"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

Crisi sistemica: i nodi vengono al pettine

(Remember, remember the 11th of September)

Paul Craig Roberts è stato il Sottosegretario al Tesoro del presidente Reagan. Plurilaureato in economia nelle più prestigiose università statunitensi, è un conservatore vecchio stampo, nemico giurato dei “neoconservatori” che imperversano a Washington a partire dalla presidenza di Bill Clinton. Fu molto interessante e drammatico il suo intervento al simposio “Global WARning”, organizzato da Pandora TV,Megachip e Alternativa nel 2014.

Rafforzati nel loro potere dall’amministrazione di Bush jr e imposti ad Obama durante il suo primo mandato, i neoconssono stati parzialmente emarginati durante il secondo con l’allontanamento di Hillary Clinton dalla Segreteria di Stato e dalla rimozione dalla direzione della CIA (con transito nelle patrie galere evitato con due anni di libertà vigilata) del potente generale David Petraeus, quello che ha detto senza vergognarsi che al-Qa’ida doveva essere il migliore alleato di Washington in Siria.

Vale allora la pena sottolineare a questo proposito che uno dei maggiori successi Russi nei recenti negoziati per la tregua in Siria è stato l’aver infilato il cessate il fuoco come un cuneo nei rapporti tra i jihadisti e gli Usa. Adesso in base agli accordi gli statunitensi non possono protestare se l’Esercito Arabo Siriano e i suoi alleati attaccano ogni tipo di gruppo ribelle che violi il cessate il fuoco. Praticamente tutti, dato che tutti – a partire dai “moderati” – hanno annunciato che non lo rispetteranno. Anzi, gli Usa dovrebbero collaborare essi stessi ai contrattacchi. Per il momento hanno minacciato di togliere il loro supporto ai gruppi che non aderiscono al cessate il fuoco.

Ed eccoci quindi al primo punto, cioè alle Torri Gemelle, all’11/9, ad al-Qa’ida e al loro 15° anniversario.

Dunque, il dottor Paul Craig Roberts ex collaboratore del presidente repubblicano Reagan non crede alla versione ufficiale, cioè quella costruita durante la presidenza del repubblicano Bush jr.

Neo Cons USA
Neo Cons USA

Ecco uno stralcio dal suo articolo “11/9: 15 Anni di Bugie Trasparenti“, pubblicato il 10 settembre, alla vigilia del quindicesimo anniversario dei mega-attentati.

«Ci sono molte teorie cospirazioniste sull’11/9. Una di queste è proprio la spiegazione del governo, secondo la quale un pugno di sauditi sarebbe riuscito a dare scacco a tutte le agenzie per la sicurezza degli Stati Uniti.

Quando si pensa all’11/9 è importante distinguere l’opinione degli esperti dalle spiegazioni improbabili. Tra le opinioni degli esperti ci sono quelle di 2.600 ingegneri strutturisti, di architetti di grattacieli … di fisici, di chimici che hanno analizzato le polveri delle Torri Gemelle … e di ex funzionari governativi … . Questi gruppi di persone qualificate dicono che la storia ufficiale dell’11/9 è falsa .[1]. »

«Noi sappiamo che la storia è falsa. Non conosciamo chi è il responsabile o l’obiettivo al quale quell’evento doveva servire. Tuttavia prove circostanziate gettano fortemente il sospetto sui neoconservatori […]. Sappiamo anche, dagli “israeliani danzanti”, che elementi del governo di Israele avevano avuto in anticipo notizia dell’attacco tanto che agenti israeliani erano già pronti per filmare la distruzione delle Torri Gemelle [2].

I position papers dei neoconservatori invocavano una “nuova Pearl Harbor” per lanciare le guerre per l’egemonia di Washington, innanzitutto in Medio Oriente. Questi position papers indicavano come obiettivi l’Iraq, la Siria, l’Iran e la Libia ancor prima dell’11/9 [3].»

Paul Craig Roberts
Paul Craig Roberts

«Ma nessuna di queste nazioni aveva assolutamente a che vedere con l’11/9.»

