"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

Conflitto in Ucraina

Se l’Ucraina eventualmente non andrà ad ottemperare gli “accordi di Minsk”, la Russia riconoscerà le Repubbliche del Donbass e procederà a riunificarle come parte del paese. Questa opinione è stata espressa nel corso di una intervista in diretta “il diritto al voto” (“Pravo Golosa”) che ha fatto il Direttore aggiunto dell’Istituto dei paesi della CEI, Igor Shishkin.
A suo parere, la inclusione del Donbass con il suo potenziale industriale come parte della Russia sarà un fatto positivo.

“Se questo scenario si andrà a sviluppare, e il Donbass quindi non verrà riconosciuto da alcuno Stato, non potremo evitarlo. In primo luogo, la Russia sarà semplicemente obbligata a riconoscere le Repubbliche Popolari (di Donetsk e Lugansk), e, in secondo luogo, la Russia unificherà questo territorio con la Federazione Russa.

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Il presidente Trump ha fatto capire chiaramente di sperare che il Governo della Russia faccia ridurre le tensioni con l’Ucraina e restituisca la Crimea”, ha riferito il portavoce della Casa Bianca, Sean Spicer, nel corso di una conferenza stampa.
“Nello stesso tempo, si aspetta una distensione nei rapporti e vuole comportarsi bene con la Russia”.

La Crimea ha aderito all’integrazione con la Russia nel marzo del 2014 , dopo che il 97% dei votanti aveva appoggiato questa opzione in un referendum celebrato come reazione al cambio violento del potere a Kiev.
La Cancelleria russa ha dichiarato ripetutamente che i cittadini della Crimea hanno votato- democraticamente ed in pieno rispetto con il diritto internazionale e la Carta delle Nazioni Unite- per la riunificazione con la Russia che rispetta ed accetta questa decisione.

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Il Governo golpista di Kiev concentra 90.000 soldati alla frontiera con la Novorossya e tutto lascia pensare alla preparazione di una imminente offensiva contro le province del Donbass.

L’Esercito ucraino ha anche intensificato i bombardamenti sulla popolazione civile della Novorossya ed ha realizzato azioni di terrorismo per decapitare le milizie dei separatisti dei loro comandanti più sperimentati. Come avvenuto con l’uccisione del comandante Mikhail Tolstykh, dell’unità “Somalia” delle Forze Armate (nome di battaglia “Givi”) che era stato ucciso a Donetsk l’8 di Febbraio da sicari del governo di Kiev.

Nel corso dell’ultima settimana, le Forze Armate d’Ucraina hanno aperto il fuoco contro le zone prospicenti di Donetsk per 5675 volte. A riferirlo è Eduard Basurin, vice comandante del centro di comando operativo della Repubblica di Donetsk.

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“Chi lo sa… ti dicono una cosa ma ne scrivono un’altra. Se lavorassero più concretamente riportando la verità non avremmo tutto questo”.

“Nascondono che i banditi ci uccidono. Maledetti!”

“Non c’è senso alla vostra missione, se non riportate quello che avviene. Del tipo ‘siamo arrivati e hanno sparato ambo le parti e chi sia stato non lo sappiamo. O forse la mia casa me la bombardo da sola”

“Che senso ha il vostro lavoro? O arrivate tardi o non arrivate”

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di Alexander Mercouris

Mentre l’esercito ucraino subisce pesanti perdite ad Avdeevka, alla vigilia di una conversazione con il presidente dell’Ucraina Poroshenko, il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump s’incontrava con il capo dell’opposizione ucraina Julija Timoshenko, forse alla ricerca di alternative.
Anche se la nebbia di guerra grava sui combattimenti in Ucraina orientale, gli ultimi scontri sono un’eccezione, con un quadro ragionevolmente chiaro di ciò che vi succede (la voce di Wikipedia sulla battaglia segue la linea ucraina, errata e da ignorare).

Il tentativo ucraino di avanzare verso Donetsk ha incontrato forte resistenza ed è stato respinto con pesanti perdite e il timore che le truppe ucraine ad Avdeevka siano circondate dalla milizia orientale in ciò che il gergo militare ucraino chiama “calderone”, come già accaduto più volte. Anche se i russi sollecitano la milizia a trattenersi per il momento, con gli ultimi rapporti che suggeriscono che i combattimenti stiano scemando, a quanto pare gli ucraini sono stati colti allo scoperto subendo pesanti perdite sotto i bombardamenti, anche se il numero esatto di vittime è sempre difficile da stimare.

