"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

Eurasia e suoi sviluppi

di  Wayne Madsen

Mentre ci si esibisce nella commedia degli equivoci nell’ala ovest della Casa Bianca tra il presidente Donald Trump e i suoi consiglieri. e tra la segretaria alla stampa della Casa Bianca e vari aiutanti presidenziali, i leader mondiali si riunivano a Pechino per discutere della creazione delle moderne “Via della Seta” terrestre e marittima per migliorare le condizioni economiche delle nazioni nel mondo.

Nulla di più illustra il massiccio divario tra le preoccupazioni di molte nazioni e quelle degli Stati Uniti, che degenerano rapidamente in potenza di secondo grado insieme agli alleati della NATO Gran Bretagna, Francia e Germania.

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di  Alexander Dugin

Nel corso dei secoli l’Occidente, con USA e GB in testa, si è sforzato di imporre le sue norme ed i suoi criteri a tutta l’umanità. Questa è stata la sua politica di civilizzazione. Questa impostazione non è cambiata nel corso di secoli, indipendentemente da chi si trova all’avanguardia dell’ideologia occidentale, che sia il cattolicesimo, il protestantesimo, il modernismo, il liberalismo o il capitalismo.

Con uguale fervore l’Occidente costruisce il suo Impero a spese di tutti gli altri popoli. Nella mappa mondiale questo si riflette nella espansione dell’Europa verso l’Asia e, la cosa più importante, verso l’Eurasia, che significa il territorio dell’impero russo situato nella zona chiave del centro assoluto. Al nostro Ovest si trova l’Europa, all’est l’Asia. Noi stessi (come Federazione Russa) siamo un terzo polo.

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NEW YORK – Il Presidente eletto USA Donald Trump e la sua squadra di transizione ritengono l’assenza degli Stati Uniti nei negoziati sulla Siria a Mosca uno dei fallimenti della politica estera dell’amministrazione dell’attuale Capo di Stato di Barack Obama. Lo ha dichiarato Newt Gingrich, ex portavoce del Congresso americano, a Fox News.

“Credo che Trump sia consapevole del completo fallimento della strategia di politica estera di Obama, Kerry, Clinton in questa regione. A Mosca hanno svolto i colloqui con la partecipazione della Turchia, che è un’alleata NATO da quasi 50 anni. L’Iran e la Russia decidono di condurre i negoziati sulla Siria e il contributo dell’America è nullo” ha dichiarato.

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di Luciano Lago

Mentre persevera sui media l’insopportabile piagnisteo dei propagandisti neoliberali che continuano a ripetere il mantra del  voto del Brexit per cui  la Gran Bretagna si andrà ad isolare dall’Europa e dal resto del mondo e si seguita  a sostenere che i cittadini britannici dovranno affrontare pesanti conseguenze economiche, in realtà sul fronte economico e geopolitico  inizia a delinearsi uno scenario del tutto opposto. La prospettiva del Regno Unito fuori dalla UE  si percepisce totalmente difforme  da quella  prospettata nelle interessate  descrizioni catastrofiche fatte dai sostenitori ad oltranza della UE i quali, nelle loro elugubrazioni, finiscono con l’apparire  sempre più grotteschi e fuori della realtà.

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di  Paolo Borgognone *

Nell’epoca della mondializzazione e della disarticolazione su base individualistica e consumistica delle identità collettive, la democrazia organica è la più innovativa, interessante e radicalmente alternativa allo stato di cose presenti, forma di organizzazione del consenso e della società in quanto, come scrive Gennaro Sangiuliano citando, nel suo libro Putin. Vita di uno zar (Mondadori, Milano, 2015), il politologo tradizionalista russo Aleksandr Dugin, essa «deve essere intesa “come comunità metafisica e sovra-temporale di cui non fanno parte solo i viventi, gli antenati e i non ancora nati”». Sangiuliano afferma di seguito che «la contrapposizione fra democrazia rappresentativa e democrazia organica è un tema di vaste dimensioni».

E’ il tema che tratteremo nel presente saggio. Innanzitutto, la contrapposizione tra democrazia rappresentativa, liberale, e democrazia organica, comunitaria, è il rovesciamento, nell’agone delle scienze politiche, dell’eterno confronto e conflitto tra il “Mare” e la “Terra”, tra il “femminile” e il “maschile”, tra la società “aperta” (individualista, cosmopolitica, tecno-mercantile e proiettata in una dimensione a-temporale di eterno presente) e quella tradizionale (collettivista, solidaristica, patriottica e dedita al culto del suolo, della Terra irrorata dal sangue sacro degli antenati e pertanto proiettata in una dimensione sovra-temporale di memoria storica come elemento imprescindibile nell’articolazione di un orizzonte destinalistico comunitario per il futuro), tra il “mondo dei Morti” (l’Oltreatlantide) e quello dei “Vivi” (l’Eurasia).

