"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

conflitti in Medio Oriente

di    Yusuf Fernández

Il vicepresidente dell’Iraq, Nuri al Maliki, è arrivato a Mosca il 23 di Luglio per una visita di quattro giorni e si è riunito in quella occasione con il presidente russo, Vladimir Putin e con altri dirigenti russi.
In una sua analisi, il giornale russo La Pravda, ha segnalato che, durante la visita, Maliki ha dimostrato la determinazione dell’Iraq a sfidare gli USA, esprimendo la sua opposizione alla creazione di basi permanenti nordamericane nel paese, denunciando l’appoggio dato da Washington ai gruppi terroristi e manifestando la sua volontà di comprare armi russe.

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La stampa israeliana di questi gorni mette in risalto la sconfitta subita dagli Stati Uniti in Siria. Un significativo articolo è sta pubblicato ieri dall’influente giornale israeliano Haaretz in cui si annuncia la sconfitta degli Stati Uniti in Siria, con l’accusa esplicita a Washington di aver consegnato la Siria su un piatto d’argento all’Iran ed alla Russia (“Trump Officially Hands Syria Over to Russia and Iran” ).

L’articolo allude alla decisione di Trump di sospendere l’aiuto militre della CIA ai “ribelli siriani” come un regalo di fatto ai russi ed ai siriani.

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Il vicepresidente dell’Iraq, Nuri al-Maliki, ha annunciato pubblicamente la sua opposizione e quella del suo governo alla costituzione di basi militari straniere nel proprio territorio, incluse quelle statunitensi.
Nel corso di una intervista concessa il venerdì all’agenzia russa Sputnik, il vicepresidente Nuri al-Maliki ha precisato che al suo paese non serve una base militare nel passaggio di frontiera di Al-Walid, conosciuto in Siria come Al-Tanf (nelle mire degli USA).

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Le forze combattenti irachene hanno catturato un gruppo di donne combattenti del Daesh (ISIS) a Mosul, 5 di loro sono tedesche, una fra loro è una ragazzina di 16 anni.
Secondo il gornale Die Welt, si tratta di un gruppo di 20 donne combattenti catturate a Musul dalle foze irachene e identificate come di provenienza da vari paesi come Canada, Turchia, Libia, Russia ed anche Germania, come hanno informato le fonti della sicurezza.
Il caso più eclatante è quello della minorenne tedesca (di cui sono state diffuse le foto) che sarebbe stata arruolata ed inviata a combattere con l’ISIS nonistante la sua giovane età.

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di  Phil Butler

L’Europa si accontenta di dare la colpa del suo attuale declino economico e sociale a leader incompetenti come Jean-Claude Juncker, la cancelliera tedesca Angela Merkel o l’ex presidente francese François Hollande. Se solo i cittadini europei sapessero chi sono i veri burattinai dietro le quinte, Israele non sarebbe uscito illeso da tutta questa sciarada della Primavera araba. Sì, l’Europa deve ringraziare gli Israeliani per aver minato ciò che rimaneva della forza dell’UE. Ecco una storia che non leggerete nel New York Times, ma sulla quale il Wall Street Journal vi darà qualche indizio.

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Il comandante del Masihiyiines o battaglione cristiano, che ha combattuto sotto la bandiera della brigata sciita Hachd al chaabi, Ryan al Kaldani Salem, ha precisato 2 cose: “La liberazione dell’Iraq è stata raggiunta grazie agli iracheni”, e che ” nessuna base americana sarà presente in Iraq dopo il fallimento degli Stati Uniti nell’offrire aiuto agli iracheni.”

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Il presidente russo , Vladimir Putin, ha dichiarato che Rex Tillerson, segretario di Stato USA e l’attuale Amministrazione USA, in generale, non possono  essere loro a determinare il futuro politico della Siria.

A margine del vertice del G 20 di Amburgo, Vlady  Putin ha risposto in modo netto alle affermazioni fatte da Rex Tillerson, il segretario di Stato USA il quale, a proposito della Siria, aveva dichiarato che, secondo lui “il presidente Bashar Assad non avra’ un  futuro nell’assetto politico della Siria”.

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Da molteplici segnali si è capito che Israele si sta preparando ad attaccare Hezbollah in Libano con l’intenzione di annettersi un’altra parte del territorio libanese, in particolare l’area del sud del Libano, ricca di falde acquifere che sono l’obiettivo ambito da Israele, oltre alla possibilità di sfruttare i giacimenti di gas trovati di recente  al largo del mare, frontalmente alle coste del Libano. Un conflitto sembra quindi inevitabile.

Anche la rivista statunitense News Week ha condotto un reportage a firma della giornalista Sulome Anderson, la quale ha cercato di disegnare i diversi scenari possibili di un conflitto tra Israele e la Resistenza libanese di Hezbollah.

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Gli Stati Uniti hanno finalmente desistito dal cambio di regime in Siria?
Un nuovo rapporto informativo pubblicato sulla politica estera suggerisce che il cambio di regime appoggiato dagli USA in Siria sia un’altra volta al di fuori dal tavolo negoziale.
I dettagli:
Il segretario di Stato Rex Tillerson ha già riferito al segretario generale dell’ONU Antonio Guterres, nel corso di una riunione privata sul  destino  del leader siriano presso  il Dipartimento di Stato la scorsa settimana, ed ha detto che il destino del leader siriano Bashar Al-Assad si trova adesso nelle mani della Russia, mentre  la priorità dell’Amministrazione Trump è quella di  limitarsi a sgominare lo Stato islamico, secondo la fonte di tre diplomatici  che sono al corrente della riunione.

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Un ex analista della CIA avvisa circa i gravi pericoli relativi alla possibilità di un conflitto fra gli USA e l’Iran e mette in guardia sul prezzo che potrebbe pagare Washington se dovesse aggredire il paese persiano.
In un articolo pubblicato il mercoledì sulla rivista ” National Interest”, l’ex analista della CIA, Paul R. Pillar, parla delle circostanze per cui si avvicina un conflitto su grande scala tra Teheran e Washington.
L’esperto in sicurezza segnala che la possibilità che abbia luogo una guerra tra le due potenze è maggiore di quanto lo  è stata per due decenni e soprattutto richiama Washington a considerare quali  sarebbero gli enormi costi di tale azione.

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