"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

Dall’Ucraina alla Siria, una unica strategia nel disegno egemonico di Washington

Cannonate su Donetsk

di Luciano Lago

Dal Summit in corso a Minsk   è probabile che potrà uscire nelle prossime ore una possibile soluzione provvisoria per fermare la guerra civile in corso in Ucraina.
Se questo accadrà, sarà stato un successo delle pressioni diplomatiche fatte dalla Germania e dalla Francia, con la Angela Merkel ed il presidente Hollande che si erano recati di propria iniziativa a Mosca per convincere Putin a cercare un compromesso per fermare le ostilità in Ucraina.

Questa iniziativa si sa che era osteggiata da Obama (e dagli esponenti del Congresso USA) il quale ha continuato a soffiare sul fuoco mentre i due paesi europei cercavano faticosamente di arrivare ad un negoziato ed una forma di compromesso.

Nelle stesse ore in cui si riunivano la Merkel con Hollande e Putin a Mosca, Obama ed altri esponenti dell’Amministrazione USA parlavano insistentemente della necessità di inviare armamenti e consiglieri militari in Ucraina, un modo abbastanza scoperto di provocare una reazione di Putin ed un suo irrigidimento.


Se dai negoziati di Minsk di questa sera e domani uscirà una bozza di accordo ed una sospensione delle ostilità, questo sarà dovuto in particolare alla determinazione della Angela Merkel, la quale, pressata dagli ambienti politici ed industriali tedeschi, ha voluto a tutti i costi perseguire una forma di intesa con la Russia per evitare una escalation del conflitto con una possibile guerra in Europa di cui la Germania sarebbe il primo paese a pagarne il prezzo. I tedeschi non hanno dimenticato la loro disastrosa sconfitta sul fronte russo nel 1945 che ha segnato l’esito dell’ultimo conflitto e non vogliono ripetere la stessa dolorosa esperienza soltanto per adeguarsi agli interessi di egemonia degli Stati Uniti.

Questo eventuale accordo segnerà anche una profonda spaccatura nell’alleanza fra gli USA e l’Europa: qualcuno inizia a capire quanto divergono gli interessi degli europei rispetti a quelli degli statunitensi nel rapporto con la Russia. Non a caso questo avviene in Germania, paese leader in Europa che potrebbe finalmente prendere coscienza di un proprio ruolo autonomo rispetto alla politica avventurista di Washington che tende ad isolare l’Europa dalla Russia per le proprie finalità egemoniche. Naturalmente si tratta solo di una speranza poichè c’è voluta una minaccia di un conflitto in Europa per far uscire la Germania dal suo letargo.

Summit di Minsk

Da un accordo per l’Ucraina uscirebbero di certo legittimate le due repubbliche autonome del Donbass, quella della Repubblica Popolare di Donetsk (RPD) e quella di Lugansk (RPL) ed i loro rappresentanti che sono stati presenti al negoziato come parti in causa, contrariamente alle campagne di diffamazione sostenute da Poroshenko, il presidente ucraino subordinato a Washington, che continuava a definirli come “terroristi”.

Questo è avvenuto grazie ai successi militari avuti sul terreno di battaglia dai separatisti che hanno permesso a questi di affermare con forza la loro presenza ed il loro diritto ad essere parte di un processo di autonomia nella nuova composizione dell’Ucraina. Un successo personale anche quello di Vladimir Putin che vede accresciuto il suo prestigio contro la campagna di demonizzazione imposta dai media occidentali, tutti al servizio del potere atlantista, che lo avevano definito via via come un “tiranno” o come il “nuovo Hitler”.

Putin ha fatto valere gli interessi della Russia in Ucraina ed avrà bloccato la pretesa statunitense di ingerenza negli assetti politici e territoriali di quel paese dopo il colpo di stato effettuato a Kiev sotto la direzione statunitense e con la complicità dell’Unione Europea.

Una battuta d’arresto per l’arroganza americana di dettare legge e stabilire la propria egemonia in ogni angolo del mondo a costo di provocare guerre e caos, come bene sanno le popolazioni dei paesi dove sono avvenuti gli ultimi interventi americani (dall’Iraq, all’Afghanistan, alla Libia, alla Siria, alla Somalia, ecc..). Tuttavia anche se l’esito del negoziato sarà positivo, questo non significa che il piano di espansione degli USA e della NATO, ormai di fatto il braccio armato della politica estera statunitense, si fermerà sul fronte ucraino. Facile prevedere che nei prossimi mesi assisteremo ad una campagna di escalation del potere militare USA che tende a consolidarsi ai confini della Russia sul Baltico, in Polonia, in Georgia ed in Bulgaria e ci saranno altre provocazioni ed altri tentativi che Washington farà per minare la compattezza della Russia e cercare di erodere la sua economia e la sua influenza.

