"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

Cina: quale futuro?

di Seth Ferris*

La Cina si è trasformata da un paese secondario che produceva beni a buon mercato a una della maggiori potenze economiche in un periodo molto breve. I commentatori hanno spesso paragonato la sua ascesa a quella di Singapore, sottolineando però la diversità delle tradizioni e delle visioni di questi paesi. L’implicazione è che i paesi non considerati “occidentali” non potrebbero raggiungere il successo economico.

Tale mentalità era cominciata come prodotto dell’ignoranza, ma è ora il prodotto della paura. E’ questa paura, più di ogni altra cosa, che sta permettendo all’ascesa cinese di procedere indisturbata.
Staccatosi dalla Malesia nel 1965, Singapore fu costretto a difendersi da solo, come paese del terzo mondo, sotto la guida di Lee Kuan Yew, il suo primo ministro, recentemente scomparso, originario di Canton in Cina e di etnia cinese Hakka. Singapore divenne un drago asiatico multirazziale costruito su di un’etica del lavoro cinese, nonostante non avesse risorse naturali. In tal modo sviluppò un nuovo modello economico per la regione, che come sempre fu abbracciato da altri senza riguardo per i fattori locali.


Alla fine perfino la Cina comunista riconobbe che Singapore era un modello adatto. Capì anche che era stata l’influenza culturale cinese, più che l’orientamento occidentale, a guidare l’ascesa di Singapore. Visto che la Cina poteva usare gli stessi metodi, anziché importare una diversa etica culturale, li ha fatti funzionare su grande scala.
Perciò nessuno dovrebbe sorprendersi se sulla più ampia scena internazionale la Cina sta cambiando le regole del gioco stabilite dalle potenze dominanti e specialmente dagli Stati Uniti. Quello che sta causando preoccupazione è che l’ordine esistente non sa come rispondere, perché non conosce il suo avversario. Non riesce a scorgere la fine e quindi non vede il presente, se non in termini negativi.

Mattoni e BRICS
La Cina è letteralmente un grande mattone nella Grande Muraglia di un nuovo sistema economico e politico che si sta sviluppando rapidamente. Tutti accoglievano con favore questo cambiamento quando significava che la Cina, in precedenza ostile, si univa al “club” dei leader mondiali che facevano tutti le cose nel modo accettato. Ora invece i tentativi degli USA di imporre controlli valutari e altre restrizioni commerciali illegali sulla Cina sono la prova di quanta preoccupazione tale cambiamento stia provocando.

Quando la Cina produceva elettronica a buon mercato e beni di plastica e carta, l’Occidente aveva interesse in un’economia cinese forte, purché rimanesse dipendente e i proventi non venissero usati per sviluppare armamenti. Ora la forza cinese sta imponendo la stessa dipendenza economica ai suoi vicini, e da questo proviene un maggiore potere politico. Presto la Cina non avrà bisogno dell’approvazione occidentale per nulla, se ne ha ancora bisogno ora.

Non sarà più un partner occidentale nel sistema internazionale, ma ne creerà uno nuovo basato attorno al forum dei BRICS (Brasile, Russia, India, Cina e Sud Africa) e comprensibilmente l’Occidente non vuole doversi adattare.
Si è quasi dimenticato che la Cina è ancora una dittatura comunista. Il problema non è però la screditata ideologia dietro a questi paesi ma il fatto che essi insistono a fare le cose in modo diverso.

La Cina si è resa conto, ideologia o no, che deve ascoltare i bisogni del suo popolo così come restare competitiva sui mercati mondiali. Questo contraddice il pensiero occidentale, secondo il quale la prosperità interna è possibile solo dopo aver raggiunto la competitività. In Occidente quando le economie sono in difficoltà il rimedio classico è di tagliare la spesa pubblica e il welfare, riducendo così la capacità della popolazione di partecipare all’economia. La Cina ha preso l’approccio opposto, reagendo a ogni difficoltà aumentando la spesa per creare posti di lavoro, sviluppare infrastrutture e creare una base più solida dalla quale invertire il declino, credendo nel principio che la prosperità porta altra prosperità.

Un economista occidentale che suggerisse misure simili verrebbe radiato dalla professione dagli stessi accademici intolleranti che la gestiscono, e un politico con tali idee non guadagnerebbe mai la credibilità necessaria per implementarle. In Cina hanno funzionato, ma l’Occidente non può copiare la Cina per via di questa differenza culturale. Perciò la Cina godrà degli stessi benefici del successo e guiderà un nuovo ordine mondiale nel quale l’Occidente sarà in perpetuo svantaggio. Pochi occidentali sanno parlare o leggere il cinese, o hanno alcuna vera conoscenza delle sue norme culturali e delle sue aspettative. Di conseguenza la paura di perdere il controllo sta venendo ingigantita dalla paura più grande di tutto: quella dell’ignoto. Non si può combattere un nemico sconosciuto, ecco perché la Cina finora l’ha passata liscia e probabilmente continuerà a farlo fino a quando il combattimento sarà futile.

