"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

Dominio finanziario

di Mauro Bottarelli

La prossima settimana si terrà l’annuale World Economic Forum di Davos, simposio dove storicamente si elaborano teorie economiche fallaci ma ammantate di potenzialità salvifiche, vista l’alta presenza di premi Nobel e politici di rango. Quest’anno non ci sarà Angela Merkel, alle prese con un restyling del suo cancellierato (il popolo non ama particolarmente i circoli alla Davos e la Frau a settembre ha le elezioni) ma per il resto, la piccola località svizzera si tramuterà per qualche giorno nel centro del mondo, tra misure di sicurezza da far impallidire la sede della CIA e confische forzate di edifici.

La parte più interessante, però, è data dal pre-meeting, ovvero dalla pubblicazione del Global Risks Report, i cui input chiave sono inseriti nel Global Risks Perception Survey (GRPS), pubblicato l’altro giorno, il quale mette insieme diverse prospettive attraverso gruppi di varie fasce d’età, nazioni e settore. Quest’anno il report si focalizza su cinque cambiamenti chiave che il mondo sta affrontando, due soli dei quali con tematiche rigorosamente economiche.

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di Cristina Amoroso

Secondo il miliardario americano e lobbista politico, George Soros, le democrazie occidentali, gli Stati Uniti e in particolare l’Unione europea, si troveranno ad affrontare tempi duri nei prossimi anni.

SorosL’86 enne ebreo ungherese, conosciuto come la mano nascosta dietro molte rivoluzioni colorate in tutto il mondo, è stato un promotore importante nella campagna elettorale della democratica Hillary Clinton, donando circa otto milioni di dollari attraverso il Super Pac “Priorities Usa Action”. Dopo la sconfitta di Hillary Clinton ci sarebbe Soros dietro alle proteste scatenatesi dopo la vittoria del repubblicano Donald Trump alle elezioni presidenziali.

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La situazione è molto peggiorata negli ultimi 12 anni, rispetto a quando pubblicai “Confessioni di un sicario dell’economia”. Gli assassini economici e gli sciacalli si sono diffusi tremendamente, anche in Europa e negli Stati Uniti. In passato si concentravano essenzialmente sul cosiddetto Terzo Mondo, o sui paesi in via di sviluppo, ma ormai vanno dappertutto. E infatti, il cancro dell’impero delle multinazionali ha metastasi in tutta quella che chiamo la moribonda economia fallita globale.

Questa economia è basata sulla distruzione di quelle stesse risorse da cui dipende, e sul potere militare. E’ ormai completamente globalizzata, ed è fallimentare. Siamo passati da essere beneficiari di questa economia assassina ad essere ora le sue vittime.

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Nel giorno della morte di Carlo Azeglio Ciampi, vi riproponiamo l’intervista che l’ex ministro degli affari esteri italiano, Gianni de Michelis, ci ha rilasciato l’anno scorso.

«Ci furono pressioni su Ciampi dalla Germania. Ciampi accettò condizioni che erano l’ esatto opposto di quello che si sarebbe dovuto accettare», ha dichiarato nel libro ‘Oltre l’euro’. Si trovano tanti riferimenti importanti, che non dobbiamo dimenticare oggi nel ricordo dell’ex Governatore della Banca d’Italia protagonista del futuro “Divorzio” e del ministro “tecnico” che più di tutti diede l’accelerata decisiva per l’euro. Chiaramente oggi, Corriere e Repubblica su tutti, lo celebrano come l’italiano che ha salvato l’Italia, “un grande banchiere”, un “grande statista”.

La storia ci dirà che Ciampi è colui che più di tutti ha contribuito a svendere la nostra sovranità. In cambio di meno diritti, meno giustizia sociale, più povertà diffusa e la distruzione della nostra Costituzione (il referendum Renzi ha tra i Padri Fondatori proprio Ciampi). Non va dimenticato oggi nel rispetto della morte, ma soprattutto domani quando analizzeremo il suo lascito politico.

Il libro ‘Oltre l’euro’ si conclude con un’intervista esclusiva mai pubblicata prima dell’ex Ministro degli  Affari Esteri italiano che firmò il Trattato di Maastricht, Gianni De Michelis, che torna a parlare dopo diversi anni della fase che ha dato inizio alla stagione di cessione di sovranità del nostro Paese. Il 1992 non è solo l’anno di Maastricht, del resto, ma anche di Mani Pulite, l’inchiesta che di fatto ha distrutto un’intera classe dirigente. Una coincidenza? E qui l’ex Ministro si lascia alle prime rivelazioni: “Non so se quest’operazione fu un modo per favorire il vincolo esterno e la rinuncia alla sovranità del Paese.

