"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

Economia

di Daniele Chicca

L’era di espansione fiacca dell’attività economica senza nemmeno un accenno di surriscaldamento dell’inflazione è destinata a terminare. Ma non con un’accelerazione della crescita bensì con un incremento dei rialzi dei prezzi al consumo.

Lo ha pronosticato parlando a Bloomberg Alan Greenspan, ex presidente di lungo corso della Federal Reserve. In altre parole, secondo l’illustre banchiere ed economista, gli Stati Uniti devono prepararsi a una fase di stagflazione di una intensità tale che non si vedeva dagli Anni 70. Non è una bella notizia per l’economia americana.

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LA BREXIT PRODUCE GRANDI INVESTIMENTI INDUSTRIALI… TEDESCHI IN GRAN BRETAGNA (LE NOTIZIE CHE NON VENGONO DIVULGATE)
lunedì 31 luglio 2017

LONDRA – E’ passato poco piu’ di un anno da quando i cittadini britannici hanno votato per uscire dalla UE e tutte le previsioni catastrofiche fatte all’indomani di questo storico referendum non si sono affatto verificate.

A tale proposito e’ interessante notare come la BMW abbia deciso di produrre la versione elettrica della Mini ad Oxford, un gesto che molti hanno visto come un segnale di fiducia verso l’economia britannica e soprattutto negazione della presunta “pericolosità della Brexit propagandata dai suoi detrattori.

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di Giselda Vagnoni

ROMA (Reuters) – La Corte dei Conti ha deciso di citare in giudizio quattro alti dirigenti del Tesoro e Morgan Stanley ai quali contesta un danno erariale complessivo di 3,9 miliardi di euro per la chiusura e ristrutturazione di derivati sul debito pubblico, riferisce una fonte vicina alla situazione.
“La fase istruttoria è terminata e la Corte dei Conti chiede i danni. La prima udienza è stata fissata per aprile 2018″, ha detto la fonte chiedendo di non essere citata.

Il processo dovrebbe concludersi entro il luglio del prossimo anno. L’esito del giudizio può essere impugnato davanti alla sezione di appello della Corte.

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di Ilaria Bifarini

E’ la storia dell’ennesimo fallimento bancario, con annesso salvataggio statale, un fenomeno per nulla nuovo nel sistema finanziario internazionale odierno. Solo qualche settimane fa il caso omologo di Banco Popular, acquisito anch’esso al prezzo simbolico di un euro da Banco Santander. Ma, al di là del prezzo figurativo comune, la differenza è sostanziale: mentre Banco Santander ha rilevato in toto le attività della banca fallita, compresi i crediti inesigibili, Banca Intesa selezionerà le attività che vuole acquistare di Veneto Banca e Banca Popolare di Vicenza.

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di   Ilaria Bifarini

Se fino a qualche anno fa la parola neoliberismo suonava ostica e prerogativa degli addetti ai lavori, ultimamente – grazie soprattutto all’opera di Luciano Gallino – è entrata nel linguaggio comune, non solo degli economisti.

In alcuni articoli precedenti ne ho illustrato, a grandi linee, il contenuto ideologico e come, da originaria dottrina economica, abbia assunto i connotati di scienza immanente, fino a divenire una teoria del tutto. Ma com’è riuscita a soppiantare definitivamente il suo rivale per antonomasia, ossia il modello economico keynesiano? La colpa è dei post-keynesiani, quei successori di Keynes che non hanno avuto la prontezza di farlo risorgere.

Intorno alla metà degli anni Settanta del secolo scorso si concluse quella che gli economisti definiscono la quarta onda lunga di crescita dell’economia capitalista: esauriti gli effetti positivi generati dall’innovazione tecnologica, iniziò una fase di stagnazione.

