"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

COSA ACCADDE DAVVERO IN PIAZZA TIANANMEN 25 ANNI FA

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Di Brian Becker

NDT: Freschi di piazza Maidan, ci riesce facile vedere la somiglianza tra le due situazioni. Finalmente la verità su un’altra pagina di storia.

Esattamente 25 anni fa, tutti i media statunitensi, insieme all’allora presidente Bush e al Congresso, stavano montando al massimo la folle isteria contro il governo cinese per quello che veniva descritto come il massacro a sangue freddo di migliaia di studenti non violenti “pro-democrazia” che avevano occupato piazza Tiananmen per 7 settimane.
L’isteria si basava su di una narrazione fittizia di quanto era successo quando il governo cinese aveva sgombrato la piazza dai manifestanti, il 4 giugno 1989.


La demonizzazione della Cina fu molto efficace. Quasi tutti i settori della società statunitense, compresa gran parte della “sinistra”, accettarono il racconto imperiale dell’accaduto. Il resoconto ufficiale del governo cinese fu immediatamente liquidato come falsa propaganda. La Cina riportava che circa 300 persone erano morte negli scontri del 4 giugno, fra cui molti soldati dell’Esercito Popolare di Liberazione. Insisteva che non c’era stato alcun massacro di studenti, e che di fatto i soldati avevano sgombrato la piazza senza sparare un colpo. Il governo cinese affermava anche che alcuni soldati disarmati entrati in piazza Tiananmen nei due giorni precedenti erano stati bruciati e assassinati, con i loro cadaveri appesi agli autobus. Altri soldati erano stati inceneriti quanto i veicoli dell’esercito erano stati incendiati, e molti altri erano stati brutalmente picchiati dagli attacchi violenti della folla.
Questi resoconti erano veri e ben documentati. Non è difficile immaginare quanto violentemente il Pentagono e la polizia statunitense avrebbero reagito se il movimento Occupy, per esempio, avesse incendiato, disarmato e ucciso i soldati che cercavano di sgombrare gli spazi pubblici.
In un articolo del 5 giugno 1989, il Washington Post descriveva come i combattenti anti-governativi erano stati organizzati in formazioni di 100-150 persone. Erano armati di bombe Molotov e mazze di ferro, di fronte a un Esercito Popolare di Liberazione che prima del 4 giugno era ancora disarmato.
Ciò che successe in Cina non fu un massacro di studenti pacifici, ma una battaglia tra soldati dell’EPL e gruppi armati del cosiddetto movimento per la democrazia.
“In un viale di Pechino ovest, i dimostranti hanno incendiato un intero convoglio militare di più di 100 camion e veicoli corazzati. Foto aeree della conflagrazione e delle colonne di fumo supportano con forza la tesi del governo cinese che le truppe sono state le vittime, non i carnefici. Altre scene mostrano i cadaveri dei soldati, e i dimostranti che strappano i fucili automatici da soldati che non oppongono resistenza”, ammise il Washington Post il 12 giugno 1989.

[…] La versione fiction del “massacro” venne corretta, in misura molto limitata, dagli inviati occidentali che avevano partecipato alla montatura, ma era troppo tardi e lo sapevano. L’opinione pubblica ormai si era formata. Il racconto falso era diventato quello dominante. Avevano con successo massacrato i fatti per adeguarli ai bisogni del governo USA.
“La gran parte delle centinaia di giornalisti stranieri, quella sera, me compreso, si trovavano in altre parti della città, o vennero allontanati dalla piazza affinché non assistessero al capitolo finale della storia […]” scrisse Jay Mathews, corrispondente del Washington Post a Pechino, in un articolo del 1998 sul Columbia Journalism Review.
“Quando Clinton ha visitato la piazza, a giugno di quest’anno, sia il Washington Post che il New York Times hanno spiegato che nella repressione del 1989 non era morto nessuno. Ma sono corte spiegazioni alla fine di lunghi articoli. Dubito che siano riuscite a sfatare il mito.”
Ciò che avvenne davvero

