"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

Dominio finanziario

di  Alfredo Jalife-Rahme

L’approccio analitico, mediante la lente multidimensionale della volatile situazione degli Stati Uniti- dove si sta sviluppando una lotta selvaggia per il controllo del potere tra Trump ed il “Deep State” (lo Stato profondo) dell’establishment, che desidera addomesticarlo-, apporta letture differenti nel livello interno, in quello esterno e quello commerciale.
Il caos domestico lasciato da Obama e approfondito dal suo successore è salito a livelli anti gravitatori sulle cime burrascose del potere quando lui (Trump) ,sempre più logorato, è stato messo in scacco da uno dei principali componenti del del Deep State: la FBI, con le sue indagini selettive e teledirette che occulta o diffonde secondo la convenienza.

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La morte del re del mondo

Rockefeller e Henry Kissinger sono stati dai loro inizi la colonna vertebrale el Club di Bilderberg, costituendo il terzo livello, la vera direzione del Club. Mentre loro erano a quel livello, personaggi come Donald Rumsfeld o i Clinton hanno sviluppato un fondamentale lavoro interno.
Con i suoi 101 anni, uno degli uomini più possenti del pianeta, David Rockefeller, è morto l’altro giorno nella sua residenza di Pocantico Hills, a NEW York, dove aveva trascorso buona parte della sua infanzia.

Uno degli uomini più potenti del mondo

Rockefeller era nato nel 1915, non molto lontano da dove è morto, in una fastosa mansione di Mannahatan. Nipote del magnate del petrolio John Davidson Rockefeller, fondatore della Standard Oil, David aveva accumulato una fortuna stimata dalla rivista Forbes in 3.300 milioni di dollari.

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Ci siamo. Quella massiccia ondata di tagli al rating italiano che portò i tecnocrati della falsa Europa al governo del nostro Paese arriva a sentenza.

di  Alberto Micalizzi.

Ci siamo. Quella massiccia ondata di tagli al rating italiano che portò i tecnocrati della falsa Europa al governo del nostro Paese arriva a sentenza. Il prossimo 30 Marzo i giudici del Tribunale di Trani si esprimeranno sulle condanne per manipolazione aggravata e continuata ai danni del nostro Paese, che il Pubblico Ministero Michele Ruggiero ha motivato nell’ambito di un’arringa durata oltre 8 ore, scoperchiando i legami tra le propaggini bancarie della City di Londra, note come agenzie di rating, e gli alti dirigenti del Tesoro italiano.

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di  Leonid Savin

Come i globalisti reagiscono a Donald Trump, l’ascesa della Cina ed il futuro del sistema politico mondiale

La vittoria di Donald Trump nelle elezioni degli Stati Uniti, la decisione della Gran Bretagna di uscire dall’Unione europea, così come la crisi politica in corso in molti Paesi europei, dimostra chiaramente un grave declino delle idee (neo)liberali. Queste idee (compresi i loro vari derivati) sono state la causa di molti dei problemi attuali che hanno portato alla crescita del populismo, alla disillusione nella globalizzazione e ai primi tentativi di cambiare il corso attuale delle relazioni internazionali.

Per noi, conservatori, gli eventi che si dipanano attualmente sono un processo logico in quanto il liberalismo è di per sé stesso un fenomeno distruttivo. Se prima o poi, il crollo del liberalismo è comunque inevitabile. La questione è piuttosto quanto o per quanto tempo le istituzioni liberali di base in tutto il mondo possano essere repressive, non trasparenti e non imputabili e come le persone in diversi Paesi – soprattutto quelli in Occidente – saranno in grado di cambiare lo status quo e sviluppare un sistema alternativo che corrisponda alle proprie aspirazioni e in base alle loro proprie culture, tradizioni ed identità.

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di  Ilaria Bifarini *

Il neoliberismo si presenta come una scienza immanente, una teoria del tutto, con una forza carismatica propria di una religione, o meglio di una setta.

