"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

Francia

L’ISIS (Daesh ih arabo) ha minacciato di realizzare un “bagno di sangue” in Francia se Parigi non obbedirà alle sue richieste entro 7 giorni.

Il gruppo terrorista dell’ISIS ha pubblicato un suo documento nei social media in cui minaccia di realizzare attacchi terroristici e causare un bagno di sangue in Francia se il presidente Emmanuel Macron non adempierà alle 8 richiesta fatte in un termine di 7 giorni.

Nella registrazione i terroristi assicurano di aver inviato il testo del messaggio, in 8 pagine in francese, a tutti i leaders del governo francese ed a tutti i media nazionali dall’Eliseo al Palazzo Matignon, all’Assemblea nazionale, alla Polizia ed alle sedi dei principali giornali.

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di Wayne Madsen

Il nuovo presidente francese Emmanuel Macron, impegnato nelle presidenziali francesi in contrappeso pro-europeo per impedire l’elezione della leader del Partito Nazionale Marine Le Pen, sembra avere più di un rapporto casuale con gli Stati Uniti. Mentre lavorava al Ministero dell’Economia da ispettore speciale e ministro, Macron supervisionò il furto virtuale delle industrie strategiche francesi da parte delle imprese statunitensi dai forti legami con l’intelligence. L’hackeraggio dei computer del movimento di Macron “En Marche!” da parte di soggetti sconosciuti ha prodotto materiale interessante. I difensori di Macron sostengono che i file rilasciati erano o “falsi” o estranei. Tuttavia, una serie di file sul furto virtuale del gigante tecnologico dell’informazione francese da individui collegati alla CIA è esattamente ciò che ci si aspetterebbe dalla campagna di Macron.

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Conseguenze della vittoria di Emmanuel Macron, il candidato della finanza mondialista in Francia: affiorano le prime rivendicazioni degli esponenti della sinistra e del fronte progressista che si batte per l’affermazione del multiculturalismo e cancellazione dell’identità storica e cuturale della Francia.

Dalla intervista di Al Jazeera alla giornalista e scrittrice Rokhaya Diallo, molto conosciuta in Francia.

Rokhaya Diallo, una giornalista di passaporto francese, i cui genitori erano originari del Senegal e del Gambia. Intervistata da Al Jazeera, ha dichiarato che “non esiste alcun motivo di festeggiare, anche se non ha vinto, la Le Pen ha ottenuto quasi 11 milioni di voti e questo ci mette paura. Con la sua sconfitta, abbiamo evitato la peggiore opzione ma ho paura che le sue idee si estendano ad altri settori della società francese. I partiti politici in Francia hanno adottato molte delle idee di estrema destra per riappacificare parte dei loro elettori”.

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di  Marco Valle

Spente le luci, dispersi i tifosi, raffreddati i sentimenti cerchiamo di ragionare sui risultati (e i significati) delle elezioni francesi. Tutto è andato come previsto. Macron ha vinto con largo margine e si è presentato davanti al Louvre, una location toponomastica inedita per gli schemi politici transalpini (Bastiglia per la sinistra, place de la Concorde per la destra).

Presto il vincente entrerà in carica, cercherà di formare un governo e una maggioranza, poi incontrerà Angela Merkel riaprendo — per necessità, real politik e un tributo al gollismo — il dialogo franco-tedesco. Marine Le Pen, con oltre undici milioni di voti, è battuta ma non doma. La signora ha spaccato la Francia e, intanto, si prepara a ribaltare il partito (ormai decotto) mentre la nipotina Marion (l’idolo dei “puri e duri”) si sfila proprio alla vigilia delle legislative, il vero traguardo dell’ipotesi “mariniste”.

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Kadima ! En Marche! Avanti, March!
I francesi, lungi dal misurare il loro errore, sono ancora sotto ipnosi e non dovrebbero svegliarsi prima della fine delle elezioni legislative.
«Sotto i nostri occhi» – Cronaca di politica internazionale n°239

di Thierry Meyssan

Dopo aver eletto come Presidente della Repubblica in successione un agente della CIA e un impiegato degli emiri del Golfo, i francesi si son fatti truffare una terza volta, ora da un prodotto israeliano. Credono di avere allontanato lo spettro del fascismo votando per un candidato sostenuto dalla NATO, dai Rothschild, da tutte le società quotate dell’indice CAC40 e dalla stampa unanime. Lungi dal misurare il loro errore, sono ancora sotto ipnosi e non dovrebbero svegliarsi prima della fine delle elezioni legislative.

