"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

Arabia Saudita

di  Sabrina Duarte e Davide Lemmi

Il 20 maggio 2017 a margine della conferenza tra i paesi arabi, in cui sono intervenuti 55 tra capi di Stato e Primi Ministri, Donald Trump ha firmato un accordo in base al quale l’Arabia Saudita comprerà 110 miliardi di dollari in armi e tecnologie. Il 45° Presidente degli Stati Uniti ha posto la firma sulla più grande commessa nella storia del settore. Un’intesa che mira però a raggiungere un’altra cifra record, quella di 350 miliardi di dollari entro 10 anni.

Ma l’accordo firmato da Trump ha origini nell’amministrazione precedente. L’ormai ex Presidente degli Stati Uniti Barack Obama aveva infatti, nel settembre del 2016, trattato con Ryad per una fornitura di armi e sistemi di difesa pari a 115 miliardi di dollari. Secondo Reuters, l’accordo includeva armi leggere, munizioni, carri armati, elicotteri, navi da guerra e missili terra-aria.

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Il famoso analista britannico Robert Fisk, ha lanciato pesanti critiche a Donald Trump in un articolo intitolato “Il discorso di Donald Trump al mondo mussulmano era pieno di ipocrisia e condiscendenza”, che è stato publbicato sul giornale ,”The Independent”, il Lunedì, il giorno dopo che il presidente USA aveva parlato nel vertice tenutosi a Rijad con i leaders dei paesi mussulmani sunniti.
Nel suo discorso, Trump aveva detto che gli USA cercano di raggruppare una coalizione di nazioni per mettere fine all’estremismo nel Medio Oriente ed ha incitato i paesi mussulmani ad assicurare “che i terroristi non trovino un santuario nei loro paesi”.

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di Luciano Lago

Se una cosa era evidente in tutto il contesto Medio Orientale di questi ultimi anni è il fatto che l’Arabia Saudita porta le principali responsabilità della diffusione del terrorismo di marca wahabita/salafita, lo stesso praticato dai gruppi che operano in una quantità di paesi del Medio Oriente e dell’Asia Centrale. Dall’Arabia Saudita arrivano i finanziamenti ai gruppi terroristi che peraltro si ispirano esattamente all’ideologia a sfondo religioso che Rijad si sforza di diffondere come principale confessione prevalente nel mondo sunnita. Un fatto accertato da numerose inchieste fatte anche da istituti di ricerca negli USA ed in Gran Bretagna e mai smentiti. Vedi: The Real Largest State Sponsor Of Terrorism

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Consulente governo di Riad: ‘l’11 settembre 2001 fu operazione esclusivamente americana, progettata ed eseguita all’interno degli USA’

di Giulietto Chiesa

Strane cose dal mondo mentre un’America lacerata e isterica fatica a mantenere il controllo degli scenari in cui è impegolata. Ora è l’Arabia Saudita che manifesta ripetutamente segni di inquietudine e di rivalsa.
Inquietudine ben giustificata se si tiene conto che Riyadh è letteralmente appesa alla protezione americana e israeliana, e ha fondati motivi per credere che una tale America sia sempre più bisognosa di cure psichiatriche. Inquietudine che potrebbe innescare inedite reazioni vendicative, per quanto collidenti con l’interesse strategico. Come nei casi che qui stiamo esaminando, che si stanno trasformando in accuse devastanti per l’immagine e il ruolo guida di Washington.

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L’attacco è avvenuto ieri nei pressi della città di Taez, nel sud-ovest del Paese, in un’area controllata dai ribelli Houthi. Fonte filo-governativa parla di “errore” nella definizione dell’obiettivo. Nessun commento da Riyadh. Centrato un mezzo carico di civili, di rientro da una giornata di acquisti. (Fonte: Asia News)

Sana’a (AsiaNews/Agenzie) – Un raid aereo della coalizione araba a guida saudita in Yemen avrebbe ucciso ieri almeno 23 civili, fra i quali vi sono anche donne e bambini. La denuncia arriva dai ribelli Houthi, in lotta contro il governo del presidente Hadi sostenuto da Riyadh, secondo cui l’attacco è avvenuto nei pressi della città di Taez, nel sud-ovest del Paese.

