"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

I “BRICS”, alternativa al predominio USA?

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Si è svolta recentemente a Durban (26/27 marzo), senza molto clamore e quasi ignorata dai media in Italia, la riunione dei paesi appartenenti al gruppo dei  cosi detti BRICS (Brasile, Russia, India, Cina e Sud Africa) ovvero il gruppo dei paesi emergenti la cui importanza economica, industriale e politica avanza di anno in anno sulla scena globale.

Questi  cinque Paesi del gruppo BRICS  si propongono di fatto come una alternativa al predominio unipolare  degli USA e dei paesi occidentali (OCSE) ed  alle istituzioni economiche e geopolitiche globali esistenti.

Il volume di scambi tra le cinque potenze emergenti ha toccato lo scorso anno i 282 miliardi di dollari contro i 27 miliardi del 2002 ed esiste una  previsione che questo possa arrivare a 500 miliardi entro i prossimi due anni.

Inoltre il gruppo dei BRICS corrisponde attualmente al  43 per cento della popolazione mondiale, ad un quarto dell’estensione del mondo ed al 21 per cento del PIL mondiale.  Questa l’importanza  anche se occorre considerare che il gruppo dei 5 paesi è tutto meno che omogeneo ed esistono forti differenze e contrasti da paese a paese. Basti pensare ai rapporti “difficili” in passato tra Cina ed India sulla questione Pakistan mentre invece  sono molto migliorati  gli accordi e le collaborazioni in campo energetico tra Russia e Cina. Senza considerare che, a livello economico, l’unico paese con un forte attivo è la Cina (23,71% dato 2011) mentre tutti gli altri paesi, a cominciare dal Brasile, presentano una forte esposizione debitoria.

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Le decisioni dei rappresentanti delle 5 nazioni hanno preso di mira alcune delle principali questioni economiche e finanziarie dove esiste un monopolio degli USA e dei paesi occidentali: essi infatti hanno  annunciato per la prima volta l’intenzione di costituire  di una banca comune di sviluppo finanziata con 50 miliardi di dollari, che romperà il monopolio del  FMI e della Banca Mondiale.

La riunione si è conclusa con la firma di numerosi accordi per incrementare l’interscambio tra i 5 paesi utilizzando però (questa la novità) le rispettive valute, erodendo  quindi lo status del dollaro quale valuta di riserva mondiale già messa in questione da altri paesi come Iran, Venezuela, Giappone e la stessa Cina.

A margine della riunione, si è manifestata una comune  richiesta di cambiamento nelle istituzioni economiche internazionali: Banca mondiale e Fondo Monetario Internazionale, ancora sotto il controllo di Stati Uniti e Europa in una divisione dei poteri che il gruppo degli emergenti ritiene non rispecchi più i nuovi equilibri globali. Lo stesso anche per il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite dove alcuni paesi mirano ad ottenere un seggio permanente (oltre a Russia e Cina che già ne dispongono).

Non risulta più possibile ignorare l’importanza di questo gruppo di nazioni emergenti.  Basti pensare alla Cina che si avvia a divenire nei prossimi anni la prima potenza economica ed industriale del pianeta  sottraendo il primato agli USA di cui la stessa Cina oggi si stima che detenga il 50% circa del debito finanziario.

La vera novità importante consiste  nella  richiesta fatta da questi paesi  di procedere ad una revisione dell’ordine economico e politico mondiale fino a qui conosciuto e nelle istituzioni finanziarie che lo rappresentano. I paesi emergenti del BRICS in pratica hanno lanciato una sfida per riformare le istituzioni internazionali ed il sistema di equilibrio di queste altrimenti si propongono di essere loro stessi a guidare il cambiamento.

La Dichiarazione comune rilasciata al termine del vertice, è stata redatta in linguaggio non conflittuale, ma si evince in modo evidente che vengono contestate l’egemonia e l’unipolarità occidentali ed in particolare la posizione degli USA.

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Il primo e prossimo  teatro di confronto tra il gruppo dei BRICS e le potenze occidentali (leggi gli USA con i loro alleati della NATO) sarà l’Africa dove già da tempo è iniziata la competizione per l’acquisizione delle ingenti risorse naturali del continente ed il controllo militare e dove attualmente sono gli USA, le vecchie potenze europee(Francia e Gran Bretagna) ed Israele a condurre il gioco con il chiaro tentativo di estromettere la Cina dalle posizioni di influenza ottenute fino ad ora.

I BRICS sono stati sollecitati  ad entrare nella competizione africana dal loro nuovo Stato aderente, il Sud Africa, ed hanno usato questa opportunità per sostenere pienamente l’Unione africana (UA). L’UA era stata il tentativo africano di integrare e unificare economicamente il continente, attraverso la creazione di una moneta unica e di un fondo di sviluppo per poter bypassare il famigerato FMI, tentativo del quale Gheddafi cercò a suo tempo di assumere  la leadership (e si è visto come è finito).  Anche dal punto di vista militare si prospetta la costituzione di organizzazioni di sicurezza/difesa e di forze militari congiunte interafricane. Perché abbia successo questo tentativo sarà necessario il contenimento delle mire espansionistiche e dell’egemonia degli USA e delle potenze occidentali, interessate ad assumere il controllo e lo sfruttamento delle risorse con operazioni “tipo Libia” fatte su larga scala nel continente sotto controllo dell’apposito comando militare USA costituito come Africom.

