"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

Dugin: La Russia deve salvare l’Europa dall’elite liberale che la sta distruggendo

Europa e Stati Uniti hanno spesso ricambiato il favore ad Aleksandr Dugin. Un anno fa, il famoso politologo russo è stato messo alla porta in Grecia. Accompagnato dal patriarca di Mosca Kirill per una conferenza sul Monte Athos, Dugin è stato fermato all’aeroporto di Salonicco e gli è stato comunicato che il suo ingresso all’interno dei territori della Ue gli era interdetto. Un anno prima, il Dipartimento del tesoro degli Stati Uniti lo aveva inserito nella lista dei cittadini russi sotto sanzioni per la crisi ucraina. Un mese dopo è il Canada a mettere sotto embargo Dugin. Di lui hanno scritto tutti, da Foreign Policy, che lo chiama “il cervello di Putin”, al Sole 24 Ore, che la settimana scorsa lo ha definito il “Rasputin di Putin”.

Figlio di un ufficiale sovietico, dissidente negli anni Ottanta, avversario di Eltsin negli anni Novanta, Dugin è un pensatore russo che un saggio della rivista australiana Quadrant ha definito “un consapevole folle postmoderno”. Ma un folle con accessi politici importanti. Il suo libro, “Fondamenti della geopolitica”, è usato nelle scuole militari, Dugin è una presenza fissa sulla tv Tsargrad (canale patriottico voluto dal Cremlino e finanziato dal miliardario Konstantin Malofeev) e quando la Turchia ha abbattuto due aerei russi Dugin ha usato i suoi contatti ad Ankara per aiutare Putin a ricucire con Erdogan.

Il filosofo coltiva anche relazioni in tutta Europa, come in Grecia, dove è molto amico del ministro degli Esteri, Nikos Kotziás, così come pare ci sia un legame con Steve Bannon, braccio destro di Donald Trump alla Casa Bianca. Dugin ha concesso questa intervista esclusiva al Foglio per spiegare non soltanto le sue idee, ma anche la visione che guida la Russia di Putin. Alla Conferenza sulla sicurezza di Monaco, il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov ha parlato della nascita di un “ordine postoccidentale”. Questo è il puro pensiero di Dugin.

Quanto è vicino a Putin? “E’ difficile rispondere, non sono così vicino al presidente come pensano alcuni, ma molte idee che ho espresso in filosofia, in politica, hanno molto influenzato Putin”, ci dice Dugin. “Non bisogna esagerare, anche se è vero che c’è stata un’influenza autentica delle mie idee sul presidente. Le idee hanno un proprio destino, e possono influenzare la logica della politica e della storia. Le idee sono enti viventi e possono trovare molti modi per arrivare alla gente. Il problema con l’occidente è proprio questo, è che non crede più nelle idee, c’è un mondo spirituale dove vivono le idee e che l’occidente non riconosce più”.

Ad Aleksandr Dugin chiediamo dove nasca la sua avversione culturale per l’Europa che tanto sembra aver ispirato Putin. “Oggi l’Europa occidentale sta nella trappola della modernità e della postmodernità, il progetto della modernizzazione liberale va verso la liberazione dell’individuo da tutti i vincoli con la società, con la tradizione spirituale, con la famiglia, con l’umanesimo stesso. Questo liberalismo libera l’individuo da ogni vincolo. Lo libera anche dal suo gender e un giorno anche dalla sua natura umana. Il senso della politica oggi è questo progetto di liberazione. I dirigenti europei non possono arrestare questo processo ma possono solamente continuare: più immigrati, più femminismo, più società aperta, più gender, questa è la linea che non si discute per le élite europee. E non possono cambiare il corso ma più passa il tempo e più la gente si trova in disaccordo. La risposta è la reazione che cresce in Europa e che le élite vogliono fermare, demonizzandola. La realtà non corrisponde più al loro progetto. Le élite europee sono ideologicamente orientate verso il liberalismo ideologico”.

