"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

Dopo le elezioni europee, che fare?

Bankestain

Pubblichiamo un interessante commento inviatoci da Franco Soldani, a proposito delle tematiche relative al Movimento 5 Stelle e le sue prospettive politiche, questione sollevata dall’articolo pubblicato di Marina Minicucci e dai successivi articoli e commenti arrivati.       Vedi :  Controinformazione.info/lettera/perchè/votare/5s/
Si tratta del punto di vista di un intellettuale di formazione marxiana che ha sostenuto sempre posizione antagoniste rispetto al sistema politico occidentale dominato dal capitale finanziario.
Il commento è riportato nelle sue parti più importanti. Per il testo integrale vedi: Faremondo

Dopo le elezioni che fare

di Franco Soldani

L’articolo della Marina Minicucci ci ha descritto una realtà politica, quella del M5S, tanto ferocemente avversata dai Megamedia (carta stampata, TV di Stato e privata, ecc.: d’ora in poi MeMe), quanto quotidianamente, a ciclo continuo, 24 h su 24, distorta da quegli uffici della propaganda dei grandi monopoli occidentali – grandi imprese transnazionali e Banche Giganti (BG) dell’Occidente – che sono ormai divenuti i partiti politici odierni (non solo italiani ovviamente).


Banken

Capitalism

Paradossalmente, di contro all’opinione corrente diffusa a piene mani dai MeMe, la prima agenzia degli odierni poteri forti della società non è tanto FI, quanto l’attuale Pd. Si tratta infatti del partito monstre per eccellenza del nostro panorama istituzionale, un OGMpolitico d’importazione Usa assemblato nel corso del tempo con parti avariate di vari organismi persino estinti – pezzi del vecchio Pci, della DC, dei radicali, persino del Psi, dei socialdemocratici e quant’altro, di tutto il cascame precedente insomma – e messo al mondo con un’operazione di ingegneria genetica degna della Celera Genomics di Craig Venter.
Oltretutto, tale Frankstein politico brulica oggi di lobbies, di frazioni in concorrenza reciproca, di potentati economici intranei come dice la Cassazione (la grande distribuzione: le Coop, feudo del vecchio personale politico del Pci, Unipol ecc.: qualcuno si ricorda di Fassino, allora segretario dei DS – appoggiato dai suoi sodali D’Alema e Bersani, ministro dell’industria quest’ultimo all’epoca nel governo Prodi –, che nel 2005 chiedeva al telefono al suo degno Consorte, presidente e amministratore delegato di Unipol, se disponevano finalmente di una banca tutta loro, la Bnl nella fattispecie?), di finte opposizioni interne, di una organizzazione gerarchica[1] e naturalmente di una massa elettorale di manovra, come diceva il giovane Gramsci, tutte supportate purtroppo dal potere illimitato e devastante dei MeMe.
Già il fatto che abbia tra i suoi sponsor politici Eugenio Scalfari (la controfigura giornalistica di De Benedetti e suo fiduciario major), che attualmente dalle colonne di Repubblica (il suo padronale ufficio della propaganda) sta facendo campagna elettorale a suo favore[2], dovrebbe essere motivo più che sufficiente per volerlo vedere ridotto in macerie. Già riuscire a distruggerlo o a metterlo in ginocchio sarebbe un successo politico rilevante e di primo piano.
Corporate mediaimages

Tra l’altro, le sue origini ormai remote risalgono al disfacimento del vecchio Pci cominciato con la conclusione dell’operazione Moro il 9 maggio 1978. Quali siano state le fonti occulte e manifeste che hanno organizzato sequestro e uccisione del leader DC al tempo ci è stato spiegato da Aurelio Aldrovandi nel suo ultimo lavoro[3]. Sta di fatto che dopo quella data il partito di Berlinguer è divenuto solo un cadavere ambulante, sempre più marcio, andato in giro per l’Italia e il mondo ancora per qualche anno a seminare i suoi afrori di specie in via di accelerata decomposizione.
Con la direzione Natta, nel 1984, ha avuto persino il tempo, prima di esalare l’ultimo respiro nel 1989 (con al capezzale il medico curante dell’epoca Achille Occhetto), di eleggere a capo dello stato Francesco Cossiga, uno dei fiduciari Usa che insieme a Giulio Andreotti aveva maggiormente contribuito al suo interramento ante mortem. Dobbiamo essere grati ad Aldrovandi per averci fatto capire i retroscena dell’affaire. D’altro canto, il suo lavoro costituisce anche una preziosa guida per comprendere natura e funzioni degli arcana imperii, uno dei poteri più occulti dello Stato di cui nessun trattato di scienza della politica mai vi parlerà, nella gestione degli affari pubblici e delle vicende sociali.

