"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

Donald Trump contro il Nuovo Ordine Mondiale?

Donald Trump com Mike Pence

Per capire meglio la transizione di Donald Trump verso la nuova presidenza americana, bisogna almeno comprendere a grandi linee le attuali controversie nella società americana. In qualità di Repubblicano atipico che durante la campagna elettorale ha lanciato alcuni forti messaggi contro l’establishment, che sono stati la sua principale fonte di energia per arrivare alla sua elezione, Trump ha in qualche modo l’obbligo nei confronti non solo della sua gente, ma anche del mondo intero, di fermare la nuova Guerra Fredda e lo scontro con la Russia. Ma questo è davvero possibile?

Sì, lo è, ma prima le cattive notizie: generalmente parlando, a livello geopolitico, l’“ideale” americano di dominio del mondo, e di conseguenza quello della creazione di un Governo Mondiale che condurrebbe al famigerato Nuovo Ordine Mondiale, contiene due concetti. Il primo è il cosiddetto Mondialismo, che viene adottato dai Democratici, e prevede un Governo Mondiale che includa rappresentanti di altre nazioni/regioni (forti), ovviamente sotto la leadership americana.

Il secondo approccio è il Globalismo: questo concetto è incluso all’interno della visione del mondo del Partito Repubblicano, più precisamente di quei rappresentanti Repubblicani che fanno parte dell’élite americana, alias il “deep state”, il “governo ombra”, il “complesso militare-industriale” (e bancario), l’“oligarchia mondiale” ecc. Questo concetto è semplice: il pieno e totale dominio degli USA all’interno di un futuro Governo Mondiale, nessun rappresentante di altre nazioni, e il mondo intero assoggettato al “sogno” americano.

Le polemiche

Donald Trump, almeno durante la campagna elettorale, non è sembrato far parte di questa branca dei Repubblicani: la sua affermazione “L’Americanismo non è globalismo” è stata ampiamente accettata come una grande speranza per il mondo, e inoltre il suo discorso dopo la vittoria è stato ancor più incoraggiante: “Voglio dire alla comunità mondiale che anche se metteremo sempre in cima gli interessi dell’America, tratteremo in modo giusto tutti, proprio tutti, tutti i popoli e tutte le nazioni. Cercheremo un terreno comune, non l’ostilità, la partnership, non il conflitto”.

Dopo questo discorso il mondo ha detto “Benvenuto, Donald!”, ma poi è arrivata la realtà, ovvero la transizione, la creazione della squadra che governerà l’America. È ovvio che Trump dovrà fare qualche compromesso con l’establishment Repubblicano, non importa se durante le primarie ha distrutto i rappresentanti dell’élite come i Bush. Prima ha nominato stratega capo l’ultraconservatore e ultracontroverso Steve Bannon, che pensiamo sia più specializzato nelle mere questioni ideologiche americane che nelle strategie geopolitiche, e poi ha scelto Mike Pompeo come capo della CIA, un falco Repubblicano che, per esempio, vuole la pena di morte per Edward Snowden.

La principale controversia viene provocata dalla scelta in corso del nuovo Segretario di Stato: tra i principali candidati c’è perfino un individuo come Mike Bolton, un estremista della linea dura che per esempio è a favore del “bombardamento di Cuba” e di altre politiche pagliaccesche. Il fatto che la scelta cadrà molto probabilmente sul neoconservatore apparentemente moderato Mitt Romney, ci dice che l’establishment Repubblicano vuole questa posizione a tutti i costi, nonostante il fatto che Trump non è in buone relazioni con Romney, dato che questi ha duramente attaccato Trump fin dal momento della sua nomination.

E qui il mondo ha detto “Aspetta un minuto, Donald!”, specialmente dopo le ultime speculazioni sul fatto che non darà seguito alla promessa incriminazione di Hillary Clinton. Tuttavia, se vogliamo credere che Trump è stato sincero quando affermava di voler cambiare il mondo cambiando l’America, dobbiamo accettare il fatto che dovrà creare un equilibrio di potere all’interno degli USA.

Con Soros contro, e le proteste violente contro la sua presidenza sobillate dall’élite in tutti gli USA, e con la continua ostilità dei media mainstream che potrebbe condurre ad una divisione ancora più profonda nella società americana e perfino ad una guerra civile, il Presidente Eletto deve ovviamente fare compromessi che danno vita a molti sospetti.

