"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

Elite finanziaria e banchieri

di Ilaria Bifarini

Non è stato certo un compleanno all’insegna dei festeggiamenti quello per il quindicesimo anno dell’Euro.

L’1 gennaio 2002 dicevamo addio alle lire per sposare il progetto europeo della moneta unica. Una vera comodità, dicevano in molti – in particolare i più giovani – poter girovagare per l’Europa senza dover passare per lo sportello dei cambi! Un segno di unità e appartenenza, visto che i soldi, inutile fare gli asceti, sono il veicolo per il consumo, il gesto più identitario della nostra società. Comprare un caffè a Berlino, Parigi e Roma acquisiva un po’ lo stesso sapore, e pazienza per l’aroma, la tazzina e il prezzo! Eppure l’entusiasmo con cui l’allora premier Prodi (passato ai posteri con un altro appellativo, questo sì molto nazionale) ci traghettò nella moneta unica – «lavoreremo tutti un giorno in meno per guadagnare di più» – incontrava già qualche ponderate resistenza da parte di alcuni autorevoli economisti.

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di Ireneo Corbacci

Questione: il padre ignobile della “riforma” ha dunque perso e, superati i 90 anni, si ritira con la coda fra le gambe, come scrivono alcune giornastute?
La risposta è già scritta nelle sue gesta durate già sette decenni: il grande commesso dei dominanti (a stelle e strisce, in this case) non solo non va mai in pensione, ma non conosce nemmeno giovinezza e maturità adulta. Per questa personificazione le età della vita non esistono: egli serve sempre coloro i quali deve servire (che ovviamente possono cambiare restando il mondo lo stesso) e non si arrende mai.

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Da una serie di avvenimenti intercorsi di recente, sembra che gli equilibri mondiali stiamo vivendo una periodo di transizione, una fase storica in cui i parametri stabiliti dalla elite di potere mondiale, quella che si riunisce periodicamente nei Clubs esclusivi quali la Trilateral Commission, il Club di Bilderberg, i Council of Foreign Relations, Aspen Insitute, ERT (European Round Table) ed altri organismi consimili, siano fortemente minaccati da una cambiamento di assetto che si sta verificando a vari livelli.

Quando si è riunito nel Giugno di quest’anno il famigerato Gruppo Bilderberg, per la sua 64a riunione, che si è svolta presso il lussuoso Hotel Taschenberg Palais a Dresda, in Germania, si presume che a qualche importante conclusione siano arrivati i personaggi riuniti in quel contesto, senza che però nulla sia trapelato all’esterno. La conferenza annuale dei super manager e dei massimi responsabili delle istituzioni transnazionali, un mondo di potenti riunito sotto la segretezza delle sigle e con impressionanti misure di sicurezza – oltre che con la consueta complicità della stampa mainstream prostituita, che fingeva di non accorgersi che questo famigerato Consiglio superiore di politici, banchieri e industriali potrebbe star tramando qualcosa di dannoso per il bene pubblico.

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“Siamo di fronte ad una nuova politica monetaria che nessuno ha votato, e che avvantaggia soprattutto le élites e che aiuta a stimolare le bolle finanziarie”.

di Eduardo Garzon

E ‘molto facile da capire in che cosa consistono questi programmi di acquisto di assets: la Banca Centrale Europea crea denaro al di fuori dal nulla e lo utilizza per acquistare attivi finanziari (pubblici e privati),  che hanno in loro proprietà grandi imprese finanziarie e fondi di investimento ( nota 1 e nota 2).

Così procedendo,  questi soggetti economici entrano in possesso di assets illiquidi (che non servono molto fino a quando non arrivano alla loro scadenza ) per avere denaro contante e sonante (che poi viene utilizzato per tutti i tipi di transazioni e speculazioni finanziarie).

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di Arturo Garcia

Il miliardario George Soros ha speso milionate di dollari per sostenere la Hillary Clinton nelle elezioni presidenziali e poter cosi’ continuare a dettare le politiche mondiali.  Non ha avuto fortuna e adesso cerca di recuperare la sua quota di potere con altri mezzi .

Ha ritardato di alcuni giorni ma, alla fine, l’onnipotente George Soros, e’ riapparso sulla scena. Risulta spiegabile questa pausa di silenzio del miliardario visto che ha speso una parte della sua fortuna per finanziare la campagna elettorale della Clinton che e’ pero’ terminata in modo inaspettato con  l’elezione di Donald Trump. Tuttavia il globalismo mondiale sembra avere un nuovo  piano e la riunione di vari personaggi dell’establishment, che si svolge a Washington in questi giorni, sembra avere per obiettivo quello di cercare mecenati e cercare di affondare l’attivita’ del nuovo presidente eletto.