Capitalism error
A fronte di queste condizioni al contorno, intanto, dobbiamo esser grati penso a Marina per le felici metafore – CLN, Soviet postmoderni, ecc. – con cui ci ha descritto i complessi caratteri del M5S (caratteri del resto in evoluzione). In effetti, per poco che corrispondano alla realtà delle cose, ci danno tutta la misura delle potenzialità politiche insite in questo movimento. È per questo che mi ha convinto della opportunità di votarlo, comunque vadano le cose. Anche di questo le sono personalmente grato, visto che erano almeno quaranta anni che disertavo le urne. Il che non vuol dire, naturalmente, che si debba sposare con matrimonio indissolubile il M5S, né credere ciecamente o in toto ai suoi argomenti. In fin dei conti, le deleghe politiche possono essere comunque revocate. A chiunque. Certamente però non possono più esser date a quelle associazioni a delinquere che sono ormai diventati i partiti politici italiani.
Nondimeno, l’articolo di Marina è importante anche per un altro aspetto. Per la giusta indignazione etica che circola in tutto il suo intervento nei confronti dell’attuale stato delle cose, linfa davvero vitale per chi aspira a cambiare il mondo e a renderlo migliore a cominciare dalla propria realtà locale o nazionale. Senza questo sdegno politico nei confronti dell’attuale sistema sociale, nutrito tra l’altro di ragioni da vendere, nessuna condotta alternativa pare possibile. Proprio perché è il contrario dell’assuefazione al meno peggio, rappresenta une delle premesse di un possibile cambiamento sia dei contegni dei singoli o loro maniera di agire (comportamenti, scelte, decisioni, prassi, ecc.), sia del modo tradizionale di pensare di ciascuno.
D’altra parte, benché le nostre interpretazioni delle cose non siano identiche, sono comunque sfumature diverse di un medesimo spettro cromatico, sono letture in parte dissimili dello stesso problema di fondo: come fuoriuscire dalle società dell’Occidente capitalistico. Da questo punto di vista, la loro “colla” è data da una sorta di intento unitario e convergente, fatto di prospettive consimili ma non gemelle, derivanti in parte dalla storia pregressa di ognuno di noi, in parte dalla cultura originaria e dagli interessi di ciascuno (formazione, studi, ricerche, ecc.), in parte dagli stessi immani compiti che ci si sono posti. Date queste condizioni al contorno, c’è poco da meravigliarsi del fatto che le stesse concordi analisi presentino anche differenze di accento e di indirizzo e non siano indistintamente omogenee. Per dirla in breve con uno slogan: diversi ma uniti.
D’altro canto, il fatto che il M5S sia un movimento in divenire, con una sua fisionomia e una sua identità in progress, rende virtualmente transitorie quelle articolate – e per ciò stesso diversificate nella loro similarità – letture della realtà, che sono poi, in definitiva, delle spiegazioni controcorrente, in grado di evolvere ulteriormente e magari di sviluppare le loro affinità di fondo. Questo almeno è il mio augurio.

La società del capitale: natura e logica di funzionamento
Il capitale è la potenza economica della società che domina tutto. (Karl Marx)

Se viviamo pur sempre entro la società del capitale, diventa necessario prima di tutto capirne natura e logica di funzionamento. Sarebbe davvero paradossale che una rivoluzione politica e civile emersa dal basso confinasse la sua azione solo entro la sfera delle istituzioni politiche. Se trasformare il modo di fare politica e le istituzioni in cui quest’ultima si incarna è un primo passo preliminare e basilare, non è tuttavia sufficiente per trasformare anche la struttura economica sottostante e di cui la sfera della politica (il governo, l’esecutivo, i suoi uffici, ecc.) è in fin dei conti un comitato d’affari. In ogni caso, è chiaro che alle spalle dell’esecutivo e sopra la sua testa, sempre più spesso anche dal suo interno attraverso rappresentanti del capitale finanziario in posti chiave del suo organigramma, agiscono sempre dei potentati economici – la vera istanza di vertice che prende tutte le decisioni strategiche più importanti – che dettano l’agenda reale delle misure da prendere.
Merce, denaro, mercato, circolazione delle merci, competizione, grandi imprese, banche, potere del grande capitale, ecc., sono le rubriche economiche che si trovano all’origine del sistema odierno. Sono i suoi pilastri di fondo. Non è possibile lasciarli intatti se si vuol cambiare veramente la vita, come diceva Gaber. Si può mai ricostruire una casa comune senza rifare le fondamenta? È invece indispensabile agire sulla loro natura se si vuole effettivamente fuoriuscire dal mondo odierno, quello che ha provocato i disastri umani, politici, civili, ecc. che sono sotto gli occhi di tutti. -(…………………………….)

