"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

Come sono riusciti a distruggerci

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di Andrea Signini

Fonte: Rinascita.eu
L’Agenzia McKinsey, grande sponsor di Matteo Renzi, viene citata all’interno di un documento molto interessante, redatto nel marzo 1998[1] da Giovanni Ferri, Principal Financial Economist della Banca Mondiale.  Proviene dagli archivi di MPS[2] (Monte Paschi di Siena),
I contenuti del comunicato non fanno che corroborare quanto espresso dalle parole contenute nei libri dell’economista più noto, Nino Galloni (Cfr. Misteri dell’euro misfatti della finanza, Edizioni Rubettino, 2005, pag. 23), poiché nei toni e nelle mire del Ferri affiora in purezza tutto lo “sforzo cinico” da manager.
Egli (Ferri) scriveva all’attenzione di un pugno di destinatari fra cui Fabrizio Barca[3] (già Ministro della Coesione Territoriale del Governo Monti – e scampato ministro dell’economia della fase renziana – mi rifiuto di definire Governo tutto ciò che parte da Monti in poi).

L’intento di tutta l’opera del Principal Financial Economist della Banca Mondiale era quello d’illustrare ai destinatari, con dovizia di particolari (oltre che grafici non riportati in questa elaborazione), la bontà dell’uso d’immettere sul Mercato titoli cartolarizzati. Si legge inoltre che Alitalia, nel Settembre 1994, per tramite della Citibank[4], ha immesso 350 Miliardi di “lire-euro” di titoli cartolarizzati della US Guarantee che deteneva nelle proprie casse.
“Per le imprese, lo sviluppo di un mercato della cartolarizzazione dei prestiti, oltre a produrre i benefici indiretti […] potrebbe offrire anche benefici diretti. Imprese di dimensione grande o mediogrande (Alitalia, Cremonini, Finmeccanica, Olivetti) [e Parmalat N.D.R.], come si è visto hanno già lanciato operazioni della specie ottenendo così finanziamenti a condizioni particolarmente convenienti […] In sintesi, la cartolarizzazione potrebbe costituire un passaggio intermedio adeguato a favorire l’accesso diretto degli operatori a tutti i segmenti del mercato finanziario, incluso quello del capitale di rischio[5] […] in Italia, la cartolarizzazione potrebbe offrire interessanti opportunità per migliorare le condizioni operative delle banche […]. Le prospettive di sviluppo della cartolarizzazione in Italia appaiono tuttavia condizionate alla rimozione di taluni ostacoli specifici su cui va richiamata l’attenzione[6]. Non sembra che le banche locali debbano avere dei timori di fronte alla cartolarizzazione. Come osservava già qualche anno addietro Bryan (1988), sulla base della sua lunga esperienza di consulenza nella McKinsey & Company[7]. Tra i principali ostacoli che sinora hanno sfavorito lo sviluppo della cartolarizzazione in Italia alcuni riguardano gli aspetti fiscali, altri gli aspetti civilistici, altri gli aspetti della legislazione e regolamentazione bancaria, altri ancora gli aspetti informativi. Il complesso di questi fattori ha fatto sì che, finora, la totalità delle operazioni di cartolarizzazione italiane di cui si è a conoscenza ha avuto sbocco sui mercati esteri. E non è dunque un caso che sia in fase avanzato l’iter parlamentare di una legge che dovrebbe rimuovere gran parte di questi ostacoli e/o consentire di superarli[8]”.
A prescindere dall’abbacinante (o forse capziosa, chi lo può dire) miopia professionale dimostrata dal numero uno della Banca Mondiale in Italia, irreparabilmente screditato nei fatti realmente accaduti che hanno segnato la storia (vedi Crac Parmalat[9] e successive “crisi” finanziarie[10] mondiali dovute proprio all’immissione del derivato in circolo), non sarà sfuggito il tono disinvoltamente protervo con cui egli tratteggia il ruolo del Governo – in questo caso quello italiano – riducendolo a poco più di una scacchiera su cui muovere le pedine a proprio piacimento. Quella “gran parte degli ostacoli da rimuovere” altro non erano che i bastioni eretti in tempi non sospetti. Erano gli aspetti fiscali, altri gli aspetti civilistici, gli aspetti della legislazione e regolamentazione bancaria, altri ancora gli aspetti informativi, tutti ideati col preciso scopo di scongiurare quanto invece è stato fatto accadere. Una sorta di “estintori” con cui l’Italia è cresciuta dagli anni Trenta senza mai doversene servire ma i quali non erano più in sede al momento dell’incendio doloso.
La Storia, tuttavia, ha dato loro ragione. Le modifiche arrivarono ad hoc col risultato che la struttura del primo dei poteri fondamentali dello Stato, consistente nella funzione di emanare, modificare, abrogare le leggi, venne manomesso[11].
Ora, il Renzi – vi ci potete scommettere le mutande – punterà tutto sulla “riforma” del Titolo Quinto della Costituzione, quello delle Autonomie Locali. Lo ha già annunciato durante il battibecco con Beppe Grillo. Non resta che attendere per vederlo all’opera. Solo che qualcuno gli metterà il bastone tra le ruote. Chi sarà a metterglielo?
Il popolo.

