"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

Conflitti per l’egemonia

L’assetto mondiale “unipolare” non può essere duraturo, i leader mondiali devono creare “un ordine mondiale più equo”. Così il ministro degli Esteri russo Serghei Lavrov a Monaco.

Importanti passaggi del discorso del  ministro degli Esteri russo, Serghei Lavrov, a Monaco.

Secondo il ministro degli Esteri russo, “la Guerra Freddda continua ad esser epresente nella mente di molti in una epoca carattetterizzata dalle menzogne e dalle notizie false”. Ad opinione del  cancelliere russo,” soltanto una forma di cooperazione onesta fra le nazioni può salvarci dalla catastrofe”.

“L’Umanità si trova al cospetto di una fase critica in un “ordine mondiale liberale” che non è riuscito ad adattarsi alla realtà successiva all’epoca della Guerra Fredda”, ha dichiarato Seguei Lavrov, il ministro degli Esteri russo, nel corso della Conferenza sulla Sicurezza a Monaco. Secondo il cancelliere soltanto una epoca di cooperazione potrebbe trasformare l’attuale periodo di post verità in una epoca di post menzogna.

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di  Luciano Lago

Secondo vari analisti, la dirigenza russa si trova già molto delusa rispetto alle aspettative di una possibile distensione nei rapporti con Washington , con l’arrivo del nuovo presidente Donald Trump, in particolare per le posizioni manifestate di recente dal nuovo presidente degli Stati Uniti. Mosca contava in un cambio di atteggiamento di fronte al contenzioso nei  rapporti USA-Russia, risulta invece che questo cambiamento non ha avuto luogo e Trump sta portando avanti le stesse politiche anti-russe del suo predecessore, Barack Obama.

L’ultimo conflitto in questo senso è stata l’affermazione dell’Amministrazione Trump circa il fatto che la Russia debba “restituire” la penisola di Crimea all’Ucraina. La nuova ambasciatrice degli USA presso l’ONU ha annunciato anche il mantenimento delle sanzioni contro la Russia, a meno che i russi rinuncino alla Crimea, cosa che è totalmente impensabile da parte della dirigenza russa.

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di  Luciano Lago

Già da tempo avevamo potuto constatare come l’alleanza di fatto tra Russia-Iran-Cina ha cambiato l’equilibrio di potere nel mondo con l’effetto di demolire lo storico disegno di egemonia unipolare da parte degli Stati Uniti.
Dopo la caduta del muro di Berlino (1989) e la disintegrazione dell’URSS (1991), Washington, divenuta la unica super potenza, si era illusa di poter estendere il suo dominio globale su ogni parte del mondo.

Tuttavia l’elite di potere USA aveva sottovalutato le conseguenze che potevano derivare da questo disegno unilaterale. Negli anni successivi gli USA e l’elite di potere che ne dirige le scelte strtategiche, hanno cercato di propagare il proprio modello culturale ed economico a tutto il mondo, un chiaro intento di omologazione globale, utilizzando la forza militare, sotto il pretesto della necessità di tutelare i “diritti umani” o di eliminare governi dittatoriali (quando non conformi agli interessi degli USA).

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di  Luciano Lago

Dopo le possibilità di aperture manifestate dall’Amministrazione Trump verso la Russia, aperture destinate a creare un disgelo fra le due super potenze militari nei loro rapporti che erano divenuti pericolosamenti tesi durante l’ultimo periodo dell’amministrazione Obama, si profila una impostazione del tutto nuova da parte del presidente Trump il quale non rinuncia però ad indicare un grave pericolo esterno per chiamare alla mobilitazione dell’apparato militare degli USA.

Se la minaccia prima veniva indicata nella Russia di Putin, con quest’ultimo additato dalla Hillary Clinton come il “nuovo Hitler”, adesso questa minaccia si focalizza sull’Islam ed in particolare nell’ISIS e nelle fazioni radicali che praticano il terrorismo per raggiungere i propri fini.
Il personaggio che, secondo tutte le indiscrezioni, suggerisce a Trump la linea da seguire è Stephen K. Bannon un discepolo delle teorie di William Strauss.

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di  Andrés Piqueras

Quando si vive il declino di una forma di produzione ed inoltre un cambiamento di civilizzazione, come è nel nostro caso, qualsiasi anno fornisce un vulcano di accadimenti. Quasi nessuno rimane stabile. Questo nuovo anno non andrà a deludere in questo senso. Le falde tettoniche che tendono a rompere la unipolarità politico-economica mondiale si andranno a muovere per loro conto.

Quello che è il sostenuto rovescio alla spinta per la globalizzazione, ad esempio, sta registrando notevoli episodi. Fino ad ora, portare a compimento la globalizzazione dal dominio unipolare ha avuto il significato di mettere tutti gli strumenti globali ((FMI, Banca Mondiale, OMC, Foro di Davos, G7-20…) al servizio degli USA e dei suoi satelliti (UE, Giappone, Canada, Australia….). Questo significava semplicemente una ” forma postmoderna” di praticare l’imperialismo.
Tuttavia l’irruzione economica e politica della Cina ha fatto cambiare le cose (apparentemente). Tanto che la superpotenza nordamericana ha dovuto retrocedere (in parte) dal suo progetto espansivo, “globalizzatore”.

