"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

Palestina ed occupazione israeliana

di   Jonathan Cook

Per più di 15 anni, il processo di pacificazione del Medio Oriente, promosso dagli accordi di Oslo, è stato necessario per la sopravvivenza di quelle zone. Le settimana scorsa, il presidente degli Stati Uniti d’America Donald Trump ha staccato la spina a questo processo, che l’abbia capito o no.

Benjamin Netanyahu, il primo ministro israeliano, è riuscito a fatica a soffocare un sorriso quando Trump ha fatto marcia indietro sulla soluzione a-due-stati. Infatti, sulla risoluzione del conflitto, ha affermato: “Sto guardando a due stati o a uno Stato… posso vivere con uno dei due”.

Data l’enorme asimmetria di potere, Israele ha ora una mano libera per consolidare la sua versione esistente di apartheid nella soluzione dello stato unico – Grande Israele – sui Palestinesi. Questa è la destinazione verso cui Netanyahu ha guidato il conflitto israelo-palestinese durante la sua intera carriera.

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di Ramzy Baroud

Il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump promette che sarà favorevole ad Israele sotto ogni aspetto.

“Io sono la cosa migliore che potrebbe mai accadere ad Israele”, si era vantato al Forum Presidenziale della Coalizione Ebraica Repubblicana a Washington DC, nel dicembre 2015.

Quando nel maggio 2016 il candidato repubblicano alla presidenza si è impegnato alla ‘neutralità’ tra palestinesi ed israeliani, per un momento è sembrato che Trump rivedesse il suo appoggio incondizionato ad Israele.

“ Vorrei essere un uomo un po’ neutrale”, ha detto durante un incontro nella sala municipale della MSNBC (canale televisivo statunitense, ndtr.).

Da allora, questa posizione è stata superata dalla retorica più reazionaria, a cominciare, il mese seguente, dal discorso tenuto alla conferenza della lobby israeliana (AIPAC).

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Bruxelles-PIC. Il consiglio per le relazioni europee-palestinesi ha accolto una risoluzione dell’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa (PACE) che accusa Israele di compiere sistematicamente uccisioni illegali di civili palestinesi nella Striscia di Gaza e di esacerbare la crisi umanitaria nell’enclave sotto assedio.

Il PACE ha votato martedì a favore della risoluzione, basata su un rapporto della situazione umanitaria nell’enclave, che accusa Israele di uso eccessivo e ingiustificato della forza contro i civili palestinesi di Gaza.

Il rapporto afferma che “i casi di uccisione deliberata di individui che non costituivano una minaccia imminente alla vita sembrano equivalere a uno schema spaventoso di omicidi illegali”. È stato presentato il 4 gennaio all’assemblea, composta da 324 parlamentari di 47 paesi.

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Lo stato ebraico teme che Damasco possa restaurare l’autorità al periodo precedente la guerra civile siriana. Tel Aviv, in particolare, guarda con preoccupazione al Golan dove i gruppi “ribelli” da lei precedentemente sostenuti potrebbero essere sostituiti dalle truppe di al-Asad, dai Pasdaran iraniani e da Hezbollah.

di Stefano Mauro

Roma, 21 gennaio 2017, Nena News – É passato poco più di un mese dalla caduta di Aleppo e dal ritiro delle milizie “ribelli” legate al Fronte Jabhat Fatah Al Sham (ex Al Nusra) ed alla galassia dei gruppi salafiti ad esso affiliati. Rimane, però, ancora vivo il dibattito in Israele riguardo la sconfitta dell’”opposizione jihadista moderata” al regime di Bashar Al Assad.

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da Redazione

Cresce la preoccupazione delle forze di difesa israeliane per quanto si sta determinando sulla linea di confine a nord. I timori arrivano da due aspetti correlati: uno è la possibilità che l’esercito siriano possa riprendere il controllo della regione al confine, al momento assediata da diversi gruppi estremisti; l’altro è che i nuovi sviluppi in Siria potrebbero consentire ad Hezbollah di ritornare alla ribalta nella scena libanese. Negli ultimi dieci anni Hezbollah ha mantenuto il cessate il fuoco lungo il confine israelo-libanese, sin dalla guerra del 2006.

