"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

Italia e alleanze con paesi arabi

di Roberto Cotti

Oggi il premier Paolo Gentiloni è intervenuto a Roma all’apertura della 40/ma sessione della Conferenza biennale della Fao, davanti ai 194 membri dell’Agenzia delle Nazioni Unite. Con nostro sconcerto lo abbiamo sentito dire che “i conflitti spingono a crisi alimentari e che la pace è insieme condizione e obiettivo per la sfida “Fame Zero”, perché c’è una relazione tra i conflitti e la crescente malnutrizione”.

Gentiloni ha poi aggiunto che “nel mondo i conflitti hanno determinato 10 crisi alimentari su 13 e solo una umanità libera dalla fame sarà in grado di preservare la pace”, per poi concludere dicendo che “i paesi come lo Yemen stanno sperimentando una grave mancanza di cibo, che potrebbe tradursi nella peggiore crisi alimentare dalla seconda Guerra mondiale”. Ci vuole coraggio. E anche una bella faccia tosta.

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Il barbaro assassinio di Giulio Regeni, il dottorando all’università di Cambridge rapito e torturato al Cairo, tiene banco sui media ed è impiegato per dipingere a tinte fosche il governo dell’ex-feldmaresciallo Abd Al-Sisi, accusato di guidare un brutale apparato poliziesco. In realtà, il caso Regeni presenta tutte le caratteristiche della classica operazione clandestina: la tempistica del rapimento e del ritrovamento del cadavere, lo scempio del corpo secondo il copione di un brutale interrogatorio e la campagna mediatica di contorno, nazionale ed internazionale, rispecchiano un’attenta pianificazione, tesa a screditare il governo egiziano e minare la collaborazione tra Roma ed il Cairo, dal dossier libico a quello energetico. Più che alla travagliata politica interna egiziana, l’omicidio Regeni va infatti ricollegato allo sfruttamento dell’enorme giacimento gasifero scoperto dall’ENI: un successo italiano che molti, da Tel Aviv a Washington, passando per Londra, non digeriscono.

Egitto, ultimo baluardo contro la destabilizzazione del Medio Oriente

di Federico Dezzani

Non c’è pace per l’Egitto che, dall’attentato al consolato italiano lo scorso luglio al disastro aereo del volo Metrojet di fine ottobre, finisce sempre più spesso nei nostri radar: il fenomeno non stupisce perché, come abbiamo più volte affermato, il Cairo è (insieme ad Algeri) l’ultimo baluardo contro la destabilizzazione angloamericana ed israeliana della regione.

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di Luciano Lago

Il “furbetto” fiorentino ancora una volta vorrebbe negare l’evidenza. Questo emerge in sostanza dall’intervista rilasciata da Matteo Renzi alla rete SkyTG 24, lo scorso Mercoledì, quando, dietro alla sua solita cortina di chiacchiere, ad una precisa domanda dell’intervistatore, Renzi ha risposto: “Non facciamo affari con paesi che finanziano l’ISIS”.

Anche questa risulta essere una delle tante bugie del “furbetto” fiorentino il quale non può non sapere che…..il Qatar, uno degli stati direttamente accusati di finanziare e sostenere lo Stato Islamico, oltre ad aver effettuato notevoli investimenti immobiliari in Italia, è il proprietario del fondo sovrano “Qatar Holding LLC”, fondo che ha ultimamante acquistato le quote del Fondo Strategico Italiano Spa (FSI), società controllata dalla Cassa Depositi e Prestiti, cioè direttamente dal Ministero del Tesoro. Vedi: Joint venture FSI e Qatar Holding

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