"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

Classe politica al servizio della grande finanza

di Adriano Tilgher

Da anni andiamo ripetendo che questi traditori di destra e di sinistra, che per decenni si sono succeduti al governo, senza che nulla cambiasse per gli Italiani, si sono venduti l’Italia ai tempi della lira ed oggi continuano a vendersela a suon di euro.

E, se non ce ne liberiamo rapidamente, il futuro che ci attende sarà veramente drammatico.
Non serve, però, solo liberarsi di questa classe politica, perché quella che si propone come alternativa o è fatta di riciclati che si sono messi una casacca populista o sovranista solo per il loro tornaconto o è composta da improvvisati che intendono sostituirsi solo per prenderne il posto senza alcun serio progetto alternativo.

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di Carmine Ippolito

Il ras di quello che una volta era il partito dei lavoratori si è recato recentemente in visita negli Stati Uniti, alla Corte dei capitalisti della Silicon Valley.

L’ ex premier Matteo Renzi, come nel suo stile, ha trionfalisticamente annunziato l’iniziativa transcontinentale motivandola con la necessità di dovere apprendere da quelli che, per capirci, con l’informatizzazione, la digitalizzazione, la robotizzazione e la rete informatica guadagnano denari a palate. E così mandano sul lastrico milionate di aziende e lavoratori.

Chi vi scrive non appartiene di certo alla ristretta cerchia del giglio magico. Allorquando opportunamente interpellato lo scrivente, comunque, si sarebbe adoperato per evitare al leader piddino la defatigante esperienza californiana.

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Sono sempre loro, e non mollano. Giuliano Amato, Anthony Giddens. Cioè «esponenti di punta della “terza via” blairiana e del pensiero unico ordoliberista». Hanno firmato l’ennesimo appello (sul “Corriere della Sera”, l’11 febbraio) per il “rilancio dell’integrazione europea”, sostenuto da 300 intellettuali. Strillano: oggi l’Unione Europea è sotto attacco «sebbene abbia garantito pace, democrazia e benessere per decenni».

Esaltano «l’economia sociale di mercato», affermando che può funzionare solo grazie a una governance multilivello e al principio di sussidiarietà. E rivendicano il ruolo di un’Europa «cosmopolita» nella costruzione di una «governance globale democratica ed efficiente». Il tutto, scrive Carlo Formenti su “Micromega”, condito dall’invito a legittimare la Ue attraverso elezioni in cui i cittadini del continente possano finalmente sceglierne i vertici. Peccato, dice Formenti, che le affermazioni dell’appello siano integralmente false. L’Europa avrebbe garantito pace, democrazia e benessere? «Dai Balcani all’Ucraina, passando per la Libia, l’Europa è stata un costante fattore di guerra». Quanto alla democrazia, «chiedete cosa ne pensa il popolo greco». E il citato benessere? Non pervenuto.

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di  Ilaria Bifarini

Con 408 voti a favore, 254 contrari e 33 astenuti l’Europarlamento ha approvato il CETA, l’accordo commerciale tra Canada ed Europa. Favorevoli al trattato i gruppi del Partito Popolare Europeo (Ppe), del quale fa parte Forza Italia, l’Alleanza dei Liberali e Democratici per l’Europa (Alde) – dalla cui adesione l’hanno scampata i grillini- i Conservatori e riformatori europei (Ecr) e i Socialisti& Democratici, di cui fa parte il Pd. Tra i contrari l’Enf di Lega e Le Pen, l’Efdd di Farage e M5S, Verdi e Sinistra italiana.

Come il TTIP, il gemello canadese si spaccia per un Trattato di libero scambio, ma l’obiettivo di liberalizzare gli scambi suona quantomeno anacronistico tra Paesi in cui le economie sono talmente interconnesse che il livello medio dei dazi non supera il 3%. E’ curioso notare come gran parte delle multinazionali americane abbiano la loro sede proprio in Canada: circa 40 mila, tra cui la Coca Cola e Wal Mart solo per rendere l’idea!

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La Germania tenta il colpo grosso: commissariare l’Italia entro il 2017. Come? Imponendo alle banche di disporre di capitali aggiuntivi (che non possiedono) per poter garantire i titoli di Stato, cioè la linfa del bilancio. Dall’europarlamento di Bruxelles, Marco Zanni denuncia una grave minaccia di cui nessuno ha ancora parlato: il tentativo di commissariamento di Roma entro il 2017 da parte della Germania, nascosto in un emendamento all’articolo 507 del Regolamento sui requisiti patrimoniali delle banche.

