"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

Domande alla sinistra degli “zombi” sul caso Dieudonnè

por Jean Bricmont

Dieudonnè, il comico francese epurato per le sue posizioni critiche nei confronti di Israele, doveva presentare il suo spettacolo “La Bete immonde “(la Bestia immonda) a Bruxelles. Vista la pressione esercitata sui proprietari del locale dove si programmava lo spettacolo, ha tentato un sotterfugio: far passare lo spettacolo per una sfilata di moda. Questo espediente tuttavia è stato proibito dal sindaco di Bruxelles che si è basato sulle opinioni di un organismo incaricato delle minacce “terroriste ed estremiste” che incombono sul Belgio e che ha valutato che quello spettacolo poteva rappresentare una minaccia di livello 3 (in una scala fino a 4).

Tuttavia gli spettacoli di Dieudonnè non hanno mai dato luogo alla minore perturbazione dell’ordine pubblico, per non parlare del terrorismo. Questa è stata una costante anche quando è stato proibito, la moltitudine degli spettatori si è sempre dispersa pacificamente e la stessa cosa è accaduta a Bruxelles il 17 di Maggio.

Lo spettacolo che andava a rappresentare a Bruxelles è stato regolarmente rappresentato a Parigi, capitale mondiale della censura politicamente corretta e della “lotta contro l’odio”. Se questo spettacolo risulta tanto pericoloso, perchè è stato allora autorizzato a Parigi?
Ci troviamo di fronte ad una censura totalmete arbitraria, che neppure si azzardano a riconoscerla come tale e che ridicolizza di seguito la legittima lotta contro il terrorismo. Questa di fatto è una proibizione professionale, perchè lo spettacolo non ha fatto nulla di illegale e semplicemente si cerca di impedire a Dieudonnè di esercitare la sua professione.
Non discuto qui la questione se piace o non piace Dieudonnè, ma se ci piace l’arbitrarietà del potere, che è una questione differente. Incluso anche se non piace Dieudonnè ed i suoi spettacoli, ed incluso se vuole proibirli, potremmo indignarci con il pretesto che è stato invocata la censura per farlo. I partigiani della censura dovrebbero al meno accettare che il suo strumento favorito per “lottare contro l’odio” sia utilizzata in buona fede e con rispetti ai diritti individuali.

Il fatto di dover invocare una “minaccia terroristica” per proibire uno spettacolo umoristico dovrebbe dare luogo ad una grande protesta in qualsiasi società i cui cittadini abbiano intenzione di difendere i loro diritti ed esigere che lo Stato abbia un minimo di rispetto per la loro intelligenza. Tuttavia come per le proibizioni precedenti per gli spettacoli di Dieudonnè, nessuno componente della “sinistra morale”, quella che difende i diritti umanitari, quella  pro Palestina,  quella antirazzista, laica, antifascista o anticapitalista, ha emesso neppure un sussurro contro l’arbitrarietà.   Quando si tratta di censura questa sinistra si pone in modo degli zombie.

E’ per questo in tale  caso, per simbolico che sia, propongono delle  domande a ciascuno dei suoi componenti e si  illustra un punto nero nella sua impostazione critica:

– I diritti umanitari: riconoscono che i suoi stessi cittadini hanno diritti, in particolare il diritto ad eleggere la loro forma di umorismo (non parlo di Dieudonnè, ma dei  suoi spettatori potenziali?). E’ legittimo forse soltanto l’umorismo a spese dei cattolici e dei mussulmani ? Sono i diritti umani un qualche cosa di più di un pretesto per giustificare le nostre guerre ed interventi militari? Probabilmente mi risponderanno che questa censura non è grave in raffronto con altre violazioni dei diritti umani. Se però sta accadendo nel nostro paese. Se voi volete protestare contro la censura, sarebbe più onesto iniziare con i nostri stessi fatti interni in luogo di interferire negli affari di altri Stati. Di seguito, la severità anche della censura si valuta alla luce della radicalità di quello che viene censurato. Se voi siete stati a vedere lo spettacolo di Dieudonnè,  avreste visto  quanto imnocente è lo spettacolo.  Se voi consegnate allo Stato la facoltà di proibire questo tipo di spettacoli, allora che rimane di queste libertà, blandite come uno standard quando si cerca di indignarsi e di denunciare quello che sta accadendo lontano da noi?.

Dieudonnè teatro chiuso

Per i “pro palestinesi”: Dieudonnè non è persegutato perchè sia specialmente razzista o offensivo (in raffronto con altri umoristi) ma perchè da fastidio agli stessi gruppi ben organizzai che ci impongono di sottometterci ad una politica atlantista e pro israeliana. La forza di attacco di questi gruppi si dimostra per il fatto che possono, in pratica, buttare nella spazzatura la nostra Costituzione (che proibisce la Censura previa).