Partiamo da un acronimo, MPS, ma non per parlare dello sciagurato ed ennesimo fallimento bancario, ma piuttosto del fenomeno complesso che lo ha generato. Mps è l’abbreviazione di Mont Pelerin Society, che prende il suo nome da un’amena e tranquilla località montana della Svizzera, dove nel 1947 l’illustre economista Friedrich von Hayek ha dato vita a “uno dei più potenti corpi di conoscenza della nostra epoca”. Non un normale gruppo di interesse o di lobbisti, ma un vero progetto di dominio sociale e culturale che, partendo da un gruppo iniziale di 38 partecipanti, ha conquistato l’intero continente e la storia.

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Secondo il Barometro 2017 sulla fiducia di Edelman, la gente crede che “il sistema si è rotto”. Non risulta strano, quando le elites prendono in considerazione lo strato della classe media.

di  Esteban  Hernandez

Fino ad ora, Davos era un piccolo teatro in cui si mettevono in scena discorsi appresi, dove c’era gente con ancora più alto status ed il potere economico”. e che era. pertanto una forma per ampliare la propria rete sociale. I leaders globalisti, inoltre, avevano l’opportunità di diffondere le proprie idee, di farsi vedere come persone intellettualmente capaci e come esempi di percorsi di carriere di successo. Quest’anno è tutto diverso: per quanto si conservi questo elemento di celebrazione del sistema, ci sono elementi oscuri all’orizzonte.

In primo luogo  la elite globalista sta iniziando ad essere meno globale che mai. In altre occasioni, le loro tematiche centrale, come la quarta rivoluzione industriale, cercavano di disegnare il futuro, di riorganizzare gli orizzonti economici ed umani edirigerli verso le trasformazioni sostanziali. Oggi, i cambiamenti sembra che stiano avvenendo non fuori, ma dentro delle elites. Le elites iniziano a essere preoccupate per loro stesse.

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di Mauro Bottarelli

La prossima settimana si terrà l’annuale World Economic Forum di Davos, simposio dove storicamente si elaborano teorie economiche fallaci ma ammantate di potenzialità salvifiche, vista l’alta presenza di premi Nobel e politici di rango. Quest’anno non ci sarà Angela Merkel, alle prese con un restyling del suo cancellierato (il popolo non ama particolarmente i circoli alla Davos e la Frau a settembre ha le elezioni) ma per il resto, la piccola località svizzera si tramuterà per qualche giorno nel centro del mondo, tra misure di sicurezza da far impallidire la sede della CIA e confische forzate di edifici.

La parte più interessante, però, è data dal pre-meeting, ovvero dalla pubblicazione del Global Risks Report, i cui input chiave sono inseriti nel Global Risks Perception Survey (GRPS), pubblicato l’altro giorno, il quale mette insieme diverse prospettive attraverso gruppi di varie fasce d’età, nazioni e settore. Quest’anno il report si focalizza su cinque cambiamenti chiave che il mondo sta affrontando, due soli dei quali con tematiche rigorosamente economiche.

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di Cristina Amoroso

Secondo il miliardario americano e lobbista politico, George Soros, le democrazie occidentali, gli Stati Uniti e in particolare l’Unione europea, si troveranno ad affrontare tempi duri nei prossimi anni.

SorosL’86 enne ebreo ungherese, conosciuto come la mano nascosta dietro molte rivoluzioni colorate in tutto il mondo, è stato un promotore importante nella campagna elettorale della democratica Hillary Clinton, donando circa otto milioni di dollari attraverso il Super Pac “Priorities Usa Action”. Dopo la sconfitta di Hillary Clinton ci sarebbe Soros dietro alle proteste scatenatesi dopo la vittoria del repubblicano Donald Trump alle elezioni presidenziali.

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La situazione è molto peggiorata negli ultimi 12 anni, rispetto a quando pubblicai “Confessioni di un sicario dell’economia”. Gli assassini economici e gli sciacalli si sono diffusi tremendamente, anche in Europa e negli Stati Uniti. In passato si concentravano essenzialmente sul cosiddetto Terzo Mondo, o sui paesi in via di sviluppo, ma ormai vanno dappertutto. E infatti, il cancro dell’impero delle multinazionali ha metastasi in tutta quella che chiamo la moribonda economia fallita globale.

