"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

Politica estera dell’Italia

di Giampiero Venturi

Il primo incontro bilaterale tra il Presidente del Consiglio italiano e il Presidente Trump finisce zero a zero.

C’era da aspettarselo; in fondo quanto detto da Gentiloni a Washington è parte di un discorso buono per ogni tempo e per ogni presidente. Una chiacchierata all’insegna del “poco tengo, poco dongo” che con ogni probabilità entrambi si sarebbero risparmiati. Le dichiarazioni finali di Gentiloni lasciano intendere che l’asse atlantico fra USA ed Europa si sia rafforzato.

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di Luciano Lago

Tutto si può dire di Matteo Renzi ma non che gli manchi la furbizia e la capacità di mettersi avanti nei giochi della politica con i suoi proclami e le sue mosse a sorpresa.
Una di queste mosse è stata di sicuro l’ultima presa di posizione con cui il “fiorentino” ha aspramante criticato la risoluzione dell’UNESCO di condanna della politica di Israele verso Gerusalemme ed i luoghi santi ed è arrivato persino a criticare l’astensione espressa dal suo Governo, dal suo Ministro degli Esteri, il conte Gentiloni, nel consesso delle Nazioni Unite.

La vicenda potrebbe sembrare incredibile, quella di un presidente del consiglio che smentisce il suo ministro ma in realtà Renzi ha compreso che l’occasione era troppo ghiotta ed importante per lasciarsela scappare e con una sola mossa ha dimostrato 1. di essere totalmente dalla parte di Israele, circa le tante risoluzioni di condanna dell’ONU sulla politica di occupazione e repressione attuata dai governi di Tel Aviv verso la popolazione palestinese, 2. di essere in dissidenza rispetto la stessa posizione comune dell’Unione Europea, 3. di giocarsi un ruolo internazionale che fino ad ora non aveva mai avuto, se non nella parte del vassallo dei poteri transnazionali (Washington, Berlino e Bruxelles).

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di Luciano Lago

Non potrebbe essere più stucchevole lo spot pubblicitario che il “fiorentino” è andato a cercarsi negli States su consiglio dei suoi consulenti d’immagine che lo vedevano ultimamente un pò appannato per causa delle tante polemiche del referendum e per le sue uscite impulsive: “…se perdo al referendum me ne vado….anzi no….resto…..”

Il quadretto offerto dalla Casa Bianca alle TV e prontamente diffuso da tutti i media, con Matteo Renzi da Barack Obama, accompagnati dalle rispettive signore, in una cena esclusiva per gli ospiti contornati da giullari e pagliacci di regime, fra i quali si distingueva il conterraneo Roberto Benigni (quello della “Costituzione più bella del modo”) ed altri personaggi dello spettacolo e del cinema.

Ci si domanda se sarà questa pubblicità ad avere l’effetto di convincere una buona parte di italiani a votare per il “Si” al referendum? Potrebbe essere, vista l’influenza che la TV esercita sulle menti più sprovvedute e considerando anche la mole di retorica che accompagna la propaganda del “Si” (saremo un paese più moderno, avremo una politica più efficiente, renderemo più spediti i processi decisionali, ecc..) Persino il filosofo si sinistra Cacciari si è spazientito ed è sbottato in TV contro questa melassa retorica giudicata insopportabile.

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Gentiloni minimizza l’impegno italiano nella forza NATO del Baltico per la quale dispiegheremo 140 soldati, ma non può uscirsene così. Troppe ambiguità e ripensamenti nell’azione della Farnesina.

Il ministro Gentiloni è un politico dall’esperienza troppo vasta per poter pensare veramente di sostenere che il dispiegamento di una compagnia di soldati italiani, composta da 140 uomini, in Lettonia, nell’ambito di una forza NATO da collocare nell’area baltica, a ridosso della Federazione Russa, possa essere ridotta, in questo momento storico, alla normale routine che deriva dalla nostra appartenenza all’Alleanza Atlantica.

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di Enrico Galoppini

Passato qualche giorno dall’ultimo referendum, vorrei proporre una breve ma basilare riflessione sul senso di recarsi al seggio elettorale per esprimersi sulle più disparate questioni, quando per decidere avremmo in teoria tutto un personale politico stipendiato e preposto ad occuparsene nel migliore dei modi, e cioè nel rispetto dell’interesse nazionale.

Lasciamo stare il non trascurabile dettaglio che questi referendum, quorum o no, non determinano quasi mai il risultato uscito apparentemente dalle urne: gli italiani non intendono rinunciare all’art. 18 dello Statuto dei Lavoratori? Ci pensa ‘Renzie’ col “Jobs Act” a farne carta straccia. L’acqua deve restare pubblica nei secoli dei secoli? Figuriamoci, già il giorno dopo la loro disfatta stavano studiando il modo di accaparrarsela per vendercela a peso d’oro.

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di Luciano Lago

La rotta aerea tra Roma e Tel Aviv è ormai molto frequentata dagli esponenti politici della destra italiana: ci sono passati a suo tempo un pò tutti, con poche eccezioni (da Gianfranco Fini ed i suoi collaboratori, con Ignazio La Russa, fino a Gianni Alemanno), per andare in Israele ad accreditarsi presso le Istituzioni israeliane, per ottenere un “lasciapassare” politico che permette di essere considerati affidabili e manovrabili dalla potente lobby.

Non poteva mancare anche Matteo Salvini il quale infatti si trova proprio in questi giorni in visita in Israele dove, in compagnia di Giorgetti, di Fontana e di Gianluca Pini, ha incontrato alcuni dei più qualificati membri della Knesset esperti in materia di intelligence, sicurezza, strategia anti-terrorismo.

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di Adriano Scianca

Bashar al Assad non è’ “democratico”. Bisogna sostituirlo, con un nuovo governante stabilito a tavolino dagli USA.
È sempre uno spasso seguire le contorsioni dialettiche e ideologiche dei custodi della democrazia.

Nonostante ogni plausibilità storica, politica e geopolitica, la priorità di Barack Obama continua a essere quella di rimuovere dalla Siria il suo legittimo presidente, magari dopo aver discusso della cosa con governanti illuminati come Erdogan, i Saud o l’emiro del Qatar.

E sono assai divertenti i salti mortali effettuati per replicare al semplice e lineare argomento opposto da Mosca e Teheran: il governo della Siria è affare dei siriani. Suona in effetti molto convincente e anche molto democratico, tant’è che ad americani e codazzo vario non resta che replicare con elenchi più o meno inventati di stermini un tanto al chilo del cattivissimo dittatore, tacendo magari che molto spesso si è trattato della repressione di quello stesso terrorismo jihadista che, a parole, anche Washington vorrebbe spazzare via dalla faccia della terra e non esattamente con le buone.

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