"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

conflitti in Medio Oriente

L’ambasciatore della Russia in Libano ha manifestato verbalmente l’ appoggio russo ad Hezbollah, il movimento di resistenza libanese , affermando che  “ha un grande peso politico e militare nello scenario libanese” e soprattutto che “combatte efficacemente contro il terrorismo in Siria”.

Il giornale Al Nashra ha citato l’ambasciatore, Alexander Zaspekin, che ha qualificato Hezbollah come un fattore di stabilità nel Libano” ed un movimento che ha iniziato come un gruppo di resistenza e finalmente ha trovato la sua collocazione nel governo e nel Parlamento del Libano”.
Le parole del diplomatico hanno interessato in grande misura gli analisti che hanno visto in queste parole il segnale di una futura associazione tra la Russia ed Hezbollah. Di fatto i russi sembrano sempre più interessati nel Libano ed a quello che accade in quel paese, come sono interessati a consolidare  una alleanza con Hezbollah che potrebbe facilitare la presenza della Russia nel paese dei cedri.

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di  Luciano Lago

A Monaco la scorsa settimana, nel corso della Conferenza sulla Sicurezza, si è ufficializzata la formazione di un nuovo asse di alleanza in Medio Oriente tra l’Arabia Saudita ed Israele in funzione anti iraniana, segnalando un crescente  allineamento degli interessi fra questi due paesi, mentre l’Amministrazione USA ha promesso di varare nuove sanzioni contro l’Iran e di contrastarne la crescente influenza della potenza sciita nella regione.

Il ministro degli Esteri saudita, dopo aver sciorinato il suo elenco di accuse, ha richiesto che l’Iran venga sanzionato per il suo appoggio fornito alla resistenza della Siria contro l’aggressione USA-Saudita, per il suo programma di sviluppo di missili balistici a medio raggio e per aver sostenuto  la resistenza delle forze yemenite all’aggressione dell’Arabia Saudita e degli USA contro il picolo paese arabo.

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di  Luciano Lago

Mettendo insieme tutte le informazioni disponibili per ottenere un quadro completo, si può verificare come la situazione del Medio Oriente stia cambiando drasticamente, in particolare assistiamo ad un cambio di strategia degli USA e come si vadano formando nuove alleanze.
L’Amministrazione Trump ha messo al primo posto della sua agenda l’ostilità contro l’Iran, sulla base di false accuse pretestuose che sembrano “suggerite” da Israele e ripetute “a pappagallo” da Donald Trump nel corso delle sue ultime dichiarazioni.

Da questo si deduce che tutte le nuove scelte di politica estera di Washington nel Medio Oriente saranno direttamente influenzate da Tel Aviv e dai suoi interessi già noti di arrestare l’influenza iraniana e spezzare l’asse della Resistenza costituitosi fra Siria-Iran-Hezbollah con l’appoggio decisivo della Russia.

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di Dahr Jamail *

Il Generale James Mattis (nuovo Segretario alla Difesa dell’Amministrazione Trump), marine in pensione, dopo essere stato il capo del CENTCOM nel 2013, di recente è diventato noto per la sua posizione contro ciò che chiama “Islam politico.”

“L’ Islam politico è il miglior interesse degli Stati Uniti?” ha detto Mattis alla Heritage Foundation, di estrema destra, nel 2015. “Suggerisco che la risposta sia no, ma è necessario discuterne. Se non ci faremo neanche la domanda, come potremo riconoscere quale è la nostra parte in una lotta?”

Un altro aspetto controverso della scelta di Mattis sulla quale molti dei media si stanno focalizzando, è il fatto che, per ottenere il posto, Mattis avrebbe bisogno che il Congresso approvi una nuova legislazione per aggirare una legge federale che enuncia che devono essere passati sette anni da quando il segretario alla difesa era in servizio attivo. Il Congresso ha bypassato quella legge soltanto una volta nella storia degli Stati Uniti, e questo è avvenuto 50 anni fa.

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Il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov ha dichiarato ieri che una soluzione politica della crisi in Siria è ancora prematura, nonostante il fatto che le condizioni siamo notevolmente migliorate. Lavrov ha aggiunto che Israele deve riconoscere che Hezbollah sta combattendo i gruppi terroristici in Siria e, circa le accuse secondo le quali Mosca fornirebbe armamenti ad Hezbollah, il ministro russo ha invitato Washington a fornire le prove delle sue accuse circa il sostegno militare russo ad Hezbollah.

Lavrov ha dichiarato che gli USA devono accettare il fatto che in Siria l’Iran ed Hezbollah hanno svolto un ruolo fondamentale nel combattere il terrorismo dell’ISIS ed ha anche sottolineato che la pretesa di voler impedire all’Iran di combattere l’Isis in Siria è inutile e non costruttiva.