Prima di questa dimostrazione di forza, nessun politico oserà levare un dito se con questo corre il rischio di suscitare l’ira di questi gruppi. E’ dovuto a questo terrorismo intellettuale per cui niente si muove nella questione palestinese-israeliana, e seuirà mentre continui ad esistere. Spesso i pro palestinesi considerano che Dieudonnè pregiudica la causa palestinese insozzandola con il suo antisemitismo. Tuttavia è un errore impostare il problema: da una parte Dieudonnè parla a suo nome e mon pretende di incarnare una causa o l’altra. D’altra parte si pensi come la si vuole su Dieudonnè non è stato lui, ma la forza degli attacchi delle organizzazioni che hanno ottenuto di proibire i suoi spettacoli e negare i diritti di quelli tra i nostri concittadini che desiderano interpretare il suo umore in un secondo o terzo grado, cosa che in realtà pregiudica la causa palestinese.

– Gli antirazzisti: già che una delle principali preoccupazioni di quelli che “lottano contro il razzismo” è l’aumento dell’antisemitismo nella popolazione degli immigrati, in verità credono che questo tipo di proibizioni faranno retrocedere le idee ababstanza diffuse (non solo fra questo tipo di popolazione) circa l’onnipotenza della “lobby sionista”? Una vera lotta contro il razzismo implica il mettere tutte le comunità su di un piede di parità. Iniziando dalla libertà di espressione: o è giusto dire nè Charlie nè Dieunonè, o va bene accettare entrambi.
– La sinistra laica: immaginate per un momento che la Chiesa Cattolica si organizzi per proibire legalmente uno spettacolo che non le piace. Non protestereste? E se non lo fate nel caso di Dieudonnè, perchè? Dobbiamo darci conto di questa selettività ogni qual volta  sia più impopolare la laicità in ambienti che sono sensibili a questi “due pesi e due misure”.

– La sinistra anticapitalista: in generale, pensa che Dieudonnè, così come le questioni di libertà di espressione, non siano importanti. La cosa che importa è lottare contro il capitalismo. Bene, ma come pensa di farlo? Le lotte anticapitaliste vanno di fiasco in fiasco nel corso di decadi; possiamo lottare contro il capitalismo senza impostare mai domande circa la sovranità nazionale, circa la democrazia (la cui libertà di espressione è un presupposto), circa la situazione internazionale? Vanno a lottare contro il capitalismo senza fare caso all’Unione Europea ed ai suoi trattati, alla NATO ed all’egemonia statunitense? Tanto prima come si toccano queste domande, o che parliamo della Russi, dell’Iran, della Siria, si ritorna al capitalismo astratto, indipendentemente dalle relazioni di forza politiche e militari. Quando uno da allo Stato il diritto di decidere quali siano gli spettacoli a cui possiamo assistere, non diamo di fatto il diritto di controllare molte altre cose?

Le organizzazioni che promuovono la censura desiderano, secondo voi, che si lotti contro il capitalismo? Evidentemente non è il caso, allora, perchè concedere tanto poca importanza al fatto di dare a queste organizzazioni il potere di decidere fino agli spettacoli che abbiamo il diritto di vedere? In realtà, l’anticapitalismo non sembra molto pericoloso e non è molto censurato, in gran parte perchè evita di abbordare la questione delle realazionii di forza non economico nel mondo. La distruzione dello stato di diritto è soltanto uno degli aspetti più visibili di queste relazioni. Trascurarne l’importanza significa dimostrare cecità e dare ai suoi oppositori le armi che si gireranno contro di voi se in qualche caso si faccia pericoloso.

– Gli antifascisti parlano senza mai fermarsi della resistenza, ma loro non resistono a nulla. La loro “lotta contro il fascismo” è molto spesso una lotta immaginaria contro tutto quello che devia dal “pensiero unico” in Europa, l’imperialismo o il sionismo. Un principio davvero antifascista è combattere le azioni per le azioni e le parole per le parole. Tuttavia la “lotta contro il fascismo” fatta mediante la censura e la violenza fisica fa esattamente l’opposto. Se un giorno l’estrema destra utilizza l’arma della censura che gli antifascisti amano tanto contro gli spettacoli che stiminio i cristiani, gli anti belga o anti francesi, non ci sarà da sorprendersi.

Non è ironico che la maggior parte delle persone che proclamano di essere “Charlie”, o che “difendono la libertà di espressione”, a ragione della tragedia del 7 di gennaio del 2015 a Parigi, non sembrano darsi conto che, la invocazione di minacce terroriste per proibire uno spettacolo, imposta un piccolo problema in termini di libertà democratiche? Il fatto che nassuno osi affrontare pubblicamente questo tema è il miglior sintomo del clima di terrorismo intellettuale in cui viviamo, è per questo che l’agitazione contro Dieudonnè rivela uno dei vuoti di pensiero del nostro tempo.

Fonte: Egalitè et Reconciliation

Traduzione: Alexandra Flores

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