"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

Daraya, una dura sconfitta per le milizie takfiri e per i loro sponsor

Daraya, una “icona” della insurrezione siriana, è’ stata liberata grazie all’esercito dall’occupazione dei miliziani takfiri dopo 4 anni.
Il Giovedì’ e’ entrato in vigore L’ accordo per la riconsegna della città’ all’ Esercito siriano da parte dei ribelli, come segnalato dall’agenzia ufficiale Sana.
Ubicata nel Gutha occidentale, non lontana dal l’aereoporto di Mazeen, questa città’ costituiva un bastione per le truppe terroriste.

I miliziani hanno dovuto abbandonare le posizioni e, dietro accordo con intermediazione internazionale, gli viene consentito di uscire dalla città’ abbandonando tutte le loro armi, sia quelle pesanti che l’armamento leggero. Un vera capitolazione di fronte ai reparti scelti dell’Esercito  siriano che hanno preso possesso della città’.
I miliziani assediati e i 4.000 civili di Daraya (periferia di Damasco, vicino a Mezzeh) hanno accettato un «accordo di riconciliazione».

I miliziani takfiri e le loro famiglie vengono evacuati in autobus nella regione di Idleb (nord della Siria). I civili e i 700 combattenti che invece hanno accettato l’amnistia troveranno alloggio nella regione di Damasco. In base a tale accordo, l’esercito arabo siriano entrerà nella zona liberata dal 27 agosto.

I combattenti hanno consegnato le armi pesanti e quelle di medio calibro. Invece quelli trasferiti a Idleb possono conservare le armi corte.

Dall’attacco di Damasco in luglio 2012 (operazione “Vulcano di Damasco”, coordinata dalla Francia), Daraya era diventata la principale località sotto controllo jihadista del governatorato.

La presenza dei miliziani takfiri e dei loro consiglieri militari britannici era divenuta insostenibile da quando, in luglio scorso, l’esercito arabo siriano aveva conquistato Moadamiyat al-Sham stringendo il cerchio dell’assedio intorno a Daraya.

La liberazione di Daraya segna la fine della battaglia di Ghouta Est e la sconfitta delle milizie takfiri appoggiate dall’Occidente e dall’Arabia Saudita.

L’Esercito turco vuole schiacciare la resistenza curda

Nel frattempo i responsabili delle formazioni YPG curde hanno denunciato l’operazione fatta dalla Turchia nella Siria settentrionale definendola come una flagrante aggressione. Gli stessi dirigenti curdi hanno avvertito che la Turchia, con questa operazione, cadrà” nella trappola siriana se deciderà’ di attaccare le forze curde del YPG.
Ultimamente i curdi del YPG si erano coalizzati con le forze Democratiche Siriane FdG una milizia appoggiata dagli USA ed avevano deciso di tenere sotto il loro controllo la località’ di Manjib.
Dopo l’ultimatum ricevuto dalla Turchia e dagli USA ( di abbandonare il territorio e ritirarsi dall’altra riva dell’ Eufrate), i curdi non hanno manifestato alcuna volontà’ di accettare le direttive turco/USA di ritirarsi ed hanno piuttosto affermato di aver attaccato unita’ dell’ISIS vicino alla presa di Tishrin.
Il leader curdo Saleh Muslin ha dichiarato che la Turchia sarà’ sconfitta in Siria dalle forze curde come avvenuto con l’ISIS e che la Turchia è’ entrata nella palude siriana e non ne uscirà’ indenne, secondo quanto dichiarato al giornale turco Hurryet.

Poco  prima lo stesso Muslin aveva dichiarato ad un giornale tedesco che la Turchia è’ disposta a fare qualunque cosa per raggiungere i suoi obiettivi, come “baciare i  piedi” al Governo di Damasco, accordarsi con la Russia , nonostante le differenze di vedute esistenti fra i due paesi.

D’altra parte, analisti siriani segnalano che i curdi dell’YPG ed il PYD hanno commesso gravi errori di valutazione quando hanno attaccato le forze di Difesa Nazionale siriane ad  Hasakah tanto che andranno a pagare questi errori e le loro ambizioni. I curdi si sono immersi in un conflitto fra bande contro le forze siriane, nello stesso tempo contro la Turchia e contro l’ISIS. Questo è’ stato un grosso errore di calcolo per i responsabili delle milizie curde.

In questo modo le forze curde sono rimaste adesso esposte agli attacchi dei turchi nel nord della provincia di Aleppo ed a quelli dell’ISIS nel sud della provincia di Hasakah. Il secondo errore è’ stato quello di riporre fiducia negli USA che è’ risultato vano perché’ Washington ha messo in chiaro di appoggiare l’operazione lanciata in Siria dalla Turchia (operazione “scudo dell’Eufrate” ) diretta contro i curdi.

Risulta poi paradossale che l’YPG, che si proclama marxista antimperialista , si senta tradito dalla maggiore potenza imperialista del pianeta. Gli USA tramite Joe Zbiden hanno manifestato le loro intenzioni di appoggiare la Turchia a spese della comunità’ curda e delle sue ambizioni ad uno stato indipendente. Sottovalutato dai curdi anche il possibile aiuto da parte di Damasco che veniva offerto contro l’aggressione turca è venuto meno dal momento che i combattenti turchi si sono scontrati con le forze siriane ad Hasaka. Ancora una volta una  occasione persa per i curdi.

Fonte: Al Manar

Traduzione e sintesi: Luciano Lago

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  1. Eugenio Orso 5 mesi fa

    Riusciranno i curdi siriani a riparare al grave errore di essersi legati al carro degli americani, tanto da essere stati usati dagli Usa e poi scaricati, appoggiando gli invasori turchi in Siria?
    Dipende dai russi di Putin e dai siriani di Assad, che potrebbero perdonare e “accogliere” il “figliol prodigo” curdo per affrontare la doppia minaccia Erdogan e Usa.
    Ricordiamo che in passato i curdi del cantone di Efrin (o Afrin …) sono intervenuti contro i tagliagole jihadisti quando era in corso l’offensiva siriana ad Aleppo e a nord di Aleppo.
    Ricordiamo la collaborazione con i governativi siriani nella difesa di Hasakah attaccata dallo stato islamico.
    Ricordiamo che prima d’ora le milizie curde in Siria si sono sempre astenute da un confronto sul campo con i governativi, accogliendo nelle loro file, a nord, arabi e assiri per combattere i mercenari della jihad.
    Tutti punti a favore dei curdi che potrebbero favorire un rapido riavvicinamento a Damasco e Mosca e un allentamento dei nefasti legami con gli Usa (che poi hanno disertato in massa, fra Hasakah e Qamishli nella settimana di scontri, per passare armi e bagli con il governo siriano).
    Putin e Assad dovranno per forza cogliere l’occasione, se ci sarà …

    Cari saluti

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