"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

Dominio finanziario

di Roberto Pecchioli

Ambrose Evans-Pritchard è probabilmente il migliore giornalista economico d’Europa. Dalle colonne del conservatore Daily Telegraph, il suo sguardo spazia sul business internazionale senza farsi megafono degli interessi dei piani alti. Un suo recente intervento dovrebbe far drizzare le orecchie agli osservatori e ai decisori di casa nostra.

Sostiene Evans che è in corso una strisciante fuga di capitali dall’Italia. La prova è il nostro passivo nel sistema Target2 della Banca Centrale Europea. In un mese, è aumentato di 39 miliardi sino a 465 miliardi di euro.

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Un’impressionante ondata di livore.
Evidentemente a Roma non si sta facendo abbastanza per compiacerli e temono che l’Italia non sia la Grecia.

1. Quello che dovrebbe farci riflettere, ben al di là del brain (?) storming internazionale (!) sul nome del possibile presidente del consiglio, è l’evoluzione dello scenario all’interno dell’unione monetaria.
In pratica, il nostro problema cognitivo (e per nostro intendo il punto di vista riflesso dai media italiani) è che non si riconosce un dato storico fondamentale: l’Italia, nonostante le tattiche dichiarazioni di vari personaggi impegnati a difendere uno status quo ormai traballante (peraltro legittimamente: ma solo se si ammette, senza ipocrisia, che sia legittimo perseguire il rispettivo interesse nazionale), non è e non è mai stata una minaccia per la moneta unica.

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di  Luciano Lago

l nuovo governo italiano (in via di formazione) ha reso pubblico il suo programma economico, per grandi linee ed in un primo momento era trapelato (da illazioni) che il documento conteneva in particolare il requisito della cancellazione da parte della UE di 250 miliardi di euro del debito pubblico dell’Italia e di far liberare il paese da numerose restrizioni di regole imposte dalla UE. Altrimenti, Roma minacciava di lasciare l’area dell’euro per tornare alla lira italiana (anche se poi smentito).
In realtà a nostro avviso i 250 miliardi non basterebbero poichè dovrebbe essere richiesto alla BCE di cancellare per lo meno 1/3 del debito ovvero quella parte dovuta agli interessi ad usura accumulati negli anni.

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di Diego Fusaro

Sfociando non già nel comunismo di Marx, bensì nel capitalismo assoluto dell’open society desovranizzata di Popper, l’abbattimento degli Stati sovrani nazionali ad opera dell’Internazionale liberal-finanziaria è emancipativo e progressivo unicamente dal punto di vista del Signore post-borghese: che può, così, intensificare il proprio dominio di classe ai danni del Servo post-proletario privato della sovranità come spazio almeno in parte democratico del controllo politico dell’economia.

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I Rothschild vogliono avere le quote  delle banche dell’Iran.
di  Pete Papaherakles

Riuscire a ottenere il controllo della Banca Centrale della Repubblica Islamica dell’Iran ( CBI ) è una delle ragioni principali per cui l’Iran viene preso di mira dalle potenze occidentali e israeliane? Mentre le tensioni si stanno accumulando nella regione per una guerra impensabile con l’Iran, vale la pena esplorare il sistema bancario iraniano rispetto alle sue controparti statunitensi, britanniche e israeliane.

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di Luciano Lago

Dai molti segnali e dalla persistente propaganda diffusa dalle centrali della UE con le sue varie operazioni propagandistiche, spacciate come “iniziative culturali”, si comprende che gli oligarchi di Bruxelles hanno il “fiato corto” nel realizzare in breve tempo i loro obiettivi di stabilizzazione delle masse di migranti recentemente entrate in Europa e occultare le reazioni di rigetto che in molte parti dei paesi europei iniziano a manifestarsi.
Si tratta di quegli slogans e quelle parole d’ordine che la sinistra mondialista, al governo da sempre a Bruxelles come a Berlino, si affanna ad utilizzare per lavare il cervello alla gente e persuaderla che una società multiculturale non solamente è possibile ma porterebbe vantaggi a tutti.

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di Bruno Adrie

Mi domando se i nostri contemporanei abbiano preso coscienza del fatto che non viviamo più in democrazia. Mi domando se abbiano compreso che i nuovi comunicatori non credono più alla democrazia, non più di quanto ci credano i loro padroni che che li incaricano e li dirigono dalle loro isole fortunate cosparse d’oro e palme da cocco al vento.

Per quanto mi riguarda, penso che per capirlo, occorra definitivamente assumere il punto di vista dei ricchi, con il loro approccio alla politica vista come scienza e pratica di dominio. Mi sembra indispensabile cogliere la loro intima convinzione, questa convinzione che non esprimono abbastanza ma tradiscono coi loro atti che, messi insieme pezzo a pezzo, ne definiscono nettamente i contorni affilati.

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di Paul Antonopoulos

L’ex primo ministro portoghese ed ex presidente della Commissione Europea (2004-2014), José Manuel Barroso, già presidente non esecutivo della Banca d’affari, assumerà il ruolo di CEO di Goldman Sachs International. Il suo compito principale sarà limitare gli effetti negativi della Brexit sulla controversa banca .

Come noto la Goldman Sachs è una delle più grandi banche di investimento al mondo. Un centro del potere finanziario transnazionale. Fu fondata nel 1869. Ufficialmente, gestisce il commercio di valori finanziari, gestione degli investimenti e altri servizi finanziari. È uan azionista della Federal Reserve degli Stati Uniti ed è un’importante organizzazione mondiale con oltre trentamila dipendenti, che lavorano in diversi paesi del mondo.

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di Luciano Lago

In occasione delle prossime elezioni politiche vediamo passare sui media  tutta una serie di commenti e di dichiarazioni confuse da parte di esponenti politici, molta fuffa e poca sostanza, con un ritorno di vecchie figure che si presumeva scomparse.

Questo avviene mentre poca gente presta ancora fiducia ai discorsi ed alle dichiarazioni estemporanee di politici a caccia di poltrone e di potere. Un senso di nausea sale in modo prepotente e prende alla gola una buona parte di persone. Si ricorre a farmaci o all’astensione dal voto che risulta però controproducente.

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di F. William Engdahl

Il governo russo ha recentemente annunciato che emetterà quasi un miliardo di dollari equivalenti in titoli di Stato, ma non in dollari statunitensi, come è il caso. Piuttosto sarà la prima vendita di obbligazioni russe nello yuan cinese.

Mentre $ 1 miliardo potrebbe non sembrare molto, se confrontato con il totale del debito governativo degli Stati Uniti di oltre 1 trilione di dollari della Banca Popolare Cinese o del debito federale USA di oltre 20 trilioni di dollari, il suo significato è al di là della somma nominale.

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