"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

Iran e asse della resistenza

Gli Stati Uniti avrebbero dato ad Israele il via libera per assassinare il generale Qassem Soleimani, comandante del braccio oltremare della Guardia rivoluzionaria iraniana, la Forza Quds, secondo quanto riportato dal quotidiano kuwaitiano Al-Jarida.

Il documento, visto nel mondo arabo come strumento per far conoscere il messaggio di Israele ad altri paesi del Medio Oriente, ha citato una fonte anonima a Gerusalemme che afferma che “c’è un accordo americano-israeliano” che Soleimani è una “minaccia per gli interessi dei due paesi”nella regione “.

Secondo il rapporto, il presunto cenno di Washington di uccidere il generale iraniano arriva tre anni dopo che gli Stati Uniti hanno sventato un tentativo israeliano di assassinarlo vicino a Damasco.

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di  Luciano Lago

I segnali ci sono tutti: gli USA si preparano per una guerra diretta contro l’Iran utilizzando Israele come agente provocatore, mentre all’Arabia Saudita è stato affidato il “lavoro sporco” di finanziare ed addestrare gruppi di ribelli anti-iraniani da infiltrare in Iran dallla frontiera asiatica. Ci sono già stati i primi episodi di attacchi dalla frontiera con il Pakistan, subito respinti dalla guardia di frontiera iraniana.

Il piano USA-Israele è quello di attuare contro l’Iran in modo analogo con quanto fatto contro l’Iraq nel 2013 dall’Amministrazione Bush. Creare la provocazione, lanciare accuse infondate e muovere guerra, possibilmente con una coalizione internazionale che comprenda anche Regno Unito e Francia e altri paesi della NATO. L’obiettivo è distruggere il potenziale militare industriale del l’Iran ed ottenere il cambio di regime.

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Il ritiro degli Stati Uniti dall’accordo nucleare con Teheran martedì è il primo passo nel piano americano per un cambio di regime in Iran condotto secondo lo scenario iracheno, ha detto a RT l’esperto del Medio Oriente Sami Ramadani.
“Se si ascolta attentamente ciò che Trump stava dicendo, in realtà, gli Stati Uniti non si stanno solo ritirando da questo accordo multilaterale internazionale unilateralmente – demolendolo, ma stanno anche, in realtà, minacciando un cambio di regime in Iran”, ha detto Ramadani.

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump tiene un memorandum presidenziale che annuncia il ritiro degli Stati Uniti dall’accordo nucleare Iran JCPOA, l’8 maggio 2018

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di Thierry Meyssan

Nel conflitto Russia-USA la maggior parte degli osservatori si schiera e auspica la vittoria dell’uno o dell’altro campo. Mosca cerca invece di chetare il Medio Oriente e, per questa ragione, ostacola un attacco dell’Iran a Israele, così come nel 2008 si oppose all’operazione israeliana contro l’Iran.

Nella notte tra il 29 e il 30 aprile 2018 Israele ha lanciato nove missili contro due basi militari siriane, causando danni molto gravi.

Stupisce che i radar russi non hanno allertato i siriani, che quindi non hanno potuto intercettare i missili israeliani.

In realtà, l’attacco non voleva colpire obiettivi siriani, bensì bersagli iraniani in basi siriane.  In forza di un trattato anteriore alla guerra, l’Iran è intervenuto in aiuto della Siria sin dall’inizio dell’aggressione straniera, nel 2011. Senza il soccorso iraniano la Siria sarebbe stata sconfitta, la Repubblica sarebbe stata rovesciata e i Fratelli Mussulmani sarebbero al potere. Sennonché, da settembre 2015 la Siria ha l’appoggio anche della Russia, la cui potenza di fuoco è di gran lunga superiore a quella iraniana. È stata l’aviazione militare russa a distruggere con bombe di penetrazione le fortificazioni sotterranee costruite dalla NATO e da Lafarge, permettendo all’esercito arabo siriano di riconquistare il terreno perduto.

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La Russia è ritornata ad avvisare circa la possibilità che Washington decida di ritirarsi dall’accordo nucleare sottoscritto dalle 6 nazioni (5+1) con l’Iran e nello stesso tempo ha affermato che qualsiasi modifica a tale accordo internazionale avrà ” conseguenze nefaste”.
“Conoscete bene l’impostazione della Russia, del presidente Vladimir Putin, circa le conseguenze nefaste di qualsiasi azione di rottura di questo accordo”, ha allertato il portavoce del Cremlino, Dmitri Peskov, secondo quanto riferito all’agenzia Sputnik.

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Il portavoce del ministero degli Esteri russo ha annunciato nuove partnership economiche con l’Iran per far fronte alle sanzioni statunitensi.