Dal tallone d’Achille alla giugulare

Nel 1982 il PIL della Cina ammontava a 200 miliardi di dollari. Ora è di 9.000 miliardi. Da quando ha aderito all’Organizzazione Mondiale del Commercio, il suo fatturato commerciale è cresciuto da circa 100 miliardi a, di nuovo, 9.000. Gli investimenti stranieri diretti sono aumentati da circa 380 milioni a più di 110 miliardi all’anno.
La Cina ha ottenuto tutto questo mettendo in pratica un altro tabù occidentale: svalutando la sua moneta. Ciò continua a rendere le sue esportazioni più economiche dei competitori, e permette alla Cina di competere per materie prime vitali con le nazioni sviluppate.

Questa rapida crescita è stata accompagnata dai soliti problemi sociali e ambientali, come i commentatori occidentali hanno prontamente sottolineato. Gli indicatori umani sono stati migliorati ma sono ancora acuti, specialmente in alcune regioni. Acqua e aria sono così inquinate che incidono sulla qualità del cibo e delle forniture dell’acqua.
Ma il problema dell’Occidente è che ha già indirizzato queste problematiche. Le condizioni terribili associate con l’industrializzazione del 19° secolo non verranno mai più ritrovate in Occidente, perché la popolazione ora non le tollera. I cinesi non avranno libertà di opinione ma ancora sopportano liberamente queste condizioni in virtù di quanto possono ricavarne, allo stesso modo di quanto a suo tempo fecero gli occidentali.

La Cina ha tutto il diritto di dire che aderirà agli standard occidentali non appena l’Occidente risarcirà le vittime delle proprie violazioni ambientali.
Quest’ultimo punto è la chiave all’approccio cinese, così come risiede profondamente nel carattere cinese. La Cina non prova ad attaccare su tutti i fronti. Essa cerca invece punti dove può guadagnare un vantaggio sfruttando l’inadeguatezza della politica o del pensiero occidentale. Se l’Occidente non riesce a fare qualcosa per ragioni ideologiche, la Cina può trarne profitto facendo proprio quelle cose, e appena succede l’Occidente è battuto perché non sa rispondere.

Come scrisse l’ex segretario di stato USA, Henry Kissinger, l’approccio cinese al mondo esterno si capisce al meglio attraverso le lenti dello stratega Sun Tzu, che si concentrava sulle debolezze ideologiche dell’avversario. “La Cina persegue i suoi obiettivi,” dice Kissinger, “con lo studio attento, la pazienza e l’accumulo di tutte le sfumature; solo di rado la Cina rischia il tutto per tutto.”

Ignoto ma visibile
Xi Jinping, il nuovo leader della Cina, vede l’ascesa del paese sia come sogno che come minaccia. Arricchendosi, la Cina diventerà più forte e orgogliosa. Egli sente che essa verrà riconosciuta come qualcuno, un giocatore con un ruolo, ma non sa quale ruolo sarà e in che modo altri cercheranno di contrastarlo o di avvantaggiarsene.
Le guerre valutarie dell’Occidente sono state notate. La Cina sta coprendo i rischi delle sue scommesse comprando oro a un ritmo senza precedenti e ha fondato una banca internazionale per le infrastrutture per accumularvene una parte, cosa che le fa guadagnare non solo dividendi finanziari ma anche vantaggio politico nei paese ricchi di risorse. La Cina sa che la crescita nazionale, l’orientamento di politica estera e la sicurezza nazionale/regionale di molti paesi nei quali essa ha un interesse dipendono dalla stabilità macroeconomica cinese e dal suo essere una potenza finanziaria globale.

Ciò che è più minaccioso per gli USA, in modo particolare perché nessuno sa quale sia il gioco finale, è che la Cina si sta espandendo su tutti i fronti, compreso quelli militari. Essa sta usando la sua nuova ricchezza per costruire una capacità militare regionale e globale. Potenzialmente ciò può venire usato per risolvere le dispute territoriali, come quella di vecchia data col Giappone per le isole Senkaku, e le tensioni tra Cina, Vietnam, Filippine, Malesia e Brunei sulle isole Spratly e Paracelso. Dopodiché, chissà? Nessuno sa quale ruolo mondiale la Cina voglia o sia equipaggiata per giocare.

