"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

Dieci anni dopo

di Andrea Cavalieri

Vent’anni erano quelli del romanzo di Dumas, ma il ritmo frenetico del mondo moderno suggerisce che anche solo la metà siano un tempo cospicuo per verificare previsioni e tabelle di marcia.
Mi riferisco all’intervento di Putin del febbraio 2007 a Monaco di Baviera, durante la Conferenza sulla Sicurezza dal titolo: “Crisi globali, responsabilità globale”.

Qui un bel servizio che ne mette in rilievo i passi salienti.
youtube.com/watch

Personalmente trovo molto interessanti e significativi 3 passaggi
… tutto il sistema di comando di una nazione, gli Stati Uniti, ha trasceso i suoi stessi confini nazionali in tutti i settori: nell’economia, nell’arena politica, nella sfera umanitaria. Questi principi vengono imposti con la forza alle altre Nazioni. A chi potrà piacere una cosa del genere? Davvero, a chi piacerà?

Questa domanda, ripetuta due volte, è cruciale. Ci si potrebbe chiedere perché un ordine impartito dall’autorità dovrebbe piacere, dopo tutto i latini dicevano “dura lex sed lex”. Tuttavia esiste un discrimine tra la legalità formale di una legge e la sua legittimità sostanziale. Quest’ultima si deve basare su una qualche forma di assenso della ragione, altrimenti la norma viene percepita come arbitraria ed elusa nei fatti.
L’estrema ratio è quella dell’assenso fondato sulla paura, dove un potere forte impone i suoi dettami, incurante delle ragioni dei sudditi, sordo a ogni richiesta, fedele a una linea impartita “colà ove si puote ciò che si vuole”. Ma tale sorta di potere produce un’obbedienza infida e regolamenti disprezzati, che vengono violati alla prima occasione.
L’imperium, per quanto sia forte e dispotico, senza il consenso rimane un gigante coi piedi di argilla.
Ritengo che un mondo unipolare, per il mondo moderno, sia non solo inaccettabile, ma anche impossibile. Tuttavia, che cosa è un mondo unipolare? […] È un mondo nel quale c’è un padrone, un sovrano. E questo tipo di mondo è pericoloso non solo per quelli che ne vengono travolti, ma anche per il suo sovrano, perché distrugge se stesso dall’interno.

In che senso l’impero è pericoloso per se stesso, perché si distrugge dall’interno?
Quando nelle relazioni internazionali l’unica ragione che si mette sul tavolo è la forza (secondo uno schema che recita “noi ci espandiamo perché siamo i più forti, e il primo fine delle nostre azioni è conservare il primato nella forza”) mancando un modello di crescita condiviso, ne risulta, come puntualmente è avvenuto, che le azioni principali del potere sono quelle di destabilizzare i concorrenti.

La gente è propensa a credere che questa rozza interpretazione della legge della jungla sia una caricatura malevola che i nemici degli Stati Uniti attribuiscono allo Stato egemone (o aspirante egemone). Invece non è altro che la dottrina di Leo Strauss, filosofo (filosofastro, sarebbe meglio dire) che fu maestro dei neocon americani che hanno preso il potere dal 11 settembre 2001 e lo mantengono occupando le posizioni inamovibili dello Stato profondo, mentre le cariche elettive vanno e vengono. E che le conseguenze siano una politica puramente distruttiva nei confronti dei concorrenti lo dice, apertis verbis, George Friedman direttore del centro di studi geopolitici Stratfor, un think-tank legato al complesso militare-industriale propugnatore del pensiero neoconservatore, come si può ascoltare nel seguente video: youtube.com/watch

Ma le relazioni internazionali non fanno che ricalcare quelle interpersonali. Cosicché, una volta soggiogato, o almeno ammansito il nemico esterno, le varie componenti del potere cominciano a dilaniarsi fra loro.
Come recita la massima che coniarono gli storici studiando Robespierre e il periodo del terrore, spesso ripetuta da Solgenitsin a proposito del bolscevismo: “La rivoluzione divora i suoi figli”.

Il terzo punto lo ricavo giustapponendo due periodi.
Dobbiamo riconsiderare seriamente la struttura della sicurezza internazionale.
La prima persona plurale indica che la Russia si sente responsabilmente coinvolta nel processo.
E avanza la sua proposta in termini concreti, come risulta dal successivo sviluppo del discorso di Putin.
Ma in termini di principio il Presidente russo aveva espresso in un passo precedente l’idea guida della sua proposta, seppure in termini negativi: Io considero che nel mondo d’oggi il modello unipolare non solo sia inaccettabile ma che sia anche impossibile. […] il modello stesso sarebbe viziato, perché alla sua base non ci potrebbe essere alcun fondamento morale per la moderna civiltà.

Quindi la proposta di Putin si può riassumere in una nuova legalità internazionale (o nel ripristino di quella antica) basata sui principi morali della civiltà.
La proposta è estremamente sensata, anche se a mio parere difficilmente può assumere una valenza globale. A Westfalia l’ordine internazionale poteva appoggiarsi ai “principi morali della civiltà” perché tutti gli attori, sebbene in misura e con sfumature diverse, condividevano la legge naturale e i valori cristiani. Oggi l’occidente per primo li ha rinnegati, e gran parte dell’oriente, che non li ha mai avuti, una volta non era coinvolto nell’ordine internazionale, oggi sì.

Vedi anche
http://katehon.com/it/article/appunti-di-teologia-politica-contemporanea-parte-1
http://katehon.com/it/article/appunti-di-teologia-politica-contemporanea-parte-2

Allora la legge della jungla è l’unica possibilità?
Io credo di no, ma la prudenza vuole che sia meglio una dignitosa e pacifica separazione, piuttosto che una forzata e insoddisfacente globalizzazione.

Mi permetto quindi di suggerire i seguenti criteri per una regolazione efficace dei rapporti internazionali. Essi dovrebbero essere:
– graduali: cioè più stretti o meno intensi tra i vari partners a seconda del reale consenso delle popolazioni, senza forzare l’integrazione.
– locali: L’intensità degli accordi può avvenire sulla base degli interessi comuni tra le popolazioni prossime. Prossime secondo il criterio geografico, ma anche di cultura e civiltà.

-paritetici: questo è un principio irrinunciabile per stabilire qualunque regola universale, se pur minima o anche solo di metodo. Se il forte non rispetta il più debole, non vi è più legge ma solo sopraffazione. Questo sarebbe anche l’unico sacrificio che le Nazioni più potenti dovrebbero auto-imporsi in cambio della pace.
Non riconoscendo la sovranità degli Stati più deboli i trattati diventerebbero carta straccia.
Ogni accordo internazionale sarebbe dettato solo dalla logica della spartizione e diventerebbe una Yalta bis.

Fonte: Katehon

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  1. Paolo 3 mesi fa

    Dopo tanto tempo si riescono a sentire discorsi che hanno un senso, privi di doppiezza.Questi sono i politici che dovrebbero governare il mondo, a cui si perdonano mancanze e carenze. Putin e’ un vero statista che rimane a schiena dritta fuori dai laidi giochi di coloro che giocano con le parole e con l’esistenza dei popoli.

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    1. Giorgio 3 mesi fa

      Come ho già scritto ritengo Putin l’unico uomo degno di essere effigiato con l’aggettivo: “politico”, in futuro si vedrà.

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