che “non è illegale” e rimane un’opzione in extremis. Maastricht vieta la monetizzazione del deficit ma non le operazioni di mercato aperto (QE) necessarie per mantenere la stabilità monetaria.

Il presunto vincolo è interamente politico e ideologico, e spinto dal timore che gli euroscettici tedeschi possano contrastarlo nei tribunali. Così abbiamo una situazione di stallo. Cosa succede ora, se le polveri bagnate della ripresa dell’eurozona ancora una volta non prendono fuoco? Il destino del Giappone è dietro l’angolo”.

Pritchard prevede, quindi, che l’Europa piombi in uno stato deflazionistico di lunga durata, le cui caratteristiche sono: povertà diffusa, contrazione a zero dei consumi, caduta di prezzi e stipendi tra il 30 e il 50%, declino globale.

E’ del tutto prevedibile che i popoli europei reagiranno prima che si materializzi questa catastrofe. Solo che c’è un problema: il tempo rimasto è pochissimo.

max parisi

L’articolo di Evans Pritchard è stato tradotto da Voci dall’Estero – che ringraziamo.

*

code

  1. Piero61 3 anni fa

    salve
    ho letto, tempo fa da fonte attendibilissima (effedieffe.com) che in Grecia siamo a questo punto: negli alberghi delle località di villeggiatura (per stranieri ovviamente) il personale è assunto a questa condizione…ti diamo vitto e alloggio ma niente di più, in pratica lavori per il “classico” tozzo di pane…sono almeno un paio di anni che nella mia zona, noto sempre più persone (e non solo i barboni), tutte locali, frugare nei cassonetti della rumenta e dei vestiti ma i tiggi parlano del “grande” fabbiofazzzio…
    saluti
    Piero e famiglia
    saluti
    Piero e famiglia

    Rispondi Mi piace Non mi piace
    1. Redazione 3 anni fa

      Si poteva facilmente prevedere: una forma di schiavismo moderno in sostituzione del vecchio contratto di lavoro. Il neoliberismo ci riporta a queste forme di sfruttamento schiavistico che sono normali nei paesi in via di sviluppo. D’altra parte se consideriamo l’immigrazione di massa che arriva in Italia favorita ed imposta dalle centrali di potere, possiamo facilmente capire a chi farà comodo disporre di mano d’opera a buon mercato che avrà l’effetto di abbassare le pretese di “lavoro con garanzie” che erano normali per i cittadini italiani. Il “progresso” della società multiculturale imposta dai mondialisti.

      Rispondi Mi piace Non mi piace