"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

Globalizzazione

di  Alexander Dugin

Alexander Dugin è un filosofo russo, attento osservatore della società globale, che con le sue interviste e i suoi saggi pone al centro la vita umana , cerca di avvisarci del pericolo che corriamo a seguire questa ideologia, perciò ci lancia un avviso sui rischi che corre l’umanità a stare in mano a questi governi gestiti da criminali ultraliberisti che hanno come scopo finale l’eliminazione completa dell’umanità dei suoi valori tradizionali a favore di una società completamente senza sentimenti umani.

“I globalisti hanno bisogno di un nemico, ma un nemico adeguato , che in realtà sono loro stessi, perchè distruggeranno l’umanità rimpiazzando il genere umano con l’intelligenza artificiale , una specie di cyborg.

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ITALIA

IL CETA ( l’ assegno in bianco sulla tua pelle che l’ Europa sta regalando al Canada prestanome USA )

E’ DA 4 GIORNI IN SENATO ITALIANO PER LA RATIFICA CHE , GRAZIE ALLE PROTESTE IN TUTTA ITALIA, E’ SLITTATA A DATA DA DESTINARSI.

L’ EUROPA L’ HA FIRMATO SENZA LEGGERLO.

ORA TOCCA AI PARLAMENTI EUROPEI RATIFICARLO. BASTA CHE UN PAESE EUROPEO NON LO RATIFICHI E IL CETA SALTA.

MA ATTENZIONE E’ UNA RATIFICA DA NON FARE !!!! TIENI D’ OCCHIO IL PARLAMENTO QUINDI !

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Paolo Borgognone è un giovane ricercatore non allineato, non conformista, collaboratore del quotidiano La Verità che da anni analizza la modernità con studi a metà fra storia e politologia. Si è occupato, nei suoi libri, di disinformazione e media, del dceclino della sinistra radicale e della globalizzazione. Ultimo libro uscito è Deplorevoli? (Zambon ed., pagg. 334, euro 18) sugli Usa di Trump e i movimenti sovranisti europei.

Il 9 novembre dell’anno scorso la vittoria di Donald Trump alla elezioni Usa ha scompaginato i piani delle lobby finanziarie e soprattutto ha mostrato come una maggioranza silenziosa, senza ascoltare il 98 per cento dei mass media Usa, abbia scelto il cambiamento nella politica statunitense in senso sovranista. Perché questo esito nonostante la martellante propaganda “democratica”?

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No allo “Ius Soli ”

di  Enrico Marino

Dopo il primo via libera della Camera, il 15 giugno al Senato si é discussa la legge sullo Ius Soli.
In base alle nuove norme, si diventerà cittadini italiani solo per il fatto di essere nati sul suolo nazionale, eliminando così l’attuale criterio dello Ius Sanguinis, secondo il quale, invece, si diventa cittadini per discendenza.

La sinistra ha tentato di mascherare questa operazione di destrutturazione della Nazione italiana, per come l’abbiamo conosciuta fino a oggi, parlando di Ius Soli “temperato”, ma il passaggio focale rimane quello che da il “diritto” a diventare cittadini italiani ai figli di coloro che abbiano un genitore residente in Italia da almeno 5 anni.

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Chi sono oggi i nuovi intellettuali, critici di un rovinoso universo neoliberale in disfacimento? Partendo da Diego Fusaro, la sola voce del dissenso a essersi guadagnata un certo spazio mediatico, gettiamo una luce su alcune figure meno note, ma altrettanto combattive: lo storico Paolo Borgognone e l’economista Ilaria Bifarini. Tre giovani intellettuali contro la disillusione e l’acquiescenza

di Matteo Fais –

Certo, a guardarsi intorno, c’è ben poco da sperare: nani e ballerine, servi untuosi, conduttori televisivi dal fare peloso, radical chic deprecabili in ogni loro pubblica esternazione. Per nostra fortuna, in Italia, dopo la triste dipartita del meglio della classe intellettuale, da Pasolini a Costanzo Preve, un ricambio generazionale è intervenuto. Sono rari, rari e silenziati, ma esistono anche da noi degli intellettuali liberi, coraggiosi, e senza padroni. Il più noto è quello che rappresenta la voce di chiunque si riconosca in un pensiero altro dal dettato imperante. Si parla ovviamente di Diego Fusaro. Giovane filosofo, troppo carismatico e sopraffino per non suscitare invidie e livori in un paese dove a trionfare è la mediocritas. Lo si può leggere nel blog che tiene su Il Fatto Quotidiano, in uno dei tanti libri che ha pubblicato malgrado la giovanissima età, oppure ascoltarlo in una qualche trasmissione televisiva (soprattutto su La7). Non essendo in possesso della tessera numero uno del PD – ben conservata da un noto imprenditore che, per non pagar tasse in Italia, risiede in Svizzera – chiaramente, ogni qualvolta apra bocca, viene aggredito dalle squadracce da tastiera del pensiero unico dominante (basterà dare una sbirciatina ai commenti che il presente articolo otterrà su Facebook).

