"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

conflitti in Medio Oriente

In dichiarazioni fatte durante una sessione del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, Mike Haley, l’ambasciatrice degli USA presso l’ONU è tornata a ripetere le stesse argomentazioni del regime di Israele circa la presunta entrata nello spazio aereo israeliano, lo scorso sabato, di un drone di fabbricazione iraniana.

Teheran ha respinto decisamente queste accuse ribadendo che Israele ricorre all’utilizzo di menzogne contro altri paesi per occultare il suo aiuto ai gruppi terroristi in Siria.

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di  Reese Erlich

Gli Stati Uniti occupano permanentemente la Siria settentrionale e questo è un problema
Quando il presidente Barack Obama ha iniziato a bombardare la Siria nel 2014, ha goduto di un sostegno bipartisan a Washington, gli americani sono rimasti inorriditi dalle atrocità dello Stato islamico, che aveva massacrato gli yazidi e conquistato territori in Siria e Iraq.
All’epoca avvertii che, lungi dall’essere un intervento umanitario, questa azione minacciava di scatenare un’altra guerra in Medio Oriente: “Ancora una volta, gli Stati Uniti stanno conducendo una guerra aperta senza preoccuparsi del benessere a lungo termine delle persone nella regione “.

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di  F. William Engdahl (*)

Un nuovo confronto geopolitico si sta delineando in Medio Oriente, e non solo tra Israele e Siria o Iran. Come la maggior parte dei conflitti, comporta una lotta per le risorse di idrocarburi: petrolio e gas. Il nuovo focus è una disputa tra Israele e Libano sulla precisa demarcazione della Zona Economica Esclusiva tra i due Paesi. I principali attori al momento, oltre ai governi di Israele e Libano, comprendono la Russia, Hezbollah, la Siria, l’Iran e gli Stati Uniti d’America con i libanesi nell’ombra.

Gli ultimi attacchi israeliani a presunte basi iraniane o campi di Hezbollah in Siria sono strettamente legati all’obiettivo israeliano di impedire un collegamento via terra dall’Iran attraverso la Siria alle infrastrutture di base di Hezbollah in Libano. L’intera situazione ha il potenziale per condurre a una guerra più brutta che nessuno vuole, almeno quasi nessuno.

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Il ministro degli Estri dell’Iran, Mohamad Zarif, ha rigettato le affermazioni fatte dal Governo degli Sati Uniti circa il programma di missili e la politica regionale del paese persiano con cui Washington cerca un pretesto per rinegoziare gli accordi sul patto del nucleare sottoscritto fra Teheran ed il Gruppo dei 5+ 1-

“La politica regionale e dissuasiva della Repubblica Islamica dell’Iran è del tutto difendibile (…). Attualmente abbiamo la spesa militare più bassa tra i paesi della regione”, ha segnalato oggi il cancelliere iraniano, nel corso di una intervista concessa in esclusiva al giornale locale Jame Jam.

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di Peter Korzun

Nel calore della battaglia per Afrin, la Turchia ha avvertito che andrà più lontano per stabilire il suo controllo su vaste aree di territorio nel nord della Siria. L’offensiva dovrebbe portare le forze turche fino al confine siriano con l’Iraq. Il 28 gennaio, Ankara ha chiesto a Washington di ritirare i suoi militari da Manbij (100 km da Afrin) prima di lanciare un’operazione per liberare quell’area dalle milizie curde.

È importante notare che gli Stati Uniti hanno provocato l’azione della Turchia annunciando la loro decisione di creare una nuova forza di sicurezza di frontiera nelle aree sotto il controllo kurdo. Quindi Washington ha creato questa situazione da sola – una trappola di sua iniziativa. Avendo seminato il vento, raccoglie la tempesta.

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Il giornale israeliano Maariv ha raccomandato che le autorità di Tel Aviv non vadano troppo avanti nel minacciare Hezbollah perchè Israele non potrebbe affrontare questo movimento libanese sul terreno.
Il Maariv ha avvisato circa le capacità militari di Hezbollah, con un possibile scontro che metterebbe a rischio il fronte interno di Israele e lo assoggetterebbe ad una prova che non ha mai affrontato fino ad ora.

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Gli Stati Uniti hanno schierato migliaia di soldati nei territori palestinesi occupati, nell’ambito di una esercitazione militare congiunta con le forze israeliane che simula un conflitto armato con il Movimento di Resistenza di Hezbollah del Libano.

Media israeliani hanno informato Mercoledì che più di 3.000 soldati statunitensi e israeliani hanno preso parte alle manovre in cui si metteranno in pratica risposte davanti ad attacchi di missili di varia portata fatti da Hezbollah e si proveranno sistemi antiaerei per neutralizzare i missili.

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Tour in Medio Oriente di Mike Pence: pressione totale e minacce come strumenti di politica estera

di  PETER KORZUN

Il re di Giordania Abdullah II vuole che Washington ” ricostruisca la fiducia ” dopo che il presidente degli Stati Uniti Trump ha riconosciuto Gerusalemme come la capitale di Israele, il re ritiene che Gerusalemme Est debba essere la capitale della Palestina. Secondo lui, da ora in poi gli USA hanno “una grande sfida da superare” “Gli amici hanno occasionalmente dei disaccordi “, ha detto mestamente Mike Pence nei suoi commenti sull’esito dei colloqui, e il disaccordo con la Giordania è venuto alla luce.

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I ministri degli Esteri del Regno Unito, degli Stati Uniti, dell’Arabia Saudita e degli Emirati Arabi Uniti (EAU) si sono riuniti lo scorso Martedì a Parigi, per cercare possibili “soluzioni politiche” ai conflitti bellici in Siria ed in Yemen, secondo le fonti ufficiali.
“I conflitti in Siria e nello Yemen hanno creato due delle peggiori crisi umanitarie attuali . Non può esserci una soluzione militare per questi conflitti, soltanto soluzioni politiche pacifiche e ben negoziate possono mettere fine alle sofferenze”, ha affermato Boris Johnson, il cancelliere britannico, in un comunicato.

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di Luciano Lago

La brutale offensiva che in queste ore sta investendo la città curdo siriana di Afrin sta iniziando a produrre una sgradevole sensazione nei dirigenti curdi che avevano cavalcato l’accordo di allenza con gli USA nel nord della Siria. I curdi credevano di essere in una “botte di ferro” con la garanzia di sostegno militare fornita da Washington.

Il brusco risveglio e la sensazione  di essere stati “traditi” e scaricati dall’alleato nordamericano inizia ad essere più che un sospetto, quasi una certezza. Si  affaccia la consapevolezza dello sbaglio fatto nella mente dei capi delle formazioni curde.
In particolare, l’aver visto le forze militari USA posizionate ad Afrin ritirarsi precipitosamente dalla zona e mettersi al sicuro dopo le prime cannonate dell’esercito turco ha dato ai curdi la prova di essere stati abbandonati e lasciati al loro destino.

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