A Mosca, la vittoria di Donald Trump è stata accolta con favore, per usare un eufemismo. “Trump negli Stati Uniti ha preso il potere cambiando un po’ questa situazione, e l’Europa si trova oggi isolata”, continua Dugin. “La Russia oggi è il nemico numero uno dell’Europa perché il nostro presidente non condivide questa ideologia postmoderna liberal. Siamo nella guerra ideologica, ma stavolta non è fra comunismo e capitalismo, ma fra élite liberal politicamente corrette, l’aristocrazia globalista, e contro chi non condivide questa ideologia, come la Russia, ma anche Trump. L’Europa occidentale è decadente, perde tutta l’identità e questa non è la conseguenza di processi naturali, ma ideologici. Le élite liberal vogliono che l’Europa perda la propria identità, con la politica dell’immigrazione e del gender. L’Europa perde quindi potere, la possibilità di autoaffermarsi, la sua natura interiore.

L’Europa è molto debole, nel senso dell’intelletto, è culturalmente debole. Basta vedere come i giornalisti e i circoli culturali discutono dei problemi dell’Europa, io non la riconosco più questa Europa. Il pensiero sta al livello più basso del possibile. L’Europa era la patria del logos, dell’intelletto, del pensiero, e oggi è una caricatura di se stessa. L’Europa è debole spiritualmente e mentalmente. Non è possibile curarla, perché le élite politiche non lo lasceranno fare. L’Europa sarà sempre più contraddittoria, sempre più idiota. I russi devono salvare l’Europa dalle élite liberal che la stanno distruggendo”.

Combattenti del Donbass

“Irrisolta la questione ucraina” Ma la Russia non dovrebbe aspirare ad avvicinarsi all’Europa, come sembrava dopo il crollo del comunismo? “La Russia è una civiltà a sé, cristiana ortodossa. Ci sono aspetti simili fra Europa e Russia. Ma dopo il crollo del comunismo, quando la Russia si è avvicinata all’occidente, abbiamo capito che l’Europa non era più se stessa, che era una parodia della libertà, che era decadente e postmoderna, che versava nella decomposizione totale. Questo occidente non ci serviva più come esempio da seguire, per cui abbiamo cercato un’ispirazione nell’identità russa, e abbiamo trovato che questa differenza è fra cattolicesimo e ortodossia, fra protestantesimo e ortodossia, noi russi siamo ereditari della tradizione romana, greca, bizantina, siamo fedeli allo spirito cristiano antico dell’Europa che ha perso ogni legame con questa tradizione. La Russia può essere un punto di appoggio per la restaurazione europea, siamo più europei noi russi di questi europei. Siamo cristiani, siamo eredi della filosofia greca”. Al centro del pensiero di Dugin, accanto alla lotta al liberalismo, è l’Eurasia, a giustificazione dell’ambizione di Mosca di ritornare nelle terre ex sovietiche, dal Baltico al mar Nero, di restaurare il dominio sulle popolazioni non russe, arrivando a stabilire perfino un protettorato sull’Unione europea.

“I paesi vicini alla Russia erano costruzioni artificiali dopo il crollo dell’Unione sovietica e non esistevano prima del comunismo”, dice Dugin . “Sono il risultato del crollo comunista. Erano invece parte di una civiltà euroasiatica e dell’impero russo prerivoluzionario. Non c’è aggressione di Putin, ma restaurazione di una civiltà russa che si era dissolta. Queste accuse sono il risultato della paura che la Russia si riaffermi come potere indipendente e che voglia difendere la propria identità. L’Ucraina, la Georgia, la Crimea, hanno fatto tanti errori contro la Russia e aggredito le minoranze russe che vivono in quei paesi”. Ma le avete invase. “La Russia con grande potere ha risposto alle violazioni dei diritti georgiani, osseti, ucraini, abkhazi, crimei. L’Europa non può comprendere l’atto politico per eccellenza, la sovranità, perché essa stessa ha perso il controllo della propria sovranità. Trump ha cominciato a cambiare la situazione negli Stati Uniti e ha ricordato che la sovranità è un valore e noi russi con Putin abbiamo ricordato questo al mondo prima di Trump”.

