"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

Conflitto con la Russia

Il ministro della Difesa danese, Hjort Frederiksen, ha dichiarato ai media che “i russi vogliono attaccare la Danimarca per distruggere la loro democrazia”. Il ministro ha lanciato una serie di gravi accuse contro Mosca, dicendo che ” la Russia rappresenta una minaccia diretta, spaventosa e seria contro la nostra patria. Dobbiamo mettere in chiaro a noi stessi che siamo in pericolo e dobbiamo operare in base a questo”, queste le dichiarazioni del politico al giornale danese Berlingske.

Frederiksen ha voluto mettere per iscritto la sua prima intervista, visto che è stato nominato al suo posto a 69 anni di età. In cambio il politico, che in passato era stato ministro delle finanze, ha parlato per tutta l’intervista della “minaccia russa”. “Gruppi di commandos russi sono pronti per attaccare Ospedali, infrastrutture, reti elettriche, entrare nei sistemi informatici, creare frastorno nei sistemi sanitari, ha detto Frederiksen, riferendosi ad una informativi pubblicata il mese scorso dai servizi di intelligence del paese così come da altre conversazioni con altri politici occidetali e sistemi di sicurezza.

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Quella che segue è una parte dell’articolo che John Wight ha pubblicato su CounterPunch, con il titolo “Russia Must be Destroyed: John McCain and the Case of the Dodgy Dossier”:
Cartago delenda est” (Cartagine deve essere distrutta) sono le parole che ci arrivano dalla Storia antica. Furono pronunciate da Marco Porcio Catone, detto “Catone il censore”, il famoso console romano, statista ed oratore, e non ci sono mai state parole più adatte di queste nel descrivere la situazione di questi tempi.
La Roma del nostro tempo è Washington, la Russia è Cartagine, e il Catone il censore di oggi è il senatore statunitense John McCain, la cui ossessiva ricerca di un conflitto con la Russia non ha limiti. Di fatto, per McCain, l’opinione che la Russia debba essere distrutta, è stata elevata come condizione base di una verità evidente e rivelata.

La demonizzazione della Russia

Circa la questione del perchè ci sia stato questo profondo impegno degli Stati Uniti e dell’establishment liberale di Washington nel mantenere la Russia sotto l’aspetto del nemico mortale, la risposta è molto semplice: il denaro.

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L’ex portavoce tedesco della Difesa della CDU, Willy Wimmer, ha dichiarato che l’establishment statunitense sta lavorando duro per fare in modo che Donald Trump possa abbandonare le politiche bellicose che l’Amministrazione Obama ha realizzato e per sabotare ogni possibilità di accordo per migliorare le relazioni con la Russia.
“Quando vedi la situazione a Washington, credo che quelli che hanno perso le elezioni non siano disposti ad accettare il nuovo presidente il cui nome è Trump….Quello che sta succedendo a Washington suona come l’inizio di una guerra civile”, ha dichiarato Wimmer che è un vecchio deputato dell’Unione Democratica (CDU) di Angela Merkel ed ex vicepresidente dell’Assemblea Parlamentare dell’ OCSE, come ha informato anche la RT.

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di  Luciano Lago

A pochi giorni dalla nomina ufficiale del presidente eletto Donald Trump e a due mesi di distanza dalla clamorosa sconfitta della candidata democratica Hillary Clinton, quella che era sostenuta da tutto l’Establishment USA (Wall Street-Rothshild-Soros-Looked-Boeing, ecc. ), la campagna mediatica scatenata dal fronte globalista/democratico si basa sul principale argomento già utilizzato nella fase pre elettorale che è sempre quello di “dare la colpa alla Russia” per l’ascesa di Trump e per la sconfitta della loro candidata.

In pratica i democratici USA stanno seguendo la stessa strategia che avevano perseguito nel corso della campagna presidenziale: screditare l’avversario, il candidato alternativo, e collegare questo ad una presunta interferenza (mai dimostrata) della Russia nelle elezioni.
Gli esponenti democratici del fronte globalista, a cui si assommano i clan familistici e di potere, Clinton/Bush, sembrano molto più interessati a sostenere questa campagna mediatica piuttosto che fare una seria analisi dei motivi per cui una gran parte dell’America profonda dei lavoratori della classe media (e residenti negli Stati danneggiati dalla crisi industriale) hanno voltato le spalle alla candidata dell’establishment democratico e globalista.

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di Luciano Lago

Il presidente russo Vladimir Putin pochi giorni fa in una intervista rilasciata alla NTV ha dichiarato che “il tentativo di creare un mondo unipolare è crollato ed il pianeta sta recuperando il suo equilibrio”, come riportato. La situazione sta cambiando, considero qualche cosa che già non è un segreto per nessuno visto che tutti lo vedono in questo modo e che molti dei nostri soci preferiscono accedere ai principi dei regolamenti internazionali poichè l’equilibrio mondiale si sta recuperando”.

Il capo si stato russo ha riconosciuto che il tentativo di costruire un “Nuovo Ordine Mondiale” non era giustificato. “Stiamo vivendo in un’altra dimensione. Tuttavia noi, ovvero la Russia, abbiamo sempre operato sotto il criterio che, per difendere i nostri interessi dobbiamo rispettare le aspirazioni degli altri paesi”, ha analizzato Putin.
“Questo è il modo con cui vogliamo costruire le nostre relazioni con i nostri colleghi” ha spiegato Putin il quale ha dichiarato che “nel mondo attuale si prendono in considerazione soltanto coloro che sanno parlare con una voce sufficientemente forte”.