NOTE

[1] Il Presidente del Consiglio dei Ministri era Romano Prodi e Oscar Luigi Scalfaro il Presidente della Repubblica.
[2]  Istituto di credito di diritto pubblico dal 1936 divenuto S.p.A. con Decreto del Ministero del Tesoro in data 8 Agosto-’95 da cui sono nate: Banca Monte Paschi di Siena e la Fondazione Monte Paschi di Siena. Dal 27  Giugno 2012 il nuovo piano mira ad un riassetto del gruppo improntandolo fortemente alla riduzione dei costi e alla razionalizzazione. L’operazione prevede la soppressione di oltre 4.600 posti di lavoro con incorporazione delle controllate e chiusura di 400 filiali entro il 2015. Tuttavia i piani sembrano essere andati in fumo sia per  la richiesta di una Commissione Parlamentare, sia per via dello scandalo scoppiato alla vigilia delle elezioni  politiche 2013.
[3] Aveva svolto sin dal “1979 la carriera professionale nel Servizio Studi di Banca d’Italia, divenendone dirigente nel 1991 [e poi ha] ricoperto l’incarico di Capo del Dipartimento per le politiche di sviluppo e coesione tra il 1998 e il 2000 e dal 2001 al 2006 presso il Ministero dell’Economia e delle Finanze, nel quale ha assunto l’incarico di Dirigente Generale.
Fonte: Governo italiano – Presidenza del Consiglio dei Ministri – Fabrizio Barca Ministro per la Coesione  Territoriale.  http://www.coesioneterritoriale.gov.it/fabrizio-barca-ministro-per-la-coesione-territoriale/
[4] A partire dal marzo 2010, Citigroup è la terza società bancaria statunitense più grande per totale attivo, dopo la    Bank of America e JP Morgan Chase. Ma se oggi può vantare tale posizione non è certo per via di una politica     irreprensibile, anzi. Come si legge nel sito http://en.wikipedia.org/wiki/Citibank (non disponibile in lingua italiana) Citibank “as a result of the global financial crisis of 2008–2009 and huge losses in the value of its subprime mortgage assets, Citibank was rescued by the U.S. government under plans agreed for Citigroup. On  November 23, 2008, in addition to initial aid of $25 billion, a further $25 billion was invested in the corporation together with guarantees for risky assets amounting to $306 billion”  – traducibile in –  “a seguito  della crisi finanziaria globale del 2008-2009 e di enormi perdite di valore dei suoi attivi dei mutui subprime  [gli stessi di cui si parla nello scrtto del Ferri], Citibank è stata salvata dal Gverno degli Stati Uniti nell’ambito di piani concordati per Citigroup. Il 23 novembre 2008, in aggiunta agli aiuti iniziali di $ 25 miliardi, ottenne  in prestito di ulteriori 25 miliardi dollari”. Gli aiuti totali distribuiti dal Governo di Obama al circuito bancario   americano che rivendeva titoli tossici senza nemmeno proteggersi attraverso la stipula di assicurazioni a  copertura della minaccia di default, ammontano a 204 Miliardi di USD di cui solo un misero 60 % è stato  restituito e – come scrive CNN-Money – “Eight banks, mainly regional lenders headquartered in the South andMidwest, still hold TARP loans of at least $1 billion. All have been losing money by the bucketful, and   none is expected to turn an annual profit until 2011 at the earliest” ovvero “Otto tra banche ed istituti di credito prevalentemente regionali con sede nelSud e nel Midwest, continuano a detenere i prestiti di almeno 1 miliardo di USD. Tutti hanno perso soldi a secchiate, e non si intravede possibilità di un utile annuo fino a  2011”. Le stesse piccole banche a cui profusamente il Ferri fa riferimento nel documento del 1998.
Fonte: http://money.cnn.com/2010/03/30/news/companies/banks.tarp.fortune/index.htm.
[5] G. Ferri, La cartolarizzazione dei crediti: vantaggi per le banche e accesso ai mercati finanziari per le imprese    italiane, in Studi e note di economia, Graph. Darst, Firenze Marzo 1998, Sez. pp. 87-106, pagg. 101 e 102. Reperibile anche on-line all’indirizzo: http://www.mps.it/NR/rdonlyres/6432FF04-C5C0-4D13-AAF3-3F57CD2728FB/34382/i4_ferri.pdf.
[6] G. Ferri, Alcune considerazioni specifiche sul caso italiano, Ivi, pag. 99.
[7] G. ferri,  Cartolarizzazione: le opportunità per le banche italiane Ivi., pag. 100.
[8] G. Ferri, Alcuni dei principali ostacoli, Ivi, pagg.102, 103.
[9] G. Braccini Squeri, Crack Parmalat. Corruzione giudiziaria, I^ parte, stampato in proprio, Parma 2012.
[10] Cfr., G. Sapelli, Giochi proibiti. Enron e Parmalat, capitalismi a confronto, Bruno Mondadori, Milano 2004.
[11] Cfr., G. Sapelli, La democrazia trasformata. La rappresentanza tra territorio e funzione: un’analisi teorico-comparativa, Bruno Mondadori, Milano 2007.

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