"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

Crisi in Grecia

di Isidoros Karderinis

Sono passati esattamente cinque anni da quando la Grecia ha aderito al meccanismo europeo di sostegno in stretta collaborazione con il Fondo Monetario Internazionale (FMI). In quel periodo di tempo gli altri fondamentali e critici dati economici del Paese erano i seguenti: il PIL ammontava a 222,151 mld alla fine del 2010. Il debito pubblico era al 148,3% in rapporto al PIL. La disoccupazione si trovava al 12,5%. La percentuale di Greci che vivevano sotto la soglia della povertà (reddito inferiore al 60% del reddito nazionale intermedio disponibile) raggiungeva il 27,6%.

La politica di pura austerità applicata al Paese su ordine dei creditori internazionali durante tutti questi anni ha aggravato ulteriormente la realtà economica e sociale. Così, il PIL oggi è ridotto a 186,54 mld. Il debito pubblico è schizzato al 176% in rapporto al PIL.

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di Luciano Lago

Con l’aggravarsi della crisi debitoria causata dalle politiche neoliberiste dell’austerità imposta in Europa, sempre più attuale diventa la questione della illegittimità del debito che a suo tempo era stata posta, nel periodo degli anni ’90, per i paesi del Terzo Mondo. La questione non è da considerare fuorviante, visto che Il sistema usuraio governato e diretto dalle grandi banche sovranazionali (FMI, Golman Sachs, JP Morgan, Black Rok, ecc..), pur rifiutando di considerare tale questione nei giusti termini, altre volte aveva dovuto piegarsi alle richieste di alcuni Stati e procedere ad una ristrutturazione o annullamento del debito.

Come ricorda Eric Toussaint, presidente del Comitato CADIM (“Comitè para la Abolicion de las Deudas Ilegitimas”) , oltre alla vicenda della Germania Ovest, che nel dopoguerra ottenne un trattamento di favore dalle potenze vincitrici, nell’epoca della Guerra Fredda, esistono altri esempi recenti di ristrutturazioni del debito concesse a condizioni favorevoli ai paesi indebitati:

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Mentre l’attenzione dell’opinione pubblica europea è tutta rivolta alla crisi migratoria ed alle polemiche derivanti per il minacciato “Brexit” della Gran Bretagna, la Grecia sprofonda sempre di più nel caos, tra l’arrivo delle migliaia di migranti sulle sue isole e l’assedio dei creditori internazionali che non mollano la presa e vogliono ottenere tagli al bilancio dello Stato per soddisfare i propri crediti.

Questo viene riferito anche dal quotidiano “Kathimerini e da altre fonti locali secondo le quali i principali rappresentanti del Fondo Monetario iInternazionale (Fmi), Commissione europea, Banca centrale europea (Bce) e Meccanismo europeo di stabilita’ (Mes) torneranno in Grecia dopo la riunione dell’Eurogruppo di lunedi’ o nei giorni seguenti per controllare i conti.

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 La polizia greca si è scontrata violentemente con centinaia di agricoltori che manifestavano ad Atene contro la riforma delle pensioni che il Governo sta negoziando con gli organismi finanziari internazionali
Alcune centinaia di agricoltori si sono radunati oggi nella capitale greca per una manifestazione di protesta contro che durerà due giorni contro la riforma delle pensioni e le misure di austerità annunciate dal Governo.

I manifestanti hanno tentato di entrare all’interno del palazzo ma la polizia li ha respinti usando gas lacrimogeni. Ad Atene si è realizzata una nuova giornata di proteste, scioperi e tensioni. Almeno un migliaio di coltivatori si sono ritrovati nella capitale ellenica in segno di protesta contro l’aumento delle tasse previsto dal Governo e contro la riforma delle pensioni, la cui misura più contestata è il taglio (dal 15 al 30%) per gli assegni dei pensionati che lasceranno il lavoro a partire dal 2016.

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di Luciano Lago

La Grecia risulta paralizzata dalla proclamazione di uno sciopero generale contro le riforme imposte al Governo Tsipras dalla Commissione Europea e dalla Troika di Bruxelles.

Dopo il tradimento degli impegni presi da Tsipras, la Commissione Europea, il FMI ed i conglomerati finanziari sovranazionali, con la collaborazionbe della “Frau” Merkel, si accingono ad asfissiare la popolazione greca con un insieme di provvedimenti che prevedono: taglio delle pensioni , aumento dei contributi e delle imposte, privatizazzione dei servizi pubblici, aumenti delle tariffe,  svendita del patrimonio dello Stato, incluse alcune delle migliori isole dell’Egeo che diventeranno proprietà privata di grandi società immobiliari tedesche.

