"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

Dietro l’alibi anti-terrorismo, la guerra del gas nel Levante

Obama and his staff

di Thierry Meyssan

Se si segue passo passo il discorso anti-terrorismo di Washington e dei suoi alleati del Golfo, chiunque capisce che si tratta soltanto di una giustificazione retorica per una guerra che persegue altri fini. Gli Stati Uniti affermano di voler distruggere l’Emirato Islamico che essi stessi hanno creato, e che esegue per loro la pulizia etnica necessaria al piano di rimodellamento del “Medio Oriente allargato”. Ancora più strano, essi affermano di volerlo combattere in Siria con l’opposizione moderata, che è composta dagli stessi jihadisti dell’Emirato. Infine, gli USA hanno distrutto a Rakka degli edifici che erano stati evacuati due giorni prima proprio dall’Emirato Islamico. Per Thierry Meyssan, dietro a queste apparenti contraddizioni prosegue la guerra del gas.

La campagna aerea degli Stati Uniti in Iraq e in Siria lascia perplessi: è impossibile distruggere un gruppo terroristico esclusivamente con degli attacchi aerei. In Iraq, gli Stati Uniti e il CCG (Consiglio di Cooperazione del Golfo) hanno abbinato le proprie azioni con quelle a terra delle truppe irachene o curde. In Siria, non dispongono di alcuna forza in grado di lottare seriamente contro l’Emirato Islamico.

E anche in questo caso, «questi bombardamenti non sono in grado di intaccare la capacità dell’Emirato Islamico o le sue operazioni in altre regioni dell’Iraq o della Siria», secondo il generale William Mayville, capo delle operazioni dello stato maggiore statunitense. [1]

Tutto sommato, e nonostante le dichiarazioni ufficiali, l’Emirato Islamico è una creazione degli Stati Uniti e del CCG, che serve i loro interessi e non si è certo mostrato inaffidabile:

• Nel maggio 2013, il senatore John McCain è entrato illegalmente in Siria per incontrare lo stato maggiore dell’Esercito Siriano Libero (moderato), tra cui Abu Youssef, alias Abu Du’a, alias Ibrahim al-Baghdadi, l’attuale califfo Ibrahim (capo degli estremisti) [2].

• Nel gennaio 2014, la Reuters ha rivelato che il presidente Obama aveva convocato una seduta segreta del Congresso durante la quale è stato votato il finanziamento e l’armamento dei “ribelli” in Siria, compresi quelli dell’Emirato Islamico, fino al settembre 2014 [3]. Si trattava davvero di una riunione segreta e non semplicemente di una seduta a porte chiuse. Tutta la stampa americana ha rispettato la censura di queste informazioni.

• Orgogliosa di questo riconoscimento, la televisione pubblica saudita ha rivendicato il fatto che l’Emirato Islamico era guidato dal principe Abdul Rahman al-Faisal. [4]

• Da parte sua, il capo dell’intelligence militare israeliana, il generale Aviv Kochavi, ha messo in guardia contro una proliferazione di combattenti anti-siriani e ha rivelato che i membri di al-Qa’ida, tra cui quelli dell’Emirato Islamico (che non avevano ancora divorziato) erano addestrati [sotto il controllo della NATO] in tre campi in Turchia, situati a Şanlıurfa, Osmaniye e Karaman. [5]

• Nel maggio 2014, l’Arabia Saudita ha consegnato all’Emirato Islamico armi pesanti nuove, acquistate in Ucraina, e una quantità di Toyota nuove per invadere l’Iraq. Il trasferimento è stato assicurato da un treno speciale noleggiato dai servizi segreti turchi.

• Il 27 maggio, Massoud Barzani, presidente del governo regionale curdo in Iraq, si è recato ad Amman per coordinare l’invasione dell’Iraq tra i curdi iracheni e l’Emirato Islamico. Un ulteriore incontro si è tenuto il primo di giugno, sempre ad Amman, con molti partner sunniti [6].

• All’inizio di giugno, l’Emirato Islamico e il Governo locale del Kurdistan sono passati all’attacco. L’Emirato Islamico, in conformità alla sua missione, ha seminato il terrore in modo da realizzare la pulizia etnica che l’esercito degli Stati Uniti non era riuscito a fare nel 2003. Così si concretizza il piano dello stato maggiore statunitense di rimodellamento del “Medio Oriente allargato”, adottato nel 2001.

