"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

Palestina ed occupazione israeliana

La sottosegretaria generale dell’ONU, Rima Khalaf, ha annunciato oggi la sua rinuncia all’incarico dopo aver ricevuto pressioni affinché cancellasse una relazione che accusava Israele di imporre un “regime di apartheid” contro i palestinesi.

In una conferenza stampa offerta a Beirut, Khalaf, che era anche direttrice della Commissione Economica e Sociale dell’ONU per l’Asia Occidentale (Escwa, per le sue sigle in inglese), ha rivelato di essere stata oggetto di pressioni da parte del segretario generale, Antonio Guterres, per ritirare dal sito web dell’Organismo la notizia in questione.

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Mosca programma di rimanere per un lungo tempo nelle vicinanze di Israele, afferma il capo di Stato maggiore della marina el regime di Tel Aviv, Dror Friedman.
“Quando vedi le loro attività sul terreno, vedi che stanno gettando le radici, e quando vedi le loro attività nel porto di Tartous (ovest della Siria), ti rendi conto che non sono quelle di chi ha in mente di fare le valige e andarsene domani mattina”, ha detto Friedman oggi, mercoledì in una intervista con Army Radio.

I russi, ha aggiunto il responsabile israeliano, hanno schierato una grande quantità di equipaggiamento militare ed hanno costruito varie basi militari nel paese arabo, attività che a suo giudizio dimostrano che i russi pensano di mantenere la loro presenzaper lungo tempo.

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Il ministro israeliano per le questioni miltari, Avigdor Lieberman, ha incitato i paesi arabi a creare una alleanza di difesa simile alla NATO per fare fronte alla “minaccia” dell’Iran.
Lieberman ha fatto queste dichiarazioni nel corso di una intervista concessa al giornale tedesco Die Welt, in cui ha affermato che l’Iran è il nemico comune del regime di Israele, dell’Arabia Sauidita e dei paesi del Golfo Persico (le monarchie petrolifere).
“E’ venuto il momento di creare ufficialmente una alleanza, una coalizione di tutte le forze moderate nel Medio Oriente contro il terrorismo”, ha affermato.

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di  John Chuckman

Israele ha creato un terribile problema che è incapace di risolvere. Ed è per questo che sempre si è verificato che gli Stati Uniti abbiano dovuto  dettare una soluzione, tuttavia anche gli USA sono incapaci di trovare la soluzione, paralizzati per la forte influenza di Israele e i difensori e lobbisti della forte lobby pro Israele.
La soluzione suggerita da Donald Trump, quella di un solo Stato per risolvere il conflitto Israele-Palestina, è stata accolta da alcuni per il fatto che la politica degli insediamanti di coloni ha reso impossibile l’ipotesi dei due Stati, come senza dubbio questa era l’intenzione a cui si voleva arrivare.

Tuttavia un poco di riflessione sulla dura relatà dei  fatti rende chiaro che una soluzione di un unico Stato è del tutto impossibile.
Una soluzione di un unico Stato sarebbe accettabile per menti ragionevoli, tuttavia soltanto si devono seguire le notizie per sapere che Israele contiene molte menti irragionevoli. I loro primi promotori e fondatori erano, semplicemente, fanatici e le loro politiche ed attitudini sono conformi con  il loro fanatismo.

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di   Jonathan Cook

Per più di 15 anni, il processo di pacificazione del Medio Oriente, promosso dagli accordi di Oslo, è stato necessario per la sopravvivenza di quelle zone. Le settimana scorsa, il presidente degli Stati Uniti d’America Donald Trump ha staccato la spina a questo processo, che l’abbia capito o no.

Benjamin Netanyahu, il primo ministro israeliano, è riuscito a fatica a soffocare un sorriso quando Trump ha fatto marcia indietro sulla soluzione a-due-stati. Infatti, sulla risoluzione del conflitto, ha affermato: “Sto guardando a due stati o a uno Stato… posso vivere con uno dei due”.

Data l’enorme asimmetria di potere, Israele ha ora una mano libera per consolidare la sua versione esistente di apartheid nella soluzione dello stato unico – Grande Israele – sui Palestinesi. Questa è la destinazione verso cui Netanyahu ha guidato il conflitto israelo-palestinese durante la sua intera carriera.

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di Ramzy Baroud

Il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump promette che sarà favorevole ad Israele sotto ogni aspetto.

“Io sono la cosa migliore che potrebbe mai accadere ad Israele”, si era vantato al Forum Presidenziale della Coalizione Ebraica Repubblicana a Washington DC, nel dicembre 2015.

