"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

Globalizzazione

di Luciano Lago

Il discorso di investitura di Trump non è piaciuto ai commentatori e pseudo intellettuali dei grandi media, rimasti orfani di Obama e della Clinton.
Lo hanno giudicato grezzo, demagocico e troppo schierato a favore di un nuovo “protezionismo” americano. Personaggi che sono ogni sera in TV come Beppe Severgnini, hanno indicato come il linguaggio di Trump sia troppo povero, troppo semplicistico, non conforme a quello utilizzato dai globalisti che sono molto più forbiti e aristocratici nei loro discorsi. In particolare quell’appellarsi al popolo di Trump non gli viene perdonato, si sa che il popolo non apprezza i  grandi temi che l’elite di potere sospinge come fondamentali: il mercato aperto, la globalizzazione, i diritti dei gay, l’immigrazione libera, ecc… Trump parla di ridare il potere al popolo e questo è un concetto totalmente estraneo alla sinistra mondialista.

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di Luciano Lago

La grancassa mediatica in Europa costituita dai grandi giornali e dalle reti Tv, da tempo registra commenti e analisi di paludati opinionisti  che si dimostrano preoccupati e lanciano appelli  alla difesa dei “valori democratici” che ritengono essere in pericolo   a causa  della dirompente crescita dei movimenti identitari e nazionalisti nei vari paesi  dove i partiti “anti global” stanno  largamente aumentando la loro base di consenso. Questo consenso e questa crescita avviene in particolare fra le classi popolari che hanno maggiormente subito le conseguenze negative della globalizzazione, dell’apertura dei mercati e delle politiche neoliberiste dettate da Bruxelles e dai governi filo europeisti.

Conseguenze che il piu’ delle volte si sono concretizzate nella perdita dei posti di lavoro per l’avvenuta delocalizzazione delle aziende e nel crollo dei salari, oltre  all’abolizione dei diritti che le precedenti generazioni avevano conquistato al prezzo di molte lotte operaie.

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di  Luciano Lago

Non è difficile comprendere che il rapido sucedersi degli avvenimenti in questo scorcio dell’anno 2016 avrà degli effetti duraturi su tutto il percorso storico di questo inizio di secolo, tanto che molti analisti iniziano a parlare di un punto di inflessione, ovvero un possibile cambiamento di tendenza della fase storica del Mondo Occidentale che non mancherà di avere i suoi riflessi sul resto dei continenti.

Si era partiti nell’inizio di questo secolo con il vento in poppa della Globalizzazione come fenomeno che sembrava inarrestabile e duraturo. Veniva descritta questa come una trasformazione positiva per il popoli, apportatrice di progresso e di benessere per tutti, con l’abbattimento prossimo dei confini, delle barriere e con il superamento della logica degli Stati Nazionali.

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di Pasquale Antonio Riccio

Il tempo del politicamente corretto è anche il tempo dei grandi problemi ed accadimenti storici che stiamo vivendo: dalla crisi economica alle nuove ondate migratorie dall’Africa verso l’Europa, per arrivare al terrorismo internazionale ed alle diverse guerre disseminate su tutto il globo.

Nel caos che sembra avvolgere le vicende umane sono molteplici gli argomenti e le questioni che si potrebbero porre, eppure vorremmo invitare a una riflessione in merito a quella che sembra essere la vittima designata di questo ardente desiderio di nichilismo, ossia l’identità.

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La presente intervista a Paolo Borgognone può essere considerata come documento utile per comprendere il basso livello oggi raggiunto dall’informazione euro-atlanticamente corretta.
Rivolgiamo un invito alla lettura di questo caso esemplare di faziosità giornalistica, che inizia a prepararsi per la battaglia contro il “sovranismo” e le sue articolazioni politico-militanti in via di definizione anche in Italia.

Il volto sinistro della globalizzazione.

Intervista a Paolo Borgognone di Pierluigi Mele (RAI News)

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Paolo Borgognone, autore del libro “L’immagine sinistra della globalizzazione”, Critica del radicalismo liberale, pubblicato da Zambon editore, presenta la sua opera e le linee guida che lo hanno condotto a scrivere una critica serrata in cui mette in evidenza le contraddizioni e le vere finalità occulte del processo di globalizzazione che viene presentato come fase di “progresso irreversibile” e “fine della Storia”.

“…Nel processo di globalizzazione vi è anche il tentativo di persuasione dell’illimitata bontà del sistema occidentale, superiore in quanto liberale, “tollerante” e “senza frontiere” rispetto a modelli di sviluppo definiti “chiusi”, ossia portatori di un modus pensandi maggiormente improntato alla strutturazione su basi tradizionali gerarchiche e su scale di valori non del tutto allineati al dogma di fede della primazia dell’economia finanziarizzata sulla politica e sui vincoli nazionali e sulla primazia della società virtualizzata ed aperta su qualsivoglia retaggio tradizionale, patriottico e socialista, definito sempre e comunque “fuori dal tempo” e dalla “storia”.

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Di Augusto Grandi

Il pifferaio magico sta conducendo le destre verso il precipizio finale. E’ cosa buona e giusta. Le imminenti elezioni amministrative metteranno fine, ed era ora, alla farsa di chi crede di avere ancora qualcosa da dire ad un esercito di fedeli e si ritroverà, invece, senza truppe cammellate alle urne. La delirante scelta di imporre candidati privi di seguito e privi di identità avrà il pregio di chiudere definitivamente un periodo con la speranza che se ne possa aprire uno nuovo.

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