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di Pepe Escobar

E così l’Iran è di nuovo demonizzato dall’Occidente perché “provocatorio” e “destabilizzante”. Come mai? L’accordo sul nucleare non doveva forse riportare l’Iran all’interno del “concerto di nazioni” diretto dall’Occidente?

Al Consiglio di Sicurezza dell’Onu si discuterà di nuovo dell’Iran. La ragione: i recenti test di missili balistici che, secondo l’Occidente, “sarebbero in grado di portare armi nucleari” – in presunta violazione del Risoluzione 2231 del 2015 del Consiglio di Sicurezza Onu.
Questo è falso. Teheran ha compiuto dei test di lancio con missili balistici agli inizi di marzo. La Guida Suprema, l’ayatollah Khamenei, ha sottolineato come i missili siano vitali per la futura difesa dell’Iran.

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Xi Jinping propone al Medio Oriente di partecipare a costruire la ‘nuova via della seta’ per crescere e liberarsi dal colonialismo occidentale.

di Thierry Meyssan

Il presidente cinese Xi Jinping sta compiendo una tournée in Arabia Saudita, Egitto e Iran. Ufficialmente non per parlare di politica ma esclusivamente di economia. La Cina propone agli Stati del Medio Oriente di partecipare alla costruzione della «nuova via della seta» per poter crescere e liberarsi dal colonialismo occidentale.
Il mondo arabo di oggi è dominato dagli Stati Uniti, che cercano di sfruttarlo e di ostacolarne lo sviluppo. Tuttavia le numerose rivolte in Palestina, Siria, Iraq, Yemen e Bahrein dimostrano una volontà di resistenza che contrasta con la servitù volontaria degli europei.

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COMUNICATO DEL COMITATO NO GUERRA NO NATO

La decisione del Consiglio Nord Atlantico di invitare il Montenegro a iniziare i colloqui di accesso per divenire il 29° membro dell’Alleanza, getta benzina su una situazione già incandescente. Tale decisione conferma che la strategia Usa/Nato mira all’accerchiamento della Russia.

Il Montenegro, l’ultimo degli Stati nati dallo smantellamento della Federazione Jugoslava con la guerra Nato del 1999, ha, nonostante le sue piccole dimensioni, un importante ruolo geostrategico nel Balcani. Possiede porti utilizzabili a scopo militare nel Mediterraneo e grandi bunker sotterranei che, ammodernati, permettono alla Nato di stoccare enormi quantità di munizioni, comprese armi nucleari.

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di The Saker

La scorsa settimana, Vladimir Putin, assieme ad un gran numero di dignitari e ospiti nazionali e stranieri invitati all’evento, ha inaugurato la più grande moschea d’Europa; la nuova Grande Moschea di Mosca. Questo è stato un grande evento, atteso da migliaia di musulmani russi che vivono a Mosca e che, in passato, non avevano altra scelta, per fare le loro preghiere, che scendere in strada per causa della mancanza di una moschea che fosse abbastanza grande per contenere tutti.

La realtà è che la maggioranza dei musulmani in preghiera nel centro di Mosca non volevano soltanto un più ampio spazio, ma cercavano un riconoscimento ufficiale della loro esistenza e della loro importanza per la Russia. Ora, questo riconoscimento tanto atteso è finalmente arrivato e nel centro della famosa città di Mosca, ci saranno minareti d’oro di 240 mt. che, con eleganza , si complementeranno con le cupole tradizionali della Chiesa Ortodossa. Tuttavia, mi piacerebbe manifestare che questo evento rappresenta ancora di più che il semplice riconoscimento del ruolo dell’ importanza dell’Islam nella moderna Russia, penso piuttosto che sia l’espressione di una scelta di civiltà profonda.

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di Eric Draitser

Negli ultimi mesi la natura della guerra in Afganistan è cambiata notevolmente. Mentre USA e NATO restano attivamente coinvolti nel paese, e i loro obiettivi sono cambiati molto poco da quando, una quindicina d’anni fa, l’amministrazione Bush ha lanciato la guerra, la carnagione sul campo di battaglia e la parti attive nella guerra sono significativamente cambiate.

La comparsa dell’ISIS in Afganistan, insieme al prossimo ritiro delle truppe USA-NATO dal paese, ha spinto i talebani a un matrimonio di convenienza, se non a una vera e propria alleanza, con l’Iran. Quello che fino a pochi anni fa sarebbe sembrato uno scenario impensabile, ovvero il supporto dell’Iran sciita agli oltranzisti talebani sunniti, è diventato realtà a causa delle mutate circostanze della guerra. Per quanto difficile sia da credere, una simile alleanza adesso è un elemento cruciale della situazione sul campo in Afganistan. Ma il suo significato va molto aldilà di un mero spostamento nell’equilibrio dei poteri all’interno del paese.

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