"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

Discrepanze strategiche tra alleati strategici: USA e Israele

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di Rasul Gudarzi

Fonte: Hispantv

Traduzione di Luciano Lago

 

D’accordo con le informazioni pubblicate dall’agenzia di notizie palestinese Al-Manar, il viceministro della Difesa dell’Arabia Saudita, il principe Salman bin Sultan Al Saud, ed altri due ufficiali sauditi hanno discusso con le autorità israeliane il tema del negoziato per il nucleare iraniano.

L’accordo, oltre all’idea di avvicinare l’Arabia Saudita ed il regime di Israele nella sua offensiva contro l’Iran, sembra che abbia provocato una tensione nelle relazioni tra le autorità israeliane e gli americani, una crisi similare a quella avvenuta nell’anno 1981. In quell’epoca il primo ministro israeliano, Menachem Begin, si oppose categoricamente alle politiche della casa Bianca che prevedeva di vendere un sistema di allerta rapido e di controllo aereo trasportato, il AEW&C a  Riad.  Il premier israeliano qualificava l’accordo come una “minaccia per la sicurezza nazionale israeliana”.  Nonostante questo l’allora inquilino della casa Bianca, Ronald Reagan, non mollò la presa e vendette l’equipaggiamento al paese arabo.

Attualmente la situazione è diversa ed il regno di  Riad, che allora veniva considerato una minaccia per la sicurezza di Israele, adesso si è trasformato in una alternativa di alleanza contro l’Iran.

Il dialogo sul nucleare, dopo l’arrivo al potere del nuovo governo nell’Iran e la disponibilità di Washington ad utilizzare la diplomazia, lasciando da un lato l’opzione militare,  sono stati i principali fattori detonanti della rabbia di Israele.  Pertanto il premier Nenjamin  Netanyahu  ha convocato una riunione con i componenti e leaders  ebrei negli USA ed ha chiesto loro di resistere davanti agli sforzi di Obama di per arrivare ad un accordo diplomatico con l’Iran.  Inoltre Netanyahu  ha conversato con i membri del Congresso USA , così come con i presidenti della Cina, della Francia e della Russia per ostacolare questo processo . Anche lo stesso  ministro israeliano dell’economia, Neftalì Bennet, si è incontrato personalmente con i membri del Congresso USA  allo scopo di far adottare misure contro l’Iran. La mobilitazione delle autorità israeliane è stata talmente ampia, che il giornale Wall Street Jornal ha qualificato questa azione come un intervento negli affari interni degli Stati Uniti.  Tuttavia  bisogna tenere in conto che la lobby filo israeliana negli USA detiene talmente tanto potere ed influenza che le autorità israeliane non hanno alcun timore di turbare le relazioni tra questi due alleati strategici.

Le tensioni sono arrivate ad un livello tanto preoccupante  che il segretario di Stato , John Kerry, si è visto obbligato a dialogare con Netanyahu prima e dopo del dialogo nucleare. Inoltre dopo aver sottoscritto l’accordo, il diario Washington Post, in una informativa pubblicata il 30 di Novembre, ha messo in rilievo il fatto che Obama aveva chiesto a Netaanyahu di evitare  di opporsi all’accordo; per arrivare ad un accordo  e stabilire quale sia la forma migliore di dialogo con Teheràn su una  soluzione finale, un gruppo di esperti israeliani ha viaggiato a Washington e si è riunito con gli esperti USA per giungere  ad una soluzione consensuale  rispetto a tale problema. 

Mentre nel regime di Israele e dell’Arabia Saudita sono le minoranze che si oppongono all’accordo, ci sono punti di vista diversi tra le stesse autorità israeliane.  L’ex primo ministro israeliano, Ehud Olmert, è una delle figure che chiaramente si opponevano alle posizioni di Netanyahu, visto  il suo  sforzo  per dimostrare che l’Iran è stato favorito nel dialogo  e lo stesso Olmert ha definito questo  un “errore storico” che ha portato ad un ulteriore isolamento il regime.  Olmert ha detto che “la retorica di guerra e di scontro Netanyahu” è stato un errore e che non riconosceva “il discorso di pace del presidente iraniano verso i paesi occidentali.” Egli ha dichiarato che aveva pienamente sostenuto gli sforzi di Obama per dimostrare la serietà dell’Iran per quanto riguarda i colloqui sul programma nucleare, dicendo: “Se l’Iran è serio, perché non si finisce questo negoziato  con un accordo che entri in vigore piuttosto che con la forza ? “.

A parte il negoziato sul nucleare, ci sono altre ragioni per la crisi nei rapporti tra gli Stati Uniti e Israele, fra questi possiamo evidenziare la politica estera dell’Amministrazione di Obama verso il Medio Oriente, in particolare verso la Siria e l’Iran.   Israele e Arabia Saudita sostengono l’opzione militare contro la Siria,  ed i sauditi avevano persino proposto di assumersi  i costi di una campagna militare con alcuni paesi del Medio Oriente, tuttavia  Obama ha cambiato opinione ed i suoi progetti sono stati annullati, di  modo che il governo di Damasco, che costituisce una parte importante della resistenza in Medio Oriente, rimane in carica nel paese.

Inoltre, data la crescente influenza della Repubblica islamica dell’Iran nella regione, Netanyahu ha paura di un possibile riavvicinamento tra Washington e Teheran. Quindi gli Stati Uniti per superare la crisi attuale nella regione, come nel caso di Iraq e Afghanistan, hanno necessità di avvicinarsi all’Iran, cosa che contribuirebbe a stabilire l’egemonia del paese persiano in Medio Oriente, minacciando gli interessi di questo  regime.

Con tutto questo, Israele deve affrontare tre sfide fondamentali: primo, le differenze e le discrepanze interne e, dall’altro, il nuovo governo di Teheran la  cui politica  moderata  si basa su una interazione costruttiva con il mondo e  con l’Amministrazione democratica degli Stati Uniti che si oppone guerre e conflitti, a differenza dei repubblicani.

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