Le altre due importanti questioni geopolitiche e strategiche con le quali si dovranno misurare i BRICS  sono la Siria e l’IRAN.

Durante il vertice di Durban, quindi, non si potevano ignorare le due questioni più importanti in discussione presso il Consiglio di sicurezza dell’ONU – Siria e Iran. I BRICS hanno collettivamente respinto ogni ulteriore militarizzazione di questi problemi, auspicando soluzioni politiche negoziate attraverso iniziative diplomatiche, esprimendo preoccupazione per le sanzioni unilaterali e manifestando la loro opposizione ad ogni  violazione dell’”integrità territoriale e della sovranità” di queste nazioni. La Dichiarazione finale del BRICS dice dell’Iran: “Siamo convinti che non ci sia alternativa a una soluzione negoziata alla questione nucleare iraniana. Riconosciamo il diritto dell’Iran all’uso pacifico dell’energia nucleare, in linea con i suoi obblighi internazionali, e sosteniamo la risoluzione della questione attraverso mezzi e dialogo politici e diplomatici“. E sulla Siria, i BRICS hanno pienamente supportato i principi di Ginevra come quadro per risolvere il conflitto: “Crediamo che il comunicato congiunto del Gruppo di azione di Ginevra fornisca la base per la risoluzione della crisi siriana e riaffermiamo la nostra opposizione ad ogni ulteriore militarizzazione del conflitto. Un processo politico guidato dai siriani che conduca ad una transizione, può essere raggiunto solo attraverso l’ampio dialogo nazionale che soddisfi le legittime aspirazioni di tutte le componenti della società siriana, e il rispetto dell’indipendenza, dell’integrità territoriale e della sovranità siriana, come espresso dal Comunicato congiunto di Ginevra e dalle opportune risoluzioni del Consiglio di sicurezza“.

Le posizioni dei BRICS su Iran e Siria non possono, tuttavia, essere viste solo entro i parametri della dichiarazione del vertice.  Le dichiarazioni rilasciate al vertice risultano tutto sommato abbastanza diplomatiche ma sono state delegate la Russia ed alla Cina, quali membri permanenti del Consiglio di sicurezza alle nazioni Unite, le azioni da intraprendere per fermare l’aggressività della politica di USA ed Israele nei confronti della Siria e dell’Iran.

La politica dei BRICS è quella di far rispettare uno stato di diritto internazionale sostenendo il diritto di ogni paese a trovare il proprio equilibrio ed a far rispettare la propria integrità territoriale  evitando le interferenze di altre potenze estere, principi teoricamente sostenuti anche dai paesi NATO salvo poi trovare pretesti quali “interventi umanitari” e necessità di “portare la democrazia”in altri paesi per intervenire militarmente ed accaparrarsi le risorse (come in Iraq ed in Libia). Risulta una lettera inviata, durante la riunione dei BRICS, dal presidente Al Assad della Siria con la quale è stato denunciata l’aggressione e le interferenze nella sua situazione interna attuate da altre potenze regionali quali Turchia, Arabia Saudita, con l’avvallo ed il sostegno USA ed è stato richiesto l’aiuto da parte delle potenze emergenti del BRICS.

http://www.telesurtv.net/articulos/2013/03/27/al-assad-pide-a-brics-colaboracion-para-poner-fin-a-la-violencia-en-siria-4205.html

In questo caso, chi ha le chiavi di volta della situazione è proprio la Russia di Putin che non intende restare passiva di fronte  alla situazione in Siria ma ha già lanciato diversi moniti agli USA ed alla Turchia e, di ritorno dal vertice di Durban,  Putin ha ordinato manovre militari nel Mar Nero a ridosso delle coste Turche, tanto per far capire che, come affermato dallo stesso Putin nel corso di una telefonata a Erdogan, “ la Russia è pronta a reagire, nell’evenienza che un solo soldato NATO dovesse entrare in Siria, come se questi fosse entrato a Mosca”.

A “buon intenditor”……Erdogan pare che si sia sbiancato dopo la telefonata ed abbia telefonato a sua volta ad Obama  per bloccare eventuali azioni militari di tipo libico già programmate dal Pentagono  in Siria che provocherebbero lo scoppio di un conflitto con la Turchia in prima linea.

In definitiva i BRICS, vista la crescita della loro influenza economica e politica, contribuiranno ad un possibile cambiamento nelle relazioni e negli equilibri internazionali, esercitando probabilmente un contrappeso all’egemonia USA ma confrontandosi con la potenza americana nella corsa alle risorse naturali che sono necessarie per alimentare il motore della crescita industriale, in particolare per la Cina e il suo possente apparato industriale in costante crescita ed affamato di petrolio e materie prime.

Tutto questo inciderà sugli assetti mondiali e le nazioni del già declinante Occidente, attraversato da una forte crisi economica, assisteranno a questo mutamento degli equilibri con l’Europa, in particolare, che dovrà considerare di non essere più al centro del mondo.

Fonte: stampalibera.com

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