"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

Consolidamento dell”Asse della Deterrenza’

Cacccia bombardieri iraniani

di Alessandro Lattanzio

Aerei da combattimento dell’Aeronautica iraniana effettuavano le manovre aeree Fadaiyan-e-Harim e-Velayat-6, abbattendo gli obiettivi volanti con nuovi missili. I caccia F-5, MiG-29 e Saeqeh (Tuono) lanciavano missili aria-terra contro obiettivi nella provincia centrale di Isfahan, mentre i cacciabombardieri Sukhoj Su-24 colpivano posizioni nemiche simulate con missili aria-superficie Kh-29 e Kh-25 di fabbricazione russa, e caccia F-4 Phantom II attaccavano bersagli terrestri con le versioni aggiornate dei missili Maverick di origine statunitense.

L’Aeronautica Militare iraniana impiegava in 3 giorni di esercitazioni militari caccia, cacciabombardieri, aerei da trasporto e da ricognizione, Boeing 707 da aerorifornimento e droni. I cacci F-14 e MiG-29 si esercitavano in operazioni di combattimento e guerra elettronica con i velivoli da guerra elettronica Falcon 50. “In questa fase, le operazioni di disturbo dei radar nemici sono state effettuate con successo utilizzando gli aviogetti da guerra elettronica Falcon 50, creati nell’ambito del programma Sayeh (ombra)“, dichiarava il Generale di Brigata Massud Ruzkhosh. L’Iran ha sviluppato l’industria della difesa ottenendo l’autosufficienza nella produzione della maggior parte del materiale per la difesa.

Dal 15 ottobre è in navigazione verso le coste della Siria la portaerei Admiral Kuznetsov della Marina Militare russa, salpata dalla base navale di Severomorsk assieme all’incrociatore lanciamissili a propulsione nucleare Pjotr Velikij, alle grandi navi antisom Severomorsk e Vitzeadmiral Kulakov, alla nave rifornimento Sergej Osipov e al rimorchiatore d’altura Nikolaj Chiker.

Al gruppo Kuznetsov si aggiungeranno un sottomarino a propulsione nucleare nel Mar del Nord, le fregate leggere lanciamissili Serpukov e Zeljonij Dol a Gibilterra, e nel Mediterraneo la fregata lanciamissili Admiral Grigorovich, la fregata antisom Pytlivij, la corvetta lanciamissili Mirazh, le navi d’assalto anfibio Tzesar Kunikov e Nikolaj Filchenkov, il cacciamine Ivan Golubets, la nave oceanografica Jantar e un sottomarino convenzionale.

Una volta giunta nel Mediterraneo orientale la Kuznetsov si coordinerà con le operazioni aeree dalla base aerea russa di Humaymim. La portaerei russa schiera a bordo 10 caccia multiruolo Su-33 aggiornati con il nuovo sistema di puntamento SVP-24, 4 caccia MiG-29K e una ventina elicotteri d’attacco Kamov Ka-52K, antisom Ka-27 e radar volante (AEW) Ka-31. Tale schieramento navale rafforzerà la deterrenza russa e dell’Asse della Resistenza nei confronti degli sponsor del terrorismo internazionale sul fronte siriano: la NATO e i suoi alleati regionali. Si aggiunga a questo che l’Aeronautica Militare russa ha iniziato la costruzione di una nuova pista nella base aerea T-4 nell’est della provincia di Homs, in Siria, per aumentare le sortite operative contro i terroristi dello SIIL che arrivavano su diversi convogli in fuga dall’operazione per la liberazione della città di Mosul da parte dell’esercito e delle forze popolari iracheni.

Il Comando Generale dell’Esercito Arabo Siriano, infatti, aveva dichiarato che Stati Uniti ed Arabia Saudita permettevano ai terroristi dello SIIL di fuggire da Mosul verso Raqqa, nell’ambito del “piano malvagio” dei sostenitori del terrorismo internazionale avviato dopo l’inizio delle operazioni militari dell’esercito iracheno per liberare Mosul. Il piano provvedeva vie di transito sicure ai terroristi per il territorio siriano, proteggendo i terroristi e aumentarne la presenza sul territorio siriano, nel tentativo d’imporre una nuova realtà militare nelle regioni di Dayr al-Zur, Raqqa e Tadmur.

