"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

Conflitti in Nord Africa

Dopo il fallimento del Governo di Accordo Nazionale della Libia, la NATO ha un’altro problema in questo paese arabo: la figlia di Moahmed Gheddafi, Aisha.
Dopo quatro anni di silenzio, nel 2016, Aisha, attraverso una lettere inviata dall’Eritrea, dove risiedeva in quel momento, ha esortato i libici ad opporre resistenza all’Occidente ed alla NATO e si è proclamata come l’erede di Muhammad Gheddafi e la “madre della Libia”.

Dopo questo appello, il canale della BBC ha divulgato nuove immagini del linciaggio di Gheddafi, mentre la NATO, dopo aver essere venuta a conoscenza della lettera, ha convocato una riunione straordinaria nei Paesi Bassi per discutere della situazione in Libia, come ha scrittto il giornale “Mirror Specrum”.

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Sei anni dopo il suo rovesciamento, l’ex presidente tunisino Ben Alì, ha lanciato un messaggio al suo popolo in cui accusa la CIA di aver scatenato la “Primavera Araba” in coordinamento con gli jihadisti. Il messaggio lo ha pubblicato l’agenzia di stampa Jamahiriya News popchi giorni fa, ignorato dai media occidentali.

Presentato dalla stampa occidentale come “un dittatore”, Ben Alì ha governato la Tunisia dal 1987 fino al Gennaio del 2011, quando, con il pretesto di un piccolo commerciante che si era suicidato in pubblico, i servizi di intelligence di USA e Francia e Regno Unito, approfittarono dell’episodio per innescare una rivolta di piazza che aveva il fine di destabilizzare la Tunisia ed il mondo arabo. Così iniziò la Primavera Araba.

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di Higinio Polo

Non sappiamo quante persone sono morte in Libia a seguito al brutale intervento della NATO nel 2011. Alcune fonti parlano di circa trentamila morti; altri fanno aumentare questa cifra. Nel frattempo, la Croce Rossa stima che ci siano stati circa 120.000 morti, ma non vi è dubbio che la guerra che è stata iniziata dalla NATO ha distrutto il paese e gettato i suoi sei milioni di abitanti di un incubo sinistro.
Nel prossimo mese di Marzo, si compiranni sei anni dall’inizio del massacro del popolo libico: Stati Uniti, Francia, Gran Bretagna e Italia hanno lanciato un diluvio di bombe e missili da crociera sul paese dalle loro navi ed aerei . Hanno giustificato la guerra e il massacro con una risoluzione, la 1973 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, che ha parlato utilizzare solo le “misure necessarie” per proteggere i civili “che erano minacciati” e che aveva autorizzato una no-fly zone, ma non l’ invasione del paese.

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Il generale libico Khalifa Haftar, comandante dell’autoproclamato Esercito nazionale libico (Lna) attivo nelle regioni orientali del paese, si trova oggi a Mosca per la seconda volta in meno di sei mesi. A colpire è soprattutto la tempistica della visita ufficiale: dopo l’elezione di Donald Trump alla Casa Bianca e il recente allineamento dell’Egitto, grande sponsor di Haftar, lungo l’asse russo-siriano.

Al centro dei colloqui in Russia, secondo fonti d’intelligence del sito web informativo israeliano “Debkafile”, la possibile apertura di una base militare russa sulle coste di Bengasi, il capoluogo della Cirenaica: una struttura dotata di unità navali ed aree ad appena 700 chilometri dalle coste d’Europa, “gemella” della base di Hmeymim, nella prvincia di Latakia, in Siria. Lo stesso sito web – legato all’intelligence israeliana – ipotizza che il presidente russo Vladimir Putin possa offrire all’esercito di Haftar “aerei da guerra, elicotteri d’attacco, veicoli blindati, missili e supporto aereo nella lotta contro lo Stato islamico”.

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TripoliCinque anni dopo la rivoluzione che portò all’uccisione dell’ex rais Muammar Gheddafi, e’ ancora caos in Libia, trasformata in roccaforte dei gruppi armati estremisti nel nord Africa e in paradiso per i trafficanti di esseri umani nel Mediterraneo.

Una situazione che si è aggravata ulteriormente lo scorso fine settimana dopo che le milizie fedeli all’ex esecutivo islamista di Tripoli hanno assaltato uno dei principali complessi della città, sfidando il fragile governo di Unità nazionale designato sei mesi fa dall’Onu.

Cinque anni dopo che le forze internazionali, sotto il mandato di – si scrive – Onu ma – si legge Usa -, hanno aiutato i “ribelli” a deporre Gheddafi, la Libia è uno Stato fallito, preda del caos e della guerra civile, in cui decine di miliziani lottano per ottenere il potere e il controllo delle risorse naturali.

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Un nuovo allarme sul terrorismo è stato lanciato dall’intelligence europea.
Secondo quanto riportato da “Eu News”(1),difatti il coordinatore europeo antiterrorismo, Gilles De Kerchove, in un’audizione davanti alla commissione Libertà civili del Parlamento europeo ha segnalato che la Libia potrebbe diventare la nuova base strategica dell’Isis ed in tal modo venire utilizzata per la pianificazione di nuovi attacchi in Europa.

