"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

Economia

di   Ilaria Bifarini

Se fino a qualche anno fa la parola neoliberismo suonava ostica e prerogativa degli addetti ai lavori, ultimamente – grazie soprattutto all’opera di Luciano Gallino – è entrata nel linguaggio comune, non solo degli economisti.

In alcuni articoli precedenti ne ho illustrato, a grandi linee, il contenuto ideologico e come, da originaria dottrina economica, abbia assunto i connotati di scienza immanente, fino a divenire una teoria del tutto. Ma com’è riuscita a soppiantare definitivamente il suo rivale per antonomasia, ossia il modello economico keynesiano? La colpa è dei post-keynesiani, quei successori di Keynes che non hanno avuto la prontezza di farlo risorgere.

Intorno alla metà degli anni Settanta del secolo scorso si concluse quella che gli economisti definiscono la quarta onda lunga di crescita dell’economia capitalista: esauriti gli effetti positivi generati dall’innovazione tecnologica, iniziò una fase di stagnazione.

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Un bell’intervento del Nobel Stiglitz sul sito della London School of Economics chiarisce due punti fondamentali: il problema dell’Europa è l’eurozona, e ormai il costo di tenerla insieme sta superando il costo di procedere al suo smantellamento. Tutte cose che abbiamo letto anni or sono sul miglior sito di economia italiano, ma che è importante veder apparire finalmente sui canali mainstream.
Intervista di Artemis Photiadou a Joseph Stiglitz

L’euro si può salvare? In un’intervista di Artemis Photiadou e dell’editore di EUROPP Stuart Brown, l’economista vincitore del Premio Nobel e autore di best-seller Joseph Stiglitz discute i problemi strutturali alla radice dell’eurozona, la ragione per cui uno scioglimento consensuale sarebbe preferibile al mantenimento della moneta unica, e come i leader europei dovrebbero reagire al voto del Regno Unito per lasciare l’UE.

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“Siamo di fronte ad una nuova politica monetaria che nessuno ha votato, e che avvantaggia soprattutto le élites e che aiuta a stimolare le bolle finanziarie”.

di Eduardo Garzon

E ‘molto facile da capire in che cosa consistono questi programmi di acquisto di assets: la Banca Centrale Europea crea denaro al di fuori dal nulla e lo utilizza per acquistare attivi finanziari (pubblici e privati),  che hanno in loro proprietà grandi imprese finanziarie e fondi di investimento ( nota 1 e nota 2).

Così procedendo,  questi soggetti economici entrano in possesso di assets illiquidi (che non servono molto fino a quando non arrivano alla loro scadenza ) per avere denaro contante e sonante (che poi viene utilizzato per tutti i tipi di transazioni e speculazioni finanziarie).

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di Marco Della Luna

Il cigno nero, la crisi ( ossia recessione-stagnazione più disoccupazione e disinvestimenti, migrazione, instabilità, incertezza di prospettive) permane, compie otto anni e non si intravede alcuna uscita da essa.

Da un lato, permane perché è la conseguenza del nuovo tipo di economia, cioè dell’economia finanziaria che opera ormai apertamente attraverso la costruzione e lo svuotamento delle bolle, come strumento di aumento e di concentrazione del reddito e del potere, anche politico, nelle mani di chi la gestisce. Dall’altro lato, permane perché è uno strumento di riforma della società, della legge, dell’uomo, nel senso che consente a chi la gestisce di ridurre a chi la subisce, sostanzialmente col suo consenso, i diritti di lavoratore, di risparmiatore, di utente dei servizi pubblici, di partecipazione politica: di cittadino, in una parola. Quindi essa dissolve anche la polis cioè lo Stato nazionale, l’organizzazione del demos, nella globalizzazione e nella migrazione di massa.

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E’ stato passato sotto silenzio (come al solito) dai grandi giornali italiani il testo di una intervista, rilasciata da premio nobel Joseph Stiglitz al giornale tedesco Die Welt, in cui l’esperto economista ha testualmente dichiarato: “Esisterà una zona Euro nell’arco di 10 anni ma è poco probabile che possa contare ancora di 19 membri e risulta difficile prevedere chi vi rimarrà”, nella stessa intervista Stiglitz ha imputato a questa moneta ed alla Germania la responsabilità del ristagno dell’economia del vecchio continente.

Stiglitz ha segnalato in particolare che in Italia “la gente si trova sempre più delusa dall’euro” e che “gli italiani si sono rendono ormai conto” che il loro paese non funziona con questa valuta.

