"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

conflitti in Medio Oriente

Le difficoltà dell’alleato saudita nella regione hanno costretto il premier al dialogo. Una larga coalizione dove forte è il peso del movimento sciita

di Stefano Mauro

Roma, 13 gennaio 2017, Nena News – Il governo Hariri, formato da poco più di un mese, comincia a mostrare segni di discontinuità rispetto al lungo periodo di “impasse” di questi anni. La prima novità, sicuramente cruciale in materia di politica economica, è la ripresa degli studi per lo sfruttamento dei giacimenti di gas e petrolio a largo delle sue coste, ambiti anche da Israele.

L’altra notizia è la visita diplomatica del presidente Aoun a Ryadh per ristabilire un dialogo con la petro-monarchia. L’incontro tra il presidente libanese ed il monarca saudita, Salman ben Abdel Aziz, mira a riavviare i rapporti economici e diplomatici diventati difficili in quest’ultimo anno.

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Chi ha interesse a destabilizzare l’Egitto?

di Luciano Lago

Forse l’opinione pubblica europea potrebbe pensare che quanto avviene in paesi come l’Egitto non ci riguardi, che sia un paese lontano e molto distante dall’ambiente e dalle questioni dell’Europa. In realtà l’Egitto, il più popoloso paese arabo, si trova nel Mediterraneo proprio di fronte alle coste del sud Europa ed in circa 3 ore di aereo è facilmente raggiungibile da qualsiasi capitale europea.

Risulta che l’attuale presidente egiziano, Abdel Fatah al Sisi, proprio oggi ha denunciato i piani contro il suo paese orditi e finanziati da certi paesi e dai loro servizi di intelligence, quelli che il mandatario egiziano ha chiamato come “discepoli del male”.

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di Thierry Meyssan

Il presidente Vladimir Putin ha annunciato di aver concluso un accordo di cessate il fuoco per la Siria con la Turchia, finora il principale supporto operativo per i jihadisti. Come si può spiegare questo colpo di scena? Riuscirà il presidente Erdoğan a far ribaltare la posizione del suo paese dall’influenza degli Stati Uniti verso quella della Russia? Quali sono le cause e le conseguenze di questa drammatica inversione di rotta?

La Turchia è un membro della NATO, un alleato dell’Arabia Saudita, un patrono del jihadismo internazionale a seguito del ricovero del principe Bandar Ben Sultan nel 2012, nonché lo sponsor della Fratellanza Musulmana dopo il rovesciamento di Mohamed Morsi e la lite tra Doha e Riyad nel 2013 -14. Oltre a questo, ha attaccato la Russia nel novembre 2015, distruggendo un Sukhoi-24 e causando l’interruzione dei rapporti diplomatici con Mosca.

Eppure, questa è la stessa Turchia che ha appena sponsorizzato il cessate il fuoco in Siria, concepito dalla Russia [1]. Perché?

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In Iraq le forze combattenti sciite di Al-Hashad Al-Shabi (Forze Popolari) hanno sbarrato il passo ai militari delle truppe USA ed hanno impedito a questi di passare. Il fatto è avvenuto sulle alture di Al-Makhul, al centro del paese.
Le forze USA stavano tentando di attraversare la zona presidiata da queste forze sciite sulle montagne ubicate nella provincia centrale di Salah al-Din, ma di fronte al diniego di queste forze, gli statunitensi si sono visti obbligati ad abbandonare la zona, secondo un comunicato emesso Sabato dal Movimento Al-Nujaba, diretto dalle Forze di Al-Hashad Al-Shabi.

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Il presidente del Libano, Michel Aoun, in un discorso pronunciato dal palazzo Presidenziale, ha messo in risalto l’importanza per il suo paese di essere costantemente preparato ad affrontare il suo principale nemico, il regime di Israele.
Michel Aoun ha enfatizzato l’importanza della preparazione costante del paese per contrastare il nemico sionista (Israele) e nello stesso tempo ha ordinato “la continuazione delle operazioni di difesa preventiva contro il terrorismo”, come comunicato lo scorso Giovedì dal Consiglio Superiore di Difesa del Libano.

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Jean-Michel Vernochet è un ex reporter per la rivista Figaro , specialista di geopolitica. Qui si presenta la tesi del suo libro “Flashback “.

Rivarol : Quali sono le vere cause della guerra in Siria?

