"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

conflitti in Medio Oriente

Il gruppo terrorista dell’ISIS (Daesh in arabo) si trova sul punto di perdere tutte le zone sotto il suo controllo e l’unico fattore che può salvarlo dalla sconfitta totale è il presidente statunitense, come sostiene una informativa di un analista politico, Jon Perr sulla rivista Daily Kos.

In questa informativa pubblicata il Lunedì, si assicura che l’unico che può evitare la sconfitta totale del gruppo terrorista dello Stato Islamico è lo stesso presidente statunitense Donald Trump, il quale con le sue recenti decisioni sta sospingendo la macchina propagandistica dei terroristi.

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James Mattis, segretario alla Difesa USA, è arrivato in Israele il Giovedì pomeriggio proveniente dal Cairo nella terza tappa di un viaggio di una settimana in visita agli alleati nel Medio Oriente.Questa di Mattis è la prima volta che visita Israele come capo del Pentagono ed è stato ricevuto da un ufficiale della Guardia di onore nel quartiere generale dell’Esercito di Tel Aviv il Venerdì nella mattina.

Di seguito il segretario alla Difesa di è riunito con il ministro delle question militari, Avigdor Lieberman, e viene previsto di svolgere conversazioni con il Primo Ministro Benjamin Netanyahu e con il Presidente Reuven Rivlin.
Mattis spera di ascoltare direttamente dai dirigenti di Israele circa le loro preoccupazioni sulle questioni regionali, in particolare, in cima alla lista, si trova l’influenza iraniana nella regione.
Il conflitto in Siria, al centro dei colloqui, dove gli USA ed Israele hanno interesse comune a rimuovere il Presidente Bashar al-Assad dal potere, fa parte dell’agenda, secondo l’ufficio del Primo Ministro.

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di  Luciano Lago

“Nessun bambino dovrebbe soffrire” come hanno sofferto quelli siriani: lo ha affermato  Trump nel suo discorso alla TV. Ed ha aggiunto: “il bombardamento americano in Siria e’ nel “vitale interesse della sicurezza” degli Stati Uniti. La Siria ha ignorato gli avvertimenti del Consiglio di Sicurezza dell’Onu”, ha sottolineato Trump. Ed ha chiesto al mondo di unirsi agli Usa “per mettere fine al flagello del terrorismo”.

Mentre gli USA stanno uccidendo centinaia di bambini fra cui decine di questi a Mosul (bombardata una scuola a Mosul pochi giorni fa con 200 persone dentro), mentre l’aviazione USA bombarda in Siria ed in decine di altri luoghi maciullando centinaia di civili, nello stesso momento in cui le bombe a grappolo dell’aviazione USA e GB stanno devastando lo Yemen dove hanno prodotto oltre 15.000 morti fra cui almeno 2600 bambini, Trump si sofferma a parlare di “sofferenze di bambini siriani “e proferisce menzogne su Al-Assad e sull’Esercito siriano, accusando questi di crimini di guerra di cui Washington è il massimo responsabile. Lo spettacolo di questo presidente buffonesco e della sua ipocrisia è quanto meno vomitevole.
Trump segue servilmente i “consigli” interessati del suo socio sionista, Benjamin  Netanyahu, e si fa scudo delle stesse menzogne e degli stessi pretesti utilizzati prima da George W. Bush e poi dal suo predecessore Barack Obama.

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Il presidente russo Vladimir Putin  ha qualificato  come “inaccettabili” le accuse infondate contro la Siria per il presunto attacco chimico avvenuto ad Idlib.
“Putin ha sottolineato la inaccettabilità di lanciare accuse infondate contro qualsiasi persona prima di realizzare una indagine internazionale seria, esaustiva ed imparziale”, così ha comunicato questo Giovedì il Cremlino.
Per mezzo di una nota ufficiale cica il contatto telefonico avuto dal dignitario russo con il primo ministro israeliano, Benyamin Netanyahu, la Presidenza russa sottolinea il rifiuto di Putin delle accuse senza prove sulla implicazione di Damasco nel recente attacco chimico lanciato nella provincia nord occidentale di Idlib.

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di  Nasser Kandil

Il Consiglio di sicurezza nazionale turco improvvisamente annunciava la fine dell’”Operazione Scudo dell’Eufrate”[*] lanciata nell’agosto 2016 con l’entrata dichiarata dell’esercito turco nella città di confine siriana di Jarablus, occupata dallo SIIL, senza combattere e senza accordo con il governo siriano; lo scopo dichiarato dell’operazione era prendere al-Bab (occupata dallo SIIL) e Manbij (controllata dalle forze curde sostenute dagli Stati Uniti), e partecipare alla liberazione di Raqqa sempre occupata dallo SIIL.

