"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

Globalizzazione

Il multimiliardario statunitense di origine ungherese George Soros, famoso per la sua attività di investitore, speculatore e politico, ha iniziato quella che sembrava una battaglia silenziosa contro il presidente Donald Trump.
Un giorno prima della presa di possesso della Presidenza degli USA da parte di Trump, Soros, che aveva investito più di 25 milioni di dollari per la campagna della Hillary Clinton e di altri democratici nel 2016, si è scagliato contro il nuovo presidente con un duro discorso durante il Foro Economico Globale di Davos in Svizzera.

Il magnate ha definito Trump come “bugiardo, impostore e potenziale dittatore “, ed ha dichiarato che era sicuro del fallimento del governo del nuovo presidente, visto che considera “contraddittorie le idee che il nuovo presidente persegue”.

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Gli “attori” visibili, impegnati sul palcoscenico della storia, «concentrano le loro energie sul tangibile, sul “concreto”, e sono incapaci di cogliere, o anche soltanto di presentire, il gioco delle azioni e delle reazioni concordanti, delle cause e degli effetti, di là da un orizzonte estremamente limitato e quasi sempre crassamente materialistico».
Riproponiamo un articolo pubblicato su At.com dieci anni fa, su quella che è definita la vera guerra nella storia dell’umanità ovvero la guerra occulta. Un articolo quanto mai attuale..

Per ogni militante della destra radicale, oggi è necessaria una piena conoscenza della sovversione, intesa come antitesi della Tradizione. Per questo, diventa indispensabile studiare accuratamente il concetto di “guerra occulta“ per comprenderne le mosse tattiche e capirne la strategia generale.

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di Alvaro Garcia Linera*

La frenesia per un imminente mondo senza frontiere, il frastuono per la constante erosione degli stati-nazionali in nome della libertà d’impresa e la quasi religiosa certezza che la società mondiale finirà per amalgamarsi in un unico spazio economico, finanziario e culturale integrato, sono appena crollate di fronte all’annichilito stupore delle èlites globaliste del pianeta.

La rinuncia della Gran Bretagna a continuare nell’Unione Europea – il progetto più importante di unificazione statale degli ultimi cento anni – e la vittoria elettorale di Trump – che ha innalzato le bandiere di un ritorno al protezionismo economico, ha preannunciato la rinuncia ai trattati di libero commercio ed ha promesso la costruzione di mesopotamiche mura di frontiera –, sono titti elementi che hanno annichilito l’illusione liberista e globalista che è stata quella più grande e di maggiore successo dei nostri tempi.

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di Luciano Lago

Fra le prime decisioni della nuova amministrazione di Donald Trump, si è confermata l’intenzione di rinegoziare il “North American Free Trade Agreement”(NAFTA), quel trattato che era riuscito a distruggere l’economia fisica di tutti i tre paesi appartenenti (Stati Uniti, Canada e Messico) arricchendo però gli speculatori di Wall Street.

Non tutti sanno che gli agricoltori statunitensi sono stati messi in ginocchio e molte aziende sono fallite per causa delle importazioni a basso costo dei prodotti agricoli dal Messico, in particolare frutta verdura ed ortaggi, mentre il Messico, per effetto del trattato, da paese quasi autosufficiente per il cibo, attualmente è obbligato ad importare, attraverso le grandi multinazionali, grano, fagioli, granoturco, mais, ecc.. , essendo queste culture dismesse per gli effetti del trattato. Naturalmente i prodotti importati sono in buona parte prodotti che contengono OGM che hanno contribuito a diffondere malattie nella popolazione, in specie fra “los niños ” (bambini) tanto che in tempi rcenti si sono svolte numerose proteste della popolazione contro la Monsanto, uno dei principali produttori di mais e grano OGM.

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di Luciano Lago

La nuova Amministrazione USA di Trump ha deciso: il muro alla frontiera con il Messico si farà e lo stesso Tump ha firmato il decreto per completare la costruzione del muro, iniziata a suo tempo da Bill Clinton, lungo tutto il confine con il Messico per  impedire l’entrata di immigranti illegali e lo sfruttamento della mano d’opera da parte di datori di lavoro senza scrupoli.

Per quanto riguarda i costi per la costruzione del muro, Trump dovrebbe sbloccare dei fondi federali ricorrendo a una legge del 2006 che autorizza l’innalzamento di una barriera, per diverse centinaia di chilometri, al confine tra gli Stati Uniti e il Messico che si estende per oltre tremila chilometri. Il presidente degli Stati Uniti ha detto che intende finanziare il muro con i soldi dei contribuenti americani ma ha assicurato che poi il Messico li rimborserà (indirettamente con le trattenute sule rimesse dei migranti). Il decreto prevederà anche l’ingaggio di altre 5mila guardie di frontiera.