La Russia quindi metterà gli occhi anche sui paesi della Nato al proprio confine, la questione di Kaliningrad, ex Koenigsberg, la patria di Kant, il cuneo fra est e ovest? “Geopoliticamente, i paesi baltici non rientrano nella sfera di interesse dei russi, con la Georgia siamo in un momento di stabilità, il problema resta con l’Ucraina, perché la situazione non è pacifica, non abbiamo liberato i territori dove l’identità pro russa è dominante, dove è vittima di un misto di neonazisti e neoliberali. L’Ucraina resterà il problema numero uno, ma con Trump c’è la possibilità di uscire dalla logica della guerra”.

Europa e islam. Putin si vanta di aver costruito un concordato con l’islam in Russia, mentre l’Europa è sotto attacco islamista. “Il problema non è con l’islam, ma le élite hanno fatto entrare milioni di musulmani, senza integrarli perché c’è un vuoto senza identità”, prosegue Dugin al Foglio. “In questo liberalismo non c’è più assimilazione culturale, gli europei non possono proporre ai migranti un sistema di valori, ma solo la corruzione morale. Questa politica suicida europea non può essere accettata dai migranti musulmani. E l’Europa si impegna per porre i musulmani, soprattutto i fanatici fondamentalisti, continuando a distruggere l’Europa: islamisti da un lato distruggono l’Europa e dall’altro ci pensano le élite liberal. L’ideologia wahabita e dello Stato islamico è il problema, non l’islam tradizionale che è vittima del fanatismo islamista. Senza questa politica dell’immigrazione, l’islam che esiste nelle sue terre non rappresenterebbe un rischio per l’Europa”. “Putin è forte, ma non lascia eredi”.

Da tre anni, la Russia ha costruito l’immagine di un paese che adotta politiche opposte a quelle dell’Europa. “I matrimoni gay e l’Lgbt sono questioni politiche, non morali. Non a caso l’ideologia liberale vuole destrutturare l’idea di uomo e donna. Putin ha compreso questo molto bene e ha cominciato a reagire contro questa visione che distrugge la società. Questo non è il problema della scelta personale e individuale, non ci sono leggi contro l’omosessualità, ma leggi contro la propaganda di questa ideologia gay che distrugge l’identità collettiva, che distrugge le famiglie, che distrugge la sovranità dello stato cercando di cambiare la società civile. Non è una questione morale o psicologica, ma politica”. Dugin è considerato un grande sostenitore di Putin, ma qui ne rivela i limiti.

“La storia è sempre aperta, non possiamo dire cosa sarà della Russia. Per creare un futuro forte e sano per la Russia dobbiamo fare molti sforzi, niente è garantito, ci sono molte sfide per la Russia e Putin è riuscito a rispondere a molte di queste, vincendo. Il problema del nostro paese consiste nella nostra forza e debolezza, Putin garantisce alla Russia la conservazione della sovranità e dell’identità, il ritorno sulla scena della grande Russia, ma siamo anche deboli, perché Putin rappresenta se stesso, non è riuscito a creare una eredità che possa garantire la sopravvivenza di questa idea della Russia. Finché c’è Putin, la Russia ha speranza di essere forte, ma Putin è un problema perché non ha istituzionalizzato la sua linea di pensiero.

La Russia oggi è Putin-centrica”. Dunque, cosa vede in serbo per l’Europa? “Sono un seguace di René Guenon, che ha identificato la crisi della società occidentale europea ben prima del XXI secolo. La forma di degradazione spirituale dell’Europa è cominciata con il modernismo, la perdita dell’identità cristiana, ma è arrivato al culmine negli anni Novanta, quando tutte le istituzioni vennero plasmate dal liberismo di destra in economia e dal liberalismo di sinistra nella cultura. L’approvazione dei matrimoni gay mi hanno fatto capire verso dove stava andando l’Europa. Si arriverà presto al momento finale, dopo ci sarà il caos, la guerra civile, la distruzione. Forse è troppo tardi per ribaltare la situazione”.

Fonte: Geopolitica.ru

By Akira Zentradi

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  1. annibale55 4 mesi fa

    Io non so dove vivano gli OLIGARCHI europei ma vorrei ricordare loro che Macron lo hanno eletto con il 15% degli elettori. Gli altri 85…

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  2. dolphin 4 mesi fa

    Spero molto che la Russia liberi l’Europa da questo branco di delinquenti senza scrupoli che ci stà distruggendo in ogni senso, spero che un giorno non lontano possiamo guardare alla Russia come colei che ci ha liberato dalla tirannia sionista,della U.E e dalla Nato.

