"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

Globalizzazione

No allo “Ius Soli ”

di  Enrico Marino

Dopo il primo via libera della Camera, il 15 giugno al Senato si é discussa la legge sullo Ius Soli.
In base alle nuove norme, si diventerà cittadini italiani solo per il fatto di essere nati sul suolo nazionale, eliminando così l’attuale criterio dello Ius Sanguinis, secondo il quale, invece, si diventa cittadini per discendenza.

La sinistra ha tentato di mascherare questa operazione di destrutturazione della Nazione italiana, per come l’abbiamo conosciuta fino a oggi, parlando di Ius Soli “temperato”, ma il passaggio focale rimane quello che da il “diritto” a diventare cittadini italiani ai figli di coloro che abbiano un genitore residente in Italia da almeno 5 anni.

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Chi sono oggi i nuovi intellettuali, critici di un rovinoso universo neoliberale in disfacimento? Partendo da Diego Fusaro, la sola voce del dissenso a essersi guadagnata un certo spazio mediatico, gettiamo una luce su alcune figure meno note, ma altrettanto combattive: lo storico Paolo Borgognone e l’economista Ilaria Bifarini. Tre giovani intellettuali contro la disillusione e l’acquiescenza

di Matteo Fais –

Certo, a guardarsi intorno, c’è ben poco da sperare: nani e ballerine, servi untuosi, conduttori televisivi dal fare peloso, radical chic deprecabili in ogni loro pubblica esternazione. Per nostra fortuna, in Italia, dopo la triste dipartita del meglio della classe intellettuale, da Pasolini a Costanzo Preve, un ricambio generazionale è intervenuto. Sono rari, rari e silenziati, ma esistono anche da noi degli intellettuali liberi, coraggiosi, e senza padroni. Il più noto è quello che rappresenta la voce di chiunque si riconosca in un pensiero altro dal dettato imperante. Si parla ovviamente di Diego Fusaro. Giovane filosofo, troppo carismatico e sopraffino per non suscitare invidie e livori in un paese dove a trionfare è la mediocritas. Lo si può leggere nel blog che tiene su Il Fatto Quotidiano, in uno dei tanti libri che ha pubblicato malgrado la giovanissima età, oppure ascoltarlo in una qualche trasmissione televisiva (soprattutto su La7). Non essendo in possesso della tessera numero uno del PD – ben conservata da un noto imprenditore che, per non pagar tasse in Italia, risiede in Svizzera – chiaramente, ogni qualvolta apra bocca, viene aggredito dalle squadracce da tastiera del pensiero unico dominante (basterà dare una sbirciatina ai commenti che il presente articolo otterrà su Facebook).

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I politici brasiliani fanno pressione per la chiusura del FUNAI

Un’inchiesta istituita dai parlamentari brasiliani che rappresentano gli interessi dei grandi allevatori e dei grandi agricoltori ha appena pubblicato un rapporto in cui si chiede la chiusura del FUNAI, il Dipartimento agli Affari Indiani.

Le conclusioni del rapporto sono state accolte con indignazione e incredulità sia in Brasile che fuori. “Uccidere il FUNAI equivale a uccidere noi, i popoli indigeni” ha affermato Francisco Runja, un portavoce Kaingang. “Il FUNAI è un’istituzione cruciale per noi, per la nostra sopravvivenza, per la nostra resistenza, ed è una garanzia per la demarcazione dei nostri territori ancestrali.”

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Boulevar Voltaire . Da alcuni anni, alcuni autori non dubitano nel parlare di “demondializzazione”. E’ questa una osservazione obiettiva o semplicemente un pio desiderio ?
Alain de Benoist – Dal principio del decennio del 2010 dopo la pubblicazione della famosa opera di Philippin Walden Bello (Deglobalization, 2002), molti autori (Jacques Sapir, Emmanuel Todd, Frédéric Lordon, Edgar Morin, etc.), hanno iniiato a parlare dell’argomento della deglobalizzazione. Marine Le Pen, Nicolas Dupont-Aignan, Jean-Pierre Chevènement, Arnaud Montebourg e Jean-Luc Mélenchon anche loro si sono impadroniti di questo argomento.

Il dibattito incluso è rispuntato di recente: Donald Trump si è fatto eleggere denunciando gli effetti della mondializzazione ed i Brexit ha trionfato grazie al voto delle regioni devastate dalla deindustrializzazione.

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Come ha scritto Alexander Dugin, “oggi l’Europa Occidentale è caduta nella trappola del modernismo e del post modernismo, il progetto della modernizzazione neoliberista conduce verso la liberazione dell’individuo da tutti i legami con la società, con la tradizione spirituale, con la famiglia tradizionale, con lo stesso umanesimo. Questa forma di liberismo libera l’individuo da ogni vincolo lo libera anche dal suo genere e qualcuno anche della sua naturta umana. Il senso della politica è questo progetto di liberazione.