Nelle 7 settimane precedenti il 4 giugno, il governo cinese fu straordinariamente moderato nei confronti di quelli che paralizzavano il centro della capitale cinese. Il primo ministro incontrò direttamente i leader della protesta, e l’incontro fu trasmesso sulla televisione nazionale. Ciò non attenuò la tensione, anzi incoraggiò i leader della protesta, che sapevano di avere il pieno supporto degli Stati Uniti. In mezzo a piazza Tiananmen eressero un’enorme statua somigliante alla Statua della Libertà, segnalando a tutto il mondo che le loro simpatie erano per i paesi capitalisti e in particolare per gli USA. Proclamarono che avrebbero continuato le proteste finché il governo sarebbe stato rovesciato.
Di fronte a una situazione senza sbocco, i dirigenti cinesi decisero di far sgombrare la piazza. Soldati disarmati vi entrarono il 2 giugno, e molti furono bastonati, alcuni uccisi, e i veicoli dell’esercito incendiati.
Il 4 giugno, l’Esercito Popolare di Liberazione rientrò nella piazza, stavolta armato. Questo è il momento in cui, secondo i resoconti dei media statunitensi, le mitragliatrici dell’EPL falciarono migliaia di pacifici studenti. Otto giorni dopo, il 12 giugno, il New York Times pubblicò il resoconto inventato di uno studente, Wen Wei Po, pieno di descrizioni dettagliate di brutalità, assassinii di massa ed eroici combattimenti di strada. Il resoconto fu riportato dai media in tutti gli USA.
Sebbene considerato come il vangelo e la prova irrefutabile che la Cina stava mentendo, il resoconto del “testimone” del 12 giugno era così esagerato che avrebbe probabilmente screditato il New York Times, tanto che il corrispondente di questo a Pechino, Nicholas Kristoff, in un articolo del 13 giugno scrisse:
“Chiedersi dove le sparatorie siano successe ha senso, perché… la televisione di stato ha perfino mostrato video di studenti che lasciavano pacificamente la piazza poco dopo l’alba, come prova che non ci fu alcun massacro. Non c’è nemmeno prova delle mitragliatrici piazzate sul tetto del museo di storia, riportate da Wen Wei Po. Ero proprio a nord del museo, e non ho visto mitragliatrici. Nemmeno altri inviati e testimoni nelle vicinanze le hanno viste… Il fulcro dell’articolo di Wen Wei Po era che le truppe avevano picchiato e mitragliato gli studenti attorno al monumento, e che una colonna di veicoli corazzati ne impediva la ritirata. Ma i testimoni dicono che i veicoli corazzati non circondavano il monumento; erano fermi al limite settentrionale della piazza. Quella sera c’erano diversi altri giornalisti stranieri vicino al monumento, e nessuno ha riportato che vi siano stati attaccati gli studenti.”
Il governo cinese riconosce che ci furono scontri armati nei quartieri vicini. Afferma che le vittime furono circa 300, compresi molti soldati che morirono per le sparatorie, le bombe Molotov e i pestaggi. Ma insiste che non ci fu alcun massacro. Anche Kristoff rigetta il resoconto del “testimone” sul massacro di studenti in piazza Tiananmen:
“Al contrario, gli studenti e un cantante pop, Hou Dejian, stavano negoziando con le truppe e avevano deciso di partire all’alba, tra le 5 e le 6. Gli studenti lasciarono ordinatamente la piazza tutti insieme. La televisione cinese ha trasmesso le immagini degli studenti che lasciavano una piazza apparentemente vuota, mentre vi entravano le truppe.”