«[…] Dal mio quarto di secolo passato a Washington so benissimo che se le cose fossero andate come viene detto, la Casa Bianca, il Congresso e i media avrebbero urlato per sapere come mai pochi arabi avessero potuto mettere fuori gioco l’intera Sicurezza Nazionale degli USA – tutte le 16 agenzie diintelligence, quelle degli alleati della Nato e di Israele, il Consiglio per la Sicurezza Nazionale, il Controllo Aereo, la sicurezza aeroportuale, per ben quattro volte in un’ora il medesimo giorno. Invece il governo ha rifiutato ogni inchiesta per un anno fino a quando molte prove sono state distrutte.»

«[…] Questo mi dice che l’11/9 è stato un Crimine di Stato Contro la Democrazia».

«L’11/9 è stato usato dal governo statunitense per lanciare guerre che hanno distrutto in tutto o in parte sette nazioni, ucciso milioni di persone e prodotto milioni di rifugiati. L’11/9 è anche servito a creare in America uno stato di polizia che è di gran lunga un maggior pericolo per la democrazia e la libertà che non il terrorismo islamista.»

(http://www.paulcraigroberts.org/2016/09/10/911-15-years-of-a-transparent-lie-paul-craig-roberts/)

A State Crime Against Democracy, quindi. Cioè una “Strage di Stato” come la sinistra diceva di Piazza Fontana negli anni Settanta. Ma ora la “sinistra”, compresa quella “radicale”, se ne è dimenticata e con rarissime eccezioni si beve ogni inganno, ogni bugia, ogni false flag tramato dall’Impero (e anche dai comprimari) e propagandato dai media principali e da molte volenterose “organizzazioni umanitarie”.

Ecco qui di seguito un esempio di questi inganni.

Killary, la candidata democratica

Ho espresso da tempo i miei dubbi sulla possibile elezione alla Casa Bianca di Hillary Clinton. Come tutti dovrebbero sapere, le primarie sono governate dagli apparati dei due partiti e l’elezione “popolare” finale è decisa da un ristretto numero di Grandi Elettori e di donors, cioè di finanziatori miliardari dei due contendenti (banche, fondazioni, speculatori, mercanti d’armi, corporations, eccetera).

E’ il “Deep State“, uno “Stato profondo” formato dall’1% dei cittadini statunitensi che controlla la vita politica del paese e la linea di condotta del presidente eletto. Se il presidente dirazza ci sono avvertimenti, come la pallottola calibro 22 nel polmone sinistro del presidente Reagan, che si era rivelato meno guerrafondaio di quanto qualcuno si aspettasse e volesse, o soluzioni finali, come i due proiettili nella testa e nella schiena di J. F. Kennedy per ragioni che oramai si leggono nei libri di Storia.

L’ondivaga politica estera di Barack Obama è dovuta alle continue interferenze dei neocons, con in testa proprio la Clinton che era stata imposta come Segretario di Stato nel primo mandato del “presidente nero”.

Io sono infatti convinto che negli Usa si stiano confrontando due scelte strategiche.

Entrambe hanno a che fare col problema di base della nostra epoca, cioè il declino dell’egemonia globale statunitenseche si era originata con la II Guerra Mondiale (o meglio con la sequenza di guerre mondiali che vanno dal 1914 al 1945).

Uno dei punti nodali di questa crisi è l’insostenibilità del Dollaro come moneta internazionale e quindi come perno della capacità illimitata di mobilitare risorse da parte di un impero costretto, al contrario, ad espandersi sempre di più per non perdere terreno (come già successe a quello britannico). Insomma, la sindrome di Alice attraverso lo specchio che corre sempre più forte per restare ferma.

Ogni attacco o minaccia al predominio del dollaro ha, per dirla con David Harvey, suscitato “una reazione, anche militare, selvaggia“. E che gli Stati Uniti non abbiano nessun pudore, nessun ritegno, nessuna remora, nessuno scrupolo per difendere i propri interessi, lo hanno annunciato, come ha ricordato il regista Oliver Stone in Giappone, con l’incenerimento di Hiroshima e Nagasaki.

E lo hanno ribadito con una sequenza infinita di guerre, coi due milioni di morti in Vietnam, con l’assalto alla Jugoslavia, col milione e mezzo di morti in Iraq, con le centinaia di migliaia di morti in Libia e in Siria.