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di  Luciano Lago

Ancora una volta, con la vicenda delle elezioni presidenziali negli USA, si conferma quello che da tempo andiamo riscontrando: il profondo distacco delle elites dal popolo in un processo che vede aumentare sempre di più il solco che segna tale distanza. Il voto dei cittadini, quando contrario alle indicazioni dei grandi “opinion makers”, viene considerato “non in linea” e viene quindi classificato come “populista”, “demagogico e fuorviante”.

La democrazia viene acettata dal sistema delle centrali dominanti soltanto quando, grazie al bombardamento mediatico, la gente viene convinta a votare seguendo le indicazioni ricevute. Se questo non accade, allora il voto non vien considerato “legittimato” e si scatena la reazione delle proteste manovrate. Esattamente il panorama di quanto sta accadendo negli States dove, a seguito della vittoria di Donald Trump, candidato sgradito all’establishment,  molta gente, aizzata dalle varie ONG di Soros e di altri miliardari collusi con la famiglia Clinton, scende in strada con i cartelli  del “Trump not my President”.

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Il multimiliardario francese Benjamin de Rothschild è stato accusato di essere implicato nell’aver commesso abusi violando i diritti umani a danno di una popolazione indigena attraverso le attività di una impresa che si dedica ai safari e che offre ai turisti il tour per la caccia agli elefanti.

Secondo quanto denunciato questa settimana da “Survival International”, si afferma che i pigmei del Baka sono stati bastonati, torturati ed espulsi dalle loro terre ancestrali in due aree protette del Cameroun in Africa, nei terreni presi in affitto dal noto banchiere , la cui fortuna ascende a circa 1.630 milioni di euro, secondo la rivista Forbes.

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Non è strano che, a una settimana dal voto, l’Fbi riapra le indagini sullo staff di Hillary Clinton, terremotando inevitabilmente i sondaggi, già in fibrillazione? Non è strano che il direttore della prestigiosa polizia federale osi un gesto simile, alla vigilia dell’election day, come se non ne temesse le conseguenze? Forse non è poi così sorprendente, se si rileggono – oggi, a qualche mese di distanza – alcune ricostruzioni provenienti dall’Italia: Trump non è (solo) la “bomba a mano” incontrollabile descritta dai media mainstream, ma è anche e soprattutto una “scommessa coperta”, un Cavallo di Troia abilmente lanciato nel campo repubblicano alla stessa élite super-massonica “progressista” che, nel campo opposto, aveva appoggiato il socialista Bernie Sanders.

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di Alfredo Jalife-Rahme

Nell’epoca delle filtrazioni turbative cibernetiche, mentre rimane  sospesa sulla dolente testa di Hillary Clinton un’altra ondata di rivelazioni di quasi 16 mila nuovi messaggi di posta elettronica compromettenti, nello stesso momento , in modo coincidente, il suo grande alleato, il megaspeculatore miliardario George Soros – presunto uomo di paglia dei banchieri schiavisti Rothschild ed il cui vero nome è György Schwartz, con una fortuna accumulata di 25 mila milioni di dollari-, viene smascherato nelle sue attività sovversive transnazionali mediante la divulgazione di 2 mila e 576 documenti privati attraverso DC Leaks, la cui pagina è stata distrutta, come era da aspettarsi.

Fortunatamente avevo conservato diverse fonti, come The Hill – di sicuro, molto pro Hillary- che colloca le foto di Soros con il logo del Foro Económico Mundial de Davos, che mantiene sotto il suo controllo.

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di luciano Lago

Le decisioni adottate nel corso del 2015 dalle autorità europee, prima in tema di sanzioni (alla Russia)  ed austerità e successivamente  in tema di immigrazione, hanno determinato una ondata di malcontento fra l’opinione pubblica tedesca che si ritiene danneggiata da questi provvedimenti che ha contagiato anche gli altri paesi (dell’Est e dell’Ovest) causando l’ascesa dei partiti nazionalisti ed anti Europei, dall’Austria alla Repubbica Ceka, alla Francia, dove il partito della Le Pen incontra sempre maggiori consensi, fino alla stessa Germania dove la popolarità della Merkel è ormai precipitata ai minimi storici.
Nonostante questo le autorità europee di Bruxelles, come anche la Merkel nella stessa Germania, proseguono le loro politiche improntate alla austerità neoliberista e, nel caso della Germania, ai tentativo forzoso di integrazione dei profughi e migranti nel sistema di lavoro tedesco.

Se non fossero bastate queste politiche di austerità imposte dalla Merkel, dalla BCE e dal FMI che hanno ridotto sul lastrico paesi come la Grecia ed impoverito paesi come l’Italia, la Spagna ed il Portogallo, provocando recessione, deflazione, miseria crescente, disoccupazione giovanile di massa, con la perdita di interi settori industriali e manifatturieri ad unico vantaggio della Germania, molte altre sono state le decisioni politiche prese dalla Merkel e soci che hanno fatto maturare il grave scontento ed astio nei confronti dei tecno burocrati di Bruxelles.

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