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Un bell’intervento del Nobel Stiglitz sul sito della London School of Economics chiarisce due punti fondamentali: il problema dell’Europa è l’eurozona, e ormai il costo di tenerla insieme sta superando il costo di procedere al suo smantellamento. Tutte cose che abbiamo letto anni or sono sul miglior sito di economia italiano, ma che è importante veder apparire finalmente sui canali mainstream.
Intervista di Artemis Photiadou a Joseph Stiglitz

L’euro si può salvare? In un’intervista di Artemis Photiadou e dell’editore di EUROPP Stuart Brown, l’economista vincitore del Premio Nobel e autore di best-seller Joseph Stiglitz discute i problemi strutturali alla radice dell’eurozona, la ragione per cui uno scioglimento consensuale sarebbe preferibile al mantenimento della moneta unica, e come i leader europei dovrebbero reagire al voto del Regno Unito per lasciare l’UE.

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“Siamo di fronte ad una nuova politica monetaria che nessuno ha votato, e che avvantaggia soprattutto le élites e che aiuta a stimolare le bolle finanziarie”.

di Eduardo Garzon

E ‘molto facile da capire in che cosa consistono questi programmi di acquisto di assets: la Banca Centrale Europea crea denaro al di fuori dal nulla e lo utilizza per acquistare attivi finanziari (pubblici e privati),  che hanno in loro proprietà grandi imprese finanziarie e fondi di investimento ( nota 1 e nota 2).

Così procedendo,  questi soggetti economici entrano in possesso di assets illiquidi (che non servono molto fino a quando non arrivano alla loro scadenza ) per avere denaro contante e sonante (che poi viene utilizzato per tutti i tipi di transazioni e speculazioni finanziarie).

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di Marco Della Luna

Il cigno nero, la crisi ( ossia recessione-stagnazione più disoccupazione e disinvestimenti, migrazione, instabilità, incertezza di prospettive) permane, compie otto anni e non si intravede alcuna uscita da essa.

Da un lato, permane perché è la conseguenza del nuovo tipo di economia, cioè dell’economia finanziaria che opera ormai apertamente attraverso la costruzione e lo svuotamento delle bolle, come strumento di aumento e di concentrazione del reddito e del potere, anche politico, nelle mani di chi la gestisce. Dall’altro lato, permane perché è uno strumento di riforma della società, della legge, dell’uomo, nel senso che consente a chi la gestisce di ridurre a chi la subisce, sostanzialmente col suo consenso, i diritti di lavoratore, di risparmiatore, di utente dei servizi pubblici, di partecipazione politica: di cittadino, in una parola. Quindi essa dissolve anche la polis cioè lo Stato nazionale, l’organizzazione del demos, nella globalizzazione e nella migrazione di massa.

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E’ stato passato sotto silenzio (come al solito) dai grandi giornali italiani il testo di una intervista, rilasciata da premio nobel Joseph Stiglitz al giornale tedesco Die Welt, in cui l’esperto economista ha testualmente dichiarato: “Esisterà una zona Euro nell’arco di 10 anni ma è poco probabile che possa contare ancora di 19 membri e risulta difficile prevedere chi vi rimarrà”, nella stessa intervista Stiglitz ha imputato a questa moneta ed alla Germania la responsabilità del ristagno dell’economia del vecchio continente.

Stiglitz ha segnalato in particolare che in Italia “la gente si trova sempre più delusa dall’euro” e che “gli italiani si sono rendono ormai conto” che il loro paese non funziona con questa valuta.

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In un articolo a firma di Tim Wallace, il quotidiano britannico “The Telegraph” analizza i primi effetti positivi sull’economia Uk dopo il referendum dello scorso 23 giugno che ha sancito l’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea.

La disoccupazione è in calo, i prezzi sono stabili, c’è un clima di ottimismo e di fiducia nei consumatori, il Governo ha perfino registrato un avanzo di bilancio a luglio 2016. Questi sono i primi segnali, anche se minimi, di un effetto positivo  del referendum che ha spaccato il Paese e creato timori ed aspettative negative sul futuro economico di Londra.
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Non basta però: l’uscita dall’area Ue si configura come una “nuova nascita” per l’economia inglese, che ora punta la propria attenzione sui mercati asiatici – in joint venture commerciale e monetaria con la Cina – scavalcando veti e freni imposti da un’Unione Europea a trazione tedesca.

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