"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

Geopolitica

di Alfredo Jalife Rahme

Il Presidente russo Vladimir Putin, nel corso della sua conferenza stampa fatta durante la riunione di vertice tra il suo paese e l’Asean, lo scorso Venerdì nella città russa di Sochi, alle foci del mar Nero, ha fatto inportanti dichiarazioni.
Gli antecedenti: i tentativi isolati, disordinati e scoordinati per far cessare la dipendenza globale del controllo egemonico commerciale del crudo quotato sulle piazze di New York e Londra, così come la sua  quotazione unilaterale in dollari, sono state soffocate fino ad ora in forma di successo per gli USA e per la sua appendice britannica.

Per adesso è rimasta nel dimenticatoio – forse come parte dell’aggiustamento di successo tra gli USA e l’Iran – il progetto di lancio di una borsa iraniana nell’isola di Kish nel Golfo Persico che è rimasta inoperante inspiegabilmente in una prima fase.

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Le navi da guerra della marina USA hanno rinunciato a scortare le navi commerciali che attraversano lo stretto di Hormuz dopo che l’Iran aveva minacciato di bloccare “qualsiasi passaggio minaccioso” di navi da guerra sulla sua zona.
Sulla pagina web di Voice of America (VOA), il colonnello Steve Warren, del Dipartimento della Difesa, ha informato che le navi da guerra USA hanno annullato il loro programma di scorta delle navi battenti bandiera statunitense e britannica.

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di F. William Engdahl

La politica estera di Washington in questi giorni è dominata da una bizzarra politica sadomasochista, non dissimile dall’argomento della CIA secondo cui la tortura, come il waterboarding, sia un modo legittimo di aver intelligence preziosa sul nemico da combattere. Abu Ghraib e Guantanamo vengono in mente.

I guerrafondai capo della CIA John Brennan e Victoria Nuland del dipartimento di Stato, o il neocon Ash (come le ceneri della guerra) Carter al Pentagono, sembrano convinti che per essere una grande nazione in primo luogo si debba essere un “rude poliziotto” che pesta i popoli o le nazioni presi di mira, sanzionandoli fino alla bancarotta.
Poi gli si affianca il “poliziotto buono”. I loro stupidi manuali di tortura militari e della CIA gli dicono che funziona ogni volta.

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di Tyler Durden

La Grecia ha ricevuto ciò che il New York Times ha recentemente definito “due offerte in duello” riguardo due gasdotti. Una proposta arriva dalla Russia, dove il Cremlino intende approfittare dei tumultuosi negoziati tra Atene e i suoi creditori per portare avanti gli interessi energetici e geopolitici di Mosca. In pratica Mosca spera di comprare la partecipazione di Atene al Turkish Stream: gasdotto che, ricordiamo, permetterà alla Russia di aggirare la Bulgaria incanalando il gas attraverso la Turchia, la Grecia, la Serbia e l’Ungheria dritto fino allo snodo austriaco.
Nei mesi scorsi alcuni hanno suggerito che Atene potrebbe riuscire ad assicurarsi un anticipo dei potenziali profitti derivanti dal gasdotto, fornendo così alla Grecia un po’ di respiro nel mezzo dei soffocanti negoziati con la troika. Questo a Putin andrebbe più che bene, visto che gli permetterebbe di risolvere il “problema” del South Stream al contempo assicurando l’alleanza economica tra Grecia e Russia, proprio mentre l’Europa sta dibattendo come procedere riguardo al conflitto in Ucraina. Da parte sua, l’Europa ha risposto denunciando Gazprom all’antitrust.

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di Alfredo Jalife Rahme

Dimitri Trenin (DT), direttore del “Carnegie Moscow Center”, filiale regionale del “Carnegie Endowment for International Peace”, un think tank collegato con gli USA, in un articolo pubblicato sul giornale cinese “Global Times”, affronta l’argomento di come “la crisi dell’Ucraina stia provocando un cambio strategico e mentale nell’ordine globale”. Il suo articolo è stato ripubblicato due giorni dopo nel portale Russia Insider.
Di sicuro, circa otto mesi addietro, avevo definito che l’Ucraina costituiva “la placca tettonica della geopolitica globale”.
DT giudica che le recenti visite effettuate dalla cancelliera tedesca Angela Merkel ed il Segretario di Stato John Kerry in Russia” hanno determinato la conseguenza che “la crisi ucraina sia stata non soltanto limitata all’Ucraina, o neppure soltanto all’Europa ma piuttosto sull’intero ordine globale (sic!) che promette una estesa concorrenza con un risultato imprevisto (sic!) e “appartiene in forma cruciale ad un modello di relazioni in fase di cambiamento tra le potenze mondiali, con gli USA che stanno lottando per mantenere la loro egemonia”.