Come risultato delle proteste, si sono fermati del tutto i trasporti urbani ed extra urbani, protesta dei dipendenti pubblici, in sciopero anche artigiani, commercianti, professionisti, medici, infermieri, farmacisti, notai ed avvocati. Una paralisi completa del paese e, nonostante gli appelli al dialogo lanciati dalle autorità del governo, nessuno si fida più delle promesse ed il governo Tsipiras appare del tutto screditato ed accusato di essersi “venduto” ai potentati finanziari.

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di A. Terrenzio

Che Alexis Tsipras fosse un ciarlatano, che avrebbe tradito i greci, lo avevamo ampiamente previsto. Tuttavia, la recente riconferma di Siryza, con il 35,5% dei voti, benché alle urne si sia recato poco più del 50% degli aventi diritto, resta una piccola sorpresa. Il bluff è venuto a galla ma Tsipras l’ha spuntata nuovamente.
Gli ingenui ci sono ricascati e hanno creduto ancora al clown travestito da salvatore della patria, alle bandiere rosse, ai cori partigiani cantati in piazza Sintagma, ai facili slogan contro l’euro e l’austerità, propalati dal sodale greco di B.B. (Barbara Bilderberg) Spinelli.

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di Valerio Lo Monaco

Il motivo per cui la maggioranza (relativa) dei cittadini greci ha dato nuovamente il voto a un partito che l’aveva appena tradita rimane un mistero. O forse no: a ben ragionare conferma tutti i dubbi (di chi ne aveva) riguardo la bontà delle cosiddette “democrazie mature” o, ancora più specificatamente, delle reali capacità delle maggioranze di scegliere per il meglio. Un fenomeno che dalle nostre parti conosciamo da numerosi decenni…

Resta il fatto che ci rimane difficile immaginare – o forse anche solo concepire – il singolo soggetto, il singolo cittadino greco, che non più di solo qualche mese addietro concedeva la preferenza a Tsipras e a Syriza sposando lo slogan “fuori la Troika dalla Grecia” e che oggi torna a votare lo stesso uomo e lo stesso partito che alla Troika hanno concesso ancora maggiore cittadinanza, e ancora più reale potere esecutivo, sulle macerie del disastro che conosciamo tutti.

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Di Carlo Musilli

Anche se la Grecia dichiarasse bancarotta oggi e non restituisse più un euro del proprio debito pubblico, la Germania avrebbe comunque guadagnato dalla crisi di Atene ben 10 miliardi di euro. E’ quanto emerge da uno studio dell’istituto tedesco di ricerca economica Iwh, che ha condotto delle simulazioni per stabilire gli effetti sulle casse pubbliche tedesche della vicenda greca.

Secondo l’analisi, negli ultimi cinque anni – ovvero da quando è iniziato il calvario di Atene sui mercati – la Germania ha risparmiato in tutto circa 100 miliardi di euro in termini d’interessi sul debito pubblico, una somma superiore al 3% del Pil della prima economia europea. Iwh ricorda che il 3 gennaio 2010 – prima che divampasse l’incendio finanziario greco – il rendimento del Bund decennale era al 3,2%, mentre ieri si attestava allo 0,66%.

A innescare questo crollo dei tassi sui titoli di Stato tedeschi è stata proprio la crisi ellenica, poiché il clima d’incertezza sul futuro di Atene e quindi dell’Eurozona ha spinto gli investitori a proteggere il proprio denaro puntando sui titoli più sicuri: primi fra tutti i Bund, considerati alla stregua di un bene rifugio e perciò sommersi dagli acquisti quando sui mercati si rischia il collasso.

In altri termini, i tassi d’interesse sui bond tedeschi calano ogni volta che arriva una brutta notizia dalla Grecia e “nel corso della crisi del debito di Eurolandia – scrive Iwh -, la Germania ha beneficiato in modo sproporzionato di questo effetto”.

L’istituto di ricerca ha calcolato inoltre che l’esposizione della Germania alla Grecia, comprendendo anche il terzo piano di aiuti ancora da approvare, è di 90 miliardi. Ma Berlino ne ha già risparmiati 100 sui rendimenti, perciò anche in caso di default greco rimarrebbe in attivo di 10 miliardi. In questo modo la Germania esce vincitrice dalla crisi anche sul versante delle finanze pubbliche.