Ufficialmente, l’operazione viene interrotta perché avrebbe raggiunto gli obiettivi, mentre l’esercito turco e le milizie affiliate non entravano a Manbij e né partecipavano alle operazioni per liberare Raqqa. Cosa significa tale annuncio se la missione non è compiuta? Domanda tanto più rilevante in coincidenza con il fallimento dei colloqui turco-statunitensi per un accordo sulla battaglia di Raqqa, che vede il problema del sostegno statunitense ai curdi, giustificando l’invasione del territorio siriano con l’operazione “Scudo dell’Eufrate” e il collasso dello SIIL, per evitare alla Turchia di subire le conseguenze dello scontro con l’organizzazione terroristica.

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di  Luciano Lago

Con la visita a Washington del primo ministro iracheno, Haidar al Abadi, e dalle sue conversazioni con il presidente statunitense, Donald Trump, gli analisti hanno fatto luce sulla nuova strategia statunitense che si prospetta nella regione in generale e in particolare verso l’Iraq e la Siria, per quanto sia ancora presto per anticipare i dettagli precisi della politica definitiva che adotterà l’Anmministrazione Trump.

Sembra evidente che il governo statunitense stia cercando di allontanarsi dalla precedente fallimentare politica adottata dal presidente Barack Obama e stia tentando di disegnarne una nuova con l’Amministrazione Trump che potrebbe basarsi su alcuni punti:

1) l’Iraq è un attivo strategico da cui la truppe statunitensi non avrebbbro dovuto ritirarsi, secondo Trump. Per tale motivo, Washington ha intenzione rafforzare la sua posizine , inviando più truppe in Iraq con il pretesto della lotta contro il terrorisrmo.

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A differenza di Aleppo l’assenza di immagini dal cuore della città non solleva lo sdegno internazionale. Ma, come denunciano Onu e Amnesty, le stragi di civili sono responsabilità della coalizione occidentale. Il Pentagono ammette la strage del 17 marzo.

di Chiara Cruciati

Roma, 29 marzo 2017, Nena News – La battaglia di Mosul è feroce quanto invisibile: in assenza di documenti video e foto che hanno accompagnato il conflitto tra governo siriano e opposizioni islamiste ad Aleppo, la città irachena non fa inorridire. Eppure il dramma dei civili è immenso, come immenso è il coinvolgimento occidentale.

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di   Luciano Lago

La visita del premier Iraniano Hassan Rohani a Mosca, su invito di Vladimir Putin, sugella di fatto lo stretto rapporto di cooperazione fra i due paesi, Iran e Russia, che punta a rafforzare la stabilità regionale, secondo le dichiarazioni ufficiali rilascite dai due statisti, i quali hanno sottolineato che entrambi i due paesi stanno sviluppando un ruolo decisivo nella lotta al terrorismo ed ai tentativi di potenze esterne di destabilizzare l’intera regione mediorientale.
“Il nostro obiettivo finale è rafforzare la pace e la stabilità regionale. Lo sviluppo delle nostre relazioni non è diretto contro paesi terzi”, ha affermato Rohani.

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Le forze aeree irachene hanno individuato e colpito il nascondiglio dei membri dell’ISIS (Daesh in arabo) nel settore occidentale della città di Mosul, dove sono morti alcuni degli alti comandanti terroristi, indentificati come cittadini sauditi, si tratta di Abdulá al-Hayyaf, Jaled Mohamad Haza al-Shemary e Abdelrahman Mohamad Murad.

Secondo il comando iracheno, erano esattamente quelli che dirigevano le operazioni del Daesh su Mosul ed erano collegati con un comando esterno che si presume sia in Arabia Saudita. Ennesima prova del coinvolgimento dell’Arabia Saudita nel coordinamento dei gruppi terroristi in Iraq ed in Siria. Da notare che l’Arabia Saudita fa parte della coalizione “antiterrorista” (sic!) diretta dagli USA che è stata più volte accusata dalle autorità irachene di aver favorito il rifornimento di armi e munizioni ai gruppi del Daesh.

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Gli USA ed i loro alleati stanno creando intenzionalmente un “caos controllato” in molte parti del mondo e questo sistema è ampiamente utilizzato attualmente da Washington, lo ha affermato il ministro degli Esteri russo, Seguei Lavrov, in una conferenza tenuta nell’Accademia degli Stati Maggiori delle Forze Armate della Russia.

“Il concetto di caos controllato” è apparso da molto tempo come un mezzo per rinforzare l’influenza degli USA, concetto che si basa su una idea di generare tale caos ben lontano dalle coste degli Stati Uniti. I politologhi e i disegnatori della politica estera di Washington hanno sempre puntato in particolare contro il Medio Oriente”, ha segnalato Lavrov, nelle dichiarazioni raccolte dal canale Zvezda.

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