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di William Engdahl*

Di questi tempi l’Unione Europea ha un’abilità inspiegabile nello spararsi sui piedi. Spinta dalle forti pressioni della russofobica amministrazione di Washington e di vari governi russofobici dell’UE, l’anno scorso Bruxelles ha deciso di intraprendere dei passi per bloccare gli accordi bilaterali tra l’azienda pubblica russa Gazprom e paesi dell’UE ,quali la Grecia e la Bulgaria per l’acquisto di gas da un nuovo gasdotto russo che avrebbe dovuto chiamarsi South Stream, la controparte meridionale del North Stream tra Gazprom e la Germania.

Per i neocon al Dipartimento di Stato di Obama e al Pentagono, tali accordi avrebbero forgiato legami economici di gran lunga troppo stretti tra l’UE e la Russia, i quali avrebbero notevolmente ridimensionato la capacità americana di ricattare l’UE.   Nel suo tentativo di imporre retroattivamente nuove leggi che Gazprom avrebbe violato, la Commissione europea sta palesemente violando ogni precetto legale. Inoltre l’anno scorso essa ha costretto il debole governo bulgaro a ritirarsi dal contratto con Gazprom.

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L’attuale instabilità in Europa, nel Medio Oriente e nella regione di Asia-Pacifico è dovuta alla politica di Washington.
Gli Stati Uniti d’America stanno  cercando di allontanare o ritardare  quello che in realtà è inevitabile, e cioè il declino dell’egemonismo americano nel mondo, scrive sulle pagine del cinese Global Times il politologo e docente dell’Università di Studi Internazionali di Shanghai, Liu Zhongmin.

Negli ultimi anni ci sono state turbolenze geopolitiche che si sono intensificate e continue tensioni in Europa, in Medio Oriente e nell’Asia-Pacifico. L’instabilità è strettamente connessa con il ritorno della geopolitica e la nuova guerra fredda, questione ampiamente discussa nel mondo accademico e da una schiera di analisti.

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di Mahdi Darius Nazemroaya

Ci si può chiedere se il cosiddetto Stato islamico in Iraq ed in Siria (ISIS) / Stato Islamico in Iraq e il Levante (ISIL) / Stato islamico / DAESH ) siano attivi nell’Ucraina del ​​post-euromaidan . La risposta non è esatta. In altre parole, la risposta è sì e no.
Poi di nuovo, in cosa consiste l’ ISIS / ISIL / DAESH? Si tratta di una banda a maglie larghe delle milizie terroriste, come il suo predecessore Al-Qaeda. Inclusi nella sua rete sono gruppi del Caucaso, che stanno combattendo attualmente in Siria ed in Iraq. Ora sono arrivati in Ucraina e la stanno utilizzando come un trampolino verso l’Europa.

Gli agenti del Caos e della guerra per l’Eurasia

I conflitti in Ucraina, Siria, Iraq, Libia e Yemen sono in realtà tutti i fronti di una guerra multidimensionale che viene condotta dagli Stati Uniti e dai loro alleati. Questa guerra multidimensionale fa parte di una strategia  che mira a circondare l’Eurasia. La Cina, l’Iran e la Russia sono i suoi  principali obiettivi.

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Israele è sferzante, scegliendo la Russia come bersaglio, e puntando agli alleati dei russi per un confronto diretto con la Russia di Putin: ciò potrebbe rapidamente significare la fine di Netanyahu e del “cane da guardia degli Stati Uniti” nel Mediterraneo.

di Gordon Duff *

Il 2 Aprile 2015 Israele ha lanciato un attacco aereo contro la Siria. Cacciabombardieri hanno attaccato le zone a Nord di Damasco, nei pressi dell’aereoporto e delle unità militari che constrastano le forze di Al Nusra e dello Stato Islamico. Alcuni attacchi erano diretti a spezzare un’offensiva dell’esercito siriano contro le linee di rifornimento che corrono da Israele attraverso la Giordania, una via cruciale per l’Isis in quella regione.

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di MK Bhadrakumar

ll Cremlino ha ben pensato che il Presidente Vladimir Putin firmasse formalmente il decreto che dispone la consegna dei missili S-300 all’Iran. Lo stesso giorno, Ali Shamkhani, ex-ministro della Difesa iraniano e attuale segretario del Consiglio Supremo di Sicurezza Nazionale (SNSC) visitava Mosca per partecipare, interessante, a un incontro dei Consigli di Sicurezza Nazionale dei Paesi aderenti all’Organizzazione della Cooperazione di Shanghai (SCO). Il SNSC lavora direttamente sotto la supervisione della Guida Suprema Ali Khamenei, facendo di Shamkhani una figura potente nella dirigenza della politica estera e di sicurezza iraniana.

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