"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

Politica

di  Eugenio Orso

Mi è capitato di leggere, ultimamente, due interessanti articoli sulla vicenda romana, sul cinque stelle e, più in generale, sul destino politico dell’Italia.

Il primo è “La Raggi è ai titoli di coda. Casaleggio l’avrebbe cacciata. Parola dell’ex ideologo dei 5 stelle Paolo Becchi” (intervista di Giorgio Velardi per La Notizia), pubblicato da Controinformazione e tratto dal blog di Paolo Becchi stesso:

la-raggi-e-ai-titoli-di-coda-casaleggio-lavrebbe-cacciata-parola-dellex-ideologo-dei-5-stelle-paolo-becchi/

Il secondo è “L’Italexit, il gattopardo e i sovranisti con il cerino in mano”, di Rosanna Spadini e Valdo, scritto per Come Don Chisciotte e ivi pubblicato:

litalexit-il-gattopardo-e-i-sovranisti-con-il-cerino-in-mano/

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Giorgio Velardi intervista Paolo Becchi su La Notizia, 04/02/2017

Virginia Raggi dovrebbe dimettersi. “Non solo per la vicenda della polizza stipulata da Salvatore Romeo, quanto perché questa Roma in agonia rappresenta il simbolo del fallimento del Movimento”. E “se Gianroberto Casaleggio fosse ancora in vita, a quest’ora l’avrebbe già cacciata a calci nel sedere”. Paolo Becchi, ex ideologo dei 5 Stelle, lo dice chiaro e tondo. “I grillini si sono trasformati in un partito come gli altri – spiega a La Notizia –. E con le elezioni in vista le beghe romane rischiano di costare care”.

– Professore, arrivati a questo punto Grillo “scaricherà” la sindaca?

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di Eugenio Orso

Il sistema occidentale, governato con pugno di ferro dal mercato globale e dalla finanza di rapina, si regge creando realtà virtuali, parallele alla realtà reale, che imprigionano le masse dominate in un mondo artificiale, menzognero, ovattato ed evitano reazioni collettive violente.

Sul piano politico, il sistema per mantenersi e riprodursi si serve di false opposizioni la cui funzione è quella di “narcotizzare” il popolo impedendo che ci sia spazio, politico e sociale, per opposizioni vere, coriacee, tali da mettere in discussione i fondamenti del sistema stesso.

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Dopo la sceneggiata grillina di adesione al gruppo neoliberista dell’ALDE con il “vengo anch’io No Tu No”, il movimento di Grillo si è arrampicato sugli specchi per giustificare le sue scelte ed aveva subito dopo prodotto un comunicato dai risvolti farseschi:

“L’establishment ha deciso di fermare l’ingresso del Movimento 5 Stelle nel terzo gruppo più grande del Parlamento Europeo. Questa posizione ci avrebbe consentito di rendere molto più efficace la realizzazione del nostro programma. Tutte le forze possibili si sono mosse contro di noi. Abbiamo fatto tremare il sistema come mai prima. Grazie a tutti coloro che ci hanno supportato e sono stati al nostro fianco. La delegazione del MoVimento 5 Stelle in Parlamento Europeo continuerà la sua attività per creare un gruppo politico autonomo per la prossima legislatura europea: il DDM (Direct Democracy Movement)”.

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Clamoroso al Cibali: Beppe viene trollato e mollato dall’ALDE, perché “non ci sono sufficienti garanzie di portare avanti un’agenda comune per riformare l’Europa”. E il M5S: siamo stati fermati dall’establishment

di Alessandro D’Amato

Alla fine è l’ALDE a rompere le uova nel paniere di Verhofstadt e Grillo. Il capogruppo dell’Alde ha annunciato la rinuncia all’alleanza con il M5S. “Sono arrivato alla conclusione che non ci sono sufficienti garanzie di portare avanti un’agenda comune per riformare l’Europa” ha dichiarato l’ex premier belga aggiungendo che “non c’è abbastanza terreno comune per procedere con la richiesta del Movimento 5 Stelle di unirsi al gruppo Alde”. “Rimangono differenze fondamentali sulle questioni europee chiave”.

