"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

Conflitto con la Russia

di  Luciano Lago

Nonostante gli atteggiamenti distensivi verso Mosca che erano propri della primissima fase della Presidenza Trump, tutti i segnali indicano che il clima è cambiato e che il gruppo di potere di Washington, dominato dai neocons, sta sospingendo la macchina militare statunitense (e della NATO) verso uno scontro con la Russia.
I tentativi di trattare una pace in Siria ed in Ucraina hanno cozzato contro il muro dell’intransigenza e questi hanno ceduto il posto alla abituale retorica di guerra pompata dai vari personaggi del nuovo establishment USA.

Il primo sentore si era avuto dalla signora Nikki Haley, nuova rappresentante presso l’ONU, che all’inizio del mese aveva ribadito la condanna per “le aggressive azioni russe in Crimea”, ignorando totalmente gli attacchi a sorpresa effettuati dalle forze ucraine pochi giorni prima sulla provincia del Donbass contro le zone residenziali (con 12 morti fra i civili e decine di feriti), come segnalato anche dagli osservatori dell’OCSE. Vedi: Kiev all’attacco in Donbass

Il suo discorso di accuse pretestuose si è concluso con la consueta affermazione della “Russia che deve restituire la Crimea all’Ucraina” come se i due milioni di cittadini della Cimea che hanno optato per l’integrazione fossero dei fantasmi senza importanza nel gioco della diplomazia occidentale.

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Non ci sarà alcuna cooperazione militare con la Russia fino a quando Mosca dimostri di essere disposta a rispettare le leggi internazionali”, ha dichiarato il capo del Pentagono, James Mattis. Quello che faremo è implicarci politicamente, non ci troviamo in questo momento nella posizione di collaborare (con la Russia)a livello militare”.
La Russia deve per prima cosa giovare a se stessa ed uniformarsi agli impegni che aveva preso negli accordi Russia-NATO”, ha segnalato il segretario della Difesa degli Stati Uniti, James Mattis.

Queste dichiarazioni di Mattis sembrano contraddire in pieno tutte le affermazioni fatte in precedenza dallo stesso Donald Trump, il presidente USA, di voler stabilire una forma di collaborazione distensiva con la Russia di Putin.

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Il presidente russo, Vlady Putin, ha ordinato una immediata ispezione delle Forze Aeree russe, con il fine di valutare la loro effettiva preparazione per i “tempi di guerra”.
Questo è stato l’annuncio dato il Martedì dal ministro russo della Difesa, Serguei Shoigu, il quale ha dichiarato: “Nel corso della ispezione si deve prestare speciale attenzione alle unità in allerta permanente, allo schieramento di sistemi di difesa aerea in tempo di guerra ed alla preparazione dei gruppi dell’aviazione per respingere una aggressione”, questo il testo ,secondo l’agenzia russa Tass.

Nello stesso modo il ministro ha enfatizzato la necessità che, lungo tutto il corso dell’ispezione, sia garantita la conformità ai requisiti di sicurezza delle armi e del munizionamento, l’assenza di danni alla proprietà pubblica e di impatti negativi sul medio ambiente.

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Duro faccia a faccia tra il rappresentante britannico all’ONU, Matthew Rycroft, e l’ambasciatore russo all’ONU, Vitali Churkin: il confronto è scaturito dalle affermazioni del britannico Rycroft il quale ha accusato la Russia di aver scatenato la crisi in Ucraina, accusa confermata anche dalla nuova ambasciatrice USA, Nikki Haley (nominata da Trump) la quale ha ribadito che gli USA continuano a condannare questa annessione e invitano al Russia ad una immediata cessazione dell’occupazione della Crimea.

Il rappresentante permanente della Russia, Churkin, nel corso di una riunione del Consiglio di Sicurezza, ha criticato gli USA ed il Regno Unito per la loro palese doppia morale nell’accusare la Russia di ingerenza in Ucraina, quando entrambi i paesi possiedono colonie intorno al mondo, in pieno secolo XXI.

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di  Paul Craig Roberts

Il Presidente Trump ha detto che vuole far migliorare le relazioni degli USA con la Russia e frenare le operazioni di ingerenza nei paesi mussulmani. Tuttavia risulta che in questo momento lui viene  sistematicamente scavalcato dal Pentagono.
Il comandante delle forze statunitensi in Europa,  General Ben Hodges, ha schierato i carri armati sulla frontiera della Polonia con la Russia e questi  hanno sparato a salve, in un modo che il generale definisce ” un messaggio inviato alla Russia”, non una semplice  esercitazione di addestramento.

Come Trump potrebbe normalizzare le relazioni con la Russia quando il comandante delle forze statunitensi in Europa sta minacciando la Russia con le parole ed i fatti?