Non c’è dunque alcuna ragione, per gli Stati Uniti, di distruggere l’Emirato Islamico se non il pretesto della morte di tre propri cittadini residenti all’estero, pubblicizzata mediaticamente e quantomeno sospetta, la quale in ogni caso non può giustificare questo diluvio di fuoco.

Se da una parte è chiaro che il bersaglio principale della campagna aerea non è quello dichiarato, dall’altra nessuno è in grado di dire esattamente che cosa in realtà essa miri a distruggere. Al massimo si può dire che gli Stati Uniti e i loro alleati GCC hanno bombardato a Rakka degli edifici vuoti che erano stati evacuati due giorni prima dall’Emirato Islamico, e una dozzina di raffinerie nella Siria orientale.
Bombardamento di una raffineria siriana da parte dell’Aeronautica militare statunitense, 24 settembre 2014. Le raffinerie sono tra gli investimenti industriali più costosi.

Ma che cosa c’entrano le raffinerie in una guerra che dovrebbe essere condotta contro il terrorismo? Secondo il Pentagono, quelle bombardate erano controllate dall’Emirato islamico e gli procuravano ingenti redditi.

Questa spiegazione è palesemente falsa. Quando uno Stati sotto embargo tenta di vendere gas o petrolio sul mercato internazionale, non ci riesce. Eppure l’Emirato Islamico lo fa, nonostante le risoluzioni 1373 (2001) e 2170 (2014) del Consiglio di Sicurezza dell’ONU. È di dominio pubblico il fatto che l’Emirato ruba idrocarburi in Iraq e in Siria, li inoltra via oleodotto fino al porto turco di Ceyhan, da dove vengono trasportati in Israele dalle petroliere di Palmali Shipping & Agency JSC, la società del miliardario turco-azero Mubariz Gurbanoğlu. Al porto di Ashkelon le autorità israeliane forniscono certificati falsi che ne attestano la provenienza dal giacimento di Eilat, quindi vengono esportati verso l’Unione Europea, che finge di crederli israeliani.

Soprattutto, siccome la stessa procedura viene utilizzata anche per esportare gas e petrolio rubati dal governo locale del Kurdistan iracheno, se gli Stati Uniti e il CCG agissero in ottemperanza alle risoluzioni 1373 (2001) e 2170 (2014) dovrebbero attaccare anche il Kurdistan iracheno. Invece, essi lo sostengono (non contro l’Emirato Islamico, ma contro il governo centrale di Baghdad). [7]

Il bombardamento di queste strutture, quindi, non si spiega se non con la volontà di privare la Siria della sua capacità di raffinazione per quando la pace sarà tornata.
A nessuno sfugge che in questa faccenda gli Stati Uniti si appoggiano a membri del Consiglio di Cooperazione del Golfo, e in particolare all’Arabia Saudita. A questo proposito, se è chiaro che gli aerei sauditi non decollano dal loro Paese, l’informazione pubblicata dai media iraniani secondo cui essi hanno base in Israele non è mai stata confermata, ma è verosimile.

Abbiamo spesso notato che uno dei principali obiettivi della guerra contro la Siria è il controllo delle sue enormi riserve di gas naturale e del suo territorio, attraverso il quale potrebbe passare un oleodotto proveniente sia dall’Iran sia dai suoi rivali, Arabia Saudita e Qatar.

Ora, in seguito alla resistenza della Novorussia e il supporto fornitole dalla Federazione Russa, l’Unione Europea tenta di affrancarsi dalla propria dipendenza dal gas russo. Da qui l’idea del governo iraniano di offrire sul mercato il proprio gas, come ha annunciato il vice ministro del Petrolio Ali Majedi il 9 agosto scorso. [8] Per l’Iran questa sarebbe un’alternativa al blocco da parte dell’Emirato Islamico della via irachena verso la Siria.

Questa opzione, che difende gli interessi di Stato dell’Iran ma abbandona la lotta anti-imperialista del presidente Ahmadinejad, potrebbe essere approvata da Washington nel quadro di un accordo più ampio, durante i negoziati 5 + 1. L’Iran potrebbe accettare di abbandonare le proprie ricerche innovative su un metodo di produzione dell’energia nucleare in grado di liberare il terzo mondo dalla sua dipendenza energetica dal petrolio, mentre gli “Occidentali” potrebbero togliere le loro sanzioni.