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di Luciano Lago

Mentre in tutta Europa crescono i partiti e movimenti sovranisti e nazionalisti che rivendicano la riconquista della sovranità nazionale e contestano le politiche suicide dell’Unione Europea, Beppe Grillo, il guru del Movimento 5 Stelle, cosa fa?
Lui propone al suo gruppo di aggregarsi in sede di parlamemto Europeo a raggruppamento filo euro e filo europeista che si denomina ALDE (Alliance of Liberals and Democrats of Europe), lo stesso gruppo per intendersi a cui fanno capo personaggi come Monti, Zanetti e Prodi, sostenitore di tutte le più perniciose politiche di Bruxelles dalle politiche di austerità, alle prerogative delle grandi banche ed all’immigrazione incontrollata.

La svolta è venuta con un post pubblicato sul Blog dallo stesso Grillo in cui si preannuncia la fine dell’appartenenza al gruppo di Nicolas Farange e la possibile confluenza in questo gruppo di filo euro, anzi il più fanaticamente filo europeista.

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di  Ilaria Bifarini

Sul palco dell’Assemblea del Pd Matteo Renzi arriva con solita sfrontatezza che lo contraddistingue, tanto da lasciar in piedi quello che, a onor di cronaca, dovrebbe essere il nuovo premier. Ma a un’analisi più attenta l’attuale segretario del PD (ma non doveva ritirarsi dalla politica?) qualcosa ha cambiato: il suo vocabolario. Nell’era della post comunicazione, in cui i vocaboli contano molto più dei contenuti, Renzi ha dimostrato di intraprendere una svolta sostanziale: la sua trasformazione da uomo selfie a fustigatore di bufale.

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VITTORIA!!!

Anche in Italia il popolo dei “fregati”, dei traditi, di chi non crede più nei partiti e nel loro sistema di gestione della cosa pubblica ha vinto.
Un popolo è tornato a votare per far capire che è pronto a tornare in campo; è lo stesso popolo che ha mandato in malora tutti i partiti della prima repubblica, che ha cercato di cambiare votando i nuovi partiti, poi, ha capito che era tutto inutile e si è ritirato nel privato.

Ora c’è bisogno di idee chiare, di una proposta precisa, di un progetto unico che rimetta insieme gli Italiani qualunque sia stato il loro passato politico per salvare questa stupenda nazione abitata da un popolo che ha sempre trovato la forza di reagire.

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Il senatore a vita Giorgio Napolitano, ex presidente della Repubblica, è sempre fra noi: parla, pontifica, ammonisce.

di Stefania Elena Carnemolla

Napolitano, ancora tu? Il senatore a vita Giorgio Napolitano, ex presidente della Repubblica, è sempre fra noi: parla, pontifica, ammonisce. È agitato, Napolitano. Anche quando ha vinto Donald Trump s’è agitato, perché se non vince chi speri possa vincere, allora il suffragio universale fa schifo. Avesse vinto lei, Hillary Clinton, quella che nei Balcani serbi e filoserbi chiamano il “demonio”, sarebbe stato il trionfo della democrazia, ma ha vinto il palazzinaro di New York, quello col ciuffo fake, e allora al bando il suffragio universale.

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di G. Cirillo

Il 4 Dicembre si avvicina e finalmente ci libereremo di tutte queste polemiche su questa pasticciata e inutile riforma costituzionale e probabilmente anche del nostro amato premier. Premesso che voterò NO per due motivi principali: primo, Renzi ha personalizzato il voto in maniera irresponsabile e da semplice elettore non devo essere io a responsabilizzarmi e quindi a depersonalizzare il referendum, perciò dato che Renzi ha posto il referendum come un quesito su se stesso, a me lui e quello che rappresenta non piace e quindi primo motivo per il NO; secondo io da elettore e cittadino con questa riforma perdo potere, dato che viene istituito un Senato che anche se ridotto nelle sue funzioni, detiene comunque un residuo potere legislativo quindi un potere anche su di me. Potere nei miei confronti che io eleggerò in maniera molto indiretta diluendo di conseguenza il mio potere effettivo di elettore e cittadino e penso che se non si hanno tendenze masochiste, nessuno, di sua spontanea volontà, si autoriduce il proprio potere, quindi secondo e chiaro motivo per votare NO, non voglio perdere ulteriormente potere. Se questa riforma aboliva il Senato, sarebbe stato un altro discorso.

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