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La Russia lancia un avvertimento all’Ucraina a mettere fine ,”in forma immediata, alle provocazioni armate nel Donbass (est dell’Ucraina) ed a rispettare gli attuali accordi di cessate il fuoco”, secondo la nota  inviata  urgente dal Ministero russo degli Esteri e contenuta  in un comunicato emesso questo Martedì.
In questo modo, Mosca si è pronunciata sulla recente escalation del conflitto tra l’Esercito di Kiev e gli indipendentisti ucraini nelle zone orientali del paese slavo, dove ci si trova “sull’orlo di una catastrofe umanitaria ed ecologica “.

Ricorrendo a queste azioni di provocazione, aggiunge la nota, Kiev sta cercando “di mantenere la crisi ucraina nell’agenda mondiale”, ha informato l’agenzia ufficiale russa Tass.

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Il ministro della Difesa danese, Hjort Frederiksen, ha dichiarato ai media che “i russi vogliono attaccare la Danimarca per distruggere la loro democrazia”. Il ministro ha lanciato una serie di gravi accuse contro Mosca, dicendo che ” la Russia rappresenta una minaccia diretta, spaventosa e seria contro la nostra patria. Dobbiamo mettere in chiaro a noi stessi che siamo in pericolo e dobbiamo operare in base a questo”, queste le dichiarazioni del politico al giornale danese Berlingske.

Frederiksen ha voluto mettere per iscritto la sua prima intervista, visto che è stato nominato al suo posto a 69 anni di età. In cambio il politico, che in passato era stato ministro delle finanze, ha parlato per tutta l’intervista della “minaccia russa”. “Gruppi di commandos russi sono pronti per attaccare Ospedali, infrastrutture, reti elettriche, entrare nei sistemi informatici, creare frastorno nei sistemi sanitari, ha detto Frederiksen, riferendosi ad una informativi pubblicata il mese scorso dai servizi di intelligence del paese così come da altre conversazioni con altri politici occidetali e sistemi di sicurezza.

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Quella che segue è una parte dell’articolo che John Wight ha pubblicato su CounterPunch, con il titolo “Russia Must be Destroyed: John McCain and the Case of the Dodgy Dossier”:
Cartago delenda est” (Cartagine deve essere distrutta) sono le parole che ci arrivano dalla Storia antica. Furono pronunciate da Marco Porcio Catone, detto “Catone il censore”, il famoso console romano, statista ed oratore, e non ci sono mai state parole più adatte di queste nel descrivere la situazione di questi tempi.
La Roma del nostro tempo è Washington, la Russia è Cartagine, e il Catone il censore di oggi è il senatore statunitense John McCain, la cui ossessiva ricerca di un conflitto con la Russia non ha limiti. Di fatto, per McCain, l’opinione che la Russia debba essere distrutta, è stata elevata come condizione base di una verità evidente e rivelata.

La demonizzazione della Russia

Circa la questione del perchè ci sia stato questo profondo impegno degli Stati Uniti e dell’establishment liberale di Washington nel mantenere la Russia sotto l’aspetto del nemico mortale, la risposta è molto semplice: il denaro.

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L’ex portavoce tedesco della Difesa della CDU, Willy Wimmer, ha dichiarato che l’establishment statunitense sta lavorando duro per fare in modo che Donald Trump possa abbandonare le politiche bellicose che l’Amministrazione Obama ha realizzato e per sabotare ogni possibilità di accordo per migliorare le relazioni con la Russia.
“Quando vedi la situazione a Washington, credo che quelli che hanno perso le elezioni non siano disposti ad accettare il nuovo presidente il cui nome è Trump….Quello che sta succedendo a Washington suona come l’inizio di una guerra civile”, ha dichiarato Wimmer che è un vecchio deputato dell’Unione Democratica (CDU) di Angela Merkel ed ex vicepresidente dell’Assemblea Parlamentare dell’ OCSE, come ha informato anche la RT.

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di  Luciano Lago

A pochi giorni dalla nomina ufficiale del presidente eletto Donald Trump e a due mesi di distanza dalla clamorosa sconfitta della candidata democratica Hillary Clinton, quella che era sostenuta da tutto l’Establishment USA (Wall Street-Rothshild-Soros-Looked-Boeing, ecc. ), la campagna mediatica scatenata dal fronte globalista/democratico si basa sul principale argomento già utilizzato nella fase pre elettorale che è sempre quello di “dare la colpa alla Russia” per l’ascesa di Trump e per la sconfitta della loro candidata.

In pratica i democratici USA stanno seguendo la stessa strategia che avevano perseguito nel corso della campagna presidenziale: screditare l’avversario, il candidato alternativo, e collegare questo ad una presunta interferenza (mai dimostrata) della Russia nelle elezioni.
Gli esponenti democratici del fronte globalista, a cui si assommano i clan familistici e di potere, Clinton/Bush, sembrano molto più interessati a sostenere questa campagna mediatica piuttosto che fare una seria analisi dei motivi per cui una gran parte dell’America profonda dei lavoratori della classe media (e residenti negli Stati danneggiati dalla crisi industriale) hanno voltato le spalle alla candidata dell’establishment democratico e globalista.

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