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Durante l’incontro con Theresa May, il Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha fatto un resoconto spaventoso sulla minaccia rappresentata da un’aggressione iraniana ad Israele e a tutti gli altri paesi. Secondo Netanyahu, l’Iran è un nemico molto più pericoloso dell’ISIS o di Al-Qaida, perché sta cercando “di distruggere Israele, sta tentando di conquistare il Medio Oriente, minaccia l’Europa, minaccia l’Occidente e minaccia il mondo”.

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Una rivista statunitense di strategie geopolitiche, ha pubblicato  una analisi  secondo la quale si ritiene che gli sforzi di Washington per rompere l’alleanza tra l’Iran e la Russia siano condannati al fallimento.
“Il nuovo presidente Donald Trump ed i suoi “advisors” dovranno presto riconoscere che riuscire ad ottenere una divisione russo-iraniana risulta estremamente difficile”, come scrive Berman in un artìcolo pubblicato il Venerdì sulla rivista Foreign Affairs.

L’autore si riferisce agli stretti vincoli militari, politici ed economici esistenti tra Teheran e Mosca, costruiti durante l’ultimo quarto di secolo, per poi sottolineare che attualmente, l’associazione strategica tra entrambe le parti è più forte che mai generic cytotec.

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Quando qualche anno fa esultavo e parteggiavo per l’accordo nucleare iraniano, molti miei amici persiani alcuni conservatori altri meno, mi avevano detto: “Noi degli Stati Uniti non ci fidiamo, sono traditori, le loro parole non hanno grande credibilità”.

Con grande rammarico e una punta di malinconia oggi devo dire che avevano ragione. Mesi e mesi di incontri a Vienna, ansie, tensioni, attese per veder realizzato un sogno, l’Iran deal, un sogno oggi spezzato da Donald Trump. Se fino a qualche mese fa l’Iran era tornato ad essere il paese buono con il quale fare affari, oggi, da come lo racconta Trump, è un paese da evitare.

Ho trascorso anni a raccontare di quanta propaganda mediatica negativa fosse stata fatta in passato sull’Iran. C’eravamo quasi riusciti, l’Iran aveva un nuovo volto; era uscito dall’isolamento ed era diventato un paese con il quale dialogare con il quale trovare accordi. Oggi purtroppo tutto questo sembra davvero lontano. Sono bastate le poche parole di Donald Trump per farlo tornare ad essere ‘il paese canaglia’. Oggi le parole dei miei amici, quelli che non si fidavano degli Usa, sono assordanti: vi chiedo perdono, avevate ragione voi, vi hanno preso in giro, hanno preso in giro anche noi.

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di  Pablo Jofre Leal *

La Storia dell’Iran segnata dall’aggressione contro il suo processo rivoluzionario, potrebbe essere paragonata soltanto con quella di Cuba, entrambi sotto la minaccia dello stesso nemico: gli Stati Uniti d’America.
In un contenzioso che ha segnato tutta una generazione, che ha visto passare la propria vita tra il trionfo rivoluzionario, una guerra di aggressione che ha obbligato alla denominata “santa difesa” contro l’Iraq. Anni di blocco e sanzioni per la ferrea determinazione di voler difendere la propria sovranità e dignità nazionale ad ogni prova.

Un’epoca che nel Luglio dell’anno 2015 produceva un punto di inflessione, con la firma dei denominati Accordi per il Nucleare o Piano Integrale di Azione Congiunta-JCPOA- che riconosceva all’Iran il suo diritto a sviluppare il suo programma nucleare pacifico e mettere fine alle sanzioni economiche, politiche, scientifiche e diplomatiche, che hanno mostrato non solo il loro carattere ingiusto ma anche sterile per la loro ineficacia nel piegare la resistenza iraniana.

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di Pepe Escobar

Procedendo dritto per la sua strada,dopo la “blitzkrieg” o selezione accurata – che, tecnicamente non è una “proibizione ai mussulmani” – il Presidente Trump ha chiamato la mente deteriorata del Re Salaman dell’Arabia Saudita e, sollecitato da questi, ha concordato di appoggiare (nelle parole della Casa Bianca) “zone sicure in Siria e nello Yemen”.

Non bisogna meravigliarsi nè aggrottare le sopracciglia davanti alla prospettiva di un trionfo della alleanza con la Casa dei Saud in Siria – paese che i sauditi si sono dedicati a distruggere nel corso di anni attraverso la militarizzazione e l’efficace supporto finanziario fornito ai “ribelli”- e nello Yemen – che i sauditi hanno attaccato con una serie di bombardamenti con una guerra impossibile da vincere.
Trump e il Re Salman non hanno scambiato una sola parola sulla proibizione dell’ingresso (negli USA) ai mussulmani. E perchè avrebebro dovuto farlo, visto che l’Arabia Saudita è stata misericordiosamente esclusa dalla proibizione degli ingressi.

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