E’ facile comprendere il fatto che ogni qualvolta gli economisti, i “tecnici”, gli esperti del sistema, i politici, ecc., discettano di economia e dissertano sui suoi austeri vincoli (adesso provenienti addirittura dalla Commissione UE e dalla Bce di Francoforte), in realtà non sanno di che cosa stanno parlando. A patto tra l’altro di assumere che siano sinceri e non vogliano con le loro ricette sulle presunte “leggi” economiche somministrarci una solenne impostura, come certo è possibile e del tutto legittimo pensare.
È infatti nella cosiddetta sfera dell’economia reale che avvengono poi le truffe, le frodi, gli imbrogli, gli inganni, i crimini ai danni dei singoli cittadini: falsi in bilancio, paradisi fiscali, realizzazione di mille TAV[4], collocazione di titoli di stato sui mercati finanziari internazionali tramite la Banca d’Italia (un pool di banche private), finanziamento delle grandi aziende di stato tramite denaro pubblico, corruzione dei loro funzionari (top manager, CEO, ecc.), malaffare, subordinazione finanziaria al predominio del dollaro (stampato a discrezione dalla Fed statunitense), ecc. ecc.. Per non parlare poi della stabile simbiosi tra Giant Firm dell’industria, grande finanza internazionale e criminalità organizzata[5].
Una prova provata degli equivoci che spesso dominano quando si prende in esame l’economico è la confusione tra capitale finanziario (CF) e attività finanziaria delle BG (in prevalenza, non a caso evidentemente, statunitensi). Mentre per i classici del marxismo, per Lenin in ogni caso, il CF era una simbiosi di grande industria e banche (con i loro rappresentanti spesso direttamente, in funzioni chiave, dentro l’esecutivo), quasi sempre oggi nella pubblicistica corrente con CF si intende pressoché esclusivamente la colossale massa di capitale cartaceo (titoli, azioni, obbligazioni, depositi, ecc.) posseduta dagli istituti di credito.