Lo scenario peggiore dell’elezione di Trump avverrebbe nel caso che egli si dimostrasse un rappresentante atipico del governo ombra, da questi selezionato, che ha imbrogliato il mondo intero. Questa potrebbe essere una considerazione logica, tenendo in mente che i governanti ombra stanno affrontando una resistenza crescente in tutto il pianeta (e all’interno degli USA), e quindi avrebbero deciso dietro le quinte di affidarsi ad un candidato che li avrebbe apertamente attaccati, così da attirare le masse, quando in realtà, a tempo debito, agirà a loro favore. Speranze simili di “grandi cambiamenti” sono state introdotte con l’elezione di Obama come primo presidente nero, ma siamo tutti testimoni dei risultati dei cambiamenti dell’Uomo Chiamato Drone.

Quello che vogliamo sottolineare qui è che il mondo non ha molte ragioni per credere che pace e cambiamenti arriveranno per certo, considerata l’esperienza che abbiamo avuto tutti con la Pax Americana. Il lato buono in un pessimo scenario è che non possiamo più essere ingannati e manipolati: possiamo comprendere tutto, e nessuna politica può più essere nascosta in questo mondo che è stufo di scontri e folli sogni di dominio del mondo.

Però, quello in cui vogliamo credere è che l’elezione di Trump rappresenti una chiara e sincera risposta del popolo americano contro: 1) la devastazione culturale ed economica della loro società, e 2) contro le perpetue guerre causate dagli USA, che lo hanno reso lo stato più odiato della storia.

Le conseguenze

Storicamente, l’establishment dei Democratici ha mandato in rovina la società tradizionale americana col suo Marxismo culturale, il fascismo corporativo, e attraverso la “lunga marcia attraverso le istituzioni” dei baby boomer [i nati negli USA tra il 1945 e il 1964, gli anni appunto del boom demografico per quel paese], incarnata dai governi di Clinton e Obama. Cominciò tutto durante la Seconda Guerra Mondiale, quando i membri della Scuola di Francoforte, fuggiti negli USA dalla Germania di Hitler, misero in pratica questa controversa branca del Marxismo occidentale nota come “teoria critica”, che risultò nel “Marxismo culturale” nascosto dietro le maschere della “correttezza politica” e del “multiculturalismo”. Il tutto significa un costante attacco alla tradizione, alla cultura, al linguaggio, al concetto di nazione, inclusi anche l’atomizzazione della famiglia, la propagazione dell’androginità e così via. Ciò risulta, inoltre, in un neoliberismo settario combinato con un’economia che specula sul debito, nel fascismo corporativo e nel Mondialismo come stadio finale.

D’altro canto, i Repubblicani sotto Reagan hanno vinto la Guerra Fredda con la Russia, ma come ci ha dimostrato il tempo, hanno perso la guerra culturale iniziata all’interno degli USA negli anni ’60, con la cosiddetta “controcultura”, l’arma principale del Marxismo culturale. L’amministrazione Repubblicana di Bush rappresentò l’inerzia Globalista tra le due ere Mondialiste, quelle di Clinton e Obama. Sotto il dominio del governo ombra le mutazioni culturali ed economiche sono diventate permanenti.

Ora, Donald Trump affronta tutto questo, sotto la costante pressione degli elettori perché fermi il degrado e “faccia tornare di nuovo grande l’America”, nel senso di rimettere in piedi la tradizionale politica americana di Roosevelt, che comprendeva crescita economica, equilibrio di potere interno ed esterno, e valori tradizionali, come reazione alle politiche quasi di sinistra dei Democratici, neoliberiste, moralmente distruttive e guerrafondaie.

Un argomento in più è che il mondo non vuole più soffrire sotto il totalitarismo egemonico americano, e subire il possibile confronto militare con la Russia e la Cina, come risultato della nuova Guerra Fredda causata dal militarismo di Obama. La gente è pronta a difendersi.

Il 17 agosto di quest’anno, la rivista The American Interest ha pubblicato l’ultima analisi di Zbigniew Brzezinski intitolata “Towards a Global Realignment” [“Verso un Riallineamento Globale”], che alcune persone hanno interpretato come una capitolazione del principale stratega della supremazia americana, che ha scritto: “Il fatto è che non c’è mai stata una potenza globale “dominante” fino all’ascesa dell’America sulla scena mondiale (…) La nuova realtà globale decisiva è stata la comparsa dell’America sulla scena mondiale come attore più ricco e allo stesso tempo militarmente più potente. Durante la seconda parte del 20° secolo nessun’altra potenza si è mai neanche avvicinata ad essa, e ora quell’epoca sta giungendo al termine”.