E’ una questione di potere, non economica. Perché l’Economia sapeva che doveva finire così. C’è un teorema di economia politica (il “paradosso di Triffin”) che dimostrava già nel 1960 che il predominio del Dollaro era insostenibile nel tempo [4].

Insostenibile in termini logici. Ma il potere sopravanza la logica.E’ il potere che sostiene, fin che può, ciò che è insostenibile in termini logici. Se il mondo avesse una logica condivisa non ci sarebbero guerre, pensava Leibniz. E in qualche misura aveva ragione. Il problema è che la logica che si intravede, quella del capitale, non è condivisa, bensì suddivisatra formazioni contrapposte. Ma il problema ancor peggiore è che questa contrapposizione fa parte della logica del capitale stessa. Capitalismo, imperialismo e conflitti formano un trinomio.

A fronte di questo problema, la prima linea di pensiero strategica statunitense vuole portare il rischio di guerra mondiale fino al calor bianco sperando che alla fine cedano, letteralmente terrorizzate e sfinite, sia la Russia che la Cina (e le loro crescenti aree d’influenza). Questi due competitor sono il problema degli Usa. Essi hanno nelle loro mani, economicamente, il destino del Dollaro. Hanno valute fortemente sostenute dall’oro, di cui da anni fanno un’incetta mai vista nella Storia e, come ha più volte ricordato proprio Paul Craig Roberts, possono tramutare il biglietto verde in carta per arrotolare il pesce in due mosse successive: a) vendere i propri asset denominati in dollari, costringendo la Fed a stampare vagonate di dollari col ciclostile per comprarseli, b) vendere sul mercato i dollari così acquisiti.

Non lo fanno per tre motivi principali. Il primo è che a nessuno conviene un collasso verticale degli Usa. Il secondo è che Russia e Cina sono economicamente ancora vincolati al Dollaro. Il terzo è che le due mosse equivalgono a farsi dichiarare guerra dagli Usa.

Ma per evitare il collasso degli Usa occorre la loro disponibilità a de-imperializzarsi per avere l’aiuto di tutti. Il secondo vincolo intanto decresce (grazie anche alle sanzioni imposte dagli Usa) mentre, al contrario, cresce il pericolo, per gli Usa, di non poter più dichiarare guerra a questi due paesi, a meno di non volere andare incontro a una mutua distruzione assicurata. Insomma, il tempo stringe. Quel tempo che è visto dai neoconscome il peggior nemico, basta leggere i loro reports e i loro studi.

La prima strategia è quindi quella del “cane pazzo” o del “folle irresponsabile”, cioè la strategia inventata da due israeliani di rango, due ministri della difesa, Pinhas Lavon e il generaleMoshe Dayan, che recitava che Israele doveva dimostrarsi capace di ogni azione, anche insensata e insana, e di essere capace di “furia cieca” pur di difendere i propri interessi.

La seconda linea strategica, meno chiara di questa, sembra invece optare per una qualche forma di adeguamento ai nuovi bilanci di potere mondiali.

E’ una strategia meno chiara per vari motivi. In primo luogo perché non ci sono precedenti, nella Storia, di una superpotenza che abbia deciso di condividere il potere con altri alla pari. L’egemonia mondiale è passata da una mano all’altra sempre tramite lunghe guerre. Quindi, per dirla banalmente, non si sa come si fa.

In secondo luogo una perdita di potere internazionale da parte degli Usa avrebbe notevoli ripercussioni interne che si propagherebbero dalle oligarchie fino all’uomo della strada, a meno di riformare decisamente e radicalmente l’economia e la società statunitensi, in un modo che il New Deal nemmeno si sognava. Problema che si presenterebbe con ritmi esponenziali, per via, appunto, della sindrome di Alice che governa la mutua accumulazione di potere e di ricchezza: se non si corre sempre più forte nemmeno si rimane fermi, ma si torna indietro.

Ora, la prima linea è quella decisamente sostenuta da Hillary Clinton, mentre la seconda sembrerebbe quella sostenuta daDonald Trump (in un’ottica semi neo-isolazionista).

A mio modo di vedere, la politica estera di Obama, una volta sbarazzatosi di alcuni potenti elementi neocon come la Clinton e Petraeus, ha imboccato la seconda linea, pur con mille tentennamenti dovuti ai rapporti di forza interni ai centri di potere statunitensi. Con questo non voglio assolvere Obama dai suoi crimini, ma voglio risalire alle loro radici per capire dove pescano e quanto sono solide.