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di  Luciano Lago

Coloro che ingenuamente pensavano in una possibile sterzata della politica imperiale USA con la nuova Amministrazione Trump, sono destinati a rimanere profondamente delusi.
Donald Trump, nonostante le apparenze, rappresenta la continuità’ della strategia di dominio USA con alcuni correttivi tattici che saranno applicati  in modo spregiudicato da Washington per sviare l’attenzione del mondo dai propri  obiettivi di dominio. Obiettivi di dominio che in pratica prescindono da chi sieda sulla poltrona della Casa Bianca ma che sono connaturati all’elite dominante che ha stabilito, a suo tempo, i suoi piani di lungo periodo e li porta avanti comunque con gli strumenti di sempre.

Il fulcro  essenziale della politica di dominio di Washington,  come accade da molti decenni,  ha per contorno la regione del Medio Oriente ed  è da ricercare nelle intenzioni di Trump di voler proseguire o meno, nella strategia  del caos e del doppio gioco sviluppata da Obama con risultati disastrosi per le popolazioni dell’area e con le conseguenti migrazioni di massa.

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di  Luciano Lago

Le prime mosse dell’Amministrazione Trump, confermano l’impressione di trovarsi di fronte ad una fase di cambiamenti radicali nella politica degli USA con conseguenze che saranno non solo di carattere economico ma anche geopolitico e strategico.
Gli USA, nonostante la fase di decadenza che attraversano, sono ancora la prima superpotenza mondiale e massima espressione del dominio geopolitico e geo finanziario a livello mondiale. Normale quindi che qualsiasi cambiamento nell’impostazione di Washington abbia conseguenze a catena in varie arre del mondo.

Tutto fa pensare che gli effetti del cambio di impostazione nella nuova amministrazione USA saranno molto pesanti sia a livello interno che al livello esterno, dall’America Latina all’Europa ed al Medio Oriente.
Gli USA sono apparsi come un paese fratturato, una società divisa come si è visto plasticamente già alla presa di possesso di Washington, ove nei fasti della cerimonia non si sono visti neri, nè ispanici e il discorso tenuto da Trump ha denotato la sua impostazione di suprematista bianco. Una delle parole più notevoli che ha richiamato l’attenzione è stata quella della “carniceria /carnage” (dei cittadini bianchi avvenuta negli States sotto le amministrazioni precedenti).

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di  Pepe Escobar

Ho spiegato già (“The new great game in Euroasia“)che la strategia di Henry Kissinger, il guru di Trump in politica estera, per affrontare il formidabile trio dell’integrazione eurasiatica – Russia, Cina ed Iran – è una rivisitazione del Divide et Impera; sedurre la Russia allontanandola dalla sua partnership con la Cina, e contemporaneamente continuare a tormentarne il membro più debole, l’Iran.

E infatti è quello che sta già succedendo – come si capisce dalle uscite dei membri selezionati per il suo gabinetto nel corso delle audizioni in Senato. Le fazioni della Think-Tanklandia statunitense, che fanno riferimento alla politica di Nixon nei confronti della Cina, che era stata progettata da Kissinger, sono inoltre eccitate alla possibilità che si effettuino degli sforzi per il contenimento di almeno una di quelle potenze “virtualmente schierate contro l’America”.

Kissinger e il dott. Zbig “Grande Scacchiera” Brzezinski si autodefiniscono come i due principali dalang [in inglese, in indonesiano è il burattinaio] – dell’Occidente nell’arena geopolitica. In contrasto a Kissinger, il mentore della politica estera di Obama Brzezinski, fedele alla propria russofobia, propone un Divide et Impera incentrato sulla seduzione della Cina.

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Uno dei motivi per cui la Russia ha salvato la Siria dai rovesci che voleva Washington è stato che la Russia ha compreso che il prossimo obiettivo di Washington sarebbe stato l’Iran; e che un terrorismo, sconfitto in Iran, si sarebbe spostato nella vicina Federazione Russa».

Paul Craig Roberts, già viceministro di Reagan, lancia un allarme sulla demenziale propaganda anti-russa alla quale gli uomini di Trump si stanno piegando, forse anche solo in chiave tattica, per tranquillizzare la Cia e il Congresso, rassicurando l’establihsment sulla immutata vocazione “imperiale” della Casa Bianca. E’ comunque un errore grave, per Craig Roberts, quello commesso da Rex Tillerson e James Mattis: «Se il presidente della Exxon e un generale non sono in grado di tener testa a un Congresso imbecille, vuol dire che non sono adatti al compito che gli hanno assegnato».

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Un giornale ufficiale di Pechino prevede “disgrazie” se si andranno a concretizzare le minacce del futuro governo degli USA di voler chiudere alla Cina l’accesso alle sue isole.
Il minaccioso discorso pronunciato dal prossimo capo del Dipartimento di Stato USA, Rex Tillerson, ha provocato una reazione molto dura da parte delle autorità cinesi, come riferisce il giornale China Daily, dove si risponde alla minaccia di un blocco navale USA contro la Cina per impedire a questa il suo accesso alle isole artificiali nel mar cinese meridionale, reclamate come proprio territorio da Pechino.

Secondo il giornale, “L’atteggiamento della nuova Amministrazione USA stabilisce la direzione di marcia verso un possibile confronto devastante fra le due potenze, visto che, a suo giudizio, un ipotetico blocco navale provocherebbe una “risposta difensiva delle forze armate cinesi”.

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