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Il Ministero degli Esteri russo ha richiesto alla OSCE di realizzare una verifica obiettiva ed imparziale della situazione nel Donbass. Kiev sta utilizzando in questa regione armamenti proibiti dagli accordi di Minsk, ha affermato la portavoce ufficiale degli Esteri.

Maria Zarajova ha denunciato che la notte fra il 2/3 Febbraio, la regione di Donetsk ha subito un attacco multiplo da parte dell’Esercito ucraino, “ci sono stati decine di spari fatti con armi persanti e di gran calibro, inclusi lanciamissili Grad e Uragan, ha spiegato.

Vari civili sono rimasti uccisi e feriti e, fra questi ultimi anche alcuni bambini, ha lamentato la portavoce che ha qualificato questi episodi come un assalto barbaro fatto dalle forze ucraine che non sono soltanto una violazione degli accordi di Kiev ma anche una derisione delle regole di condotta stabilite.

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Il governo di Kiev sta attuando le sue provocazioni nel Donbass per riportare la questione Ucraina all’attenzione del mondo ed in particolare per mettere l’Amministrazione Trump di fronte al fatto compiuto di una ripresa delle ostilità, gettando la responsabilità sugli indipendentisti filo russi.
Sul fronte di demarcazione sono apparsi carri armati pesanti dell’Esercito ucraino (vietati dagli accordi di Minsk) ed altre armi pesanti, come documentato dal corrispondente della BBC Tom Burridge, e sono apprse le foto dei palazzi residenziali colpiti dai colpi dell’artiglieria ucraina.Sul fronte si sono verificati attacchi multipli con una offensiva scatenata da parte delle forze dell’Esercito ucraino a cui le forze separatiste hanno dato risposta.

Il direttore della Polizia Nazionale dell’Ucraina nella provincia di Donetsk, Viacheslav Abroskin, ha dichiarato Mercoledì che per lo meno 26 miliziani sono morti e 60 sono risultati feriti.
Da parte sua il portavoce del Ministero della Difesa dell’Ucraina, Alexandr Motuziánik, ha informato di 42 vittime fra le milizie per effetto dei bombardamenti nell’est del paese europeo.

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Il presidente dell’Ucraina Petro Poroshenko è sull’orlo di una completa perdita del potere. Lo scandalo e’ scoppiato a causa del materiale pubblicato da un fuggitivo  oligarca ucraino, Alexander Onishchenko, che può portare al collasso politico il Paese.

Business sanguinoso

I documenti rilasciati da Onishchenko indicano l’interesse finanziario personale di Petro Poroshenko nel  condurre operazioni punitive nel Donbass. I dati dimostrano che i contratti di forniture militari  sono stati fatti a favore  della  società di proprietà del presidente ucraino. In altre parole, Kiev spende soldi ottenuti  dal FMI  per condurre alla guerra contro il proprio popolo, mentre alla fine, i soldi si trovano sui conti delle società appartenenti al presidente del Paese.

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Centinaia di mercenari stranieri sono arrivati alla linea di contatto in Donbass, secondo le informazioni trasmesse dal Capo di Stato Maggiore della Milizia popolare della Repubblica Popolare di Lugansk (LPR), Oleg Anaschenko, il quale ha citato i rapporti che provengono dalle unità di ricognizione della repubblica (LPR). Secondo quanto riferito, i combattenti provengono da paesi come la Polonia, gli Stati baltici, il Canada e gli Stati Uniti.

“Secondo le informazioni ricevute da fonti di intelligence umana negli insediamenti vicino alla linea di contatto, diverse centinaia di mercenari provenienti dagli Stati Uniti, il Canada, i paesi baltici e la Polonia,  sono arrivati nella zona, armati con armi individuali e con varie attrezzature”, questa la dichiarazione citata dall’agenzia  Doni News .

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Eliseo Bertolasi è uno dei connazionali che meglio conosce la crisi ucraina. Ha seguito da vicino l’intero sviluppo della crisi ucraina, dai suoi esordi sul Maidan, alla guerra di manovra sino all’attuale tregua, che in realtà è una guerra di posizione. In questi anni non ha risparmiato energie per cercare di trasmettere al pubblico italiano il punto di vista delle popolazioni del Donbass, e quindi per la causa della comprensione reciproca e della pace.

Oggi i media sono più distratti che mai verso l’Ucraina. Ma Eliseo Bertolasi è sempre lì, a fianco alla popolazione del sud est. Lo scorso 2 ottobre ha partecipato ad una missione composta da osservatori internazionali per verificare lo svolgimento delle “primarie”, un evento elettorale che dovrebbe preludere allo svolgimento delle elezioni amministrative del 6 novembre. Abbiamo colto l’occasione per fare il punto con lui sulla evoluzione della crisi

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