Questa economia è basata sulla distruzione di quelle stesse risorse da cui dipende, e sul potere militare. E’ ormai completamente globalizzata, ed è fallimentare. Siamo passati da essere beneficiari di questa economia assassina ad essere ora le sue vittime.

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Nel giorno della morte di Carlo Azeglio Ciampi, vi riproponiamo l’intervista che l’ex ministro degli affari esteri italiano, Gianni de Michelis, ci ha rilasciato l’anno scorso.

«Ci furono pressioni su Ciampi dalla Germania. Ciampi accettò condizioni che erano l’ esatto opposto di quello che si sarebbe dovuto accettare», ha dichiarato nel libro ‘Oltre l’euro’. Si trovano tanti riferimenti importanti, che non dobbiamo dimenticare oggi nel ricordo dell’ex Governatore della Banca d’Italia protagonista del futuro “Divorzio” e del ministro “tecnico” che più di tutti diede l’accelerata decisiva per l’euro. Chiaramente oggi, Corriere e Repubblica su tutti, lo celebrano come l’italiano che ha salvato l’Italia, “un grande banchiere”, un “grande statista”.

La storia ci dirà che Ciampi è colui che più di tutti ha contribuito a svendere la nostra sovranità. In cambio di meno diritti, meno giustizia sociale, più povertà diffusa e la distruzione della nostra Costituzione (il referendum Renzi ha tra i Padri Fondatori proprio Ciampi). Non va dimenticato oggi nel rispetto della morte, ma soprattutto domani quando analizzeremo il suo lascito politico.

Il libro ‘Oltre l’euro’ si conclude con un’intervista esclusiva mai pubblicata prima dell’ex Ministro degli  Affari Esteri italiano che firmò il Trattato di Maastricht, Gianni De Michelis, che torna a parlare dopo diversi anni della fase che ha dato inizio alla stagione di cessione di sovranità del nostro Paese. Il 1992 non è solo l’anno di Maastricht, del resto, ma anche di Mani Pulite, l’inchiesta che di fatto ha distrutto un’intera classe dirigente. Una coincidenza? E qui l’ex Ministro si lascia alle prime rivelazioni: “Non so se quest’operazione fu un modo per favorire il vincolo esterno e la rinuncia alla sovranità del Paese.

Ma il risultato è stato esattamente quello: attentare alla sovranità nazionale. Io, personalmente, il 7 febbraio del 1992, in qualità di Ministro degli Esteri, ho firmato il Trattato di Maastricht perché ritenevo che l’Italia sarebbe stato uno dei Paesi che ne avrebbe maggiormente beneficiato. Ma le scelte successive di Prodi con il Patto di Stabilità e le nuove condizioni imposte per l’ingresso dell’euro hanno completamente rivoluzionato quello che avevamo firmato a Maastricht,  prendendo così una direzione opposta”. E ancora: “Era stato scelto il parametro del 60% perché il totale del debito pubblico europeo era  pari al 57% del Pil complessivo. Il  parametro preveniva e limitava il pericolo che tra Maastricht e l’entrata in vigore dell’euro, che avvenne il primo gennaio del 1999, i Paesi  potessero fare i furbi e aumentare il loro debito. Per questa ragione l’Italia avrebbe dovuto in quel momento puntare sul  debito pubblico comune all’Europa. Ma con l’accettazione del Patto di Stabilità fece l’esatto opposto”. A determinare questo improvviso cambiamento di linea, secondo l’ex Ministro degli Esteri, furono condizionamenti esterni: “ci furono pressioni su Ciampi dalla Germania”. A nostra domanda precisa, De Michelis giudica poi “possibile” che l’ondata di privatizzazioni del Governo Amato, che di fatto determinò le condizioni con  entrare nella  zona euro, fosse  un attacco voluto da potenze straniere per deindustrializzare l’Italia: “Sì. Questa è un’interpretazione possibile. Il Governo Amato non era un governo tecnico, era un governo politico, ma, nonostante questo, in realtà,  si prestò allo smantellamento dello Stato imprenditore, con tutte le privatizzazioni di quegli anni, e il tutto senza neppure intaccare il debito pubblico, utilizzato invece come  pretesto per tale operazione”.

Tratto da: Pars Today