"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

Civiltà ed il suo declino

di Juan Manuel De Prada

In una allocuzione davanti al Parlamento francese dopo i vili attentati jihadisti di Parigi, il presidente Francois Hollande ha affermato: “la Francia non sta partecipando ad una guerra di civiltà, visto che questi assassinii non rappresentano alcuna civiltà”. La frase è stata trasmessa sui titoli della stampa, evidenziata enfaticamente nei circoli dall’encefalogramma piatto e diffusa come alfabeto per le masse; tuttavia nessuno si è azzardato a segnalare che si trattava di una carenza logica di testo, visto che si utilizza una premessa sicura per sboccare in una spiegazione falsa con la segreta intenzione di occultare che la certezza della premessa di fonda su ragioni molto distinte rispetto a quelle che si enunciano.

La Francia in effetti non sta partecipando ad una guerra di civiltà, perchè, per prodursi una guerra di questo genere, bisogna avere due forme di civiltà in lizza; tuttavia la dura verità è quella che gli assassini che hanno attaccato a Parigi, quelli si rappresentano una pseudo forma di civiltà, una forma estrema che non può affermarsi in Francia.

La carenza di logica di Hollande giocava con la credulità di chi lo ascolta, prendendo la parola civiltà nel senso che si è estesa in Occidente, come sinonimo di “progresso” democratico.

Tuttavia una civiltà non tiene niente a che vedere con questo concetto di fantasia, inventato con il proposito di ingannare le masse, che di questo modo pensano che esiste una “civiltà occidentale”, come è esistita una “civiltà cristiana”. Comunque una civiltà rappresenta “un insieme di credenze e di valori condivisi che si conformano ad una comunità”: e da questo deriva anche che tutte le civiltà che sono esistite nel mondo sono state, sono e saranno fondate su una forma di religione; da questo discende che tutte le forme di civiltà, quando le religioni che le hanno fondate si debilitano e si oscurano, si disintegrano poco a poco , fino a zoppicare. Non è possibile conformare una comunità senza una religione condivisa, per la semplice ragione che, quando non si riconosce una paternità comune, tutta l’unione umana diventa impossibile.

Nella mal denominata “civiltà occidentale”, che non sta fondata su una religione ma piuttosto su una apostasia e su una successiva idolatria (quella del progresso democratico), le unioni sono nel migliore dei casi fragili, visto che si basano in quello che Miguel de Unamuno chiamava “l’ apparente legame degli interessi”; e come gli interessi sono di solito egoisti e mutevoli, la massa pascola dove vuole.

Soltanto si può avere una civiltà là dove ci siano religioni condivise; quando sfuma l’elemento fondativo religioso o quando tale elemento va in cocci, la civiltà scompare lentamente, fino ad essere sostituita da un’altra. Così è successo per esempio, con Roma, che, nel perdere la fede nei suoi dei, smise di coltivare le virtù che l’avevano resa forte, per poi consegnarsi nella suo stato decrepito ad un insieme di sette asiatiche divoratrici, da cui la salvò il Cristianesimo.
Tuttavia il fatto che non ci sia possibilità di civiltà senza religione non significa che ogni forma di civiltà sia buona o degna di considerazione: abbiamo avuto nell’antichità i Cartaginesi, i quali fondarono una civiltà aberrante ed infanticida, avventurosamente distrutta dai romani; abbiamo come un torbido fiume di ombra rincorrendo la Storia, la civiltà islamica, che dalle sue stesse origini, si è espansa attraverso la violenza, lanciando una formidabile offensiva contro la Cristianità pullulante di eredità che fu fermata da Carlo Martello a Poitiers, fino a quando Pelayo iniziò una difficile riconquista della Spagna visigotica.
E questa civiltà islamica ha continuato a dare segni del suo carattere espansivo e violentissimo con i turchi, che presero con massacri Costantinopoli per poi essere frenati prima a Lepanto e dopo alle porte di Vienna.

Questa civiltà islamica è quella che adesso ritorna ad attaccare (dopo che l’avarizia democratica ha giudicato insensatamente di voler deporre dittatori che la contenevano); soltanto che affronta e non ha davanti una civiltà cristiana disposta a farle fronte, unita intorno ad una fede comune che opera a modo di antidoto e ricostituente, ma che piuttosto dispone soltanto di una moltitudine apostata, febile ed amorfa di genti incapaci per il sacrificio che pensano illusoriamente che defecando quattro bombe controllate a distanza possano andare a scongiurare il pericolo.

Tuttavia i popoli che hanno rinnegato la loro civiltà sono destinati a perdere le guerre contro i popoli che conservano la propria. E finiscono per essere loro schiavi, perchè i loro governanti senza fede sempre lo hanno tradito, in primis lasciando che il nemico si installi nelle sue terre quale cavallo di Troia multiculturale, dopo facendo lo stesso che fece il codardo vescovo di Oppas, quando (nell’epoca della conquista dei mori) l’emiro Muza entrò a Toledo: consegnando a lui una lista delle teste che erano da tagliare.

Fonte: Finanzas.com

Traduzione: Luciano Lago

*

code