"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

Conflitto in Ucraina

Il presidente dell’Ucraina Petro Poroshenko è sull’orlo di una completa perdita del potere. Lo scandalo e’ scoppiato a causa del materiale pubblicato da un fuggitivo  oligarca ucraino, Alexander Onishchenko, che può portare al collasso politico il Paese.

Business sanguinoso

I documenti rilasciati da Onishchenko indicano l’interesse finanziario personale di Petro Poroshenko nel  condurre operazioni punitive nel Donbass. I dati dimostrano che i contratti di forniture militari  sono stati fatti a favore  della  società di proprietà del presidente ucraino. In altre parole, Kiev spende soldi ottenuti  dal FMI  per condurre alla guerra contro il proprio popolo, mentre alla fine, i soldi si trovano sui conti delle società appartenenti al presidente del Paese.

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Centinaia di mercenari stranieri sono arrivati alla linea di contatto in Donbass, secondo le informazioni trasmesse dal Capo di Stato Maggiore della Milizia popolare della Repubblica Popolare di Lugansk (LPR), Oleg Anaschenko, il quale ha citato i rapporti che provengono dalle unità di ricognizione della repubblica (LPR). Secondo quanto riferito, i combattenti provengono da paesi come la Polonia, gli Stati baltici, il Canada e gli Stati Uniti.

“Secondo le informazioni ricevute da fonti di intelligence umana negli insediamenti vicino alla linea di contatto, diverse centinaia di mercenari provenienti dagli Stati Uniti, il Canada, i paesi baltici e la Polonia,  sono arrivati nella zona, armati con armi individuali e con varie attrezzature”, questa la dichiarazione citata dall’agenzia  Doni News .

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Eliseo Bertolasi è uno dei connazionali che meglio conosce la crisi ucraina. Ha seguito da vicino l’intero sviluppo della crisi ucraina, dai suoi esordi sul Maidan, alla guerra di manovra sino all’attuale tregua, che in realtà è una guerra di posizione. In questi anni non ha risparmiato energie per cercare di trasmettere al pubblico italiano il punto di vista delle popolazioni del Donbass, e quindi per la causa della comprensione reciproca e della pace.

Oggi i media sono più distratti che mai verso l’Ucraina. Ma Eliseo Bertolasi è sempre lì, a fianco alla popolazione del sud est. Lo scorso 2 ottobre ha partecipato ad una missione composta da osservatori internazionali per verificare lo svolgimento delle “primarie”, un evento elettorale che dovrebbe preludere allo svolgimento delle elezioni amministrative del 6 novembre. Abbiamo colto l’occasione per fare il punto con lui sulla evoluzione della crisi

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di Guy Mettan,

Due anni dopo l’inizio del conflitto in Ucraina, è venuto il momento di fare un bilancio provvisorio. La polvere degli eventi è caduta a sufficienza perché si possa ricostruirne la trama. Un po’ alla volta, grazie alle inchieste realizzate dagli osservatori accorti, come il giornalista che ha denunciato l’Irangate e premio Pulitzer Robert Parry, la verità comincia ad emergere.

E come d’abitudine, questa non è molto esaltante. La bella storia della rivoluzione popolare che abbatte un regime odiato e corrotto, appare ora in tutta la sua cruda realtà: non era che una finzione, una favola abilmente tessuta per ingannare un pubblico avido di racconti che finiscono con un lieto fine.

Vi ricordate dell’abbattimento dell’aereo MH 17 che ha fatto circa 300 morti nel luglio 2014 e che ha seminato il terrore nel mondo intero, che John Kerry dichiarò essere stato abbattuto da un missile “probabilmente russo” e che servì da pretesto per il secondo turno di sanzioni economiche contro la Russia? A due anni, ancora nessuna prova nonostante tutte le promesse. I risultati dell’inchiesta non sono mai stati pubblicate e gli Stati Uniti, i cui satelliti spia riescono a leggere le targhe delle nostre auto, rifiutano di dare le proprie immagini agli inquirenti, mentre la SBU, il servizio segreto ucraino, moltiplica le attenzioni verso gli esperti occidentali incaricati dell’inchiesta.

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20. 07.20016 da Redazione
Le truppe ucraine hanno iniziato gli attacchi sulla zona di Donetsk. Il comando operativo della RPD avverte di una provocazione. che  stanno preparano gli ucraini:

“La situazione nella direzione di Donetsk tende ad aggravarsi.  La parte ucraina per un paio di giorni si sta preparando per condurre una provocazione sulla larga scala volta a giustificare il mancato rispetto dei suoi obblighi derivanti dagli accordi Minsk da parte del governo di Kiev e il fallimento delle elezioni per gli enti locali”, – come detto in un comunicato.