Jean-Michel Vernochet :

i Filistei genere vi diranno il gas e il petrolio, o che il conflitto è scoppiato per i depositi di combustibili fossili, ma anche, soprattutto per quanto riguarda la Siria, per gli oleodotti di idrocarburi. Qui viene estratto il grezzo nel Kurdistan ed inviato al Mediterraneo via Tripoli, in Libano e Haifa in Israele. La questione del petrolio vi è di sicuro, ma questa non dovrebbe mascherare le cause profonde, le radici del male.

La sfida è quella di fornire risposte semplici a questioni di reale complessità, in particolare in un contesto di massiccia disinformazione.

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di  Tony Cartalucci

Con la liberazione di Aleppo nella Siria settentrionale, sembra che il governo di Damasco sia sulla strada giusta per mettere fine al terribile conflitto che ha causato quasi sei anni di distruzione nel paese.

Ma pensare che il conflitto siriano sia sul punto di essere risolto, significa ritenere che sia stato combattuto in un vuoto geopolitico, disconnesso dai piani delle altre potenze regionali e mondiali.

In effetti, la guerra per delega che l’Occidente ha fomentato in Siria, durante gli anni di preparazione che l’hanno preceduta era stata considerata solo come un prerequisito per uno scontro con l’Iran e un più ampio conflitto globale, finalizzato ad impedire la rinascita della Russia e l’ascesa della Cina.

L’Egemonia Statunitense tenta di eliminare le Superpotenze Emergenti

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L’Esercito siriano controlla quasi tutta la parte libera delle Alture del Golan siriano, dopo che i miliziani siriani avevano deciso di arrendersi in tre località della regione, segnala il sito di Al Masdar News.
Dopo la resa di Beit Sabr, Kafr Haur e Beit Timah, i membri dei gruppi armati hanno accettato l’amnistia , si sono arresi ed hanno accolto l’amnistia del governo o l’opzione di incamminarsi verso la provincia di Idlib.

Nella stessa regione del Golan le località di Kanakir, Beit Yinn e Zakiyah continuano ad essere sotto il controllo dei gruppi armati ma i terroristi presenti in queste località sono adesso anche loro in trattative con l’Esercito per procedere alla consegna delle stesse.
Con la resa di queste località, la 42ª Brigata de la 4ª Divisióne Meccanizata dell’Esercito siriano potrà dirigere la loro attenzione ad altre aree vicine dove esiste una grande presenza dei terroristi, come la provincia di Queneitra.

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di  Pyotr ISKENDEROV

Gli anni del conflitto armato sviluppatosi in Siria ed i recenti successi ottenuti dalle forze governative siriane hanno esacerbato i conflitti all’interno delle nazioni che fanno parte dell’Alleanza Atlantica per causa delle diverse interpretazioni da parte dei membri di questa alleanza militare e dei loro  obiettivi e scopi perseguiti in Siria.
In ogni occasione emergono sempre più prove che gli Stati Uniti ed un certo numero di altri paesi mambri della NATO, che operano in Siria, hanno fornito appoggio ai gruppi terroristi dello Stato Islamico (ISIS) e Jabhat al-Nusra.

Durante la liberazione di Aleppo, enormi arsenali di armi e munizioni prodotti in Bulgaria, un paese membro della NATO, sono stati scoperti dalle forze governative di Damasco. Si includono in queste scoperte circa 4.000 proiettili per il sistema lanciamissili multiple Grad, munizioni per cannoni antiaerei e testate per missili.

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di Luciano Lago

Dopo l’ultimo sanguinoso attentato terroristico di Instambul, avvenuto nella notte di capodanno, dalla condanna espressa dai governi occidentali e dal commento prevalente che viene fatto dai grandi media, si tende a spiegare come il terrorismo sia finalizzato a creare un clima di paura e di vendetta e come questo  rappresenti una strategia del terrore svolta da alcuni fanatici invasati che colpiscono seguendo una loro ideologia fanatica e distorta.

Se qualcuno domanda (ingenuamente) quali possono essere i reali obiettivi dei terroristi, i commentatori cercano di convincere il loro pubblico con argomenti risibili quali, ” ci colpiscono perchè odiano le nostra libertà” indicando i terroristi islamici come dei fanatici che commettono azioni di brutalità insensata, finalizzate ad una strategia per creare l’inferno nelle città dove si svolge una vita normale.  Gli atti di terrorismo, secondo alcuni, sarebbero una forma di “punizione” riservata agli “infedeli”, che siano occidentali, turchi o arabi di fede diversa rispetto a quella islamica salafita.

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