Il Comando Generale dell’Esercito Arabo Siriano dichiarava che la battaglia pe r liberare Mosul e l’Iraq dal terrorismo è anche una sua battaglia, ed avvertiva che considera ogni tentativo d’infiltrarsi in Siria un “attacco alla sovranità della Repubblica Araba Siriana“, e che affronterà gli aggressori con tutti i mezzi a disposizione. E difatti, secondo il quotidiano libanese al-Aqbar, “Mentre la Turchia di Erdogan cerca di piazzarsi nella provincia irachena di Niniwa, a Mosul, dove si combatte, dove ha una stretta concertazione con gli statunitensi, i russi preferiscono intervenire prima che i capi dello SIIL arrivino nella Siria orientale. Ciò ha indotto la Russia ad impegnarsi nella battaglia. Secondo le informazioni, lo Stato Maggiore dell’Esercito russo ha avvertito l’Iraq e la coalizione statunitense su ogni tentativo di spingere lo SIIL verso il confine siriano. Secondo le autorità di Baghdad, Mosca collabora ampiamente in questa fase con Baghdad, aiutando l’esercito iracheno a bloccare i capi dei terroristi al confine siriano-iracheno“.

“Le azioni dei terroristi a Mosul sono costantemente monitorate ed i dati sono raccolti dai nostri siti”, dichiarava il Generale Valerij Grasimov, Capo di Stato Maggiore dell’Esercito russo. “Unità da ricognizione notturna del nostro esercito sono già schierati a Mosul e una dozzina di droni e aerei da ricognizione attualmente raccolgono le informazioni in Iraq”. Il Ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov dichiarava la disponibilità di Mosca ad inviare rinforzi in Iraq per rintracciare i terroristi e bloccarne l’infiltrazione in Siria. Riguardo ciò, l’analista Hassan Hani Zadah indicava che il piano per liberare Mosul, “era pronto da un mese, ma le forze irachene incontravano l’opposizione degli statunitensi che chiedevano l’evacuazione dei terroristi da Mosul a Raqqa! Mosul è il centro di transito per la Siria e i russi intendono colpirvi i terroristi. La Russia sembra agire in piena coordinazione con le forze popolari irachene nell’aspra battaglia che si svolge a Mosul”.

Nel frattempo, su un altro fronte dell’Arco della Resistenza, l’Egitto, si registrano movimenti interessanti. Il direttore dei servizi di sicurezza siriani, Generale Ali Mamluq, visitava Cairo il 16 ottobre, incontrando il Generale Qalid Fuzi, Vicecapo della Sicurezza Nazionale dell’Egitto, per discutere “sul coordinamento delle posizioni politiche tra Siria e Egitto, nonché del rafforzamento della cooperazione nella lotta al terrorismo nei due Paesi“.

La visita avveniva due settimane dopo il voto alle Nazioni Unite dell’Egitto a favore della risoluzione russa sulla Siria, provocando le ire dell’Arabia Saudita. La risoluzione chiedeva la cessazione delle ostilità in Siria. Nel discorso a un forum delle Forze Armate, il Presidente egiziano Abdalfatah al-Sisi affermava che l’Egitto segue una politica indipendente sulla questione siriana, sottolineando la necessità di rispettare la volontà del popolo siriano, di disarmare i gruppi estremisti e di ricostruire la Siria. E commentando la decisione dei sauditi di sospendere le forniture di petrolio all’Egitto, al-Sisi affermava “L’Egitto si prostrerà a Dio. Non abbiamo alcun problema ad affrontare qualsiasi sfida, finché gli egiziani hanno un cuore… l’indipendenza è onore, nobiltà ed etica. Chi vuole la libertà subisce pressioni“.
Già il 23 settembre, il Ministro degli Esteri iraniano Mohammad Javad Zarif incontrava l’omologo egiziano Samah Shuqry a margine dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite a New York. Sulla crisi siriana Shuqry sottolineava le differenze tra Arabia Saudita ed Egitto: “I combattimenti della coalizione in Siria possono decidere il cambio del regime nel Paese, ma non è la posizione dell’Egitto“.

In seguito si ebbe un incontro tra il nuovo capo della sezione degli interessi egiziani a Teheran Yasir Uthman, e Hossein Amir-Abdollahian, direttore generale per gli affari internazionali del Parlamento iraniano, già Viceministro degli Esteri per gli affari arabi e africani. Abdollahian espresse l’entusiasmo dell’Iran a una cooperazione con l’Egitto sulle questioni regionali, come la crisi siriana, “Iran ed Egitto sono Paesi importanti e influenti che possono avere un ruolo costruttivo nel diminuire le tensioni regionali tramite la cooperazione“. Uthman esprimeva la speranza che la cooperazione con gli “amici iraniani” colmasse il divario tra i due Paesi, “L’avanzare dei negoziati e delle consultazioni tra i funzionari dei due Paesi migliorerà la situazione della regione“.

Fonte:

Navi russe in Siria
Navi russe in Siria

Aurorasito

Riferimenti:
al-Manar
al-Monitor
FARS
FARS
Press TV
RID

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