La milizia libanese ha, negli ultimi anni, perfezionato la tecnica e le capacità militari al punto da essere equiparata ad un vero e proprio esercito, probabilmente in vista di una futura battaglia contro le Forze d’occupazione israeliane (Israeli Occupation Forces – Iof ndr). Non che una nuova guerra tra Israele e Libano sia dietro l’angolo, ma il timore verso la crescente potenza militare sciita, considerata da Israele una seria minaccia, ha indotto l’Iof a non abbandonare mai l’ipotesi di un attacco preventivo.

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Gli stessi  media israeliani  smascherano il tentativo di Netanyahu di collegare all’ISIS l’attacco del camion a Gerusalemme guidato da un palestinese.

I giornalisti israeliani affermano che è l’occupazione della terra palestinese che sta guidando gli attacchi terroristici e che Israele non è la Francia o la Germania

Alcuni commentatori israeliani hanno condannato duramente Benjamin Netanyahu per aver messo in relazione con lo Stato Islamico un attacco a Gerusalemme, sostenendo che il primo ministro sta diffondendo una narrazione per inserire Israele nell’ondata di attacchi in Occidente e distogliendo l’attenzione dall’occupazione della terra palestinese.

Sabato un palestinese, Fadi al-Qunbar, ha lanciato un camion in mezzo a un gruppo di soldati israeliani nei pressi della Città Vecchia, uccidendone quattro. Subito dopo, Netanyahu ha affermato: “Conosciamo l’identità dell’aggressore, che, in base a tutti gli indizi, era un sostenitore dell’IS.”

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In occasione della dipartita di Mons. Hilarion Capucci, Arcivescovo di Gerusalemme, condannato dalle autorità sioniste a dodici anni di carcere nel 1974, di cui ne scontò quattro prima di essere esiliato in Italia, il Centro Documentazione Palestinese pubblica quella che fu la prima lettera a passare la censura tra quelle indirizzate ad alcune volontarie melchite.

Questa testimonianza conferma la grande convinzione e determinatezza di un uomo fisicamente provato da 34 mesi vissuti in solitudine in una cella di un metro e mezzo per 3, “…privato di ogni contatto umano, eccetto quello dei miei carcerieri. La mia lingua si dissecca tra una e l’altra delle visite permesse” (dalla testimonianza di una delle volontarie in visita il 16/11/1976).

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Secondo l’ong “Defence for Children International- Palestine”, sono 31 i giovanissimi palestinesi che sono morti per mano dell’esercito israeliano (81 i feriti) tra la Cisgiordania e Gerusalemme est.
Roma, 31 dicembre 2016, Nena News – Il 2016 sarà ricordato come l’anno in cui Israele ha ucciso più minorenni nell’ultimo decennio in Cisgiordania e Gerusalemme est.

A sostenerlo è uno studio dell’organizzazione non governativa “Defence for Children International-Palestine” (DCIP) pubblicato la scorsa settimana. Secondo la ricerca, sono 31 i giovani palestinesi che sono stati uccisi dall’esercito israeliano quest’anno. L’ultimo è stato il 15enne Farid Ziyad Atta al-Bayed morto il 23 dicembre dopo 69 giorni di coma. Faris era rimasto ferito negli scontri con i militari di Tel Aviv divampati lo scorso 15 ottobre nel campo profughi di Jalazoun (vicino a Ramallah).

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di Jacob Cohen

In seguito alla risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell’ONU che ha chiesto  “soltanto” la cessazione degli  insediamenti, non lo smantellamento degli insediamenti ebraici su terreni conquistati con la forza (e mai riconosciuti dalla legge internazionale), Israele ha risposto con la violenza senza precedenti, come un bambino viziato a cui tutto era permesso e che viene improvvisamente rimproverato. Come è possibile che la comunità internazionale abbia  ha avuto la sfrontatezza, la “Hutspa” (insolenza in ebraico)  di voler  mettere un bastone tra le ruote del carro del trionfo del sionismo in espansione?

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Per l’ennesima volta il governo Israeliano ha rigettato le risoluzioni del Consiglio di Sicurezza dell’ONU ed ha annunciato che non rispetterà la risoluzione, rimanendo al margine della legalità internazionale, come da sua abitudine.

Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, all’unanimità dei suoi membri e con l’astensione degli USA (questa la novità) ha approvato la risoluzione n. 2334 in cui richiede con urgenza ad Israele “di mettere fine agli insediamenti illegali realizzati sui territori palestinesi occupati con la forza militare, in forma “immediata e completa”.

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