"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

Arabia Saudita

di Luciano Lago

Nello stesso giorno in cui il segretario di Stato USA, Rex Tillerson, in visita a Rijad, ringraziava per la loro forte cooperazione con gli USA i principi sauditi, quelli che tagliano la testa ai dissidenti nel loro regno, il Dipartimento di Stato USA ha lanciato un comunicato in cui veniva  denunciato  l’Iran come Stato patrocinatore del terrore, attraverso molte piattaforme e metodi.
Questo potrebbe sorprendere soltanto coloro i quali sono francamente convinti che gli Stati Uniti siano veramente interessati a combattere il terrorismo.

Chudete i vostri occhi ed immaginate questa scena: Rex Tillerson si trova in piedi su un podio da cui elogia i sauditi “per la loro cooperazione e per il conseguimento dei nostri obiettivi economici e strategici comuni”, mentre nello stesso giorno il Dipartimento di Stato invia un messaggio di posta elettronica a tutte la agenzie stampa  in cui si proclama l’Iran come “il principale Stato patrocinatore del terrorismo”.

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L’Arabia Saudita è il principale patrocinatore del terrorismo di stato nella regione del M.O. e nel mondo, e non l’Iran, lo scrive un giornale statunitense.
“Arabia Saudita – non l’Iran – è il maggiore patrocinatore statale del terrorismo nel mondo di oggi e il wahabismo continua ad essere la fonte dell’estremismo e radicalismo islamico”, come ha puntualizzato il Giovedì scorso l’importante giornale statunitense The Huffington Post.

Alludendo alle affermazioni delle autorità statunitensi che accusano il paese persiano di finanziare il terrorismo, il giornale nordamericano sottolinea che ,dei 61 gruppi che sono conosciuti come organizzazioni terroriste dal Dipartimento di Stato degli USA, l’immensa maggioranza sono gruppi di ispirazione wahabita e gruppi finanziati dall’Arabia Saudita.

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Documentario su quanto accade in Arabia Saudita: una donna decapitata per strada. Cinque cadaveri con la testa mozzata appesi alle gru.

Questo documentario rende evidente che in Arabia Saudita regna una dittatura assassina che non tollera alcuna dissidenza.

Il documentario si basa su sei mesi di riprese fatte di nascosto ed il cortometraggio di esecuzioni e decapitazioni è abbastanza inquietante. Tuttavia questo mostra l’estremo contrasto  fra richezza e povertà in questo paese ricco di petrolio. Inoltre racconta la storia di uomini e donne che si azzardano a parlare contro la dittatura saudita e rivela il terribile prezzo che debbono pagare per il loro coraggio.

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di Luciano Lago

Sembra che i monarchi sauditi stiano attraversando un momento di forte ansia e frustrazione, una forma di nevrosi dovuta al verificarsi di una serie di eventi contrari alle loro aspettative che hanno prodotto in loro questo cupo stato d’animo e li spinge a possibili azioni inconsulte.

I sauditi non si aspettavano una sconfitta nelle presidenziali USA della loro candidata preferita, la Hillary Clinton, che garantiva loro l’appoggio diretto di Washington nelle operazioni per rovesciare il governo di Bashar al-Assad in Siria e nella guerra di aggressione condotta da Rijad contro lo Yemen.
Nonostante tutti i milioni di dollari spesi per finanziare la sua campagna elettorale e quelli inviati alla fondazione Clinton (un centinaio di milioni sembra) i monarchi sauditi hanno fatto un grosso buco nell’acqua, con la sconfitta avvenuta della Clinton e la nomina di un personaggio imprevedibile e poco incline alle simpatie, come Donald Trump.

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di Cristina Amoroso

L’Arabia Saudita ha respinto la richiesta da parte dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani di avviare un’inchiesta indipendente sui crimini della guerra saudita in Yemen. Adel Bin Zayd al-Tarifi, il ministro saudita della Cultura e dei Media, ha respinto la richiesta da parte dell’Alto Commissario Zeid Ra’ad al-Hussein, sostenendo che Riyadh aveva già accettato il lavoro di indagine da parte della Commissione Nazionale Yemenita d’inchiesta.

YemenE’ quest’ultima il risultato di un compromesso con le Nazioni Unite accettato dall’Arabia Saudita e da altri Stati arabi di fronte alla minaccia di un’indagine indipendente dell’Alto Commissariato per i diritti umani. Un compromesso tortuoso dopo giorni di negoziati a Ginevra, descritto da Human Rights Watch e dall’Unione europea come un passo in avanti limitato. Per alcuni si tratta di un fallimento palese di responsabilità. Per altri la Commissione Nazionale Yemenita è un corpo che riporta ad Abd Rabbuh Mansur Hadi, fedele alleato saudita ed ex presidente dello Yemen dal 2012 al 22 gennaio 2015.