Di fatto, il governo USA era coinvolto attivamente nel promuovere le proteste “per la democrazia” attraverso una vasta e ben finanziata macchina di propaganda coordinata a livello internazionale, che ha diffuso dicerie, mezze verità e menzogne fin da quando le proteste cominciarono, a metà aprile del 1989.
L’obiettivo del governo USA era di effettuare il cambio di regime e rovesciare il Partito Comunista Cinese, al potere dalla rivoluzione del 1949. Poiché molti degli attivisti di oggi nel 1989 ancora non c’erano o erano bambini, il miglior esempio recente di tali operazioni imperialiste di destabilizzazione e cambio di regime è il rovesciamento del governo ucraino. Le pacifiche proteste di piazza ricevono l’appoggio internazionale, i finanziamenti e il supporto mediatico degli USA e delle potenze occidentali; vengono poi sottoposte alla guida di gruppi armati salutati dai media come combattenti per la libertà; infine il governo nel mirino della CIA viene completamente demonizzato se usa la polizia o i militari.
Nel caso delle proteste cinesi del 1989, il governo USA stava tentando di provocare una guerra civile. The Voice of America portò le sue trasmissioni in lingua cinese a 11 ore al giorno, e le inviò “direttamente a 2.000 antenne satellitari cinesi, in gran parte dell’Esercito Popolare di Liberazione.” (New York Times, 9 giugno 1989) Le trasmissioni erano piene di resoconti secondo cui alcune unità dell’EPL stavano sparando su altre, e alcune unità erano fedeli ai protestanti, altre al governo. The Voice of America e i media statunitensi cercavano di creare confusione e panico tra i filo-governativi. Appena prima del 4 giugno, riportarono che il primo ministro cinese Li Peng era stato ucciso, e che Deng Xiaoping era prossimo alla morte.
La maggioranza, nel governo e nei media USA, si aspettava che il governo cinese venisse rovesciato da forze filo-occidentali, come stava cominciando a succedere allora nell’Europa centro-orientale (1988-1991) in seguito alle riforme pro-capitalismo di Gorbachev.
In Cina i movimenti di protesta “per la democrazia” erano guidati da studenti privilegiati delle università d’elite, ben collegati in particolare con gli Stati Uniti. Chai Ling, riconosciuta come principale leader degli studenti, in un’intervista del 4 giugno riconobbe che l’obiettivo era di portare la popolazione al conflitto per rovesciare il partito comunista, e che ciò sarebbe stato possibile solo provocando il governo affinché attaccasse i dimostranti. Chai Ling spiegò anche il motivo per cui non si potevano dire agli altri studenti i veri obiettivi dei leader del movimento.
“La ricerca della ricchezza fa parte dell’impeto per la democrazia” spiegò Wang Dan, altro leader studentesco, in un’intervista del 1993 al Washington Post. Wang Dan era stato su tutti i media statunitensi prima e dopo gli incidenti di piazza Tiananmen. Era famoso perché spiegava come mai i leader studenteschi non volevano che i lavoratori cinesi si unissero al movimento: “il movimento non è pronto per la partecipazione dei lavoratori, perché la democrazia deve prima essere assorbita dagli studenti e dagli intellettuali.”

25 anni dopo: gli USA perseguono ancora il cambio di regime in Cina
Le azioni del governo cinese per disperdere il cosiddetto movimento per la democrazia provocarono amara frustrazione nell’establishment statunitense. Dapprima gli USA imposero sanzioni economiche alla Cina, ma l’impatto di queste fu minimo, e sia Washington che le banche di Wall Street si resero conto che sarebbero stati loro i perdenti, se avessero cercato di isolare completamente la Cina proprio quando questa stava aprendo i suoi vasti mercati alle compagnie occidentali.
Ma la questione della contro-rivoluzione cinese sarebbe tornata alla ribalta. Se l’apertura della leadership post-maoista ha consentito alla Cina di colmare il divario tecnologico con l’Occidente, dall’altra parte ha fatto sviluppare la classe capitalistica all’interno della Cina, e una parte importante di quella classe sta venendo corteggiata da tutti i tipi di istituzioni finanziate dal governo USA e dai centri accademici statunitensi. Anche il Partito Comunista Cinese è diviso in fazioni filo-americane e filo-socialiste.
Oggi, il governo USA sta esercitando sulla Cina pressioni militari sempre maggiori. Sta cementando nuove alleanze militari e strategiche con altri paesi asiatici. Spera anche che, con abbastanza pressioni, prevalgano i dirigenti cinesi che vogliono abbandonare la Corea del Nord.
Se la contro-rivoluzione dovesse avere successo, le conseguenze sarebbero catastrofiche per il popolo cinese e per la Cina stessa. con tutta probabilità il paese si frantumerebbe come successe all’Unione Sovietica e all’ex Yugoslavia. Da decenni nei circoli politici USA si discute lo smembramento della Cina, che la indebolirebbe e permetterebbe agli occidentali di carpirne le parti più lucrative.

Fonte: Global Research

Traduzione: Anacronista

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