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    1. Nicola 4 mesi fa

      Come dice il proverbio… Aiutati che “Putin” ti aiuta!

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      1. Stefano 4 mesi fa

        Infatti. Dobbiamo creare noi stessi le condizioni perché una nuova asse virtuosa con Mosca possa realizzarsi: lottando per la sovranità politica e monetaria. A quel punto la Grande Madre Russia potrà accoglierci a braccia aperte, così come avrebbe fatto con la Grecia…

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    2. jack 4 mesi fa

      Mah..
      vladimir putin in israel

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  3. Werner 4 mesi fa

    La Russia assieme agli altri paesi est-europei ha la caratteristica di essere immune da uno dei più grandi mali dell’Europa occidentale, ovvero la “cultura” autolesionista.

    Infatti alcune delle peggiori porcherie simbolo del nostro decadimento, come le unioni omosessuali, l’immigrazionismo, l’egualitarismo antimeritocratico e il globalismo economico, da quelle parti fanno fatica ad affermarsi tra quelle popolazioni. Al contrario invece, molte piaghe nostrane, come la diffusione del consumo di droghe e di alcool, di una morale sessuale distorta, l’abortismo, il relativismo, ecc., sono assai comuni tanto quanto da noi, se non in alcuni casi di più.

    Basti pensare, che tutti i paesi esteuropei, Russia compresa, soffrono di gravi problemi demografici come noi. L’unica differenza sta nel fatto però che agli estici non gli sfiora minimamente l’idea che poiché la popolazione é in calo bisogna incentivare l’immigrazione sostitutiva, qui da noi invece sono non pochi a sostenere questa tesi perversa. Da quelle parti infatti, nonostante decenni di comunismo, lo spirito nazionalista é ancora vivo, per cui quasi nessun ungherese, polacco, russo, bulgaro, ecc., pensa che debba essere rimpiazzato da africani o mediorentali perché fa pochi figli.

    In sostanza, non si commetta l’errore di considerare la Russia un paese popolato da gente dotata di sani valori e di princiipi, una sorta di “patria della morigeratezza” diciamo piuttosto che é meno decadente dell’Europa occidentale. Anche se va detto che la parziale decadenza russa é eredità dell’epoca Eltsin, in cui questa grande nazione era diventata uno zimbello planetario.

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    1. Manuela 4 mesi fa

      D’accordo con Werner….

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  4. mardunolbo 4 mesi fa

    Tutto cio´che dice Dugin e´altamente condivisibile. L’unico “neo” e´che non cita mai, forse per ragioni politiche, chi comanda e coordina la devastazione occidentale europea e perche´!
    Forse, se leggesse “i protocolli dei savi di Sion” oserebbe parlare piu´chiaramente. Del resto tale testo fu portato a conoscenza dei regnanti europei, proprio da un russo…

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    1. Anonimo 4 mesi fa

      Comodo dare sempre la colpa ad altri, non a noi Euroatlantici

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  5. Svasti Caio 4 mesi fa

    Adesso I russi sono I nuovi geni che fanno sorgere il sole!!! Andiamo bene mi sa che dovete Girare un po di piu e non sorbirvi le frottole di questa gente tanto eloquente quanto falsa ,spot per Putin tutti I critici per Putin ,il baccanale pubblicitario per far sembrare un ex spia comunista in un nuovo messia .Regia di chi ! Mah hanno tutta Hollywood sceglietene uno a caso

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  6. Giorgio 4 mesi fa

    Lo ritengo persino moderato nel suo pensiero, Dugin, quindi condivido le sue riflessioni per difetto tranne che: “…c’è un mondo spirituale dove vivono le idee e che l’occidente non riconosce più…” da incidere nella roccia.

    Condivido il commento di Werner.