The outlaw bank

A partire da questo equivoco si contrappone poi, del tutto surrettiziamente, la cosiddetta economia reale (quella manifatturiera che produrrebbe ricchezza) a quella puramente speculativa dei grandi gruppi finanziari, dimenticando bellamente tanto che i due sottosistemi, proprio perché l’uno incorpora l’altro, sono complementari ed entrambi lavorano in tandem per la riproduzione complessiva del mdpc, quanto che all’interno di ambedue, nel sistema di potere di cui constano e nella gerarchia di ruoli e funzioni che incarnano, avviene l’estrazione di plusvalore dalla manodopera impiegata e la sua successiva realizzazione sul mercato. La mediazione bancaria e finanziaria, oltre ad esser culo e camicia con le imprese manifatturiere e il loro braccio monetario, è in ogni caso un indispensabile partner della loro logica, non un potere a se stante che sia sfuggito di mano ai dominanti.
In ogni caso, è chiaro che l’auspicata rivoluzione politica e civile del M5S non può limitarsi soltanto al radicale rinnovamento del ceto politico italiano, ad una riforma, per quanto profonda la si possa immaginare, dello stile e dei significati del fare politica (dell’amministrazione dello Stato, dei servizi, ecc.) pensando agli interessi nazionali e non a quelli di date consorterie o delle classi capitalistiche patrie (loro singole parti, loro cordate, ecc.), che del resto sono sempre state in simbiosi col vecchio potere politico. Quest’ultimo, anzi, ha rappresentato per decenni, sin dal primo dopoguerra, il loro fido comitato d’affari.
Oltretutto, le grandi imprese italiane, il nostro sistema bancario, la cui sintesi massima è l’attuale Banca d’Italia, e quindi l’intero nostro sistema economico tradizionalmente inteso, sono di fatto un unico conglomerato con le corrispondenti GF e BG statunitensi e comunque dell’Occidente e si trovano dunque in stretta alleanza con i suoi poteri forti (legate a doppio filo a questi ultimi tramite la Banca Mondiale, il Fondo Monetario Internazionale, la Banca dei Regolamenti Internazionali di Basilea, ecc.), da cui in definitiva dipendono per poter sviluppare le loro strategie di lungo periodo. Nessuna difesa degli interessi del paese è possibile in queste circostanze, se ovviamente per paese intendiamo la gente che lavora, il lavoro dipendente in generale.
Non bisogna per di più dimenticare il fatto che la Repubblica è ancora oggi crivellata di servitù militari e ospita sul suo suolo perlomeno 113 basi militari NATO e Usa. Grazie ai siti nucleari che alloggia sul proprio territorio, rappresenta inoltre una potenza nucleare non dichiarata[6] in grado di proiettare testate termonucleari in mezzo emisfero boreale, sicuramente su tutto l’Est europeo. Si può ignorare questo dato di fatto? Si può mai pensare di poter rivendicare una qualche sovranità nazionale in queste condizioni geopolitiche di completa sudditanza agli Stati Uniti?
Nondimeno, preso atto del fatto che la spiegazione di Marx vista in precedenza non è rinvenibile in alcun manuale di Ecomomics, disciplina che a questo proposito si comporta come i trattati di scienza del diritto e dello Stato dei politologi accademici, che mai menzionano gli arcana imperii come potenti strumenti occulti della Realpolitik del potere legale, in secondo luogo dobbiamo a Marx anche un’altra cruciale distinzione.

Gli individui che incarnano le rubriche economiche in discussione, infatti, sono per Marx tanto soggetti attivi dell’economia e primi attori delle loro condotte, quanto funzionari del mdpc e quindi individui dipendenti da quest’ultimo, sue creature senzienti. In pratica, gli individui che personificano le rubriche economiche e danno loro una veste politica, tanto sono soggetti in senso proprio, persone in grado di decidere loro sponte quali decisioni prendere e quali condotte assumere, quanto sono per ciò stesso assoggettati ad un’altra logica, che di essi si serve per riprodursi senza che essi possano saperlo né sospettarlo.
Va da sé che le rubriche incarnate dai soggetti non posseggono alcuna carattere oggettivo né conoscono sviluppi automatici di sorta. Hanno sempre bisogno della mediazione dei diversi personaggi per poter svolgere le loro funzioni (imprenditori, operai, banchieri, manager, ecc.). In questa luce, spiega ad es. Marx, «il capitalista è detentore di potere solo in quanto personificazione del capitale»[7]. E il risvolto più sorprendente di tutto l’affare è che deve essere così. Non possiamo infatti spiegarci la cosa in altro modo.
I singoli individui e le classi sociali in genere non possono essere soggetti sovrani, perché se li consideriamo causa di se stessi, se prendiamo le mosse dalla loro apparente esistenza anteposta e già data e li riteniamo la fonte prima del loro mondo (della storia che secernono, dei processi societari che mettono in moto, ecc.) tanto incorriamo solo in un’analisi tautologica del reale, muta dal punto di vista della conoscenza (la fonte del potere è la brama di dominio, l’origine della politica è la volontà, la storia è quello gli uomini fanno, ecc.), quanto finiamo col violare nuovamente sia il prs sia il pdc, simultaneamente tra l’altro, approdando a conclusioni prive di significato e financo insensate. Ergo, i soggetti sia non possono costituire il punto di partenza effettivo di una spiegazione razionale del mondo, sia debbono avere a monte della loro esistenza una loro causa specifica. Per forza di cose.
A dispetto di ogni apparente realismo politico, chiunque prenda le mosse da quello che i soggetti fanno e pensano credendo di aver finalmente trovato la fonte che genera la complessità del sistema societario in cui viviamo, va incontro soltanto ad un vicolo cieco dietro l’altro, ad una serie di divieti che rendono i suoi argomenti un colabrodo. Per poter finalmente produrre un’interpretazione significativa del reale societario è invece indispensabile cambiare radicalmente prospettiva. (………………)

Franco Soldani

Fonte:  Faremondo

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