Brzezinski chiede ancora che l’America assuma la leadership del processo di “riallineamento dell’architettura globale”, ma questo si può chiaramente leggere come un ultimo tentativo di barare, perché fare ciò significherebbe mantenere il Dollaro come valuta di riserva mondiale, e questo vuol dire che non si potrebbe attuare alcun cambiamento sostanziale nelle relazioni internazionali.

Ma, trovatasi di fronte alla forte risposta russa (e in parte cinese) all’imperialismo e all’impatto culturale americano, l’élite Anglo-Americana ha percepito il pericolo che la Russia stavolta non avrà altra scelta che difendersi ad ogni costo, il che vorrebbe dire una grande guerra e la distruzione dei privilegi dell’élite in tutto il mondo. Il primo passo della ritirata dell’élite è stata la Brexit. Da quando Putin è salito al potere, ha lanciato un antagonismo occidentale endemico nei confronti della Russia, ma la nuova Guerra Fredda è iniziata nel 2007, dopo il famoso discorso di Putin alla Conferenza di Pace di Monaco. E’ culminata con l’intervento geopolitico americano/occidentale in Ucraina, e la risposta di Putin ad esso, specialmente dopo l’intervento militare russo in Siria, che è stata una chiara e diretta interruzione dell’unipolarismo.

E quindi, l’Occidente ha perso questa Guerra Fredda in miniatura con la Russia, e l’elezione di Donald Trump è una conseguenza diretta di questo risultato. Se darà davvero seguito alle sue promesse e stringerà la mano offertagli in segno di amicizia, o verrà controllato dal governo ombra diventando il McDonald Trump desideroso di dominare il mondo col cibo spazzatura frutto del globalismo, lo scopriremo tutti molto presto. Nel frattempo, incrociamo le dita e auguriamogli buona fortuna nel caso avvenga la prima opzione, ma mostriamogli il dito medio nel caso si verifichi la seconda.

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Articolo di Krum Velkov pubblicato su Katehon il 25.11.2016.

Traduzione in Italiano a cura di Raffaele Ucci per SakerItalia.it

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  1. the Roman 6 giorni fa

    Analisi troppo semplicistica, . Gli eventi e le situazioni che l’ autore descrive meritano una visione piu’ approfondita e dettagliata. E’ del tutto vero che gli intellettuali ebrei formati alla scuola di Francoforte hanno penetrato in profondita’ la societa’ americana ma non dalla seconda guerra mondiale, bensi’ dagli inizi degli anni 30, quando di concerto con la grande finanza ebraic hanno iniziato l’ opera di demonizzazione di Hitler e del nazionalsocialismo, che avrebbe portato l’ America ad combattere una guerra puramente ideologica. Al tempo il regime sovietico era esaltato dai media statunitensi e l’ internazionalismo di Trotsky (Bronstein) , veniva propagandato dai suoi correligionari come la panacea universale. I dirigenti comunisti erano quasi totalmente ebrei e ferventi internazionalisti. Le cose cambiarono durante la guerra, non a caso chiamata dai russi Grande guerra Patriottica. Per vincerla Stalin fece ricorso all’ amor patrio e anche alla fede ortodossa. Defenestrato Trotsky e dichiarato il ” socialismo in una sola nazione” fini’ il dominio totale degli ebrei sull’ Urss. Naque quindi la guerra fredda, che non fu vinta da Reagan , come superficialmente afferma l’ autore, ma terminata da quei poteri che l’ avevano iniziata. Bastarono il crollo del prezzo del petrolio, l’ aumento del costo del grano l’ azione dei sabotatori interni, e la propaganda hollywoodiana. Ora e’ diverso, e le formule una volta vincenti non funzionano piu’. La Russia ha saputo esprimere una eccellente classe dirigente, e l’ immagine di Putin e’ inscalfibile. Quello che viene definito il deep state americano, e’ in realta’ una piovra globale con molti tentacoli e piu’ teste. Trump , che rappresenta gli America firsters , e’ una soluzione di compromesso. Ma anche Putin lo fu. Preso il potere con l’ aiuto di Berezowsky e degli altri oligarchi ebrei, appena possibile si sbarazzo ‘ di loro. Il neopresidente americano e’ atteso alla prova dei fatti .

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