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di  Emir Sader *

Sembrava il percorso inevitabile, quello che superava tutte le fasi storiche che si era vissute fino ad allora. Il libero commercio, l’apertura dei mercati nazionali, la fine degli Stati Nazionali, la libera circolazione dei capitali, la deterritorializzazione degli investimenti: nella globalizzazione neoliberista si sviluppava inesorabilmente il movimento storico della universalizzazione delle relazioni capitaliste iniziate già da vari secoli.

Abbiamo vissuto questo memento privilegiato di mercantilizzazione del mondo, di fronte al quale scomparirebbero le alternative, tutte ristrette , nazionali, anti mercantili, sparirebbero le regolamentazioni che possano ostacolare la libera espansione del capitale. Alcuni paesi dell’America Latina avevao operato in controtendenza globale irreversibile, fino anche in Argentina ed in Brasile il cammino della globalizzazione neoliberista ed il futuro tornava d aprirsi per questi paesi.

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Le società industrializzate sottopongono i popoli indigeni a violenza genocida, schiavitù e razzismo per poterli derubare di terre, risorse e forza lavoro nel nome del “progresso” e della “civilizzazione.”

È trapelato un rapporto interno commissionato dallo stesso WWF (Fondo Mondiale per la Natura) in merito all’impatto delle sue attività di conservazione sui ‘Pigmei’ Baka del Camerun. Il rapporto, di cui il WWF aveva negato l’esistenza, rivela che:

Il WWF sapeva che i Baka non erano stati consultati in merito ai parchi nazionali che si sono presi la loro terra. Tuttavia, da allora l’organizzazione ha sempre sostenuto pubblicamente che ci fosse “un alto livello… di consenso tra la comunità”.

– Alcuni guardaparco che pattugliano l’area “si comportano come signori e padroni” nei confronti dei Baka, lanciando “operazioni pugno di ferro”… “terrificanti”. Nonostante questo, un portavoce del WWF ha affermato che i guardaparco “compiono la loro funzione specifica di proteggere le foreste e di rendere sicuri l’accesso e le aree delle comunità della foresta, inclusi quelli dei Baka.”

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di  Luciano Lago

Le ultime 48 ore hanno segnato profondi cambiamenti nell’assetto internazionale e si sono svolti una serie di eventi a Washington, a Davos ed a Coblenza che non mancheranno di esercitare la loro influenza nei prossimi anni.

I globalisti accusano il colpo e tentano di creare un argine
Nonostante le apparenze e le chiassose dimostrazioni organizzate a Washington dai globalisti e finanziate da George Soros, il discorso di insediamento fatto da Donald Truman lo scorso Venerdì ha determinato uno shock nello schieramento globalista e nella sinistra mondialista europea.

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di Luciano Lago

Il discorso di investitura di Trump non è piaciuto ai commentatori e pseudo intellettuali dei grandi media, rimasti orfani di Obama e della Clinton.
Lo hanno giudicato grezzo, demagocico e troppo schierato a favore di un nuovo “protezionismo” americano. Personaggi che sono ogni sera in TV come Beppe Severgnini, hanno indicato come il linguaggio di Trump sia troppo povero, troppo semplicistico, non conforme a quello utilizzato dai globalisti che sono molto più forbiti e aristocratici nei loro discorsi. In particolare quell’appellarsi al popolo di Trump non gli viene perdonato, si sa che il popolo non apprezza i  grandi temi che l’elite di potere sospinge come fondamentali: il mercato aperto, la globalizzazione, i diritti dei gay, l’immigrazione libera, ecc… Trump parla di ridare il potere al popolo e questo è un concetto totalmente estraneo alla sinistra mondialista.

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di Luciano Lago

La grancassa mediatica in Europa costituita dai grandi giornali e dalle reti Tv, da tempo registra commenti e analisi di paludati opinionisti  che si dimostrano preoccupati e lanciano appelli  alla difesa dei “valori democratici” che ritengono essere in pericolo   a causa  della dirompente crescita dei movimenti identitari e nazionalisti nei vari paesi  dove i partiti “anti global” stanno  largamente aumentando la loro base di consenso. Questo consenso e questa crescita avviene in particolare fra le classi popolari che hanno maggiormente subito le conseguenze negative della globalizzazione, dell’apertura dei mercati e delle politiche neoliberiste dettate da Bruxelles e dai governi filo europeisti.

Conseguenze che il piu’ delle volte si sono concretizzate nella perdita dei posti di lavoro per l’avvenuta delocalizzazione delle aziende e nel crollo dei salari, oltre  all’abolizione dei diritti che le precedenti generazioni avevano conquistato al prezzo di molte lotte operaie.

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