L’obiettivo evidente di qualsiasi aggressione militare cinese è il vecchio alleato statunitense: Taiwan. E’ sempre stato inevitabile che questo ultimo bastione dei nazionalisti sconfitti un giorno venga riaccorpato al resto del territorio. Gli USA hanno sempre resistito a questo esito, ultimamente promuovendo la politica “Una Cina” nella quale Taiwan preserverebbe la sua indipendenza, ma sanno bene che alla fine prevarrà la diplomazia cinese delle cannoniere.
Le altre dispute territoriali nelle quali la Cina è coinvolta si possono liquidare come questioni locali che necessitano di soluzioni locali. L’annessione di Taiwan, o piuttosto riaccorpamento, come lo considererebbe la Cina, sarebbe una sconfitta significativa per il mondo occidentale nel complesso. L’Occidente non interverrà per salvare Taiwan, perché è evidente che è cinese, ma non rinnegherà la sua politica di vecchia data a meno che gli eventi la rendano irrilevante. Consegnare Taiwan a una Cina economicamente potente risulterà di gran lunga più arduo di quanto lo sarebbe stato rinunciarvi nel 1979, quando la Cina venne riconosciuta da Jimmy Carter.

Gli USA sanno anche che il potenziamento militare cinese non è solo un modo per mostrare al resto del mondo la sua ricchezza. La ragione fornita dalla Cina non è di riappropriarsi di ciò che essa considera come il suo territorio legittimo, ma di contrastare la crescente presenza di truppe statunitensi nella regione. La Cina ha una flotta di sottomarini nucleari in espansione, dai quali possono venire lanciati missili verso obiettivi che l’Occidente desidera difendere, e la sua crescita militare complessiva è molte volte maggiore di quella degli USA e dell’UE, il che a lungo andare renderà la presenza statunitense nell’area irrilevante.

Submarino nuclear chino

Inoltre la notevole crescita cinese potrebbe presto far sì che l’economia interna degli USA crolli sotto la pressione. Gli attuali livelli di spesa militare statunitense sono chiaramente insostenibili. La Cina spende solo il 20% di quanto spendono gli USA nel settore militare, ma ricava molto di più dalla sua spesa. Finché gli USA dovranno scegliere se aumentare all’infinito la spesa militare o alleviare i problemi interni, questo farà il gioco della Cina, consegnando così il mondo ad un ignoto ancora più profondo.

Conclusione
Il modo per vincere la paura dell’ignoto è di averne una comprensione migliore dell’altro. Quando non si sa che cos’è, ci si arriva chiarendo che cosa non è; e non combattendo contro ciò che si sa non esserci.
L’Occidente ha ancora spazio per farlo, per ora. Nemmeno Deng Xiaoping, che aprì la Cina agli investimenti stranieri per tenere il partito comunista al potere comprando la popolazione, avrebbe predetto quanto rapidamente la Cina sarebbe diventata una potenza. Essa è ancora troppo presa dal presente per capire quale dovrebbe essere il suo futuro. Se l’Occidente lo capirà per primo, potrà ancora dare forma al futuro della Cina nel modo che desidera.
Ma per ora la sola cosa che entrambe le parti riescono a vedere è che si sta formando un nuovo ordine mondiale attraverso lo sfruttamento da parte cinese delle debolezze occidentali. Tale sfruttamento è dovuto al carattere cinese, non all’aver adottato gli standard di qualcun altro. L’Occidente non riesce a reagire perché capisce i cinesi meno di quanto questi capiscano l’Occidente, e non riesce a identificare i loro punti deboli e ad usarli a suo vantaggio.

La speranza dell’Occidente è trasformare i negativi in positivi. Dovrebbe ritirarsi dalle posizioni che sta perdendo e vederle come opportunità per sviluppare una nuova visione cui la Cina dovrà adeguarsi. Quanto è probabile che ciò avvenga? Se diventerà presidente degli USA un candidato di un terzo partito, forse. Sennò, la struttura del mondo occidentale farà la stessa fine dell’Impero Ottomano, e sarà compianta dalla stessa minuscola minoranza.
*Giornalista investigativo e scienziato politico, esperto in affari mediorientali, in esclusiva per la rivista online New Eastern Outlook
Fonte: Journal-neo.org
Traduzione: Anacronista

Nella foto in alto: Un moderno treno ad alta  velocità in Shangai

Nella foto in basso: un sottomarino nucleare cinese

*

code