E una di queste radici è l’influenza di Hillary Clinton, diretta responsabile della guerra in Libia e Siria e fautrice di bombardamenti su Damasco.

L’intervento russo in Siria però ha scombussolato il tavolo da gioco. La stessa cosa la sta facendo la Cina, ma nel modo “mandarino”, diplomatico e discreto che conosciamo. Noi quindi possiamo solo intuire cosa significa, ad esempio, lacollaborazione militare tra Cina e Siria per quanto riguarda la “sanità” (sic!).

Ma a Washington credo che ne abbiano piena consapevolezza.

Al Pentagono sono ormai anche consapevoli che in una guerra non convenzionale Cina e Russia possono, con l’inevitabile rappresaglia a un first strike, ridurre buona parte degli Usa a poco più di un grosso posacenere. Anche singolarmente, secondo Paul Craig Roberts. E più passa il tempo e più ciò è vero (l’ossessione dei neocons per il tempo non è insensata dato il loro assunto di base: mantenere a tutti i costi l’egemonia mondiale; è questo assunto che è insensato). D’altra parte una guerra convenzionale non si può fare. Tutti sanno che sarebbe un disastro. Lo sapeva il maresciallo Montgomery che all’indomani della vittoria britannica nella II Guerra Mondiale, alla Camera dei Lord ricordò alle Signorie loro “le prime due regole del manuale di guerra. Prima regola, non marciare mai su Mosca. Seconda regola, non marciare mai su Pechino“.

E lo sa oggi, ad esempio, uno spiritoso generale della Nato, di nazionalità ceca: “Se dobbiamo attaccare la Russia è meglio farlo subito. Perché i Russi hanno avviato un sacco di progetti e hanno un grande bisogno di prigionieri di guerra!“.

La risata scomposta e inquietante di Hillary Clinton alla notizia che Gheddafi era statotrucidato, ha rivelato che questa donna non ha una personalità equilibrata. Altri sintomi lo confermerebbero. Ora la sua salute malferma potrebbe essere la scusa perché le venga richiesta un’onorevole uscita di scena, che io credo sia auspicata da molti a fronte dei rapporti di forza internazionali che stanno cambiando così velocemente.

In fondo il suo ruolo di poliziotta cattiva l’ha svolto. Ora non si tratta più di un gioco di ruolo. “Foreing Policy” ospita un articolo che titola “Il Cremlino crede veramente che Hillary voglia iniziare unaguerra con la Russia“, scritto da Clinton Ehrlich, uno ricercatore statunitense ospite di un centro di formazione del Ministero degli Esteri russo. E tutti sanno qual è la reazione della Russia quando si sente attaccata. Venti milioni di morti, ma infine si issa la bandiera rossa sul Reichstag.

Questo molti decisori negli Usa lo sanno benissimo e ne tengono conto. Per capire cosa sarà il dopo-Obama, a partire dall’anno venturo, occorre stare molto attenti a cosa succederà nei prossimi due mesi a Killary e nelle aree di crisi, Ucraina, Siria e Libia innanzitutto.

Certo sarà uno spettacolo vedere Obama lasciare la carica e Assad rimanerci nonostante gli sforzi sanguinosi del primo. Uno spettacolo non solo simbolico, ma indice dei nuovi rapporti di forza sul terreno internazionale.

Se Killary subentrerà ad Obama, scommetto che sarà messa strettamente sotto tutela. Ma sono poco convinto che si installerà alla Casa Bianca. Comunque non ho la sfera di cristallo e dovrò stare a vedere come tutti gli altri.

Ad ogni modo è abbastanza sconvolgente che il ruolo del poliziotto buono (si far per dire) sia svolto da Donald Trump. Ma sono le inversioni di cui si parlava. Hillary Clinton è sicuramente un falco, anche se Donald Trump non è propriamente una colomba, ma comunque lo è in relazione alla sua avversaria. Così assistiamo al poco edificante spettacolo del falco Hillary che difende l’aggressività imperiale non con discorsi e motivazioni di destra ma di sinistra. Motivazioni e discorsi femministi, Lgbt, democratici, libertari e persino antifascisti.