Ma il risultato è stato esattamente quello: attentare alla sovranità nazionale. Io, personalmente, il 7 febbraio del 1992, in qualità di Ministro degli Esteri, ho firmato il Trattato di Maastricht perché ritenevo che l’Italia sarebbe stato uno dei Paesi che ne avrebbe maggiormente beneficiato. Ma le scelte successive di Prodi con il Patto di Stabilità e le nuove condizioni imposte per l’ingresso dell’euro hanno completamente rivoluzionato quello che avevamo firmato a Maastricht,  prendendo così una direzione opposta”. E ancora: “Era stato scelto il parametro del 60% perché il totale del debito pubblico europeo era  pari al 57% del Pil complessivo. Il  parametro preveniva e limitava il pericolo che tra Maastricht e l’entrata in vigore dell’euro, che avvenne il primo gennaio del 1999, i Paesi  potessero fare i furbi e aumentare il loro debito. Per questa ragione l’Italia avrebbe dovuto in quel momento puntare sul  debito pubblico comune all’Europa. Ma con l’accettazione del Patto di Stabilità fece l’esatto opposto”. A determinare questo improvviso cambiamento di linea, secondo l’ex Ministro degli Esteri, furono condizionamenti esterni: “ci furono pressioni su Ciampi dalla Germania”. A nostra domanda precisa, De Michelis giudica poi “possibile” che l’ondata di privatizzazioni del Governo Amato, che di fatto determinò le condizioni con  entrare nella  zona euro, fosse  un attacco voluto da potenze straniere per deindustrializzare l’Italia: “Sì. Questa è un’interpretazione possibile. Il Governo Amato non era un governo tecnico, era un governo politico, ma, nonostante questo, in realtà,  si prestò allo smantellamento dello Stato imprenditore, con tutte le privatizzazioni di quegli anni, e il tutto senza neppure intaccare il debito pubblico, utilizzato invece come  pretesto per tale operazione”.

Tratto da: Pars Today

 

 

 

 

 

 

I 5 Stelle scivolano nella palude romana, per la gioia del mainstream politico e mediatico che finalmente li vede in seria difficoltà alla prova del comando? Male, anzi malissimo. Ma chi scommette sul crollo dei grillini si illude, dice Aldo Giannuli: la base pentastellata sa benissimo che il movimento di Grillo non ha una vera classe dirigente, ed è pronta – ancora – a perdonargli ingenuità anche gravi, pur di non tornare ai figuranti del sistema precedente.

Se i grandi media e i partiti concorrenti (Pd in testa) sparano a man salva sui 5 Stelle dichiarandoli incapaci di governare, ben altre critiche provengono dall’area di opinione che si esprime su molti blog: il vero problema dei grillini è che non hanno soluzioni radicali e risolutive per la crisi, sociale ed economica, innescata dal dominio della finanza e, in Europa, tradottasi nei diktat dell’Unione Europea e della Bce, con la storica confisca della moneta sovrana. Anche a Roma i grillini si sono tenuti alla larga dal problema, evitando di denunciarlo apertamente. Eppure, vengono ancora visti da una larga parte di elettorato come una forza politica alternativa, l’unica in campo.

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DI DAVID GALLAND E STEPHEN MC BRIDE

George Soros scommette in borsa, ancora.

L’ottantacinquenne attivista, politico e filantropo e` andato in prima pagina nel post-Brexit dicendo che l’evento aveva “scatenato” una crisi dei mercati finanziari.
Ebbene, questa crisi non ha ancora colpito Soros.

Soros è stato sul lato giusto delle transazioni di borsa vendendo allo scoperto le azione della Deutsche Bank e scommettendo contro lo S & P tramite un 2,1 milioni di dollari di azioni sulla ETF SPDR S & P 500.
Un’altra cosa interessante, Soros ha recentemente venduto azioni per $ 264 milioni del Barrick Gold, il cui prezzo delle azioni è salito oltre il 14% dal Brexit. Insieme a questa transazione, Soros ha venduto le sue azioni in molte compagnie su cui aveva investito in precedenza.