De Kerchove ha spiegato che “Nonostante il recente successo a Sirte, Daesh è ancora presente in Libia e la preoccupazione è vedere sempre di più il Paese diventare un trampolino per Daesh e il luogo in cui possono essere pianificati gli attacchi verso l’Europa”, ha spiegato De Kerchove agli eurodeputati, ammettendo che “la minaccia resta molto elevata in molti Stati membri”.

Il coordinatore antiterrorismo Ue ha anche sottolineato che la situazione si farà ancora più complicata “quando il califfato collasserà” in Siria e Iraq e vi sarà il ritorno in Europa dei tanti foreign fighters andati a combattere(2) per il Califfato.

NOTE:
(1)http://www.eunews.it/2016/09/26/coordinatore-antiterrorismo-ue-libia-puo-diventare-nuova-base-per-attacchi-isis-alleuropa/68023
(2)https://informazioneconsapevole.blogspot.it/2015/04/isiscirca-6000-foreign-fighters.html

di  Salvo Ardizzone

Haftar prende il controllo dei terminal petroliferi della Libia; Serraj in difficoltà. Arriva un contingente italiano.

In Libia, alla fine della scorsa settimana, con un attacco improvviso, le milizie del generale Haftar hanno preso il controllo dei terminal petroliferi di Es Sider, Brega e Ras Lanuf, gli sbocchi sul Mediterraneo del greggio della Cirenaica. Il controllo del porto di Zueitina è ancora incerto, violenti combattimenti erano in corso a inizio settimana.

I porti e le raffinerie conquistate erano in grado di produrre fra i 400 e i 600mila b/g, tuttavia da tempo funzionavano solo in parte sia per i danneggiamenti a seguito degli scontri fra milizie, sia per il drastico rallentamento delle attività estrattive nei campi petroliferi dell’interno.

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Agguato Isis su truppe italiane in Libia? Difesa: tutto falso
Sito intelligence israeliano Debka parla di “morti e feriti”

Roma, 29 apr. (askanews) – Il sito di intelligence israeliano “Debka” scrive che l’Isis avrebbe attaccato forze speciali italiane in Libia, causando “morti e feriti”, ma dalla Difesa italiana arriva una netta smentita: la notizia è “priva di fondamento“, ha detto il ministero contattato da askanews, ribadendo che “non ci sono militari italiani in Libia”.

Secondo le fonti di Debka File, il convoglio composto da “marines italiani, forze speciali britanniche e truppe libiche era in viaggio dalla città nord-occidentale di Misurata verso la roccaforte dell’Isis Sirte, che si trova a 273 chilometri a sud-est, quando è caduto in un’imboscata e duramente colpito” dai jihadisti dell’Isis.

Sempre secondo il sito israeliano, l’attacco sarebbe avvenuto con un’autobomba e successivamente milizie sul terreno avrebbero attaccato i militari dell’autocolonna, che avrebbe resistito anche grazie all’intervento dal cielo di aerei ed elicotteri d’attacco francesi e italiani. L’attacco sarebbe stato “del tutto simile” a quelli che avvengono nella penisola egizianae del Sinai dove i gruppi jihadisti sono molto attivi.

Nota:  Rimane un dubbio: se le notizie circa questo attacco su truppe italiane (che non sarebbero in Libia) sono prive di fondamento, perchè ed a quale scopo queste vengono messe in circolazione?

Altre volte vi sono state smentite dalle fonti della Difesa ( ricordiamo ad esempio il caso Ustica) che sono poi risultate non aderenti alla realtà. Siamo davvero sicuri che non ci siano reparti speciali italiani  assieme ad altri della NATO in Libia?  Vi sono notizie che contrastano questa affermazioni. Vedi: Global Research

di Salvo Ardizzone

La richiesta del premier libico Al-Serraj per ottenere la protezione internazionale sul petrolio e sulle piattaforme di estrazione in mare, anche se menzionava il pericolo dell’Isis, in realtà aveva tutt’altro obiettivo, assai più concreto delle scalcinate milizie del “califfo” evocate solo per convenienza: proteggere i campi dalle mire del generale Haftar e dell’Egitto, dietro cui sono schierati Arabia Saudita, Emirati e la Francia, che al momento fa un gioco ambiguo a tutto vantaggio dei propri interessi e della Total.

La telefonata con cui Serraj ha chiesto copertura a Renzi, proprio prima che il Premier italiano volasse al G5 di Hannover, tendeva a questo: tramite l’Italia, a cui ufficialmente è stata affidata la gestione del problema libico, portare il problema dinanzi alle Potenze che manovrano per spartirsi la Libia, denunciando il tentativo di far saltare i patti già stretti.

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Quando nell’anno 2011 in Libia scoppiò l’insurrezione (pilotata di servizi di intelligence USA e GB) contro il governo di Muammar Gheddafi, suo figlio, Seif Al Islam, rilasciò in quei giorni una intervista in cui espresse le sue previsioni dettagliate sul futuro politico, sociale ed economico del paese, indovinando quasi in tutto quello che sarebbe poi accaduto.

Nel Febbraio del 2011, nella parte orientale della Libia scoppiarono forti proteste contro Muammar Gheddafi, cinque giorni dopo comparve sulla TV statale Seif Al Islam Gheddafi, figlio ed erede favorito dell’allora leader del paese arabo, per spiegare alla nazione quello che stava accadendo, lo ricorda Al Monitor, portale informativo sulle notizie del Medio Oriente con sede a Washington.

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