Ed essendo il “popolo di sinistra” italiano ideologizzato,l’incanto delle parole ha la meglio sul numero impressionante di morti che la politica della signora ha procurato e che vorrebbe ancora procurare. Poco importa che la Clinton sostenga tagliagole che lapidano le donne, gettano dalle torri gli omosessuali, massacrino chi non la pensa come loro. Lei sempre libertaria, femminista e pro-Lgbt è.

Infermierine in Libia

A proposito di incanto delle parole, ai tempi della guerra in Kosovo un mio molto perspicace amico commentando la posizione dell’allora segretario del Partito dei Comunisti Italiani che era rimasto nel governo D’Alema subentrato (Cossiga dixit) a quello Prodi per condurre quella guerra, disse: «A Cossutta tutto sommato gli bastano le parole. Se mandassimo in Kosovo 10.000 lagunari dicendogli che sono 10.000 infermiere, a lui andrebbe bene» [5].

Ora stiamo inviando in Libia 200 parà della Folgore dicendo che devono assistere 100 medici militari. Insomma, l’idea delle infermierine è piaciuta. Per lo meno per imbambolare la gente mentre si inizia. Dato che non possono averla copiata al mio amico, devono averla copiata ai Cinesi.

Cosa ci andiamo a fare in Libia? In sostanza a dare una mano al sempre più debole sedicente governo Sarraj in una zona in cui l’entusiasmo per il primo ministro paracadutato dall’estero è quanto meno tiepido.

Ma dobbiamo contrapporci al governo di Tobruk, l’unico legittimo agli occhi dei Libici, e al suo esercito guidato dal generale Haftar, troppo vittorioso, e per giunta nei porti petroliferi. Governo ed esercito sostenuti dall’Egitto e, zitti zitti, anche dalla Francia.

Ecco allora che certi sospetti sul caso Regeni sembrano trovare una parziale conferma, ovvero che in quell’omicidio ci fosse lo zampino di qualche settore dei servizi francesi in combutta con qualche pezzo fellone dei servizi egiziani, per deteriorare i rapporti tra il nostro paese e un Egitto che si scopriva galleggiare su mastodontiche riserve di gas naturale e aveva voce in capitolo nella petrolifera Libia.

Sostenuta a gran voce da sconsiderati di sinistra, da dirittumanisti e da funzionari di ben note Ong, la tesi della colpevolezza di al-Sisi, diventato un Videla o un Pinochet del Nord Africa, permetteva a qualcuno di fregarsi le mani di nascosto. Con Pinochet e Videla gli avversari politici diventavano desaparecidos. Qui invece il cadavere martoriato del nostro giovane è stato fatto comparire in modo teatraleil giorno stesso in cui l’Italia doveva firmare enormi contratti con l’Egitto. Ma per il popolo di sinistra l’apparenza ideologica è tutto e la sostanza niente. Come diceva Karl Marx della sinistra della sua epoca, cercano la pietra filosofale mentre gli altri battono moneta reale.

E così mentre andiamo con enormi rischi a reggere il moccolo ad al-Sarraj e a fare le veci dei marines statunitensi su richiesta di un Obama che si vuole disincagliare da un Medio Oriente che ribolle come lava grazie alla Clinton, ai suoi soci e a lui stesso, qualcun altro annusa golosamente l’odore del greggio libico.

Per buona misura il presidente francese François Hollande in occasione del 15° anniversario delle Torri Gemelle, ha dichiarato che la risposta degli Usa a quegli attentati è stata totalmente sbagliata e ha creato grandi danni alla Francia. La cresta gallica si è rialzata, anche se non è più quella di De Gaulle, ma di un pollastro. Un pollastro che tuttavia rischia il regolare “attentato islamista” di rappresaglia. E Dio solo sa quanto vorrei sbagliarmi questa volta. Ma è lo stesso governo francese che – contribuendo, au passage, al dilagare di idee razziste, intolleranti e xenofobe – sta preparando la propria opinione pubblica a un nuovo attentato. Sa cose che noi ci immaginiamo ma non sappiamo.

D’altra parte la Brexit sta lasciando il segno e non si può far finta di nulla. Nel Regno Unito non c’è stata nessuna delle catastrofi preannunciate e/o minacciate, ma stanno andando benone verso i loro obiettivi, il primo dei quali si chiama Yuan, e sta in Oriente, non in Occidente.

