"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

conflitto nello Yemen

di Redazione – Dal marzo del 2015 l’Arabia Saudita conduce una brutale campagna militare in Yemen dove ha, tra l’altro, imposto un blocco sia aereo che navale. Secondo le ultime stime dell’Onu i due terzi della popolazione, circa 18,8 milioni, necessita di aiuti ed assistenza. Press Tv ha parlato con Kim Sharif, direttrice dell’Osservatorio per i Diritti Umani in Yemen e Jihad Mouracadeh, analista politico, per discutere della crisi umanitaria che incombe nel Paese.

Dura è l’accusa di Kim Sharif che ritiene che i sauditi usino i loro petrodollari per mettere a tacere la comunità internazionale in merito a quanto sta accadendo nello Yemen. “La comunità internazionale, con tutto il rispetto, non è altro che un branco di ipocriti. Questi tempi saranno ricordati come l’epoca dell’ipocrisia. Sono stati tutti zittiti con i soldi sauditi”, ha dichiarato.

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“Ci sono voci preoccupanti circa un assalto ad a Al-Hudaida e quindi un movimento nella capitale yemenita Sanà, qualche cosa che non possiamo permetterci che accada”, ha detto questo martedì il vice cancelliere russo, Gennady Gatilov, nel corso di una conferenza stampa a Mosca, capitale della Russia.
Questo porto yemenita è uno dei principali punti di transito per i prodotti di consumo basico, medicinali e generi di necessità, per soccorrere la popolazione del paese arabo.

Rispetto a questo, Gatilov ha insistito sulla necessità del riavvio dei negoziati di pace patrocinati dall’Organizzazione delle Nazioni Unite che sono da mesi bloccate.

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Gli USA e l’Arabia Saudita cercano di ripetere nello Yemen la stessa tattica dell’attacco statunitense dal mare già sperimentata contro una base della Siria, secondo le fonti yemenite.
Fonti vicine all’ex presidente yemenita, Ali Abdolá Saleh, hanno rivelato un nuovo accordo tra Washington e Rijad che implica di porre un freno agli attacchi aerei sauditi sullo Yemen.
Tuttavia entrambe le parti hanno concordato, come alternativa ai bombardamenti aerei sauditi, l’utilizzo di attacchi dal mare per mezzo delle navi da guerra USA che potranno attaccare gli obiettivi del movimento popolare yemenita Ansarollah, come ha fatto Washington nel recente attacco alla base aerea siriana di Al-Shairat nella provincia centrale di Homs.

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di Luciano Lago

Il segretario alla Difesa degli Stati Uniti è atterrato oggi a Rijad per incontrarsi con i massimi responsabili dell’ Arabia Saudita e mettere a punto un piano per “risolvere” il conflitto nello Yemen piegando l’accanita resistenza degli Houthi che le forze militari della coalizione saudita non sono riuscite ad annientare, nonostante la schiacciante superiorità militare saudita ed USA.
Quasi nello stesso momento in cui arrivava Mattis, fonti locali hanno segnalato l’arrivo in una base saudita di 4 grandi aerei cargo USA, scortati da caccia dell’aviazione saudita che garantivano la sicurezza mentre questi aerei atterravano. Gli aerei cargo risultano strapieni di armi ed attrezzature militari che fanno parte delle forniture che Washington sta effettuando all’esercito saudita nell’ambito dell’assistenza militare assicurata dagli USA a Rijad nella sua offensiva contro lo Yemen.

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La foto mostra la protesta svoltasi tre giorni fa  a Sana’a, capitale dello  Yemen, fatta da circa 1 milione di persone contro la guerra che Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Regno Unito e Stati Uniti stanno conducendo contro di loro da due anni.
New York Times e Washington Post non hanno riportato la cosa  (tanto meno i giornali e le TV italiane). Entrambi però (giornali USA e media italiani) hanno ampiamente riportato una dimostrazione di 8.000 persone a Mosca, guidata dal ultra-razzista ultranazionalista antisemita Alexey Navalnyy . Navalny, che ha meno dell’1% dei consensi in Russia, è la loro grande e vana speranza di sostituire Putin.