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Di Paolo Borgognone

Sembra ormai certo il profilarsi, alle elezioni presidenziali statunitensi di novembre, del “duello” tra il miliardario populista e filosionista Donald Trump, tycoon con un passato da sfacciato playboy e pretese da tronfio self made man artefice del “sogno americano” di successo individuale, e la miliardaria “democratica” e filosionista Hillary Clinton, la cui vicenda politica non può che attribuirle il palmares di regista di tutte le guerre “umanitarie” e le sovversioni “colorate” organizzate e sostenute dagli Stati Uniti nel momento in cui alla Casa Bianca sedevano, ai posti di comando, esponenti Democrats.

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Presentazione a Bologna del nuovo libro di Giacomo Gabellini: “Ucraina, una guerra per procura”. Arianna Editrice

La crisi Ucraina non è risolta, ma solo congelata. Entrambe le parti sono scontente dell’esito e quindi le possibilità che nel medio periodo si verifichi una escalation sono reali. Tuttavia, per altri versi, il tempo trascorso dalle prime avvisaglie (autunno 2013) e la mole di eventi e di riflessioni che questi eventi hanno prodotto sono già abbastanza considerevoli, e tali di meritare una prima sistematizzazione ed interpretazione complessiva.

A questa meritoria impresa si è accinto Giacomo Gabellini, che negli ultimi anni si è occupato di fornire degli utili compendi dei cambiamenti della strategia USA (La Parabola. Geopolitica dell’ unipolarismo statunitense, Anteo, 2012) della crisi economica dei subprime (Shock: l’evoluzione del capitalismo globalizzato fra crisi, guerre e declino statunitense, Anteo, 2013) e delle tensioni che attraversa l’ eurozona (Eurocrack. Il disastro politico, economico e strategico dell’Europa, Anteo, 2015)……….   Giacomo Gabellini: vi racconto la Guerra per procura

Presentazione del Libro di Giacomo Gabellini a Bologna, il giorno 14 Maggio, alle ore 16,00 -presso il Centro G. Costa, in via Azzo Gardino, 48. Ingresso Libero.

All’inizio di questo mese, partecipando allo stesso tempo ad una conferenza pubblica a Kiev, “le sfide di un mondo in continua evoluzione”, l’ex segretario di Stato Usa Condoleezza Rice ha fatto un’osservazione che può essere di ispirazione per tutti coloro che potrebbero aver pensato che la vita in Ucraina non sia male:

“Dovresti andare in Liberia, dove il tenore di vita è molto più basso, e quindi dovresti essere grato.”

Per ironia della sorte, la rivista Forbes Ucraina ha reagito a questo con una certa ‘perplessità ed ha fatto una analisi che comunque ha portato a una conclusione logica impeccabile: “Anche se la Liberia ha una delle economie più deboli del mondo, si posiziona solo leggermente dietro l’Ucraina, rispetto ad una serie di parametri macroeconomici, e la rivista ha sostenuto la sua tesi con alcune statistiche impersonali (omettendo di dire tuttavia che il tasso di disoccupazione al 85% della Liberia è di gran lunga peggiore che in Ucraina , ancora oggi).

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Grazie al suo potere militare la Russia potrebbe occupare i paesi baltici in appena tre giorni, lo rivela una informativa statunitense pubblicata lo scorso Mercoledì.

Nei possibili scenari studiati per la “Corporation Rand”, secondo l’informativa, si scrive che, se si dovesse verficare un attacco russo ai paesi baltici della Lettonia, Lituania ed Estonia, questi membri dell’Organizzazione del Trattato dell’Atlantico Nord (NATO) cadrebbero sotto il controllo della Russia in massimo di 60 ore e non avrebbero “nessuna possibilità” di trattenere l’avanzata russa.

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La Crimea era “assolutamente russa” ai tempi dell’URSS e rimane russa anche oggi, ha riconosciuto l’osservatore del giapponese Japan Times dopo una visita nella penisola.
Quello che Mosca dice a proposito della Crimea deve essere preso in considerazione, ma l’Occidente non vuole sentire, ha rilevato il giornalista. La Russia sta cercando spiegare la sua posizione in merito all’Ucraina e alla Crimea, ma l’Occidente rimane sordo alle sue argomentazioni, scrive l’ex diplomatico dell’ambasciata d’Australia a Mosca Gregory Clark, che oggi è osservatore del nipponico Japan Times. L’ex diplomatico fa ricordare che ai tempi dell’URSS l’Est dell’Ucraina era una “piccola Russia”.

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