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ONU: La Russia perde il seggio nel Consiglio dei “Diritti Umani”.
Il sorprendente esito della votazione per la riconferma dei membri del Consiglio dei Diritti Umani dell’ONU sembra quasi una punizione inferta alla Russia per la sua azione contro il terrorismo.
Nella votazione svoltasi ieri per il rinnovo del seggio nel Consiglio per i Diritti Umani delle Nazioni Unite (UNHRC), la Federazione Russa ha ottenuto 112 voti che non sono bastati per la riconferma. Con 114 voti a favore, la Croazia ne prenderà il posto.

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L’Arabia Saudita investe 8.000 milioni per la diffusione dell’Islam più settario
(con la complicità dell’Occidente)
di Rafael Poch

I sauditi contribuirono con il maggior contingente di combattenti stranieri, 5.000 uomini, nella guerra contro i sovietici in Afghanistan; 15 dei 19 terroristi dell’11 Settembre erano sauditi, 115 dei 611 jihadisti prigionieri di Guantanamo sono sauditi. Oggi gli elementi sauditi sono in maggioranza nel collettivo straniero dello Stato Islamico che combatte in Siria ed in Iraq: 2500 miliziani. Tuttavia, dopo l’11-S., gli Stati Uniti non hanno segnalato l’Arabia Saudita come stato terorrista ma lo hanno fatto con l’Iran, con l’Iraq e con ….la Corea del Nord, ed hanno invaso l’Afghanistan e l’Iraq.

Quindici anni dopo, Obama vieta -e tiene problemi per questo- una legge per poter perseguire giudizialmente l’Arabia Saudita (da parte dei parenti delle vittime).
L’Unione Europea le comunica a mezzo lettera il suo appoggio al veto, per paura che gli abusi occidentali possano essere portati in giudizio. “L’immunità di uno Stato deve essere un pilastro del diritto internazionale, ogni eccezione a questo principio rischia di provocare rappresaglie contro altri stati”, recita la lettera.

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L’Arabia Saudita, il grande alleato degli USA e dell’Occidente, organizza e gestisce un florido commercio di schiavi all’interno del proprio territorio grazie alle “prede di guerra” ottenute dall’ISIS e subito rivendute a mezzo subaste che si svolgono in varie località del paese.

La orribile scoperta è stata rivelata con la morte di un miliziano del gruppo terrorista nel corso dei combattimenti avvenuti nella città di Shirqat, nella provincia di Salah-Din, nel centro dell’Iraq, come ha informato questa settimana il giornale “The Sun”.

I componenti delle Unità di Mobilitazione Popolare (PMU) iracheni, formazioni militari che combattono contro i terroristi per riprendere il controllo della città, hanno infatti recuperato il telefono portatile del terrorista ucciso e da questo hanno prelevato le terribili immagini di questo ripugnante commercio di esseri umani che si svolge in Arabia Saudita.

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WASHINGTON (Pars Today Italian) – Gli accordi tra gli Stati Uniti e l’Arabia Saudita per la vendita di armi durante l’amministrazione del presidente Barack Obama hanno raggiunto un totale di 115 miliardi di dollari, superando il record di tali accordi degli ultimi 71 anni, riporta Reuters, citando un rapporto del Centro per la Politica Internazionale.

Dall’insediamento di Obama nel gennaio 2009, Riyadh e Washington hanno firmato 42 contratti di fornitura di tutti i tipi di armi e attrezzature militari, comprese armi leggere, munizioni, carri armati, elicotteri, navi da guerra, missili terra-aria. Gli Stati Uniti forniscono anche assistenza tecnica e formazione ai soldati sauditi, riporta l’agenzia.

Secondo l’autore del rapporto, William Hartung, gran parte delle attrezzature militari non è ancora stato consegnato all’Arabia Saudita. Nel frattempo, lo scorso agosto l’amministrazione Obama ha approvato la vendita di armi valore di 1.150 milioni di $.

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Si confermano gli stretti rapporti tra la Monarchia saudita ed i terroristi del Daesh: ucciso fra i miliziani del Daesh il cugino di un alto diplomatico saudita.

Le autorità militari irachene hanno identificato, fra i miliziani del Daesh (ISIS ) uccisi in Iraq, il cugino dell’ambasciatore saudita in Iraq.
Lo stesso governo iracheno ha confermato la morte di Abdel-Salaam Al-Subhan, uno dei tanti miliziani sauditi del Daesh che operano in Iraq e Siria.

Da notare che il governo iracheno aveva chiesto più volte la sostituzione dell’ambasciatore saudita a Baghdad, Thamer Al-Subha, dopo che questi si era rifiutato di condannare le azioni del cugino Abdel-Salaam Al-Subhan ed aveva manifestato pubblicamente il proprio sostegno al Daesh, criticando anche le azioni dell’Esercito iracheno.

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