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Chomsky: le politiche degli Stati Uniti costituiscono una minaccia per l’umanità

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Il politologo statunitense, Noam Chomsky, ritiene che la base della politica estera degli Stati Uniti è costituita dagli interessi di una “elite”  nel mantenere il potere anche se ad un costo terribile per la popolazione mondiale.

In un articolo pubblicato il Martedì nel portale Tom Dispatch, il vecchio intellettuale condanna le così dette “preoccupazioni” di Washington per la sicurezza nazionale, molte delle quali furono giustificate ad uso dell’ l’opinione pubblica con la potenziale minaccia rappresentata dall’Unione Sovietica durante tutto il  XX secolo.

Molte di queste informazioni sono divenute pubbliche con le rivelazioni di Edward Snowden, membro della NSA, di cui i pezzi grossi dello stato maggiore USA, addetti alla Sicurezza Nazionale, non sono stati esattamente felici, tanto che hanno definito questi un “traditore” con accenti da “guerra fredda” nonostante Snowden fosse bloccato per molti giorni in una sala transito dell’aeroporto di Mosca.

“Vari commentatori  hanno cercato di dare una spiegazione alla fobia di Washington verso le rivelazioni fatte da questo elemento. La mia interpretazione  (sostiene Chomsky)   è quella che l’obiettivo reale della NSA era quello di realizzare uno stato di sorveglianza globale mediante intercettazioni estese a tutte le comunicazioni, di qualsiasi tipo, un obiettivo tipico di un potere totalitario”.

Chomsky indica che gli Stati Uniti hanno continuato con la loro politica di interventi militari (diretti o coperti) allo stesso modo di prima, anche quando questo pretesto era svanito, con la caduta dell’URSS nel 1989, mettendo in questione quali siano per Washington le motivazioni reali per voler ristabilire la “sicurezza nazionale”.

Si sono verificati interventi più o meno o meno allo stesso modo di prima, sebbene con  nuovi pretesti.

Per l’amministrazione americana è risultato necessario stabilire basi militari tanto numerose quanto presenti in tutto il resto del mondo e  disponendo di una sofisticata tecnologia  molto più avanzata  – non però destinata alla difesa contro una ormai inesistente Unione Sovietica- piuttosto adottando il pretesto della necessità di difesa contro il crescente potere tecnologico militare delle potenze emergenti del terzo mondo, sostiene Chomsky.

Allo stesso modo, l’intellettuale statunitense, denuncia nel suo articolo la pressione di Washington sopra qualsiasi forma di nazionalismo indipendente che non sia sotto il proprio controllo, qualche cosa che l’ex consigliere statunitense alla sicurezza, Henry Kissinger, definisce quale “un virus che potrebbe estendersi nel contagio”.

Nel Medio Oriente, gli Stati Uniti hanno controllato questo “virus” con l’appoggiare l’estremismo settario ed il terrorismo in opposizione al nazionalismo, aggiunge Chomsky.

Nel frattempo esistono serie minacce alla sicurezza della popolazione mondiale che sono invece considerate “una preoccupazione marginale” dagli strateghi della politica estera degli Stati Uniti, conclude Chosky.

Tratto da Tom Dispatch

Tradotto da Luciano Lago

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