Ciò nonostante, se questo ribaltamento avesse luogo, modificherebbe profondamente l’equilibrio della regione. Sarebbe difficile da far accettare alla Russia, che ha appena accolto l’Iran nell’Organizzazione di Shangai per la Cooperazione. Inoltre ciò presupporrebbe un investimento di 8,5 miliardi di dollari per costruire 1.800 chilometri di gasdotti e collegare i campi di produzione al sistema Nabucco. Il gas iraniano passerebbe attraverso l’Azerbaigian e la Turchia, poi la Bulgaria, la Romania e l’Ungheria, per essere distribuito nell’Unione europea dall’Austria. E’ ciò che ha confermato lo sceicco Hassan Rohani al presidente Hans Fischer, a margine dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. [9]
Il rilancio del sistema Nabucco sarebbe una pacchia per l’Azerbaigian, che potrebbe così esportare più facilmente la produzione del suo giacimento di gas di Shah Deniz. Di conseguenza, anche Baku si allontanerebbe da Mosca per avvicinarsi a Washington, cosa che spiegherebbe i suoi improvvisi acquisti di armi da Israele.

Dal punto di vista siriano, un cambiamento nella politica energetica iraniana non sarebbe necessariamente un male: la maggior parte dei nemici della Siria – tranne Israele – non avrebbero più alcuna ragione per continuare la guerra. Inoltre, l’allontanamento dell’Iran rafforzerebbe l’utilità della Siria per la Russia. Se questo accordo venisse firmato, Washington continuerebbe a perseguire l’instabilità nelle aree sunnite dell’Iraq, per mantenere una separazione fisica tra Teheran e Damasco, e certamente sosterrebbe Daesh a Deir ez-Zor, ma lascerebbe tranquillo il resto della Siria.

Thierry Meyssan
Traduzione
Luisa Martini

Fonte: Voltairenet.org

[1] “U.S. Air Strikes Are Having a Limited Effect on ISIL”, Ben Watson, Defense One, 11 agosto 2014.

[2] “John McCain, maestro concertatore della “primavera araba”, e il Califfo ”, di Thierry Meyssan, Traduzione Luisa Martini, Megachip (Italia), Rete Voltaire, 18 agosto 2014.

[3] “Congress secretly approves U.S. weapons flow to ’moderate’ Syrian rebels”, Mark Hosenball, Reuters, 27 gennaio 2014.

[4] “L’EIIL è controllato dal principe Abdul Rahman ”, Traduzione di Alessandro Lattanzio, Rete Voltaire, 7 febbraio 2014.

[5] “Israeli general says al Qaeda’s Syria fighters set up in Turkey”, Dan Williams, Reuters, 29 gennaio 2014.

[6] “Rivelazioni del PKK sull’EIIL e la creazione del “Kurdistan” ”, Traduzione di Alessandro Lattanzio, Rete Voltaire, 10 luglio 2014.

[7] “Jihadismo e industria petrolifera”, di Thierry Meyssan, Megachip (Italia), Rete Voltaire, 23 giugno 2014.

[8] « Iran ready to supply energy to Europe via Nabucco », Irna, 9 agosto 2014.

[9] « Iran Ready to Supply Energy to Europe », Shana, 24 ssettembre 2014.

Thierry Meyssan
Thierry Meyssan Intellettuale francese, presidente-fondatore del Rete Voltaire e della conferenza Axis for Peace. Pubblica analisi di politica internazionale nella stampa araba, latino-americana e russa. Ultimo libro pubblicato: L’Effroyable imposture : Tome 2, Manipulations et désinformations (éd. JP Bertand, 2007). Recente libro tradotto in italiano: Il Pentagate. Altri documenti sull’11 settembre (Fandango, 2003).

Foto in alto: Ignorando il diritto internazionale, il presidente statunitense Barack Obama mette a punto la sua campagna di bombardamenti aerei in Siria con i suoi alleati del Golfo (New York, 23 settembre 2014).

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  1. Jose 2 anni fa

    Grazie..!

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