"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

Europa in declino

Storico discorso di Viktor Orban: “Esiste un piano per realizzare una Europa nelle mani di una popolazione cosmopolita con preminenza mussulmana”
“Circa 27 anni addietro avevamo pensato che il nostro futuro fosse in Europa. Attualmente, noi siamo il futuro dell’Europa”, ha dichiarato questa mattina il primo ministro dell’Ungheria Viktor Orban, nel corso della 28a edizione della Università Libera di Tusnádfürdő.

Nel suo discorso annuale, Orban ha manifestato l’idea che le elezioni parlamentari che si svolgeranno la prossima primavera nel paese avranno una importante dimensione europea. “Quello che accadrà in Ungheria avrà importanti implicazioni per l’insieme dell’Europa, perchè oggi una Ungheria forte gioca un ruolo decisivo nella battaglia per evitare la scristianizzazione dell’Europa”, ha segnalato.

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di Luciano Lago

Mentre l’Italia viene sommersa da una marea di migranti, l’Unione Europea mostra la sua inconsistenza come organismo nato per volontà’ ed interessi dei grandi potentati finanziari, incapace di risolvere qualsiasi problema reale dei popoli: immigrazione, lavoro, sviluppo, presenza nell’ambito internazionale, stabilizzazione delle aree di crisi, ecc…

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di Luciano Lago

Qualcuno può essere ancora convinto che l’attuale Unione Europea si a un modello praticabile ed attrattivo per altri paesi al di fuori del Continente?

Occorre dire che l’Unione Europea bisogna vederla non per come vorrebbe apparire, nella retorica di chi la sostiene, ma per come è realmente: una struttura oligarchica, dilaniata dalla corruzione, costruita sulla negazione di ogni sovranità popolare, che impone un amaro regime di privilegi per alcuni e di coazione  per tutti gli altri in conformità al modello economico neoliberista, diffuso e fatto proprio dalle classi dirigenti europidi.

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Doveva essere il “vertice della solidarietà” quello tenutosi la scorsa settimana a Bruxelles, con i soci della UE che dovevano serrare le fila di fronte al Brexit del Regno Unito e stabilire in armonia le condizioni  dell’uscita del Regno Unito ma, in realtà, il vertice si è chiuso con grandi polemiche, forti litigi ed aspre critiche fa i  soci europei. Non sono mancate anche le battute pesanti nei confronti del francese il quale, con la sua aria di “primo della classe” sembra che “stia sulle palle” a tutti i rappresentanti dell’Est Europa.

Una dura polemica è seguita  alle dichiarazioni di Emmanuel Macron, il neo presidente francese il quale, nel suo discorso tenuto al vertice di Bruxelles, aveva criticato i paesi dell’Est  per la loro mancanza di solidarietà e per il cinismo dimostrato nel trattare la questione dei rifugiati. “I paesi europei che non rispettano le norme della Commissione  (le quote dei migranti)  devono pagare a pieno le conseguenze”, aveva dichiarato Macron con aria solenne.

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di GIOVANNI TROTTA

Il parlamento ungherese ha approvato a larga maggioranza una legge che impone rigide regole alle Ong finanziate dall’estero, pena la loro chiusura. Approvato con 130 voti contro 44, il provvedimento è stato soprannominato “anti Soros” in quanto appare studiato per prendere principalmente di mira le attività del miliardario americano di origine magiara George Soros e la prestigiosa Central European University, da lui fondata a Budapest per promuovere una non meglio precisata società aperta e liberale.

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di Enrico Galoppini

Le nazioni europee come “idea”

Dopo la vittoria di Emmanuel Macron alle presidenziali francesi, una cosa definitiva la possiamo affermare: come l’America, nazione ideocratica per antonomasia, anche la Francia è diventata tale, così ad ogni elezione, e sempre più con la società “aperta” (e perciò anche multietnica) realizzata, gli elettori vanno a votare per una “idea” o l’altra della Francia.