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di  Clauudio Messora

Draghi vuole un Nuovo Ordine Mondiale che i populisti ameranno odiare”: così Bloomberg all’indomani del Brexit (per togliere, due ore dopo, la parola “nuovo” dal titolo). «Mai sprecare una bella crisi, e il Brexit lo è».
Scrive Maurizio Blondet: «I globalizzatori sono dunque all’attacco: mentre gli europeisti (che sembrano essere la cosca perdente) cercano di cavalcare la crisi per instaurare “più Europa”, Draghi e complici puntano al Nuovo Ordine Mondiale. Ciò sarà venduto al pubblico come “necessario coordinamento fra le banche centrali” [ndr: dovresti leggere quello che ha detto Carrol Quigley, consulente di Bill Clinton, sul progetto delle banche centrali], in seguito ad un collasso finanziario globale che è stato già (deliberatamente?) innescato».

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Il fatto che il  Regno Unito sia alla pari con gli stati Uniti come uno dei paesi più corrotti del mondo non è un segreto, per quanto i governi di questi due paesi abbiano dato inizio a campagne di relazioni pubbliche nel tentativo di persuadere i propri cittadini che essi (i finanzieri e politici) non siano in assoluto responsabili di questi crimini.

Il Washington Post ha scritto in proposito:

Durante le ultime due decadi, i commercialisti di Londra e gli avvocati hanno aiutato a riciclare migliaia di milioni di dollari di denaro rubato attraverso le isole Vergini Britanniche, tra gli altri territori britannici dell’ultra mare del mercato immobiliare,- come il mercato immobiliare di New York  – che ha sempre funzionato come una antica Banca svizzera, garantendo la sicurezza degli investimenti immobiliari per i proprietari che desiderano che sia occultata la propria identità e le proprie fonti di entrate.
In questi ricchi paesi occidentali, come il Regno Unito e gli USA, i governi sono soliti dare una mano pr aiutare le diverse organizzazioni criminali che cercano modi di riciclare il denaro sottratto ai budgeet ed ai programmi di aiuto nei diversi paesi. Al fine di evitare che i funzionari di questi Stati derubati possano accedere a questi fondi, le autorità occidentali sono solite creare grandi organismi commerciali che servono all’unico fine di occultare questo denaro. Una serie di stati come il Delaware, il Nuevo México, il Nevada e lo Wyoming, assieme con le Isole Vergini Británniche, un territorio abitato d circa 28.000 persone, anonime, per gli investimenti,  possono registrare un numero incontenibile di imprese, senza essere sottoposte ad alcun tipo di esame dalle autorità locali.

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L’ottimo sito Counterpunch pubblica un intervento che smaschera l’ipocrisia mostrata dal FMI nella sua recente condanna al neoliberismo. Benché l’analisi dei risultati delle politiche neoliberiste sia certamente corretta, il FMI omette di dire che l’imposizione di queste politiche sia stata deliberata, e sovente imposta ai Paesi dalla potenza egemone (USA). I critici avevano ampiamente previsto in largo anticipo quali sarebbero state le conseguenze del neoliberismo: l’impoverimento di milioni e milioni di persone a vantaggio dei ricchissimi non è stato un errore, ma una scelta ben precisa.

Di Benjamin Dangl

La scorsa settimana da un dipartimento di ricerca del Fondo Monetario Internazionale è uscito un rapporto che ammette che il neoliberismo è stato un fallimento. Lo studio, intitolato “Neoliberalism: Oversold?” (Neoliberismo: sopravvalutato?), è, auspicabilmente, un segnale della morte dell’ideologia. Sono solo in ritardo di circa 40 anni. Naomi Klein sul rapporto ha twittato “Allora tutti i miliardari che sono stati creati stanno per restituire i soldi, vero?”

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di Peter Koenig

Sarà una coincidenza che Berlino approva, ed addirittura raccomanda, la scalata “ostile” di Monsanto da parte del gigante agroalimentare e farmaceutico tedesco, Bayer? O è un altro accomodamento strategico occulto tra Washington ed il suo vassallo in capo dell’Europa, Berlino, per far inghiottire alla popolazione europea il nefasto e distruttivo per l’Europa TTIP (Transatlantic Trade and Investment Partnership – Partenariato Transatlantico per il Commercio e gli Investimenti )?

Benché i media corporativi occidentali, corrotti e guidati dagli Anglo-Sionisti, stiano facendo di tutto per tenere la gente il più all’oscuro possibile, la verità sta lentamente trapelando. Più del 90% dei Tedeschi si oppone al Glyfosato, il diserbante killer della Monsanto (marchio Roundup) – che è stato recentemente dichiarato cancerogeno, dall’Organizzazione Mondiale della Sanità – (OMS), dopo svariate analisi e contro analisi,. Ed una larga maggioranza dei Tedeschi si oppone anche alla presenza degli OGM (Organismi Geneticamente Modificati) nei cibi.

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