"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

Opinioni ed analisi

di Andrea Cucco

Scrivere da anni di difesa e geopolitica ci ha abituato a combattere la disinformazione – dalla semplice censura alla più spudorata manipolazione dei fatti – e a convivere con la relativa conseguenza: un’opinione pubblica “democraticamente” sviata.

La distorsione dell’informazione può essere considerata oramai una forma d’arte, vista la complessità della regia: si fanno cadere governi, si infangano personalità, si controlla il comune sentire.

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di Martino Mora

Non esiste soltanto il fanatismo islamico. Esiste anche un fanatismo “liberal”, laicista e politicamente corretto. E’ il fanatismo del pensiero unico. Da noi ha contaminato tutti, ma il Partito Democratico (che già nel nome scelto e nel simbolo dell’asinello è emblema dell’americanismo più bovino, anzi asinino) ne è la massima espressione italica.

La legge sullo Ius Soli, come le unioni (in)civili, dimostra che il Pd non è un partito moderato, ma un partito estremista a fortissima componente ideologica. Un partito di fanatici dell’ideologia. E’ il Partito radicale di massa profetizzato da Augusto Del Noce. Il Pd passa per un partito moderato, di centrosinistra, soltanto perché non è più comunista, e nemmeno socialdemocratico, ma “liberal”. Accetta il capitalismo e addirittura si è legato ai mostri della finanza mondiale. Sostiene l’atlantismo e le “guerre umanitarie” decise da Washington. Fa dell’Unione europea un riferimento irrinunciabile. E’ quindi parte integrante del Sistema, anzi in Italia è il Sistema. Ma ciò non toglie che di fanatici stiamo parlando. I fanatici del pensiero unico politicamente corretto.

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LA PROFEZIA DI FATIMA. UN’ANALISI SENZA VELI

di  Elena Quidello

Tutte le volte che c’è un incontro a Ginevra per eventuali accordi di pace sulla Siria spunta fuori una storia scandalosa messa ad arte sulla stampa e fatta girare nei telegiornali di mezzo mondo per screditare la Russia e gridare al complotto, alla barbarie ! Ma i signori della propaganda deleteria, sono gli stessi che hanno trasformato il mondo in un campo di battaglia senza fine dove le stragi sono state il pane quotidiano dei mercenari , burattini e capi di stato agli ordini di un Governo ombra che corrompe, impone e uccide chiunque tenti di sbarrare la strada al piano diabolico messo in atto per fare di questa esistenza terrena un inferno dove i morti e le immagini strazianti di bambini maciullati e di uomini sfigurati sono lo spettacolo ributtante che chiunque può vedere sul web o in un qualsiasi video messo in rete per turbare gli animi, spaventare i piccoli, quasi a voler assuefare gli occhi del mondo a quello che sarà il futuro se non ci si allinea ad un unico credo..

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La recente convention di Ivrea, fatta per ricordare Casaleggio senior e lanciare i lineamenti di visione della società da parte di Casaleggio junior, è sembrata, a molti osservatori non certo pro Pd, piuttosto deludente.
Visto il filo conduttore della giornata di Ivrea, il futuro, non si può dire però che questa dimensione temporale sia stata fatta intravedere agli italiani. Non è venuta fuori un’idea di società, verso la quale un eventuale governo M5S tenderebbe, quanto una serie di immagini da proporre a differenti segmenti di pubblico.

Niente di male, solo che qui non si cerca di proporre una nuova serie di paste da cucina (gli spaghetti a un tipo di pubblico, le pennette lisce ad un altro e il brand per tutti) ma si è davanti a una crisi economica storica, ad un Pil in declino da un trentennio ad una società con problemi drammatici ed inediti. Un’idea di futuro invece deve connettere, e mobilitare, un’intera società. Non per il rispetto dell’etichetta ma perché il M5S vuol governare da solo e che, per farlo secondo la legge elettorale attuale, deve raggiungere il 40% ovvero almeno 1/3 in più in più dei voti attuali. Sempre, s’intende, seguendo le stime delle attuali intenzioni di voto.

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Gianfranco de Turris, segretario della Fondazione Evola. Il filosofo di “Cavalcare la tigre” è negli ultimi giorni tornato d’attualità per una citazione di un consigliere del neopresidente Usa Donald Trump, Steve Bannon. In che contesto Bannon ha citato Evola?