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In chiusura della campagna elettorale più cruciale per il futuro dell’Europa e in attesa del risultato (ormai definito 8/05), su quale si sono incentrate tante speranze ma il cui esito appare scontato a favore del candidato che più di tutti incarna l’establishment europeista, facciamo spazio alle riflessioni di Jacques Sapir , il nostro economista francese di riferimento.

Lo scenario è quello di un paese profondamente diviso, sia geograficamente che culturalmente e socialmente, tra gruppi che si trovano su posizioni opposte e inconciliabili. Situazione complicata ulteriormente da quell’irriducibile corpo estraneo alla cultura francese che sono gli immigrati di seconda generazione.

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di  MARCELLO FOA

Chi ha vinto il confronto Le Pen-Macron? Secondo l’unico sondaggio disponibile Macron, piuttosto nettamente, ma i sondaggi a caldo sono relativamente affidabili, vedi i dibattiti Clinton-Trump che davano sempre vincente Hillary. Com’è andata a finire poi lo sappiamo.

Marine Le Pen ieri sera ha dominato il dibattito, nel senso che ha sempre imposto a Macron i temi. I due moderatori sembrava che non ci fossero. La sua personalità è risultata sovrastante: decisa, ironica, capace di interrompere il ragionamento dell’avversario con piccole, velenose battute. Macron anzichè ignorarle le assecondava e ha trascorso quasi tutta la serata a giustificarsi e a spiegare.

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di Michele De Feudis

Descrive Emmanuel Macron come “un algoritmo”, un politico dal carattere fragile, “manipolabile e incapace di decisioni” e rileva che Marine Le Pen nel secondo turno ha poche chance, ma potrebbe sorprendere trasformando la sfida in “un referendum pro o contro la globalizzazione”. Alain de Benoist, filosofo e fondatore della Nouvelle Droite, il più influente pensatore dell’area identitaria europea, ha commentato sul periodico bretone “Breizh-info” il primo turno della corsa per l’Eliseo.

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Se fossi francese voterei Marine Le Pen. La voterei da marxista senza se e senza ma. E prima di invocare il pericolo nazista, guardiamo al vero neonazismo

di Giuseppe Masala.

Da marxista potenziale elettore della “fascista” Le Pen mi sento come un disperato zelota nella fortezza di Masada.
È un discorso davvero difficilissimo, quello che mi appresto a fare, ma ho sempre creduto nella chiarezza delle idee, nella nettezza e ho sempre detestato l’ambiguità del vigliacco.

Io se fossi francese voterei Marine Le Pen. La voterei da marxista senza se e senza ma. Ve lo dico nettamente. Spero che abbiate la bontà di seguirmi in queste poche righe certamente non esaustive e non esplicative di quel che è davvero un travaglio interiore.
Ieri Papa Francesco ha fatto un’esternazione criptica e allo stesso tempo emblematica sulle elezioni francesi: «So che una candidata è di destra e conservatrice. L’altro non so chi sia né da dove viene». Ora, ovviamente Jorge Bergoglio sa fin troppo bene da quale milieu culturale provenga Macron; probabilmente nella sua logica (è pur sempre il Papa!) ritiene che provenga direttamente dall’Inferno.

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L’economia della Francia necessita di una moneta nazionale perchè l'”l’euro è ormai morto”, ha dichiarato la candidata presidenziale del Front National, Marine Le Pen.
“E’ necessario controllare la moneta, adattarla all’economia perchè oggi giorno la moneta unica è un onere che blocca il sistema economico”, ha dichiarato la Le Pen nel corso di una intervista con il giornale Le Parisien.

L’aspirante all’Eliseo ha segnalato che l’Euro deve essere una moneta “utilizzata soltanto per le grandi imprese dedicate al commercio internazionale”, tuttavia non deve essere impiegato per la vita quotidiana dei cittadini francesi.

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