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di Sertorio

Ogni volta che si convocano elezioni nei paesi dell’Unione Europea – salvo quelle del Parlamento di Strasburgo, una struttura bella e inutile-, si apre una finestra di opportunità per i distributori di ansiolitici, come rohypnol e valium a Bruxelles.

Di paura in paura, di paralisi nelle decisioni, i bonzi della Commissione Europea  agonizzano quando il popolo,  questa “bisbetica domata” arriva alle urne. Per quanto loro, gli eurocrati sanno perfettamente quello che conviene alle masse, queste si prendono il capriccio di eleggere il contrario di quello che devono, nonostante quando il popolo, la bisbetica  domata, arrivano i media che costano tanto denaro, insistono a non dare maggiore potere a quelli su cui votano rispetto a quello che è stato ordinato: i Macron e gli altri candidati del buon chic, del buon genere del Pensiero Unico.

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In reazione alla recente legge che vieta il burqa (velo integrale), il presidente austriaco Alexander Van der Bellen, qualche giorno fa, ha espresso l’augurio “che tutte le donne austriache manifestino contro l’islamofobia indossando, in un determinato giorno, il velo islamico, per soliarietà con le donne mussulmane”.

Questo ha detto Van der Bellen durante una discussione con un gruppo di studenti organizzata presso la rappresentanza delle istituzione europee a Vienna. La frase risale al 24 marzo, ma è diventata solo ora oggetto di dibattito, dopo che la tv pubblica Orf l’ha trasmessa all’interno di un servizio sui primi 100 giorni del nuovo capo dello Stato.
Il leader del partito populista della Fpoe, Heinz-Christian Strache, si è detto “esterrefatto” e ha chiesto delle pubbliche scuse. E la polemica si è estesa anche alla Germania.

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Bruxelles– Il Primo ministro ungherese Viktor Orban, messo sotto accusa oggi a Bruxelles dal Parlamento europeo, ha respinto gli attacchi dell’Unione Europea  contro la sua controversa legge sulle università ed ha rivolto aspre critiche contro il miliardario americano George Soros.
“Questo personaggio”, ha detto Orban, ” è un possente speculatore internazionale che tutti accolgono calorosamente nonostante questi sia un nemico delle nazioni d’Europa”.

Inoltre Orban ha criticato la pretesa di Bruxelles di voler emanare leggi unilateralmente senza tenere in conto che nel suo paese vige un sentimento per cui si ritiene che l’Unione Europea non debba poter sottrarre la sovranità nazionale agli Stati membri.

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di  Nicolas Gauthier

Signor de Benoist, porre sotto accusa la “dittatura dei sondaggi” è ormai un luogo comune, tanto più che il loro numero cresce continuamente. Ma sempre più spesso il candidato vincente all’elezione non è quasi mai quello che era dato per favorito alla vittoria. Quindi, si tratta di una “dittatura” molto relativa?

“Da quando sono apparsi negli Usa, verso la metà degli anni Trenta, e in Francia nel 1965, per iniziativa di Jean Stoetzel le critiche nei confronti dei sondaggi sono sempre le stesse. Una fra le più comuni è quella che lei cita, cioè ai sondaggi capita di sbagliare. Si è visto nell’elezione presidenziale a suo tempo con l’elezione presidenziale del 1995 (Balladur era considerato vincente rispetto a Chirac) o con quella del 2002 (Chirac avrebbe dovuto affrontare Jospin al secondo turno), più di recente con la Brexit o con l’elezione di Trump. Si deve anche osservare che succede che non sbaglino e che questo sia il caso più frequente. Molto spesso i sondaggi dicono la verità, anche se possono essere manipolati, o perché le domande sono distorte o perché le risposte vengono interpretate in maniera tendenziosa. Un’altra vecchia critica riguarda gli effetti politici dei sondaggi.

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