Non per nulla è di questa sera, 11 di Febbraio, la richiesta di Obama inviata al Congresso sotto la forma di un progetto di legge affinché autorizzi l’uso della forza militare contro lo Stato islamico in Iraq e Siria ( ISIS ), che rappresenta “una grave minaccia per il popolo e la stabilità dell’Iraq, della Siria, dell’intero Medio Oriente e per la sicurezza nazionale americana. Secondo Obama, “se questa organizzazione non verrà contrastata, porrà questa minaccia non solo nel Medio Oriente ma anche nel nostro territorio nazionale”.

La richiesta è limitata a tre anni di tempo ed esclude un impegno delle truppe di terra a tempo indeterminato.

Questa richiesta di Obama equivale ad un gettare la maschera” e dimostra che tutto quello che gli analisti indipendenti avevano sostenuto, che l’ISIS fosse una creazione dell’intelligence di USA e di Israele per attuare una strategia di balcanizzazine del Medio Oriente, suddivisione degli stati nemici di Israele, Siria ed Iraq, per avere il pretesto (quello della lotta al terrorismo) che consente agli USA di ristabilire una loro presenza in Medio Oriente e possibilmente di rovesciare il regime di Bashar al-Assad in Siria ed isolare l’Iran la cui influenza si trova in crescita nella regione. Vedi: Il piano di “balcanizzazione del Medio Oriente conforme al progetto della ” Grande Israele”

Del sostegno fornito dagli USA e da Israele all’ISIS ci sono ormai innumerevoli prove documentate, testimonianze dirette e persino denunce fattte ultimamente di membri del Parlamento Iracheno che hanno denunciato, persino ultimamente, le forniture di armi ed equipaggiamenti fatte allo Stato Islamico da aerei da trasporto C-130 della coalizione degli Stati che “lottano contro il terrorismo”. Il tutto senza considerare le stesse ammissioni fatte dagli esponenti dell’amministrazione USA, dalla Hilary Clinton che riconobbe “di aver appoggiato e fornito armi ai terroristi (“ribelli siriani” li chiamava) salvo poi averne perso il controllo, come lei stessa ha dichiarato. Oppure l’ineffabile senatore McCain che si recava in Siria dai suoi amici dell’ISIS e si riuniva con loro, fotografato e documentato nei suoi incontri. Vedi: Hillary Clinton: L’Isil è roba nostra, ma ci è sfuggita di mano

Da questo appoggio USA è nato il terrorismo  jihadista, prima rivolto contro la Siria di Assad e poi sconfinato in Iraq, con la complicità ed il sostegno della Turchia, dell’Arabia Saudita e del Qatar. Questo è un capitolo ormai fin troppo noto, salvo per i media occidentali che hanno sempre travisato i fatti per ingannare l’opinione pubblica facendo credere che il terrorismo e lo Stato Islamico, con il loro potente apparato di armi e di mezzi, fossero delle entità piovute improvvisamente da chissà dove.

Tutto come da copione, la strategia dell’imperialismo USA si conferma un unico disegno su base mondiale che in questo momento si muove indifferentemente dall’Ucraina al Medio Oriente, senza tralasciare le operazioni nascoste che la CIA e gli altri organismi stanno attuando nei paesi come Venezuela, Ecuador ed Argentina che sono considerati ostili o comunque di ostacolo agli interessi americani. In questa strategia di includono le manipolazioni sul mercato del petrolio per mettere in difficoltà paesi produttori come la Russia, l’Iran ed il Venezuela, le sanzioni come arma contro la Russia e contro l’Iran, la sopravvalutazione del dollaro e le manovre speculative sui mercati finanziari per assicurarsi le leve di controllo del sistema finanziario mondiale.

Questo ci induce a pensare che una tregua in Ucraina sarà soltanto una tappa nel processo di confronto che gli USA stanno attuando con il loro più pericoloso antagonista in Europa che può creare loro degli ostacoli al loro dominio incontrastato: la Russia di Vladimir Putin.

Nella foto in alto: un autobus distrutto a Donetsk nella stazione bombardata dall’esercito di Kiev

Nella foto al centro: il vertice di Minsk

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  1. Idea3online 2 anni fa

    Adesso gli USA spingeranno molto più sulla propaganda che sulla strategia militare in Ucraina, per adesso dovrebbero costruire una pausa, e durante la stessa aumenteranno l’attacco all’economia russa, durante la pausa disciplineranno tutti gli Stati Europei che non sono ben allineati alla strategia USA del mondo unipolare. Gli USA adesso sono concentrati sulla Grecia, alla stessa non possono punirla come vorrebbero, rischio perderla per sempre. Il blocco del SUD inizia a delinearsi, l’Egitto entra a farne parte, lo stesso era Regno del Sud con i Tolomei, adesso si allea alla Russia.
    Tutto sta proseguendo ad una velocità diversa del passato, l’accelerazione impressa dalla forza della tecnologia fa percorrere lo stesso “spazio storico” in minor tempo di 100 o 50 anni fa, quando l’unica accelerazione era generata dalla forza del cavallo e dal motore di un aereo.
    Perciò quando confrontiamo un evento del passato verificatosi per esempio in 50 anni, ricordiamoci che oggi lo stesso processo può generarsi e concludersi anche in 5 anni.

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