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In un articolo a firma di Tim Wallace, il quotidiano britannico “The Telegraph” analizza i primi effetti positivi sull’economia Uk dopo il referendum dello scorso 23 giugno che ha sancito l’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea.

La disoccupazione è in calo, i prezzi sono stabili, c’è un clima di ottimismo e di fiducia nei consumatori, il Governo ha perfino registrato un avanzo di bilancio a luglio 2016. Questi sono i primi segnali, anche se minimi, di un effetto positivo  del referendum che ha spaccato il Paese e creato timori ed aspettative negative sul futuro economico di Londra.
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Non basta però: l’uscita dall’area Ue si configura come una “nuova nascita” per l’economia inglese, che ora punta la propria attenzione sui mercati asiatici – in joint venture commerciale e monetaria con la Cina – scavalcando veti e freni imposti da un’Unione Europea a trazione tedesca.

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Monete sovrane svalutabili, o sarà la fine: dobbiamo uscire immediatamente dall’euro, per salvare la nostra economia e ripristinare la democrazia in Europa. Lo sostiene l’economista italo-danese Bruno Amoroso: l’euro non è che un dogma smentito dai fatti,mentre in realtà rappresenta un fattore devastante di disgregazione.

Prima ha spaccato l’Europa in due,opponendo i 17 paesi dell’Eurozona ai 10 rimasti fuori, e ora ha diviso la stessa Eurozona, scavando un solco incolmabile tra nord e sud.
La disastrosa monetadella Bce? Con la sua rigidità «è la causa prima dell’attuale situazione di crisi del progetto europeo». Un piano oligarchico, i cui gestori oggi hanno“gettato la maschera”: il rigore promosso dalla Troika formata da Bce, Fmi e Ue non è altro che l’esecuzione, in Europa, dell’ideologia neoliberista imposta dalla globalizzazione, che comprime i diritti del lavoro e mortifica lo Stato sovrano, disabilitandolo come garante dei cittadini. Fiscal Compact, Patto di Stabilità: sono gli strumenticon cui l’oligarchia finanziaria ha deciso di metterci in crisi.

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di G. Cirillo

Oggi non ci occuperemo delle odierne elezioni amministrative italiane, che magari analizzeremo dopo aver conosciuto i risultati, ma dei quesiti referendari votati in Svizzera, terra che spesso esprime quesiti all’avanguardia che altrettanto spesso vengono bocciati dalla massa del popolo (del resto la democrazia svizzera, pur essendo il top di gamma tra la democrazie avanzate, è comunque una democrazia distorta come le altre dall’eccessiva concentrazione di potere a livello mediatico ed economico).

Quello che più ci interessa è il quesito sul reddito di cittadinanza incondizionato dalla nascita di circa 2250 franchi svizzeri per gli adulti e di 625 per i minorenni. Precisiamo che con ogni probabilità ha vinto il no, ma i promotori hanno comunque fatto da battistrada ad un tema molto seguito da questo blog quello della deflazione tecnologica e dell’automazione.

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LONDRA – “Il tempo stringe per l’Italia, bloccata in una deflazione da debiti e alle prese con una crisi bancaria che non puo’ affrontare con i vincoli dell’unione monetaria”, scrive l’autorevole giornalista Ambrose Evans-Pritchard, editorialista del quotidiano britannico The Telegraph.

“Dal picco della crisi – prosegue Evans Pritchard – come ha ricordato il governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, il prodotto interno lordo si e’ ridotto del 9% e la produzione industriale del 25%. Ogni anno la percentuale del debito rispetto al Pil sale: 121 per cento nel 2011, 123 nel 2012, 129 nel 2013, 132,7 nel 2015. Lo stimolo della Banca centrale europea svanirà prima che l’Italia riuscirà a uscire dalla stagnazione e il Fondo monetario internazionale, infatti, prevede una crescita di appena l’1% quest’anno. La finestra globale si sta chiudendo”.

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I pescatori  italiani, dal Veneto alla Puglia, protestano contro l’attività’ delle trivelle in mare che sta distruggendo l’habitat marino e preclude importanti aree alla pesca. Si sono svolte manifestazioni di protesta contro le trivelle in vazie zone dell’Adriatico ma queste non  sono state riportate dalla stampa e dalle TV poichè potrebbero interferire sull’esito del referendum della prossima Domenica e si sa che ci sono forti interessi dei petrolieri e delle multinazionali nel far fallire la consultazione per mancanza del “quorum”.

Trivelle, vongole a Venezia. I pescatori per il sì: “Rischiamo in 10.000”

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