Quando nel maggio 2016 il candidato repubblicano alla presidenza si è impegnato alla ‘neutralità’ tra palestinesi ed israeliani, per un momento è sembrato che Trump rivedesse il suo appoggio incondizionato ad Israele.

“ Vorrei essere un uomo un po’ neutrale”, ha detto durante un incontro nella sala municipale della MSNBC (canale televisivo statunitense, ndtr.).

Da allora, questa posizione è stata superata dalla retorica più reazionaria, a cominciare, il mese seguente, dal discorso tenuto alla conferenza della lobby israeliana (AIPAC).

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Bruxelles-PIC. Il consiglio per le relazioni europee-palestinesi ha accolto una risoluzione dell’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa (PACE) che accusa Israele di compiere sistematicamente uccisioni illegali di civili palestinesi nella Striscia di Gaza e di esacerbare la crisi umanitaria nell’enclave sotto assedio.

Il PACE ha votato martedì a favore della risoluzione, basata su un rapporto della situazione umanitaria nell’enclave, che accusa Israele di uso eccessivo e ingiustificato della forza contro i civili palestinesi di Gaza.

Il rapporto afferma che “i casi di uccisione deliberata di individui che non costituivano una minaccia imminente alla vita sembrano equivalere a uno schema spaventoso di omicidi illegali”. È stato presentato il 4 gennaio all’assemblea, composta da 324 parlamentari di 47 paesi.

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Lo stato ebraico teme che Damasco possa restaurare l’autorità al periodo precedente la guerra civile siriana. Tel Aviv, in particolare, guarda con preoccupazione al Golan dove i gruppi “ribelli” da lei precedentemente sostenuti potrebbero essere sostituiti dalle truppe di al-Asad, dai Pasdaran iraniani e da Hezbollah.

di Stefano Mauro

Roma, 21 gennaio 2017, Nena News – É passato poco più di un mese dalla caduta di Aleppo e dal ritiro delle milizie “ribelli” legate al Fronte Jabhat Fatah Al Sham (ex Al Nusra) ed alla galassia dei gruppi salafiti ad esso affiliati. Rimane, però, ancora vivo il dibattito in Israele riguardo la sconfitta dell’”opposizione jihadista moderata” al regime di Bashar Al Assad.

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da Redazione

Cresce la preoccupazione delle forze di difesa israeliane per quanto si sta determinando sulla linea di confine a nord. I timori arrivano da due aspetti correlati: uno è la possibilità che l’esercito siriano possa riprendere il controllo della regione al confine, al momento assediata da diversi gruppi estremisti; l’altro è che i nuovi sviluppi in Siria potrebbero consentire ad Hezbollah di ritornare alla ribalta nella scena libanese. Negli ultimi dieci anni Hezbollah ha mantenuto il cessate il fuoco lungo il confine israelo-libanese, sin dalla guerra del 2006.

La milizia libanese ha, negli ultimi anni, perfezionato la tecnica e le capacità militari al punto da essere equiparata ad un vero e proprio esercito, probabilmente in vista di una futura battaglia contro le Forze d’occupazione israeliane (Israeli Occupation Forces – Iof ndr). Non che una nuova guerra tra Israele e Libano sia dietro l’angolo, ma il timore verso la crescente potenza militare sciita, considerata da Israele una seria minaccia, ha indotto l’Iof a non abbandonare mai l’ipotesi di un attacco preventivo.

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Gli stessi  media israeliani  smascherano il tentativo di Netanyahu di collegare all’ISIS l’attacco del camion a Gerusalemme guidato da un palestinese.

I giornalisti israeliani affermano che è l’occupazione della terra palestinese che sta guidando gli attacchi terroristici e che Israele non è la Francia o la Germania

Alcuni commentatori israeliani hanno condannato duramente Benjamin Netanyahu per aver messo in relazione con lo Stato Islamico un attacco a Gerusalemme, sostenendo che il primo ministro sta diffondendo una narrazione per inserire Israele nell’ondata di attacchi in Occidente e distogliendo l’attenzione dall’occupazione della terra palestinese.

Sabato un palestinese, Fadi al-Qunbar, ha lanciato un camion in mezzo a un gruppo di soldati israeliani nei pressi della Città Vecchia, uccidendone quattro. Subito dopo, Netanyahu ha affermato: “Conosciamo l’identità dell’aggressore, che, in base a tutti gli indizi, era un sostenitore dell’IS.”

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