"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

Eurasia e suoi sviluppi

NEW YORK – Il Presidente eletto USA Donald Trump e la sua squadra di transizione ritengono l’assenza degli Stati Uniti nei negoziati sulla Siria a Mosca uno dei fallimenti della politica estera dell’amministrazione dell’attuale Capo di Stato di Barack Obama. Lo ha dichiarato Newt Gingrich, ex portavoce del Congresso americano, a Fox News.

“Credo che Trump sia consapevole del completo fallimento della strategia di politica estera di Obama, Kerry, Clinton in questa regione. A Mosca hanno svolto i colloqui con la partecipazione della Turchia, che è un’alleata NATO da quasi 50 anni. L’Iran e la Russia decidono di condurre i negoziati sulla Siria e il contributo dell’America è nullo” ha dichiarato.

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di Luciano Lago

Mentre persevera sui media l’insopportabile piagnisteo dei propagandisti neoliberali che continuano a ripetere il mantra del  voto del Brexit per cui  la Gran Bretagna si andrà ad isolare dall’Europa e dal resto del mondo e si seguita  a sostenere che i cittadini britannici dovranno affrontare pesanti conseguenze economiche, in realtà sul fronte economico e geopolitico  inizia a delinearsi uno scenario del tutto opposto. La prospettiva del Regno Unito fuori dalla UE  si percepisce totalmente difforme  da quella  prospettata nelle interessate  descrizioni catastrofiche fatte dai sostenitori ad oltranza della UE i quali, nelle loro elugubrazioni, finiscono con l’apparire  sempre più grotteschi e fuori della realtà.

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di  Paolo Borgognone *

Nell’epoca della mondializzazione e della disarticolazione su base individualistica e consumistica delle identità collettive, la democrazia organica è la più innovativa, interessante e radicalmente alternativa allo stato di cose presenti, forma di organizzazione del consenso e della società in quanto, come scrive Gennaro Sangiuliano citando, nel suo libro Putin. Vita di uno zar (Mondadori, Milano, 2015), il politologo tradizionalista russo Aleksandr Dugin, essa «deve essere intesa “come comunità metafisica e sovra-temporale di cui non fanno parte solo i viventi, gli antenati e i non ancora nati”». Sangiuliano afferma di seguito che «la contrapposizione fra democrazia rappresentativa e democrazia organica è un tema di vaste dimensioni».

E’ il tema che tratteremo nel presente saggio. Innanzitutto, la contrapposizione tra democrazia rappresentativa, liberale, e democrazia organica, comunitaria, è il rovesciamento, nell’agone delle scienze politiche, dell’eterno confronto e conflitto tra il “Mare” e la “Terra”, tra il “femminile” e il “maschile”, tra la società “aperta” (individualista, cosmopolitica, tecno-mercantile e proiettata in una dimensione a-temporale di eterno presente) e quella tradizionale (collettivista, solidaristica, patriottica e dedita al culto del suolo, della Terra irrorata dal sangue sacro degli antenati e pertanto proiettata in una dimensione sovra-temporale di memoria storica come elemento imprescindibile nell’articolazione di un orizzonte destinalistico comunitario per il futuro), tra il “mondo dei Morti” (l’Oltreatlantide) e quello dei “Vivi” (l’Eurasia).

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di Pepe Escobar

E così l’Iran è di nuovo demonizzato dall’Occidente perché “provocatorio” e “destabilizzante”. Come mai? L’accordo sul nucleare non doveva forse riportare l’Iran all’interno del “concerto di nazioni” diretto dall’Occidente?

Al Consiglio di Sicurezza dell’Onu si discuterà di nuovo dell’Iran. La ragione: i recenti test di missili balistici che, secondo l’Occidente, “sarebbero in grado di portare armi nucleari” – in presunta violazione del Risoluzione 2231 del 2015 del Consiglio di Sicurezza Onu.
Questo è falso. Teheran ha compiuto dei test di lancio con missili balistici agli inizi di marzo. La Guida Suprema, l’ayatollah Khamenei, ha sottolineato come i missili siano vitali per la futura difesa dell’Iran.

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Xi Jinping propone al Medio Oriente di partecipare a costruire la ‘nuova via della seta’ per crescere e liberarsi dal colonialismo occidentale.

di Thierry Meyssan

Il presidente cinese Xi Jinping sta compiendo una tournée in Arabia Saudita, Egitto e Iran. Ufficialmente non per parlare di politica ma esclusivamente di economia. La Cina propone agli Stati del Medio Oriente di partecipare alla costruzione della «nuova via della seta» per poter crescere e liberarsi dal colonialismo occidentale.
Il mondo arabo di oggi è dominato dagli Stati Uniti, che cercano di sfruttarlo e di ostacolarne lo sviluppo. Tuttavia le numerose rivolte in Palestina, Siria, Iraq, Yemen e Bahrein dimostrano una volontà di resistenza che contrasta con la servitù volontaria degli europei.

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COMUNICATO DEL COMITATO NO GUERRA NO NATO

La decisione del Consiglio Nord Atlantico di invitare il Montenegro a iniziare i colloqui di accesso per divenire il 29° membro dell’Alleanza, getta benzina su una situazione già incandescente. Tale decisione conferma che la strategia Usa/Nato mira all’accerchiamento della Russia.