Il capo del dipartimento per il controllo e la non proliferazione delle armi del ministero degli Esteri russo, Vladimir Yermakov, ha annunciato che l’Iran e la Russia si uniranno contro Washington se il presidente degli Stati Uniti Donald Trump si ritirerà dal Joint Action Plan (PGAC), ha riportato Fars News.
“Poiché non ci sono restrizioni sulla nostra cooperazione economica con l’Iran, la formazione di un fronte economico comune da parte di entrambi i paesi è più facile”, ha detto Yermakov in risposta alle minacce di Trump.

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L’Agenzia Internazionale dell’Energia Atomica (AIEA) ha confutato una per una, questo Martedì, le accuse del primo ministro israeliano, , Benyamin Netanyahu, circa un presunto “programma nucleare segreto” iraniano ed ha scartato l’esistenza di “indizi crdibili” del fatto che l’Iran disponga attualmente di un programma di armi nucleari.

Il Lunedì, Netanyahu ha presentato quello che ha voluto chiamare “gli archivi segreti nucleari”, i quali comprendevano, secondo lui, 55.000 documenti e 183 CD che costituirebebro, a suo giudizio, le prove concludenti del fatto che Teheran abbia mentito circa la natura pacifica del suo programma nucleare e che sta sviluppando “armi nucleari”.

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di  Luciano Lago

Questa settimana è previsto a Washington un vertice fra le cinque potenze che hanno sottoscritto il patto del nucleare con l’Iran nel 2015, conosciuto come il “Piano di Azione Congiunto” (JCPOA). Il vertice avviene in vista della scadenza del 12 Maggio considerato da Trump il termine ultimo per rinnovare o disdire l’accordo.
Si riuniranno quindi il presidente francese, Emmanuel Macron, la cancelliera tedesca Merkel; li raggiungerà il ministro degli esteri britannico, Boris Johnson, per discutere con Trump circa la prospettiva del rinnovo dell’accordo sul nucleare con l’Iran e delle eventuali condizioni da ridiscutere con il presidente Trump.

Non è un mistero che Trump si trova fermamente contrario a tale accordo, dando ascolto ai suoi “suggeritori” della “potente lobby”.

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La Repubblica Islamica dell’Iran affoserà il progetto del “Grande Medio Oriente” elaborato dagli Stati Uniti e dai suoi alleati per cambiare le frontiere dei paesi della regione e creare una nuova zona, lo afferma uno dei massimi capi militari iraniani.
L’assessore del Leader delle Repubblica iraniana per le questioni militari, il generale di divisione, Yahya Rahim Safavi ,ha avvertito il Giovedì del pericolo che comporterebbe la nuova alleanza, la “Santa Alleanza” tra USA, Arabia Saudita ed Israele, per i popoli della regione del Medio Oriente e dell’Asia occidentale.

Di fronte a questi piani conclamati di divisione dei paesi sovrani ricorrendo alla spartizione in zone di influenza, sulla base delle appartenenze confessionali ed etniche, sunniti, sciiti, drusi, cristiani, curdi, ecc., Teheran continuerà a difendere l’integrità territoriale dei paesi islamici nella zona: “L’Iran con tutte le sue capacità politiche, economiche e militari di cui dispone, appoggerà la sconfitta di questo piano del Grande Medio Oriente concepito sulla base degli interessi dell’imperialismo , del sionismo e del wahabismo, quelli che sono ormai riconosciuti come i tre flagelli dell’Umanità.

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di Tony Cartalucci

Alla fine del dicembre 2017 i media occidentali riferirono di proteste “diffuse” che investivano l’Iran. Narrazioni indistinguibili dalla “primavera araba” progettata dagli Stati Uniti nel 2011 invasero testate e social media su una “rivolta popolare” stimolata da presunti risentimenti economici, prima che i manifestanti iniziassero a fare richieste riecheggianti il dipartimento di Stato degli USA sugli affari interni interni e la politica estera dell’Iran. Le proteste erano in effetti così indistinguibili dalla “primavera araba”, dichiaratamente statunitense, che la disillusione sul destino di nazioni come Libia e Siria probabilmente ebbe un ruolo nel sventarle in Iran.

Propaganda occidentale sopravvive ai disordini

Un articolo di Politico intitolato “Perché la rivolta iraniana non morirà”, nel tentativo di promuovere la narrativa occidentale sulle proteste iraniane, pretendeva che: “…Gli iraniani erano infuriati mentre lottavano per nutrire i figli, mentre il loro governo spendeva miliardi nelle avventure in Libano, Siria, Iraq e altrove. Mentre l’Iran è impoverito, il regime è più ricco.

Mentre gli iraniani soffrono, gli alleati del regime sono diventati potenti e prosperi”. Tuttavia, quando Politico pubblicò l’articolo il 7 gennaio 2018, scritto da Alireza Nader, analista della RAND Corporation, le proteste erano già “morte”.

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