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La notizia ha dell’incredibile, ma è vera: per la stampa tedesca, stiamo assistendo alla più grande operazione di riposizionamento dell’esercito Usa in Germania dal 1990. «Più di 2.000 carri armati, obici, jeep e automezzi stanno per essere impiegati nelle esercitazioni Nato nell’Europa dell’Est che dureranno nove mesi», scrive Johannes Stern. Lo stato maggiore della Bundeswehr conferma: colossale dislocazione di forze Usa e Nato in Polonia e negli Stati baltici, proprio mentre Obama tenta – anche con la “guerra delle spie” – di incendiare la frontiera orientale, alla vigilia dell’insediamento di Donald Trump, ostacolato in ogni modo.

La situazione starebbe precipitando, dopo l’impegno della Russia per la liberazione di Aleppo, a lungo ostaggio di milizie “Isis” capeggiate da leader del Caucaso e dai combattenti di Al-Nusra, altrimenti detta “Al-Qaeda in Siria”, formazione creata, protetta e armata dall’intelligence occidentale.

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Accompagnato da acuni dei senatori USA che più energicamente hanno manifestato contro la Russia negli ultimi mesi, il presidente ucraino, Petro Poroshenko, si è presentato a sorpresa sul fronte di Mariopol per fare gli auguri per il nuovo anno alle truppe ucraine.
La maggiore tranquillità del fronte ha permesso a Poroshenko di arrivare fino al comando ucraino nella zona di Shirokino, la piccola località costiera per la quale si era combattuto  per mesi fino alla ritirata delle milizie nell’estate del  2015.

Ma questa  non è stata  più una visita di protocollo. Le autorità ucraine hanno voluto utilizzarla per tentare di situare di nuovo l’ Ucraina nei titoli della stampa internazionale e ritornare ad invertire la tendenza di presentare il paese in una forma meno  negativa all’abituale negli ultimi mesi. La settimana scorsa, per esempio, diversi media informavano che solo era stata necessaria una chiamata dell’ancora vicepresidente Joe Biden per ottenere l’appoggio dell’ Ucraina alla risoluzione contro gli insediamenti israeliani in Cisgordania, recentemente promossa nel Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.

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Il presidente russo ha risposto a suo modo alle sanzioni imposte dagli USA che prevedono l’espulsione di 35 dei suoi diplomatici dal territorio statunitense.
Il presidente della Russia, Vladímir Putin, ha deciso di non espellere alcun diplomatico statunitense dal suo paese ed ha assicurato che non si abbasserà “ad una diplomazia primitiva ed irresponsabile”, con riferimento alle sanzioni imposte dal Dipartimento di Stato degli Stati Uniti che contemplano l’espulsione di 35 dei suoi funzionari dal territorio statunitense.

“Ci riserviamo il diritto di prendere contromisure, ma non ci abbasseremo al livello della diplomazia primitiva, irresponsabile (di Obama), e studieremo i passi successivi per ristabilire le relazioni russo-statunitensi in funzione della politica che voglia applicare il presidente Donald Trump”, ha segnalato il presidente russo in una dichiarazione diffusa dal Cremlino.

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di Atilio Boron

Il crescente protagonismo della Russia è motivo di enorme preoccupazione per le così denominate “democrazie” occidentali, in realtà un insieme di sordide ed immorali plutocrazie disposte a sacrificare i propri popoli sull’altare del mercato. Preoccupazione perché dopo la avvenuta disintegrazione dell’Unione Sovietica, la Russia veniva data per morta da molti distaccati analisti ed esperti degli Stati Uniti e dell’Europa.

Immersi nella loro ignoranza ed accecati dal pregiudizio, questi signori  hanno dimenticato che la Russia è stata sin dagli inizi del secolo XVIII con Pietro il Grande e soprattutto durante il regno di Caterina la Grande, intorno alla metà di questo stesso secolo, una delle principali potenze europee il cui intervento quasi sempre faceva inclinare la bilancia da una parte o dall’altra, nei permanenti conflitti tra i suoi vicini occidentali, specialmente il Regno Unito, la Francia e l’Impero Austro-Ungarico.

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di Alfredo Jalife Rahme

Mancano pochi giorni nefasti al presidente uscente Obama per tentare di disarticolare il sorprendente avvicinamento tra D.Trump e Putin, quello che cerca in tutti i modi di impedire la CIA, adesso utilizzata per demonizzare lo zar Vlady Putin. I governi della Russia, della Turchia e dell’Iran, all’unisono dei loro multimedia, si sono “infilati i guanti” ed hanno segnalato come autori dell’assassinio dell’ambasciatore russo ad Ankara, se non la NATO, direttamente gli USA e/o la CIA, attraverso i suoi agenti locali.

I media turchi si sono dedicati a gettare la responsabilità dell’assassinio ai “poteri occidentali ed alla CIA”. I giornali filogovernativi “Yeni Safak” e “Yeni Söz” hanno accusato senza fronzoli la CIA, mentre il giornale Takvim ha descrittto il poliziotto, assassino dell’ambasciatore Karlov, come un “sicario per conto dell’alleanza occidentale”.

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