"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

Continua la campagna mediatica occidentale contro Putin

di  Luciano Lago

Continua la campagna mediatica occidentale per diffamare il Presidente russo Vladimir Putin. Una campagna diretta da Washington e Londra che si giova di un poderoso apparato mediatico e della complicità’ dei governi degli USA e del Regno Unito.
Non si è’ spento ancora l’eco delle accuse mosse a Putin di essere il mandante dell’omicidio dell’ex agente russo Aleksandr Litvinenko, sulla base di indizi  precostituiti  dalle autorità britanniche, che gia’ iniziano nuove accuse, in questo caso di “corruzione” lanciate dagli USA.

Secondo  l’ultima informativa, resa pubblica dal Dipartimento del Tesoro USA,  Putin sarebbe un corrotto in quanto  “il presidente Putin fa arricchire i suoi amici ed alleati a lui vicini utilizzando fondi statali mentre al contrario fa emarginare coloro che non gli sono amici”. Una accusa molto generica come si vede ma pronunciata da  un tal Adam Szubin, sottosegratario per il terrorismo e per le finanze internazionali, nel corso di una intervista alla BBC, il quale ha aggiunto che, secondo la CIA ed indagini di “esperti” russi, la  ricchezza di Putin ammonterebbe a 40.000 milioni di dollari, mentre il suo stipendio ufficiale sarebbe di 110.000 dollari all’anno. Naturalmente questo funzionario USA afferma che Putin utilizzerebbe “metodi raffinati” per ocultare la sua vera ricchezza, come una impresa fantasma, società immobiliari  e tecniche di riciclaggio di denaro. Vedi: La casa Bianca non smentisce le accuse di Adam Szubin

Tutte queste accuse risultano  piuttosto esilaranti considerato che provengono da un paese dove i candidati alla presidenza degli Stati Uniti sono tutti miliardari che vengono finanziati dalle grandi corporations di Wall Street e, come nel caso accertato di Hilary Clinton, ricevono centinaia di milioni di dollari dall’Arabia Saudita, alla loro fondazione, senza che questo costituisca scandalo o sia oggetto di indagini. Senza parlare degli enormi finanziamenti che i membri del Congresso USA ricevono dalla Lobby dell’apparato industriale militare per seminare guerre intorno al mondo che fanno arricchire i profitti delle mega industrie degli armamenti USA come la Lockheed Martin, la Boeing, la Northrop Grumman, la General Dynamics, ecc..

Più comodo e più agevole occuparsi di presunti “arricchimenti” e corruzione dei nemici degli interessi degli Stati Uniti.
Sembra scontato che a breve termine appariranno accuse sui media occidentali secondo cui Putin, in privato, picchia e maltratta la moglie e da ultimo,  gli stessi media sembra che stiano preparando “clamorose rivelazioni” con cui sosterranno  che Putin sia un pedofilo.

La copertina di Time con Putin come il nuovo Hitler
La copertina di Time con Putin come il nuovo Hitler

Niente di nuovo sotto il sole, si tratta della abituale campagna di criminalizzazione che in Occidente di scatena contro qualsiasi esponente politico o statista che sia considerato ostile agli interessi dell’egemonia USA. In tempi recenti questa campagna era stata massicciamente diretta contro Gheddafi, poi contro Bashar al Assad (presidente della Siria), prima ancora contro Milosevic (il leader della Serbia), contro Saddam Hussein, ecc.. Tutti i media occidentali si accodano a tale campagna, dal New York Times al Corriere della Sera, dalla CNN a Le Monde ed a Repubblica, dalla BBC alla RAI, come ad un segnale convenuto, ed iniziano a sparare a zero sull’obiettivo del fuoco concentrato. Le accuse di solito più’ ricorrenti: violazione dei diritti umani o quella di disporre di  armi di distruzione di massa.

A questo tipo  di campagna normalmente segue un intervento militare diretto (come nel caso di Milosevic, in Serbia, di Saddam Hussein in Iraq e di Gheddafi in Libia),  o altrimenti un intervento fatto per procura, preceduto da  sobillazione interna (tramite la CIA) e tramite gruppi di mercenari jihadisti (come nel caso della Siria).

Tuttavia all’opinione pubblica viene fatto credere che gli interventi militari siano giustificati volta per volta per “difendere i diritti umani” o eliminare il pericolo delle armi di “distruzione di massa” e “difendere la pace nella regione”.

Un copione ormai classico dove vi è’ chi crea gli avvenimenti, chi poi (vedi i servizi di intelligence)  fabbrica una qualche  provocazione (“false flag”) come pretesto per l’intervento  e gli stessi  Stati Uniti, con i loro alleati  e  la NATO (denominati  ormai l'”Armata del Bene”)  avviano poi la soluzione del problema che viene trovata a colpi di bombardamenti selettivi.

La Storia recente ha visto molti di questi interventi e si sono visti poi i risultati in termini di destabilizzazioni di interi paesi, crescita del terrorismo e conseguenti ondate di profughi.

Questa strategia risulta pero’ oltremodo pericolosa con la Russia, essendo questa una potenza nucleare che oggi si frappone all’attività espansionista degli USA e della NATO, una potenza che ha lanciato  una sfida  all’egemonia unilaterale di Washington ed ai programmi geopolitici disegnati dai grandi strateghi della Casa Bianca, in Medio Oriente (vedi Siria) come in Europa (vedi Ucraina) ed in Asia centrale (vedi Kazakistan ed Uzbekistan) dove si accumulano colossali interessi economici e strategici (gasdotti e risorse energetiche).  Si tratta di un grande gioco di contrapposizione geopolitica dove la battaglia fra le grandi potenze, con la Cina che si è decisamente schierata dalla parte russa,  prevede un obiettivo finale che  è quello del dominio del grande continente euroasiatico  che Washington vuole acquisire sottraendolo all’influenza russa.

Fa parte di questo gioco la strategia di diffamazione propagandistica  lanciata da Washington, nel caso di Putin, che  ha prodotto però,  fino ad oggi, degli effetti oppposti, visto il coagularsi del consenso della popolazione russa che viene calcolato a livelli record dagli stessi esperti occidentali, attorno al 90% della popolazione, facendo anzi crescere un forte spirito nazionalistico ed identitario fra i cittadini russi.

Questo aumenta la “frustrazione” di Washington e di Londra, in particolare degli ambienti  dei “neocons” statunitensi  i quali  spingono sull’acceleratore della campagna di diffamazione e, con molta probabilità, sono in preparazione altre trappole e provocazioni ( come avvenuto per l’aereo della Malaysia Airlines abbattuto in Ucraina),  studiate e prefabbricate  per poter dimostrare all’opinione pubblica occidentale che Vladimir Putin è il “nuovo Hitler” dell’epoca attuale (dichiarazione di Hilary Clinton)  ed il “mondo libero” deve sbarazzarsi di lui a qualsiasi costo, anche al prezzo di un conflitto nucleare.

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