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Le persone più pericolose al mondo, Donald Trump ed il principe saudita Mohamad bin Salaman hanno previsto di riunirsi in Arabia Saudita fra pochi giorni, per Trump la prima visita all’estero al fine di consolidare una alleanza cementata e decennale tra USA ed Arabia Saudita.
In un articolo pubblicato lo scorso sabato sul giornale britannico The Independent si afferma che il Presidente USA Donald Trump, considerato l'”uomo più pericoloso del mondo”, viaggerà la prossima settimana in Arabia Saudita per una visita ufficiale di tre giorni, dove “si incontrerà con un altro personaggio che viene situato”, dal giornale britannico, “nel secondo posto nella scala delle fonti di instabilità. il che significa, il principe ereditario aggiunto, Mohamad bin Salman”.

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E’ difficile afferrare del tutto il paradosso – per non parlare dell’assoluto schifo – nella decisione di Donald Trump di fare dell’Arabia Saudita la prima tappa della sua prima missione all’estero in qualità di Presidente degli Stati Uniti.

Tale decisione rappresenta l’ennesima brusca inversione di marcia per Trump. Il candidato presidenziale Trump non era un fan del regno saudita. In effetti, non si faceva problemi nell’attaccare Riyadh in modi che i suoi avversari politici non osavano nemmeno sognarsi.

All’inizio del 2016, Trump chiese [in inglese] ai conduttori del programma televisivo “Fox & Friends“: “Chi ha fatto esplodere il World Trade Center? Non sono stati gli iracheni, sono stati i sauditi – basta controllare l’Arabia Saudita, verificare la documentazione”.

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Il ministro iraniano della Difesa, Hossein Dehghan, ha avvisato che non rimarrà senza risposta qualsiasi avventura militare dell’Arabia Saudita contro il territorio dell’Iran.
“Se i sauditi commetteranno una qualche stupidaggine, nessuna delle loro città sarà in salvo, con l’eccezione della Mecca e di Medina” (luoghi santi islamici), ha affermato Dehgham.
In questo modo ha reagito il ministro iraniano alle recenti dichiarazioni ostili fatte dal ministro della Difesa saudita, Mohammad bin Salman, il quale ha detto che l’obiettivo principale del suo paese è quello di portare la battaglia dentro le frontiere dell’Iran per contrastare la crescente influenza regionale della Repubblica Islamica dell’ Iran.

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di Luciano Lago

Nello stesso giorno in cui il segretario di Stato USA, Rex Tillerson, in visita a Rijad, ringraziava per la loro forte cooperazione con gli USA i principi sauditi, quelli che tagliano la testa ai dissidenti nel loro regno, il Dipartimento di Stato USA ha lanciato un comunicato in cui veniva  denunciato  l’Iran come Stato patrocinatore del terrore, attraverso molte piattaforme e metodi.
Questo potrebbe sorprendere soltanto coloro i quali sono francamente convinti che gli Stati Uniti siano veramente interessati a combattere il terrorismo.

Chudete i vostri occhi ed immaginate questa scena: Rex Tillerson si trova in piedi su un podio da cui elogia i sauditi “per la loro cooperazione e per il conseguimento dei nostri obiettivi economici e strategici comuni”, mentre nello stesso giorno il Dipartimento di Stato invia un messaggio di posta elettronica a tutte la agenzie stampa  in cui si proclama l’Iran come “il principale Stato patrocinatore del terrorismo”.

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L’Arabia Saudita è il principale patrocinatore del terrorismo di stato nella regione del M.O. e nel mondo, e non l’Iran, lo scrive un giornale statunitense.
“Arabia Saudita – non l’Iran – è il maggiore patrocinatore statale del terrorismo nel mondo di oggi e il wahabismo continua ad essere la fonte dell’estremismo e radicalismo islamico”, come ha puntualizzato il Giovedì scorso l’importante giornale statunitense The Huffington Post.

Alludendo alle affermazioni delle autorità statunitensi che accusano il paese persiano di finanziare il terrorismo, il giornale nordamericano sottolinea che ,dei 61 gruppi che sono conosciuti come organizzazioni terroriste dal Dipartimento di Stato degli USA, l’immensa maggioranza sono gruppi di ispirazione wahabita e gruppi finanziati dall’Arabia Saudita.

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