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    1. Woland 4 mesi fa

      Il commento di SEPP è l’emblema del relativismo, nonché ricalca lo stile dei processi bolscevichi: si chiede “chi è quell’uomo?” e non cosa ha fatto o detto di male.
      Lo stesso Dugin ha chiarito all’inizio che le idee possono diffondersi e influenzare l’azione politica, senza che ci sia bisogno di un contatto personale.
      Nella conclusione della “Teoria generale” di Keynes c’è un paragrafo memorabile sulla potenza delle idee, andrebbe letto e riletto.
      Quindi dire “ecco chi è Dugin” è stupido complottismo, contrapposto alla valutazione culturale.

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  7. Anonimo 4 mesi fa

    La Russia ha ancora le sue antiche tradizioni tornate a galla dopo il livellamento imposto dai comunisti con la loro religione comunista, perché fu una vera e propria religione. Era semplicemente una religione come un’altra: quella del materialismo e ateismo. Tutto qui. E come le varie religioni monodiche e monoteiste di una sola idea di base, ha avuto i suoi fanatici e i missionari che giravano il mondo. Ed ha avuto i copioni e gli allievi diffusi in tutto il mondo. L’Italia ne è un esempio perfetto. Aveva il più diffuso partito comunista dell’Europa e una strategia per impadronirsi del potere, anche con una guerra armata come voleva Pietro Secchia. MA gli accordi fra le grandi potenze non vollero che l’Italia potesse divenire comunista come la Romania eccetera. Quindi i comunisti italiani si accontentarono di cercare di smantellare la società italiana in ogni maniera. Complice la viltà dei democristiani, si presero la cultura e imposero il loro pensiero dentro le scuole, soprattutto a partire dagli anni 70. Poi furono l’arca di noé per ogni rivendicazione libertaria, dalle istanze dei pornografi a tutto ciò che fosse richiesta di libertà, il che era ridicolo, vista la primitiva pretesa morale del proletario ideale ( vedi Lucachs) con un senso etico e della famiglia superiore al vizioso e decadente borghese. Io c’ero, e vedevo i paraocchi che i ragazzi comunisti si issavano sul naso. Nessuno voleva vedere la Cina di Mao quale patria dell’intolleranza spietata e becera, ad esempio. Dopo tanti decenni, crollato il comunismo, in Italia e nel resto d’Europa non vi fu come in Russia la riemersione del buon senso, ma la degenerazione di una ideologia morente e fallita trasformata in melenso umanitarismo e becero buonismo. Ma il lato becero e violento dei comunisti italiani, intolleranti e arroganti, è rimasto e lo si vede ad esempio nella Boldrini. E’ un postcomunismo alla deriva che si è venduto al capitale dimostrando l’inconsistenza della sua retorica e della povertà culturale e ipocrisia del popolo italiano, simile a Peppone . Anzi, simile a Peppone e poi allo Smilzo, quello che voleva tutti morti i suoi nemici. La Russia non ha bisogno di un’ ideologia tipo quelle ormai morte, ma di semplicemente sciorinare un manifesto del buon senso e antitetico a quello debosciato della cultura di decadenti viziosi che domina i salotti europei ove si crede di poter tenere sotto di sé tutti i popoli usando i soldi e assoldando mercenari. Solo con il danaro i caporioni europei si impongono ai loro popoli, ma sono comE i tiranni di antica memoria con mercenari al soldo. In poche parole: al minimo vigoroso scossone il castello NATO crollerà e assisteremo alla dimostrazione storica che i capitalisti puri e semplici non possono stare al potere come i tiranni nella loro cittadella o rocca sopra una città ostile o inaffettiva o indifferente alla loro sorte.

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    1. Giorgio 4 mesi fa

      Complimenti per la sua lucidità.

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  8. Fabio 4 mesi fa

    Appunto: la storia è sempre aperta. Probabilmente i tiranni d’Europa, capitalisti del puro denaro, s’imbarcheranno in una guerra con la Russia. Gli USA si smarcheranno per non perdere uomini e mezzi sul suolo europeo. I Cinesi formalmente si alleeranno per interesse con la Russia. Sia USA che Cina staranno in fondo a vedere pronti ad azzannare i due concorrenti dopo lo scontro e pronti ad azzannarsi fra loro. Ma l’Europa crollerà velocemente, dato che i suoi eserciti sono demotivati e senza ideali. La Russia marcerà velocissima attraverso l’Europa e finalmente raggiungerà Roma e magari sparirà il Vaticano una volta per sempre. Durante lo squagliarsi delle truppe europee ad esempio in Italia scoppierà la guerra civile con fior di linciaggi e cecchinaggio dalle finestre e polizia ed esercito faranno come l’8 Settembre nell’Italia di Mussolini. Solo così cadrà questo impero di carta monetata.