La guerra allo Yemen è stata lanciata come atto di forza saudita: non può esserne la ragione ufficiale ma è l’unica che ha senso. Gli Stati Uniti si accodano non si sa bene perché:

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PARIGI (Pars Today Italian) – Il presidente francese Francois Hollande ha approvato la vendita di armi all’Arabia Saudita, intenta all’aggressione dello Yemen.
Secondo il sito del settimanale Le Point, lunedi Hollande ha emesso l’ordine di vendita di 455 milioni di euro di armi alla monarchia saudita, che dal 26 marzo 2015 a questa parte ha ucciso oltre 14 mila yemeniti, quasi totalmente civili, proprio grazie alle armi ed alle bombe acquistate dalle potenze occidentali.

La Francia, nel 2016, ha ricevuto ordini militari per un ammontare di 20 miliardi di euro, un qualcosa che ha suscitato proteste anche all’interno della nazione.

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Incursione in Yemen ordinata dal presidente

Miami, 26 feb. (askanews) – Il padre del soldato americano ucciso in Yemen in un raid dell’esercito Usa finito male, ha denunciato una “stupida missione”, interrogandosi sulle ragioni che hanno indotto il presidente Donald Trump a ordinarla. “Perché ha dovuto lanciare questa stupida missione in quel momento, quando la sua amministrazione si era insediata da solo una settimana? Perché?”, si domanda William Owens in una intervista al quotidiano Miami Herald pubblicata oggi.

“Negli ultimi due anni, non c’erano truppe di terra in Yemen – c’erano solo missili e droni – perché nessun obiettivo valeva la morte di un americano. E poi, dovevano tutto a un tratto dispiegare grandi mezzi?”, aggiunge in questa prima denuncia pubblica dalla morte del figlio Ryan. Le forze speciali americane hanno compiuto un raid il 29 gennaio contro un sito yemenita occupato da al Qaida nella penisola arabica (Aqpa). Ma questa prima importante operazione militare autorizzata da Donald Trump si è conclusa malamente con la morte di un militare americano e di diversi donne e bambini. Tre soldati Usa sono inoltre rimasti feriti.

Fonte: Aska News

L’Organizzazione Mondiale per la Sanità (OMS) lancia l’allarme: nello Yemen sottoposto a blocco aereonavale  ci sono 4,5 milioni di persone a rischio fame e denutrizione di cui 2 milioni di bambini che aspettano la morte, lenta e dolorosa, per mancanza di generi essenziali di sostentamento, medicinali ed assistenza medica.

Questo il risultato della campagna di bombardamenti condotta incessantemente dalle forze dell’aviazione saudita e statunitense e del blocco aeronavale imposto dalle navi della marina USA e Saudita che impediscono l’arrivo di aiuti umanitari per la popolazione.

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Ennesimo massacro a Sana’a, vittime donne e bambini. L’Iran propone la tregua, ma Riyadh (e ora Washington) ha bisogno di mantenere alto il livello dello scontro

dalla redazione

Roma, 16 febbraio 2017, Nena News – Senza pace, lo Yemen è costretto a piangere l’ennesima strage di civili. Questa mattina all’alba nove donne e un bambino (ma il bilancio potrebbe salire) sono stati uccisi in un raid lanciato dalla coalizione sunnita a guida saudita alla periferia di Sana’a. Le bombe hanno centrato un funerale nel distretto di Arhab, 40 km a nord della capitale.

“La gente ha sentito il suono degli aerei e ha cominciato a scappare fuori di case ma le bombe l’hanno colpita direttamente. Il tetto è collassato, il sangue era ovunque”, il racconto di un residente alla Reuters. Subito sono scattati i soccorsi, a mani nude: la gente ha cercato di tirare fuori le vittime dalle macerie della case di proprietà di Mohammed al-Nakaya, capo tribale alleato del movimento Houthi che a nord ha la sua roccaforte.

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di   Finian Cunningham *

Le Nazioni Unite questa settimana hanno lanciato una chiamata d’emergenza per raccogliere due bilioni di US. $ dollars per aiuti umanitari allo Yemen, il paese della penisola arabica dove la guerra infuria in modo selvaggio da quasi due anni. L’ONU afferma che vi siano circa 12 milioni di persone – la metà della popolazione- che stanno rischiando la morte per fame ed inedia, a meno che la comunità internazionale non cerchi urgentemente di portare il suo aiuto.

I funzionari dell’ONU stanno facendo dichiarazioni drammatiche, esortando le Nazioni del mondo a cercare una sottoscrizione per trovare i fondi necessari. Stephen O’Brien, capo delle operazioni di soccorso delle Nazioni Unite, ha richiamato ad una azione immediata.

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