"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

Come osano i russi essere così vicino alle nostre basi?

BASI NATO

di Gianni Petrosillo

Come osano i russi essere così vicino alle nostre basi? Così un soldato americano descriveva sarcasticamente la minaccia rappresentata dalla Russia per le postazioni militari statunitensi dislocate in Europa e nel mondo.

La propaganda americana, con la sua realtà invertita, sepolta dalla battuta di un milite ignoto. La cosa fa certamente sorridere ma, nondimeno, rivela i rischi ai quali gli Usa stanno sottoponendo i loro cosiddetti amici occidentali.
In caso di scontro guerreggiato con i russi noi saremmo la prima linea del fronte, o comunque, il terreno di battaglia principale, sul quale gli americani misurerebbero la legittimità delle loro pretese imperiali contro concorrenti sempre più armati e preparati. Noi europei non abbiamo nulla da guadagnare dall’occupazione militare del nostro territorio da parte di Washington, soprattutto perché ormai l’alleato di un tempo rappresenta una minaccia tanto quanto i presunti avversari di adesso.


E’ un fatto oggettivo al quale l’Europa non potrà sfuggire ancora a lungo. L’epoca multipolare ha liberato molte energie che non possono essere imbrigliate negli schemi ideologici e geopolitici di un secolo ormai passato. La convenienza di essere sotto l’ombrello della Nato è finita con la caduta dell’URSS e, checché ne dica il Generale Mini, il trattato è oramai un inganno perché i suoi mutati obiettivi non sono mai stati ricontrattati tra le parti. Possiamo ancora aderire ad un accordo che ci espone a così tanti pericoli senza che lo stesso ci porti profitti strategici, nel breve e, ancor peggio, nel lungo periodo? Direi proprio di no.

Nel Frattempo, nonostante la Russia sia ancora circondata dalle basi statunitensi, basta una esercitazione delle forze armate di Mosca per creare grande scompiglio nelle cancellerie occidentali. L’ultima di queste, che il Cremlino ha voluto proprio per rispondere al dispiegamento di ulteriori forze Nato nei paesi Baltici e in quelli dell’ex patto di Varsavia, è stata subito bollata come una inaccettabile intimidazione. Non conta che a voler modificare gli equilibri nelle aree di confine, prima sotto controllo sovietico, abbiano incominciato proprio gli statunitensi.

Costoro, evidentemente, non conoscono i principi basilari della fisica newtoniana. Ad ogni azione corrisponde una reazione, che sarebbe appunto improprio definire minaccia laddove essa è stata causata da proprie iniziative a monte.
Sicuramente i numeri sono impressionanti, considerato che i russi stanno impegnando nelle operazioni 45.000 militari, circa 3.000 mezzi corazzati, 40 navi, 15 sottomarini e 110 aerei. Iskander, bombardieri strategici Kaliningrad e i Tu-22M3 sono armamenti sofisticatissimi che dovrebbero indurre ad una maggiore ragionevolezza tutti ma le dichiarazioni rilasciate da oltreatlantico, come quelle dell’impreparata Psaky, non aiutano ad abbassare i toni. Innanzitutto, non si può avere rispetto per un portavoce del Dipartimento di Stato americano che fa diplomazia con i selfie e la cartellonistica. Se quello è il meglio che sa fare il suo posto potrebbe essere preso anche da Kim Kardashian senza sfigurare. Purtroppo però quando parla la Psaky riesce a fare anche figure peggiori, dimostrando di non conoscere la geografia e le sottigliezze della politica estera.

Ieri ha detto che:
“Le esercitazioni militari russe o il dispiegamento di armi in Crimea, che fa parte dell’Ucraina ed è occupata illegalmente dalla Russia, minano la soluzione pacifica della crisi”. Continua ad operare un difetto fisico (sempre nel senso newtoniano, ma anche un po’ nel modo di sragionare di certi americani capitati per sbaglio in determinati ruoli) che fa dire alla Psaky delle sciocchezze. Senza il golpe di Majdan non ci sarebbe stata l’annessione della Crimea alla Russia. Ed il colpo di stato di Kiev è stato preparato ed attuato con la complicità degli occidentali. I russi hanno reagito, come era ovvio che fosse.

Psaky

Ora le lancette dell’orologio non possono essere riportate indietro. I giocatori dovranno accettare la nuova configurazione geografica dell’Ucraina, al di là delle asserzioni di principio. In alternativa possono sempre farsi la guerra, ma per quello c’è tempo.

Fonte: Conflitti e Strategie

Nella foto sopra: una mappa delle basi NATO che circondano la Federazione russa

Nella foto sotto: la  portavoce del Dipartimento di Stato Jen Psaky

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  1. emilio 2 anni fa

    Non capisco la posizione del Kazakistan. Come può ospitare basi militari della nato pur essendo allo stesso tempo un alleato della Russia. In caso di guerra cosa accadrebbe? Si schiererebbero con i russi consentendo contemporaneamente l’uso delle basi agli americani? Mah…

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  2. Pansa 2 anni fa

    Il popolo americano con i sui rappresentanti non si smentisce mai,dei sempliciotti ignoranti, deficenti(nel senso latino del termine) che semplificano le cose e non conoscono la storia.
    Gli americanii, un popolo formato da un accozzaglia di persone che ha fatto scomparire dalla faccia della terra un popolo intero confinando quei pochi superstiti in “riserve”, abituati ancora a risolvere le questioni come nei saloon del vecchio west, li possiamo paragonare ai talebani afghani e altri personaggi che scorrazzano sotto vari nomi dal medio oriente all’Africa.
    Ma se hanno liberato l’Europa nella 2a guerra mondiale dalla dittatura del nazifascismo perché ora vogliono imporre( e imporre vuol dire in questo caso dittatura) il loro modo di vita?
    Non capisco. O forse non sono così liberali….?

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  3. Idea3online 2 anni fa
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    1. United 2 anni fa

      La relazione privilegiata con la Federazione russa non ha impedito al Kazakistan di crearsi interlocutori euro-atlantici. A partire dai primi anni Novanta, la cooperazione alla sicurezza e alla non-proliferazione hanno costituito il principale ambito di collaborazione con gli Stati Uniti, che hanno sostenuto politicamente ed economicamente la rimozione delle testate nucleari ereditate dall’Urss (rimozione completata nel 1995), nonché l’adesione del paese ai principali trattati in materia di controllo degli armamenti e ai meccanismi di cooperazione con la NATO. La relazione kazako-statunitense si è rafforzata dopo gli attentati dell’11 settembre 2001 e il lancio dell’operazione Enduring Freedom, per la quale il sostegno logistico kazako nel quadro del ‘Network di distribuzione settentrionale’ si è rivelato essenziale. I rilevanti interessi delle compagnie energetiche statunitensi nell’esplorazione e nello sfruttamento dei giacimenti di idrocarburi kazaki e il sostegno assicurato dalla Casa Bianca ai progetti infrastrutturali, volti a favorire l’esportazione diretta delle risorse del paese verso i mercati occidentali, completano il quadro di una partnership prioritaria per Astana. Di natura principalmente economica – e legati allo sfruttamento delle risorse energetiche del paese – sono i rapporti tra Kazakistan e Unione Europea (EU), con la quale Astana ha siglato nel 1999 un accordo di partenariato e cooperazione, attualmente in attesa di rinnovo. La rilevanza del comparto energetico nelle relazioni con l’EU è confermata, prima ancora che dal Memorandum d’intesa siglato nel 2006, dagli accordi bilaterali di partenariato conclusi da Astana con i principali paesi importatori dello spazio comunitario: Italia, Germania, Francia e Spagna.

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