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  9. Fabio 4 mesi fa

    Aggiungici che molti, anche solo qui in Italia, saranno filo-russi. E con vera gioia andranno a fiancheggiarli benedicendoli quando li vedranno arrivare con i loro carri armati. Poi comincerà il redde rationem verso i traditori della patria, a cercarli casa per casa sottoponendoli a processi più o meno sommari. Così succede quando cadono i tiranni.

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    1. Anonimo 4 mesi fa

      Non e’ questione di essere filorussi. E’ che chiunque ci liberi da questa tirannia sara’ il benvenuto (o almeno il male minore)

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      1. Giorgio 4 mesi fa

        Dovremmo liberarci da soli dalla tirannia per non essere debitori ad alcuno, con il rischio di sostituirne una all’altra.

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        1. Fabio 4 mesi fa

          certo, ma la sfida è semplice. Quanti italiani sono capaci di pensare con la propria testa e volere il bene del proprio Paese?
          Credo, solo , al massimo, il 25%. Il che è poco. Alla fine si agisce perché vivi in questo Paesaccio, e allora non vuoi dover pagare le scelte di neppure un 10% che si impone alla massa indifferente e pazzamente amorfa.

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  10. Salvatore Penzone 4 mesi fa

    La critica di Dugin all’occidente decadente, ormai una realtà conclamata, è pienamente condivisibile, anche se molte cose riguardo il presunto consigliere di Putin che consigliere non è nonostante se ne dia tutta l’aria, non tornano. Resta il fatto però che la Russia si pone, per le sue caratteristiche storiche, culturali-antropologiche, per l’orientamento dato dalle politiche dell’attuale presidente e per il ruolo centrale negli odierni e futuri equilibri internazionali, veramente al crocevia, candidandosi a essere la nazione che può proporre un diverso modello di civilizzazione a un occidente soffocato dal relativismo materialista, il cui nichilismo lo conduce, inevitabilmente, alla dissoluzione. Un mondo dove lo svuotamento dei valori e l’assenza di Etica ci rende facili prede delle lobby mondialiste. Un modello quello russo che potrebbe intrecciare il ruolo centrale della sovranità nel multipolarismo, con quella che vede ogni essere vivente sovrano della propria esistenza, nel quadro di rapporti definiti non più dall’interesse materiale ma da un orizzonte spirituale che può ridare nuovo slancio a quell’Umanesimo radice della cultura europea, dove etica e coscienza civile permettono alle persone di incontrarsi sul piano del rispetto e della solidarietà.

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    1. Citodacal 4 mesi fa

      Concordo, e leggerti è sempre confortante. Bisogna considerare che, ammesso di saper davvero con chiarezza fino a che punto la decadenza sia penetrata inconsciamente entro i nostri cuori (non per nulla si tratta di un’ombra), una casa non si ricostruisce in due giorni e con due colpi di cazzuola: oltremodo, è sempre soggetta ed esposta al deterioramento e alle intemperie, cosa di cui le facilonerie mediatiche e propagandistiche, da qualsivoglia parte provengano, dimenticano con troppa fiduciosa facilità, poiché la “massa” non è mai pronta a vigilare costantemente sulla propria libertà, finendo coll’inebriarsi, com’è accaduto col liberismo – che non è maturato in una notte –, dei suoi aspetti più suadenti ed esteriorizzanti. E questa incapacità sancisce tragicamente quanto essa non sia affatto libera, essendo la libertà non una conquista bensì una veglia.

