"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

Palestina ed occupazione israeliana

da Redazione

Cresce la preoccupazione delle forze di difesa israeliane per quanto si sta determinando sulla linea di confine a nord. I timori arrivano da due aspetti correlati: uno è la possibilità che l’esercito siriano possa riprendere il controllo della regione al confine, al momento assediata da diversi gruppi estremisti; l’altro è che i nuovi sviluppi in Siria potrebbero consentire ad Hezbollah di ritornare alla ribalta nella scena libanese. Negli ultimi dieci anni Hezbollah ha mantenuto il cessate il fuoco lungo il confine israelo-libanese, sin dalla guerra del 2006.

La milizia libanese ha, negli ultimi anni, perfezionato la tecnica e le capacità militari al punto da essere equiparata ad un vero e proprio esercito, probabilmente in vista di una futura battaglia contro le Forze d’occupazione israeliane (Israeli Occupation Forces – Iof ndr). Non che una nuova guerra tra Israele e Libano sia dietro l’angolo, ma il timore verso la crescente potenza militare sciita, considerata da Israele una seria minaccia, ha indotto l’Iof a non abbandonare mai l’ipotesi di un attacco preventivo.

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Gli stessi  media israeliani  smascherano il tentativo di Netanyahu di collegare all’ISIS l’attacco del camion a Gerusalemme guidato da un palestinese.

I giornalisti israeliani affermano che è l’occupazione della terra palestinese che sta guidando gli attacchi terroristici e che Israele non è la Francia o la Germania

Alcuni commentatori israeliani hanno condannato duramente Benjamin Netanyahu per aver messo in relazione con lo Stato Islamico un attacco a Gerusalemme, sostenendo che il primo ministro sta diffondendo una narrazione per inserire Israele nell’ondata di attacchi in Occidente e distogliendo l’attenzione dall’occupazione della terra palestinese.

Sabato un palestinese, Fadi al-Qunbar, ha lanciato un camion in mezzo a un gruppo di soldati israeliani nei pressi della Città Vecchia, uccidendone quattro. Subito dopo, Netanyahu ha affermato: “Conosciamo l’identità dell’aggressore, che, in base a tutti gli indizi, era un sostenitore dell’IS.”

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In occasione della dipartita di Mons. Hilarion Capucci, Arcivescovo di Gerusalemme, condannato dalle autorità sioniste a dodici anni di carcere nel 1974, di cui ne scontò quattro prima di essere esiliato in Italia, il Centro Documentazione Palestinese pubblica quella che fu la prima lettera a passare la censura tra quelle indirizzate ad alcune volontarie melchite.

Questa testimonianza conferma la grande convinzione e determinatezza di un uomo fisicamente provato da 34 mesi vissuti in solitudine in una cella di un metro e mezzo per 3, “…privato di ogni contatto umano, eccetto quello dei miei carcerieri. La mia lingua si dissecca tra una e l’altra delle visite permesse” (dalla testimonianza di una delle volontarie in visita il 16/11/1976).

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Secondo l’ong “Defence for Children International- Palestine”, sono 31 i giovanissimi palestinesi che sono morti per mano dell’esercito israeliano (81 i feriti) tra la Cisgiordania e Gerusalemme est.
Roma, 31 dicembre 2016, Nena News – Il 2016 sarà ricordato come l’anno in cui Israele ha ucciso più minorenni nell’ultimo decennio in Cisgiordania e Gerusalemme est.

A sostenerlo è uno studio dell’organizzazione non governativa “Defence for Children International-Palestine” (DCIP) pubblicato la scorsa settimana. Secondo la ricerca, sono 31 i giovani palestinesi che sono stati uccisi dall’esercito israeliano quest’anno. L’ultimo è stato il 15enne Farid Ziyad Atta al-Bayed morto il 23 dicembre dopo 69 giorni di coma. Faris era rimasto ferito negli scontri con i militari di Tel Aviv divampati lo scorso 15 ottobre nel campo profughi di Jalazoun (vicino a Ramallah).

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di Jacob Cohen

In seguito alla risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell’ONU che ha chiesto  “soltanto” la cessazione degli  insediamenti, non lo smantellamento degli insediamenti ebraici su terreni conquistati con la forza (e mai riconosciuti dalla legge internazionale), Israele ha risposto con la violenza senza precedenti, come un bambino viziato a cui tutto era permesso e che viene improvvisamente rimproverato. Come è possibile che la comunità internazionale abbia  ha avuto la sfrontatezza, la “Hutspa” (insolenza in ebraico)  di voler  mettere un bastone tra le ruote del carro del trionfo del sionismo in espansione?

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Per l’ennesima volta il governo Israeliano ha rigettato le risoluzioni del Consiglio di Sicurezza dell’ONU ed ha annunciato che non rispetterà la risoluzione, rimanendo al margine della legalità internazionale, come da sua abitudine.

Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, all’unanimità dei suoi membri e con l’astensione degli USA (questa la novità) ha approvato la risoluzione n. 2334 in cui richiede con urgenza ad Israele “di mettere fine agli insediamenti illegali realizzati sui territori palestinesi occupati con la forza militare, in forma “immediata e completa”.

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Il rabbino razzista israeliano, Shmuel Eliyahu, ha lanciato un appello a bruciare i palestinesi, accusati di essere loro i responsabili dei recenti incendi avvenuti in alcune zone di Israele.
“Bruciare i palestinesi non è soltanto permesso ma piuttosto deve essere obbligatorio”, ha scritto Eliyahu il Venerdì sulla sua pagina di Facebook, nel riferirsi agli incendi che hanno causato decine di migliaia di evacuati in varie parti del territori occupati.

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La mancanza di energia elettrica costringe un ospedale pediatrico di Gaza a sospendere le cure
Gaza˗Ma’an. I servizi sanitari di un ospedale pediatrico di Gaza saranno sospesi per due giorni a causa della mancanza di carburante per alimentare i generatori, secondo quanto dichiarato mercoledì dal ministero della Salute dell’enclave palestinese assediata.

L’ospedale di al-Durrah sarà fuori uso per 27 ore, ha dichiarato il ministero, aggiungendo che altri ospedali di Gaza corrono lo stesso rischio.

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A pochi giorni dalle polemiche sulla risoluzione Unesco, Tel Aviv prosegue con le violazioni nella Spianata delle Moschee a Gerusalemme
dalla Redazione

Roma, 2 novembre 2016, Nena News – Sono passati pochi giorni dalle polemiche sulla risoluzione dell’Unesco che condannava le violazioni delle autorità israeliane nella Città Vecchia di Gerusalemme e in particolare sulla Spianata delle Moschee.

Lo sanno bene gli italiani che hanno visto il loro premier Renzi ergersi a difensore a priori dello Stato israeliano, dimostrando di non aver letto o non aver capito o non aver voluto capire il testo della risoluzione.

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Il muro di segregazione israeliano si vede dallo spazio. Ma Google non lo vede

Memo. Quando il gigante tecnologico americano Google è stato accusato di aver cancellato la Palestina dalle sue mappe, suscitando una protesta globale, ha sostenuto che, innanzi tutto, essa non è mai stata chiamata così, nonostante 136 membri dell’Unione europea avessero riconosciuto la Palestina stato indipendente.

Ora Google Maps è al centro di una nuova controversia. Questa volta il muro dell’apartheid – chiamato anche, con un eufemismo, «Barriera di separazione» – che si snoda attorno ai terreni palestinesi nella Cisgiordania occupata e che si vede anche dallo spazio, non è visto da Google. Esso non appare in nessuna mappa fornita dal motore di ricerca.

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