"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

Italia e alleanze con paesi arabi

by  Federico Dezzani

Torna in Egitto l’ambasciatore italiano, richiamato “per consultazioni” nel lontano aprile 2016 sull’onda dell’omicidio Regeni e della successiva grancassa politico-mediatica: la svolta diplomatica è un’esplicita insubordinazione a quegli ambienti atlantici, collocati tra Londra e Washington, dove è stato pianificato l’assassinio del giovane ricercatore con lo scopo di minare le relazioni italo-egiziane.

C’è da chiedersi le ragioni dell’inattesa mossa di Palazzo Chigi, dopo mesi di sudditanza alla linea angloamericana. L’attivismo francese in Libia, forte dell’intesa con Mosca ed il Cairo e del placet di Donald Trump, ha costretto Roma a riallacciare i rapporti con l’Egitto: era concreto il rischio di essere marginalizzati del tutto dai nuovi assetti mediterranei.

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di  Luciano Lago

Non poteva mancare la “gola profonda” del New York Times, organo preferito della CIA e del Dipartimento di Stato USA, per pubblicare il finto “scoop” delle rivelazioni sul caso Regeni. Secondo il NYT i servizi segreti del Cairo sono i responsabili del rapimento e dell’uccisione del borsista italiano Regeni.

E’ quanto scrive Declan Walsh in una lunga inchiesta sull’omicidio Regeni pubblicata sul New York Times Magazine. Il giornalista, che dal Cairo ha seguito tutte le fasi del caso Regeni, scrive di aver avuto la conferma da tre fonti dall’amministrazione Obama: Washington aveva ottenuto “prove incontrovertibili sulla responsabilità egiziana”, “non c’era alcun dubbio”.

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TRIPOLI – Gli accordi del vostro ministro dell’Interno Minniti con le tribù, le milizie e le municipalità del nostro deserto sono solo palliativi, soluzioni fragili”, dichiara Haftar, secondo cui “dobbiamo invece lavorare assieme per bloccare i flussi sui 4 mila chilometri del confine desertico libico nel Sud”.

“I miei soldati sono pronti. Io controllo oltre tre quarti del Paese. Possiedo la manodopera, ma mi mancano i mezzi. Macron mi ha chiesto cosa ci serve: gli sto mandando una lista“, prosegue il generale. A servire sono “corsi di addestramento per le guardie di frontiera, munizioni, armi ma soprattutto autoblindo, jeep per la sabbia, droni, sensori, visori notturni, elicotteri, materiali per costruire campi armati di 150 uomini ciascuno altamente mobili e posizionati ogni minimo 100 chilometri”.

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di  Michele Giorgio

Il ministro degli esteri Alfano due giorni fa ha chiuso a Doha, da due mesi sotto pressione dell’Arabia saudita e i suoi alleati, un accordo da 5 miliardi di euro che prevede la fornitura di sette navi da guerra italiane alla marina militare qatariota
di Michele Giorgio

Roma, 5 agosto 2017, Nena News – Cosa non farebbero i governi occidentali per guadagnare qualche consenso in più ai vertici dell’industria nazionale quando si avvicinano le elezioni. E la vendita delle armi è una delle strade più rapide e redditizie. Poco importa se quelle armi vanno a un paese immerso in una crisi regionale dagli sviluppi imprevedibili o in un conflitto vero e proprio.

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di Roberto Cotti

Oggi il premier Paolo Gentiloni è intervenuto a Roma all’apertura della 40/ma sessione della Conferenza biennale della Fao, davanti ai 194 membri dell’Agenzia delle Nazioni Unite. Con nostro sconcerto lo abbiamo sentito dire che “i conflitti spingono a crisi alimentari e che la pace è insieme condizione e obiettivo per la sfida “Fame Zero”, perché c’è una relazione tra i conflitti e la crescente malnutrizione”.

Gentiloni ha poi aggiunto che “nel mondo i conflitti hanno determinato 10 crisi alimentari su 13 e solo una umanità libera dalla fame sarà in grado di preservare la pace”, per poi concludere dicendo che “i paesi come lo Yemen stanno sperimentando una grave mancanza di cibo, che potrebbe tradursi nella peggiore crisi alimentare dalla seconda Guerra mondiale”. Ci vuole coraggio. E anche una bella faccia tosta.

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Il barbaro assassinio di Giulio Regeni, il dottorando all’università di Cambridge rapito e torturato al Cairo, tiene banco sui media ed è impiegato per dipingere a tinte fosche il governo dell’ex-feldmaresciallo Abd Al-Sisi, accusato di guidare un brutale apparato poliziesco. In realtà, il caso Regeni presenta tutte le caratteristiche della classica operazione clandestina: la tempistica del rapimento e del ritrovamento del cadavere, lo scempio del corpo secondo il copione di un brutale interrogatorio e la campagna mediatica di contorno, nazionale ed internazionale, rispecchiano un’attenta pianificazione, tesa a screditare il governo egiziano e minare la collaborazione tra Roma ed il Cairo, dal dossier libico a quello energetico. Più che alla travagliata politica interna egiziana, l’omicidio Regeni va infatti ricollegato allo sfruttamento dell’enorme giacimento gasifero scoperto dall’ENI: un successo italiano che molti, da Tel Aviv a Washington, passando per Londra, non digeriscono.

Egitto, ultimo baluardo contro la destabilizzazione del Medio Oriente

di Federico Dezzani

Non c’è pace per l’Egitto che, dall’attentato al consolato italiano lo scorso luglio al disastro aereo del volo Metrojet di fine ottobre, finisce sempre più spesso nei nostri radar: il fenomeno non stupisce perché, come abbiamo più volte affermato, il Cairo è (insieme ad Algeri) l’ultimo baluardo contro la destabilizzazione angloamericana ed israeliana della regione.

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di Luciano Lago

Il “furbetto” fiorentino ancora una volta vorrebbe negare l’evidenza. Questo emerge in sostanza dall’intervista rilasciata da Matteo Renzi alla rete SkyTG 24, lo scorso Mercoledì, quando, dietro alla sua solita cortina di chiacchiere, ad una precisa domanda dell’intervistatore, Renzi ha risposto: “Non facciamo affari con paesi che finanziano l’ISIS”.

Anche questa risulta essere una delle tante bugie del “furbetto” fiorentino il quale non può non sapere che…..il Qatar, uno degli stati direttamente accusati di finanziare e sostenere lo Stato Islamico, oltre ad aver effettuato notevoli investimenti immobiliari in Italia, è il proprietario del fondo sovrano “Qatar Holding LLC”, fondo che ha ultimamante acquistato le quote del Fondo Strategico Italiano Spa (FSI), società controllata dalla Cassa Depositi e Prestiti, cioè direttamente dal Ministero del Tesoro. Vedi: Joint venture FSI e Qatar Holding

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