Da noi invece si licenzia alla grande grazie al Jobs Act e l’economia rimane ferma al palo. Si fanno le prove, o meglio i provini, di Euromediterraneo a casa di Tsipras e il governo tedesco si irrita fino a insultare in malo modo e pubblicamente i partecipanti. Ma persino i Tedeschi iniziano a scocciarsi dell’Europa, con tutto che la Germania ci guadagna (ma per ora) miliardi e miliardi in esportazioni.

C’è un’aria da si-salvi-chi-può generale. Ognuno capisce che i nodi stanno venendo al pettine, primi tra tutti quelli finanziari che segnaleranno che qualcosa di storico nel potere occidentale si sta spezzando irrimediabilmente. E c’è allora chi tenta di salvarsi in modo strutturato, sfruttando la propria storia, come Londra, e chi lo fa annaspando come un naufrago che non sa nuotare, attaccandosi a ogni cosa che galleggia o che sembra galleggiare.

Eccoci qua!

NOTE

[1] Gli scienziati e tecnici citati da Roberts hanno scritto articoli che contestano la versione ufficiale e che sono stati ospitati su prestigiose riviste di settore come il Challenge Journal of Structural Mechanics, l’Europhysics News, cioè la rivista della comunità dei fisici europei, e l’Open Chemical Physics Journal.

[2] Qui Roberts si riferisce alle testimonianze che descrivono un gruppo di cittadini israeliani che “esultano per la gioia” quando vedono bruciare la Torre Nord. Si conoscono i loro nomi perché furono fermati dalla polizia. Notizia ripresa anche dal New York Times, da Fox News a dall’Associated Press che a quel tempo però omisero la nazionalità dei fermati.

[3] Quindi, va aggiunto, molto prima ovviamente delle cosiddette “primavere arabe”, come conferma anche una famosa intervista televisiva del generale di stato maggiore Wesley Clark, smentendo così tutte le sedicenti motivazioni degli “umanitaristi”, del “manifesto”, della Rossanda, della “sinistra radicale”, delle anime belle e delle Ong collaborazioniste o finanziate da Washington, quando non addirittura dirette, come Amnesty USA ai tempi della molto controversa direzione di Suzanne Nossel, ex assistente della Clinton al Dipartimento di Stato. Grazie a lei Amnesty superò se stessa con una campagna in cui chiedeva ai Marines di rimanere in Afghanistan. Una campagna che suscitò feroci proteste negli Stati Uniti. L’imperialismo di sinistra è un tratto notevole della nostra epoca, anche se non del tutto inedito nella Storia.

[4] Il teorema si applica ad ogni moneta nazionale che venga usata come moneta di riserva internazionale.

Fonte: Megachip Globalist

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  1. Vittoriano 6 mesi fa

    A tutti i frequentatori di CONTROINFORMAZIONE.INFO
    segnalo, anche :

    Paul Craig Roberts | LIBRE
    http://www.libreidee.org/tag/paul-craig-roberts/
    Archivio del Tag ‘Paul Craig Roberts’ ….

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    1. Redazione 6 mesi fa

      Grazie per la segnalazione….

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  2. giannetto 6 mesi fa

    OOOh! Si respira! per fortuna che a scadenze più o meno regolari troviamo articoli, o sintesi di articoli, di Craig Roberts, Della Luna, Meyssan, Escobar… insomma per fortuna che anche sui Massimi Sistemi si leggono talvolta analisi e commenti che non sono flatus vocis (o flatus culi) .
    Quanto alle Torri Gemelle, il loro ruolo “pearl-harbour” sembra incontestabile come apripista di tutte le successive nefandezze neocon… ma chi o cosa sta “dietro” i neocon? E’ la mera logica che m’invoglia alla dietrologia…. M’incuriosiscono molto gli “israeliani danzanti”.

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    1. nessuno 6 mesi fa

      Salve, chi mi può illuminare sugli: ” israeliani danzanti”?
      Grazie.

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      1. giannetto 6 mesi fa

        Credo Blondet.

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  3. Mardunolbo 6 mesi fa

    Articolo che tocca molti punti,ma tutti effettivamente correlati ! Complimenti !

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