Per quanto riguarda invece la finanza privata, la questione si è chiusa con le grandi manovre messe in atto negli ultimi anni per salvare le banche. Il meccanismo è noto: i soldi dei Fondi salva Stati (provenienti dalle tasche di tutti i contribuenti europei) venivano trasferiti alla Banca centrale greca, la quale a sua volta li girava agli istituti di credito ellenici, che li usavano in massima parte per pagare i propri debiti nei confronti delle altre banche europee.

Così fra il 2009 e il 2014 gli istituti tedeschi hanno ridotto la propria esposizione verso la Grecia da 45 a 13,51 miliardi di euro, scaricando il peso sulle spalle dei contribuenti di tutta l’Unione. Solo che la Germania, grazie al contemporaneo crollo dei tassi d’interesse sul proprio debito, è riuscita a fare in modo che la crisi producesse un guadagno anche per le casse pubbliche, al contrario di quanto è avvenuto in tutti gli altri Paesi coinvolti nel salvataggio di Atene.

Alla luce di tutto questo, non sorprende che la Germania continui ad opporsi alla ristrutturazione del debito greco, un intervento che invece Fmi e Usa chiedono a gran voce, poiché rappresenta l’unica strada praticabile per rimettere l’economia ellenica su una traiettoria di sostenibilità, sottraendola al perverso e potenzialmente infinito schema Ponzi degli aiuti internazionali (debiti nuovi per ripagare i debiti vecchi). Eppure, dal loro punto di vista, i tedeschi hanno ragione. Perché mai risolvere in modo definitivo una crisi così redditizia?

Fonte: Altre notizie.org

La pressione della UE spinge il governo greco a vendersi le isole per pagare i debiti

Il primo ministro Alexi Tsipras si è’ visto obbligato a mettere in vendita più’ di 1.000 isole del Mar Ionio per fare fronte alle pressioni dell’Eurogruppo.
La costrizione finanziaria in cui si trova l’economia Greca non soltanto ha una ricaduta nei tagli alle spese sociali che ha imposto l’euro gruppo, ma, con il recente credito ponte concesso, avrà’ l’effetto di ipotecare ancora di più’ la nazione ellenica.

Il governo del primo ministro Tsipras si è’ visto obbligato a mettere in vendita oltre 1.000 isole per realizzare 54.139 milioni di dollari e poter pagare i debiti contratti negli anni tra il 2009 ed il 2012. Lo ha riferito il Telediario digital.net.

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Di Federico Roberti

Posto che:
– il FMI, in un rapporto fatto filtrare all’indomani dell’accordo raggiunto da Tsipras sul debito greco, torna a ribadire che esso è insostenibile e che con le nuove misure previste dalla Troika raggiungerà il 200% del PIL entro due anni
http://rt.com/business/273712-imf-greek-debt-unsustainable/;
– che “la Grecia deve alla Germania 56 miliardi di euro, che sono 1/62esimo del PIL tedesco. E il ministro delle finanze tedesco Shaeuble fa un putiferio, come se perdere quegli spiccioli rovinasse la Germania. Però sta zitto muto bocca cucita sul fatto che la sola Deutsche Bank ha il culo esposto a scommesse sui Derivati per… per… SETTANTAMILA miliardi di euro. Basta che ne perda una frazione e la sberla che si beccano i tedeschi sarebbe 200 volte il debito Grecia-Germania”

– che la sola Grecia possiede il 50% di tutte le navi commerciali esistenti in Europa, un bottino da comprare svalutato oggi dalla crisi, ed infrastrutture portuali strategiche nel Mar Mediterraneo, principalmente Pireo e Salonicco
http://www.paolobarnard.info/intervento_mostra_go.php…;
A CHI GIOVA QUANTO VA ACCADENDO?
Ai “Tedeschi”?
Alla “Germania”?
Oppure a quelle oligarchie finanziarie euro-atlantiche che mirano a:
1. accaparrarsi a prezzi stracciati quanto di prezioso la Grecia dovrà mettere sul mercato;
2. perpetuare il meccanismo del terrore finanziario (alias debito) attraverso cui viene svuotata la sovranità politica, economica, militare e culturale degli Stati;
3. destabilizzare e indebolire l’Europa quale polo geopolitico autonomo, incapace quindi di stringere libere alleanze (BRICS) ma costretta a rinnovare antiche sudditanze (via TTIP).
Federico Roberti
https://byebyeunclesam.wordpress.com/