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      1. Salvatore Penzone 4 mesi fa

        Caro Citidacal, è un conforto reciproco. A proposito della decadenza, il grande assente che ne ha permesso lo svolgersi è il Mistero dello Spirito, e il vuoto che lascia paralizzata l’anima e la confonde. Infatti l’azione è stata diretta all’esaltazione dello specchio deformante che l’io rappresenta. E’ lui lo strumento principe che il potere alimenta per tenderci tutte le sue trappole. E’ così che ci siamo lasciati plagiare. Abbiamo abbracciato l’idea della “competizione” come fondamento delle relazioni, l’idea che non esistono buoni o cattivi… esistono gli interessi… punto. Quest’idea ci ha reso schiavi delle logiche del mercato, ci ha fatto accettare senza resistenze la diffusione di un capitalismo finanziario senza regole e una prassi politica che si muove fuori dalla logica giuridica sia a livello locale che internazionale. Lo stato di conflitto entra in ogni piega del vivere sociale perché non ci sono più valori condivisi. Il “consumo” è diventato l’unica pratica che ci dà soddisfazione mentre il denaro è la nostra divinità di riferimento. Ci siamo americanizzati, e come loro ci sentiamo “superiori” il ché ci fa credere che non necessitiamo più di un Etica. Un buonismo di facciata è diventato l’espressione della nostra falsa coscienza. Diamo il nostro contributo alle organizzazioni umanitarie ma non ci facciamo molte domande sul perché dell’emergenza che abbiamo sotto gli occhi. Abbiamo abboccato così facilmente all’amo della “guerra umanitaria” perché abbiamo lasciato che ci anestetizzassero la coscienza lasciandoci la possibilità di aderire solo a un pacifismo di facciata. Certo non è tutta colpa nostra perché siamo stati vittima di una sapiente manipolazione durata negli anni, però, agli occhi di chi ha sofferto, le nostre responsabilità non si cancellano. Come si fa, per esempio, a parlare di questo a quella generazione cresciuta nell’individualismo, vittima di un relativismo che gli fa credere di essere padrona di una libertà assoluta che nega la verità e la bontà delle cose rendendo tutto indifferente e distruggendo ogni forma di cultura, educazione, moralità, fino a destabilizzare la società stessa? Un relativismo che è arrivato a concepire il diritto all’arbitrarietà, a difesa del quale hanno eretto il bastione del “politicamente corretto”. Una generazione vittima, anche più della nostra, della manipolazione ma questo non toglie che è stato possibile attuarla perché era presente un fondamento della personalità che ben si prestava, quindi la responsabilità resta e ci interpella in prima persona. Ciò detto però va ricordata la denuncia allarmata di Brzezinski a proposito di una presa di consapevolezza collettiva che minaccia lo sviluppo dell’agenda mondialista. Non bobbiamo perdere la speranza… Purtroppo per loro gli sforzi per promuovere una miriade di operazioni capaci di dare corpo a un caos generalizzato sia a livello nazionale che internazionale, sia a livello economico che culturale e spirituale, ha ottenuto l’effetto di costringere una parte della popolazione mondiale a dare il meglio di sé.

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        1. Giorgio 4 mesi fa

          Perché si esprime al plurale anziché al singolare quanto mette in luce le negatività dell’attuale società?
          Forse perché non ha partecipato alla marcia pro libera scelta di cura tenutasi a Napoli? Od a Roma o quella che si terrà domani a Pesaro?
          Gli italiani sono avvezzi a mandare in avanscoperta gli altri perché a loro scappa da ridere.

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  11. Max Tuanton 4 mesi fa

    Con quella barba alla ferrara fotografato coi rabbini in conferenza voi ascoltate uno cosi’? Ma le scie chimiche fanno veramente effetto,il giulietto nazionalese ne compiacera’,possibile che non capiate che questi sono tutti filosofi e giornalisti pennivendoli prezzolati dai detentori del soldo e che sono sempre gli stessi da secoli .Escluso the roman e un po mardunolbo tabula rasa

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    1. Giorgio 4 mesi fa

      La ringrazio per la stima.
      Cercherò di sopravvivere.

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  12. Max Tuanton 4 mesi fa

    Ha ragione Giorgio c’e’ una parte silenziosa che non si espone troppo e fa bene,fossi li anch’ io starei zitto .Qui con I miei Khmer rouge mangiatori di cani e gatti mi sento protetto svuoto il sacco anche per chi non puo'( mai kua – no ho paura)

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