I dirigenti europei non possono fermare questo processo, possono soltanto continuarlo: più migranti, più femminismo, più società aperta, più gender, questa linea è inquestionabile per la elite europea. Non possono cambiare la direzione di marcia, ma quanto più il tempo passa, più persone si mostrano in disaccordo con questa tendenza. La risposta è la reazione che si sta verificando in Europa e che la elite vuole bloccare, demonizzandola. Le realtà già non corrisponde al loro progetti. L’ elite europea è orientata ideologicamantte verso il liberismo ideologico”.

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G.Miranda/FUNAI/Survival

Secondo le informazioni trapelate a Survival International, tutte le unità governative attualmente responsabili di proteggere le tribù incontattate del Brasile dalle invasioni di taglialegna e allevatori potrebbero essere smantellate. Una simile misura rappresenterebbe la più grande minaccia alle tribù incontattate dell’Amazzonia in decenni.

Gli agenti del FUNAI, il Dipartimento agli Affari indigeni del paese, svolgono un ruolo fondamentale nel proteggere i territori dei popoli incontattati da taglialegna, allevatori, minatori e altri invasori. Alcune squadre sul campo sono già state ritirate, e ulteriori riduzioni sono pianificate nel prossimo futuro.

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Il multimiliardario statunitense di origine ungherese George Soros, famoso per la sua attività di investitore, speculatore e politico, ha iniziato quella che sembrava una battaglia silenziosa contro il presidente Donald Trump.
Un giorno prima della presa di possesso della Presidenza degli USA da parte di Trump, Soros, che aveva investito più di 25 milioni di dollari per la campagna della Hillary Clinton e di altri democratici nel 2016, si è scagliato contro il nuovo presidente con un duro discorso durante il Foro Economico Globale di Davos in Svizzera.

Il magnate ha definito Trump come “bugiardo, impostore e potenziale dittatore “, ed ha dichiarato che era sicuro del fallimento del governo del nuovo presidente, visto che considera “contraddittorie le idee che il nuovo presidente persegue”.

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Gli “attori” visibili, impegnati sul palcoscenico della storia, «concentrano le loro energie sul tangibile, sul “concreto”, e sono incapaci di cogliere, o anche soltanto di presentire, il gioco delle azioni e delle reazioni concordanti, delle cause e degli effetti, di là da un orizzonte estremamente limitato e quasi sempre crassamente materialistico».
Riproponiamo un articolo pubblicato su At.com dieci anni fa, su quella che è definita la vera guerra nella storia dell’umanità ovvero la guerra occulta. Un articolo quanto mai attuale..

Per ogni militante della destra radicale, oggi è necessaria una piena conoscenza della sovversione, intesa come antitesi della Tradizione. Per questo, diventa indispensabile studiare accuratamente il concetto di “guerra occulta“ per comprenderne le mosse tattiche e capirne la strategia generale.

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di Alvaro Garcia Linera*

La frenesia per un imminente mondo senza frontiere, il frastuono per la constante erosione degli stati-nazionali in nome della libertà d’impresa e la quasi religiosa certezza che la società mondiale finirà per amalgamarsi in un unico spazio economico, finanziario e culturale integrato, sono appena crollate di fronte all’annichilito stupore delle èlites globaliste del pianeta.

La rinuncia della Gran Bretagna a continuare nell’Unione Europea – il progetto più importante di unificazione statale degli ultimi cento anni – e la vittoria elettorale di Trump – che ha innalzato le bandiere di un ritorno al protezionismo economico, ha preannunciato la rinuncia ai trattati di libero commercio ed ha promesso la costruzione di mesopotamiche mura di frontiera –, sono titti elementi che hanno annichilito l’illusione liberista e globalista che è stata quella più grande e di maggiore successo dei nostri tempi.

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di Luciano Lago

Fra le prime decisioni della nuova amministrazione di Donald Trump, si è confermata l’intenzione di rinegoziare il “North American Free Trade Agreement”(NAFTA), quel trattato che era riuscito a distruggere l’economia fisica di tutti i tre paesi appartenenti (Stati Uniti, Canada e Messico) arricchendo però gli speculatori di Wall Street.

Non tutti sanno che gli agricoltori statunitensi sono stati messi in ginocchio e molte aziende sono fallite per causa delle importazioni a basso costo dei prodotti agricoli dal Messico, in particolare frutta verdura ed ortaggi, mentre il Messico, per effetto del trattato, da paese quasi autosufficiente per il cibo, attualmente è obbligato ad importare, attraverso le grandi multinazionali, grano, fagioli, granoturco, mais, ecc.. , essendo queste culture dismesse per gli effetti del trattato. Naturalmente i prodotti importati sono in buona parte prodotti che contengono OGM che hanno contribuito a diffondere malattie nella popolazione, in specie fra “los niños ” (bambini) tanto che in tempi rcenti si sono svolte numerose proteste della popolazione contro la Monsanto, uno dei principali produttori di mais e grano OGM.

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