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I politici brasiliani fanno pressione per la chiusura del FUNAI

Un’inchiesta istituita dai parlamentari brasiliani che rappresentano gli interessi dei grandi allevatori e dei grandi agricoltori ha appena pubblicato un rapporto in cui si chiede la chiusura del FUNAI, il Dipartimento agli Affari Indiani.

Le conclusioni del rapporto sono state accolte con indignazione e incredulità sia in Brasile che fuori. “Uccidere il FUNAI equivale a uccidere noi, i popoli indigeni” ha affermato Francisco Runja, un portavoce Kaingang. “Il FUNAI è un’istituzione cruciale per noi, per la nostra sopravvivenza, per la nostra resistenza, ed è una garanzia per la demarcazione dei nostri territori ancestrali.”

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Boulevar Voltaire . Da alcuni anni, alcuni autori non dubitano nel parlare di “demondializzazione”. E’ questa una osservazione obiettiva o semplicemente un pio desiderio ?
Alain de Benoist – Dal principio del decennio del 2010 dopo la pubblicazione della famosa opera di Philippin Walden Bello (Deglobalization, 2002), molti autori (Jacques Sapir, Emmanuel Todd, Frédéric Lordon, Edgar Morin, etc.), hanno iniiato a parlare dell’argomento della deglobalizzazione. Marine Le Pen, Nicolas Dupont-Aignan, Jean-Pierre Chevènement, Arnaud Montebourg e Jean-Luc Mélenchon anche loro si sono impadroniti di questo argomento.

Il dibattito incluso è rispuntato di recente: Donald Trump si è fatto eleggere denunciando gli effetti della mondializzazione ed i Brexit ha trionfato grazie al voto delle regioni devastate dalla deindustrializzazione.

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Come ha scritto Alexander Dugin, “oggi l’Europa Occidentale è caduta nella trappola del modernismo e del post modernismo, il progetto della modernizzazione neoliberista conduce verso la liberazione dell’individuo da tutti i legami con la società, con la tradizione spirituale, con la famiglia tradizionale, con lo stesso umanesimo. Questa forma di liberismo libera l’individuo da ogni vincolo lo libera anche dal suo genere e qualcuno anche della sua naturta umana. Il senso della politica è questo progetto di liberazione.

I dirigenti europei non possono fermare questo processo, possono soltanto continuarlo: più migranti, più femminismo, più società aperta, più gender, questa linea è inquestionabile per la elite europea. Non possono cambiare la direzione di marcia, ma quanto più il tempo passa, più persone si mostrano in disaccordo con questa tendenza. La risposta è la reazione che si sta verificando in Europa e che la elite vuole bloccare, demonizzandola. Le realtà già non corrisponde al loro progetti. L’ elite europea è orientata ideologicamantte verso il liberismo ideologico”.

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G.Miranda/FUNAI/Survival

Secondo le informazioni trapelate a Survival International, tutte le unità governative attualmente responsabili di proteggere le tribù incontattate del Brasile dalle invasioni di taglialegna e allevatori potrebbero essere smantellate. Una simile misura rappresenterebbe la più grande minaccia alle tribù incontattate dell’Amazzonia in decenni.

Gli agenti del FUNAI, il Dipartimento agli Affari indigeni del paese, svolgono un ruolo fondamentale nel proteggere i territori dei popoli incontattati da taglialegna, allevatori, minatori e altri invasori. Alcune squadre sul campo sono già state ritirate, e ulteriori riduzioni sono pianificate nel prossimo futuro.

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Il multimiliardario statunitense di origine ungherese George Soros, famoso per la sua attività di investitore, speculatore e politico, ha iniziato quella che sembrava una battaglia silenziosa contro il presidente Donald Trump.
Un giorno prima della presa di possesso della Presidenza degli USA da parte di Trump, Soros, che aveva investito più di 25 milioni di dollari per la campagna della Hillary Clinton e di altri democratici nel 2016, si è scagliato contro il nuovo presidente con un duro discorso durante il Foro Economico Globale di Davos in Svizzera.

Il magnate ha definito Trump come “bugiardo, impostore e potenziale dittatore “, ed ha dichiarato che era sicuro del fallimento del governo del nuovo presidente, visto che considera “contraddittorie le idee che il nuovo presidente persegue”.

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