«È necessario diffondere il più possibile questa nuova minaccia, ancora una volta nascosta nelle pieghe di una incomprensibile burocrazia nata specificamente per mascherare ai cittadini le tecniche di controllo delle democrazie del sud Europa», afferma Claudio Messora su “ByoBlu”.

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“Di tutti i modi per organizzare l’attività bancaria, il peggiore è quello che abbiamo oggi” (Sir Mervyn King, ex governatore Banca d’Inghilterra)

Da sempre strumento di supporto dell’economia capitalistica, con l’avvento del neoliberismo la finanza si è tramutata da servitore a padrone dell’economia mondiale, fagocitandola e riproducendosi a ritmi vertiginosi.

di Ilaria Bifarini *

Una delle trasformazioni più inumane del sistema capitalistico industriale, fondato originariamente sull’industria manifatturiera e più in generale di produzione, è quella in capitalismo finanziario, in cui il potere è concentrato in pochi grandi istituti di credito. Le banche hanno cessato il loro ruolo di supporto e di credito allo sviluppo, preferendo investire in prodotti finanziari dai quali viene generato altro capitale, in un sistema autoreferenziale in cui i profitti nascono dalla speculazione, senza passare attraverso il lavoro e la produzione.

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di Pietro Ratto

Uno degli aspetti che maggiormente caratterizzano questa nostra “democrazia” consiste nella fortissima distanza che separa la teoria dalla pratica.
In teoria siamo liberi. Liberi di scegliere, per esempio, e di partecipare alla vita politica del nostro Paese. Da un punto di vista pratico, però, il più delle volte il nostro voto e la nostra volontà vengono aggirati e messi da parte. Questo meccanismo si riverbera su tutti gli aspetti della nostra quotidianità.

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di  Marilù Galdieri

Con la vittoria del NO abbiamo salvato non solo la Costituzione ma anche quel poco di welfare che ancora sostiene gli italiani.

La riforma del Titolo V, con l’eliminazione della legislatura concorrente, avrebbe riportato in capo allo Stato diverse materie concorrenti tra cui la tutela alla salute.

La Sanità sarebbe stata completamente centralizzata, attraverso la clausola della supremazia, per superare la diseguaglianza tra Nord e Sud. A detta dei “costituenti”. Nel senso che sarebbero state tutte uniformate a Regioni inefficienti, come Calabria e Campania, e le buone performance di Veneto, Lombardia, Emilia Romagna e Toscana sarebbero state compromesse.

Il loro punto di forza è l’efficienza calibrata sulle specificità amministrative, il modello lombardo è sussidiario, quello emiliano dirigistico.

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di  Eugenio Orso

La risposta globalista ai bisogni popolari nell’occidente e nel nord del mondo non è stata come quella della celebre Maria Antonietta d’Asburgo-Lorena, al popolo francese in occasione delle rivolte per il pane: “S’ils n’ont plus de pain, qu’ils mangent de la brioche”! La risposta globalista ai ceti medi in declino e ai lavoratori è ancor peggiore, perché nel nostro caso, avanzando gli squilibri sociali, le insufficienze di reddito e la disoccupazione, le brioches non sono neppure in agenda …

La risposta globalista ai bisogni vitali della popolazione è racchiusa nel binomio precarietà/esclusione, nel senso che l’alternativa a una precarietà lavorativa ed esistenziale sempre più spinta è l’esclusione completa del soggetto, la sua invisibilità nella società e tutte le conseguenze nefaste (isolamento, sensi di colpa, addirittura suicidio) del cosiddetto fallimento individuale.

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di Luciano Lago

Sembrava facile a Matteo Renzi il percorso verso il nuovo traguardo: attuare la riforma della Costituzione che gli richiedevano i potentati finanziari.

Per convincere della necessità di tale riforma, aveva lanciato da mesi una campagna mediatica di convincimento senza precedenti: occupando tutti gli spazi dei media, sempre costantemente sugli schermi delle TV, a tutte le ore ed in ogni canale per propagandare gli aspetti positivi ed i vantaggi (secondo lui) della sua riforma, come la riduzione dei senatori, l’abolizione del CNEL, i finti risparmi e l’efficientismo. Credeva, il fiorentino di avere il vento in poppa.

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