“In realtà non è proprio così, anche se il “New York Times” ha lasciato credere questo… Il quotidiano ha tirato fuori solo ora una cosa del 2014, quando Trump non era nessuno, solo per metterlo in difficoltà con quello che è ora il suo consigliere principale. Ma la coincidenza ancora più interessante è che la dichiarazione di Bannon è uscita il 10 febbraio, guarda caso esattamente dieci giorni dopo la sua nomina nel National Security Council! Se due indizi fanno una prova… L’autore dell’articolo sul NYT, Jason Horowitz, che mi ha intervistato per mettere tre righe su mezz’ora di conversazione, è il vaticanista del giornale ed è stato volutamente generico nel riferimento a tre anni fa. Ma in Rete non si perde nulla e si è trovata la fonte primaria della notizia.

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di Paolo Barnard

L’ex PM inglese David Cameron avrebbe potuto salvare Renzi con una telefonata. Tutto quello che gli doveva dire era questo: “Matt, guarda che indire un referendum su cui ti giochi la testa dopo che hai toppato su tutte le cose che contano coi tuoi elettori, non è una gran bella idea”.

La chiamata non è mai giunta, la testa di Renzi è rotolata, così come quella di Cameron poco prima.

Le similarità dei due casi sono così impressionanti che è pazzesco non averle viste sulle prime pagine internazionali.

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di Ireneo Corbacci

Questione: il padre ignobile della “riforma” ha dunque perso e, superati i 90 anni, si ritira con la coda fra le gambe, come scrivono alcune giornastute?
La risposta è già scritta nelle sue gesta durate già sette decenni: il grande commesso dei dominanti (a stelle e strisce, in this case) non solo non va mai in pensione, ma non conosce nemmeno giovinezza e maturità adulta. Per questa personificazione le età della vita non esistono: egli serve sempre coloro i quali deve servire (che ovviamente possono cambiare restando il mondo lo stesso) e non si arrende mai.

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di   Silvano Danesi

L’utopismo, secondo Popper, conduce alla tirannia e al totalitarismo in quanto il piano di governo della società (educazione del cittadino, ecc.) conduce ad un’identificazione della società con lo Stato e l’esigenza di condurre a “buon fine” l’esperimento induce a tacitare dissensi e critiche, comprese le critiche ragionevoli e quindi al controllo delle menti.

“Ma questo tentativo di esercitare il potere sulle menti – scrive Popper – inevitabilmente distrugge l’ultima possibilità di scoprire che cosa pensi veramente la gente, ed è evidentemente incompatibile con il pensiero critico. In ultima analisi tale tentativo deve per forza distruggere la conoscenza; e quanto più aumenterà il potere, tanto maggiore sarà pure la perdita di conoscenza”. [i]

E’ quanto è accaduto alle élite autoreferenziali del mondialismo, le quali, non comprendendo più il popolo, lo sfiduciano.

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di Adriano Scianca

Roma, 4 ott – Gli anziani, a volte, dicono cose che ci lasciano di stucco. In taluni casi è perché non hanno più niente da perdere e possono permettersi di dire la verità, in altri è perché sono un po’ rimbambiti. Nel caso di Eugenio Scalfari c’è la tentazione di pensare che siano vere entrambe le cose, sia detto con il rispetto che si deve a colui che è pur sempre stato un ex caporedattore di Roma Fascista. Il suo editoriale di qualche giorno fa sul referendum costituzionale, e più precisamente sul dibattito televisivo tra Renzi e Zagrebelsky, è stato illuminante.

Il costituzionalista, in quella trasmissione, ha rimproverato al premier di voler modificare l’assetto istituzionale italiano in senso oligarchico. Una osservazione che non è andata giù a Scalfari: “L’oligarchia – ha tuonato – è la sola forma di democrazia, altre non ce ne sono salvo la cosiddetta democrazia diretta, quella che si esprime attraverso il referendum.

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di M.Tarchi

Com’era da aspettarsi, lo spirito del tempo che è andato disegnandosi lungo l’intero corso del secondo dopoguerra sta dando i suoi frutti più maturi. Il connubio fra il culto del progresso diffuso dalle élites intellettuali e la globalizzazione governata dalle élites economico-finanziarie e dalle classi politiche che ne vanno al traino ha prodotto un’accelerazione nei cambiamenti del costume, delle mentalità e dei flussi di trasferimento di uomini, merci e denaro a livello planetario che non ha precedenti nella storia del mondo. L’individualismo celebra quotidianamente nuovi successi e l’ideologia del desiderio illimitato, garantita dal trionfo della logica dei diritti su quella dei doveri, si espande senza trovare ostacoli significativi.

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