Il Montenegro, l’ultimo degli Stati nati dallo smantellamento della Federazione Jugoslava con la guerra Nato del 1999, ha, nonostante le sue piccole dimensioni, un importante ruolo geostrategico nel Balcani. Possiede porti utilizzabili a scopo militare nel Mediterraneo e grandi bunker sotterranei che, ammodernati, permettono alla Nato di stoccare enormi quantità di munizioni, comprese armi nucleari.

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di The Saker

La scorsa settimana, Vladimir Putin, assieme ad un gran numero di dignitari e ospiti nazionali e stranieri invitati all’evento, ha inaugurato la più grande moschea d’Europa; la nuova Grande Moschea di Mosca. Questo è stato un grande evento, atteso da migliaia di musulmani russi che vivono a Mosca e che, in passato, non avevano altra scelta, per fare le loro preghiere, che scendere in strada per causa della mancanza di una moschea che fosse abbastanza grande per contenere tutti.

La realtà è che la maggioranza dei musulmani in preghiera nel centro di Mosca non volevano soltanto un più ampio spazio, ma cercavano un riconoscimento ufficiale della loro esistenza e della loro importanza per la Russia. Ora, questo riconoscimento tanto atteso è finalmente arrivato e nel centro della famosa città di Mosca, ci saranno minareti d’oro di 240 mt. che, con eleganza , si complementeranno con le cupole tradizionali della Chiesa Ortodossa. Tuttavia, mi piacerebbe manifestare che questo evento rappresenta ancora di più che il semplice riconoscimento del ruolo dell’ importanza dell’Islam nella moderna Russia, penso piuttosto che sia l’espressione di una scelta di civiltà profonda.

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di Eric Draitser

Negli ultimi mesi la natura della guerra in Afganistan è cambiata notevolmente. Mentre USA e NATO restano attivamente coinvolti nel paese, e i loro obiettivi sono cambiati molto poco da quando, una quindicina d’anni fa, l’amministrazione Bush ha lanciato la guerra, la carnagione sul campo di battaglia e la parti attive nella guerra sono significativamente cambiate.

La comparsa dell’ISIS in Afganistan, insieme al prossimo ritiro delle truppe USA-NATO dal paese, ha spinto i talebani a un matrimonio di convenienza, se non a una vera e propria alleanza, con l’Iran. Quello che fino a pochi anni fa sarebbe sembrato uno scenario impensabile, ovvero il supporto dell’Iran sciita agli oltranzisti talebani sunniti, è diventato realtà a causa delle mutate circostanze della guerra. Per quanto difficile sia da credere, una simile alleanza adesso è un elemento cruciale della situazione sul campo in Afganistan. Ma il suo significato va molto aldilà di un mero spostamento nell’equilibrio dei poteri all’interno del paese.

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Clinton, Juppé, Erdoğan, Daesh e il PKK

di Thierry Meyssan

La ripresa della repressione contro i curdi in Turchia è solo la conseguenza dell’impossibilità di realizzare il piano Juppé-Wright del 2011. Mentre è stato facile schierare Daesh (l’ISIS) nel deserto siriano e nelle province di Ninive e al-Anbar (Iraq), a maggioranza sunnita, si è rivelato impossibile prendere il controllo delle popolazioni curde in Siria. Per realizzare il suo sogno di un Kurdistan fuori dalla Turchia, Recep Tayyip Erdoğan non ha altra scelta che la guerra civile.

Nel giungere al potere ad Ankara nel 2003, il partito islamista AKP ha cambiato le priorità strategiche della Turchia. Invece di basarsi sui rapporti di forza post-“Desert Storm”, Erdoğan aspirava a far uscire il suo paese dall’isolamento in cui si trovava sin dalla caduta dell’Impero Ottomano. Facendo leva sulle analisi del suo consigliere, il professor Ahmet Davutoğlu, preconizzò di risolvere i problemi in sospeso da un secolo con i suoi vicini e diventare via via l’indispensabile mediatore regionale. Aveva bisogno di diventare sia un modello politico sia di costruire relazioni con i propri partner arabi, senza perdere la sua alleanza con Israele.

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di Claudio Mutti *

L’8 luglio è stata una giornata drammatica per le borse asiatiche: Shanghai ha perso il 5,9% e Shenzen il 2,5%. In due settimane, sui mercati azionari cinesi si è registrata una perdita di più di 3.700 miliardi di dollari. Lo spettro di una gigantesca bolla speculativa in grado di contagiare l’economia cinese ha indotto cinque eminenti professori della Repubblica Popolare a paragonare la situazione attuale con quella di diciotto anni fa, quando “malvagie forze di mercato” agirono contro le valute dell’Asia orientale. Nel documento redatto dai cinque esperti viene espressamente citato il “burattinaio” di Barack Obama, ossia George Soros, già indicato come terrorista finanziario da Qiao Liang e Wang Xiangsui nel loro celebre studio sulla “guerra senza limiti”(1).

È vero che lo sviluppo del mercato azionario cinese dovrebbe essere garantito dalla disciplina politica che caratterizza il sistema cinese, nonché dall’impegno del governo a recuperare la stabilità dei listini e la tendenza crescente che ha caratterizzato la borsa negli ultimi mesi. È vero, inoltre, che la Cina ha una partecipazione di oltre 4.000 miliardi di dollari in riserve estere, a fronte dei 121 miliardi di dollari degli Stati Uniti, mentre il risparmio dei cittadini cinesi ammonta a 21.000 miliardi di dollari a fronte dei 614 miliardi statunitensi.

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