"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

America in declino

di Thierry Meyssan

Due mesi dopo il suo ingresso alla Casa Bianca, il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, dovrebbe chiarire la sua posizione rispetto al piano dei suoi predecessori di rimodellamento del Medio Oriente allargato. Se auspica davvero di mettere fine al jihadismo, dovrà riconoscere la resilienza della Siria e riposizionare sia il Regno Unito, sia l’Arabia Saudita e la Turchia.

Al momento della nomina del nuovo Segretario della Difesa, il generale James Mattis, il presidente Donald Trump gli aveva chiesto di preparare dei piani che consentissero non tanto di spostare dei jihadisti di qua o di là, né di fare affidamento su alcuni e non su altri ma di eliminarli tutti.

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Il fondatore di WikiLeaks riferisce di aver intercettato conversazioni tra la Hillary Clinton e vari funzionari dell’intelligence i quali parlano in segreto della possibile ascesa al potere del vicepresidente Michael Pence.
Julian Assange ha affermato, attraverso Twitter, che le agenzie di intelligence e l’opposizione a Donald Trump stanno lavorando per creare le condizioni propizie ad effettuare la destituzione dell’attuale presidente e sostituirlo con il vice presidente Michael Pence.

Nel suo primo twit Assange ha riferito che la democratica Hillary Clinton ha segnalato che in questo mese sta aiutando discretamente ad una presa del potere da parte di Pence.
Secondo lei, ” Pence è una persona prevedibile e di conseguenza più facile da sconfiggere”, ha aggiunto il fondatorte di WikiLeaks.

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di Luciano Lago

Le pressioni dell’apparato militare industriale USA, che ormai è parte integrante dello “stato profondo” di Washington, hanno avuto effetto ed il presidente Trump ha messo al primo posto del suo programma il rafforzamento del settore militare, accentuando il pericolo costituito dalla “minaccia russa” e dalla “minaccia dell’Iran”, come pretesto per giustificare l’aumento del Budget di spesa richiesto dall’apparato.

In concomitanza a questo, il gruppo dei neocons (potentissimi a Washington) hanno convinto Trump della necessità di mantenere e prolungare anche la normativa eccezionale ereditata dal “Patrioct Act” di Bush/Obama che consente i poteri eccezionali dello Stato di polizia permanente. Niente di meglio quindi che rilanciare la ormai nota “lotta al terrore” impiantata da George W. Bush, con motivo di lotta al terrorismo islamico.

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di Juan Manuel De Silva

Le scorso Venerdì il Dipartimento di Stato USA ha distribuito la sua informativa annuale sui Diritti Umani nel mondo, un pamphlet che consiste nella minuziosa descrizione dello stato dei diritti umani nei vari paesi del mondo. Con l’uscita del rapporto, il Dipartimento di Stato USA non ha perso l’occasione per salire in cattedra ed impartire la sua “lezione di diritti umani” agli altri paesi ed in particolare ai paesi considerati “ostili” agli interessi occidentali, ovvero un sermone riservato  in particolare all’Iran, alla Siria, alla Russia, a Cuba, alla Corea del Nord, al Venezuela, ed a qualche altro paese.

Risulta curioso che il Dipartimento di Stato USA si riservi il diritto di criticare altri Stati  per le supposte “violazioni dei diritti umani”  trascurando di guardare in casa propria ove non si può certo sostenere che la democrazia USA sia così rispettosa dei diritti umani come vorrebbe far credere. Washington si autodefinisce come la “culla della libertà” e della “democrazia” ma la realtà è ben diversa da quella che vogliono far apparire.

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di Thierry Meyssan

Questo articolo è un avvertimento: nel novembre 2016, un vasto sistema di agitazione e di propaganda è stato messo in campo al fine di distruggere la reputazione e l’autorità del presidente Donald Trump, non appena sarebbe arrivato alla Casa Bianca. È la prima volta che una tale campagna è scientificamente organizzata contro un Presidente degli Stati Uniti, e con tale dovizia di mezzi. Sì, stiamo davvero entrando in una era di post-verità, ma i ruoli non sono quelli che vi aspettereste.

La campagna condotta contro il nuovo presidente degli Stati Uniti dagli stessi sponsor di Barack Obama, Hillary Clinton e della distruzione del Medio Oriente allargato è in corso. Dopo la marcia delle donne del 22 gennaio, è previsto che si tenga una marcia per la scienza non solo negli Stati Uniti, ma anche in tutto il mondo occidentale, il 22 aprile. L’obiettivo è dimostrare che Donald Trump non è solo un misogino, ma anche un oscurantista.

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Non c’è nulla che l’establishment politico non farà e nessuna bugia che non dirà, per mantenere il proprio prestigio e potere a carico vostro». Parola di Donald Trump, prima delle elezioni. Il guaio è che oggi, pochi mesi dopo il voto, Trump è “un uomo morto”.

«Lo sforzo del popolo americano di portare il governo nuovamente sotto il proprio controllo tramite Trump è stato sconfitto dallo Stato Profondo», sentenzia Paul Craig Roberts, viceministro di Reagan negli anni ‘80, già sostenitore critico di “The Donald” e fiero avversario della “falsa sinistra” incarnata da Obama e Hillary, servitori del disegno “imperiale” del complesso militare-industriale, la “fabbrica della guerra”. Per John Schindler, ex spia della Nsa, Trump «morirà in carcere», vittima della «guerra nucleare» che lo “Stato Profondo” gli ha dichiarato. Cia, Pentagono, Wall Street, Fbi, industria degli armamenti.

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di  Tony Cartalucci

Recentemente è stato annunciato che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha scelto il Tenente-Generale dell’US Army Herbert Raymond McMaster come Consigliere per la Sicurezza Nazionale. Il New York Times nell’articolo, “Trump sceglie HR McMaster consigliere della sicurezza nazionale”, riferisce: “Il Presidente Trump ha nominato il Tenente-Generale HR McMaster come suo nuovo consigliere per la sicurezza nazionale, accogliendo uno stratega militare ampiamente rispettato e noto nel sfidare il pensiero convenzionale, contribuendo a far svoltare la guerra in Iraq nei giorni più bui”.

In realtà, ciò che il Presidente Trump ha fatto è scegliere un uomo che porterà ben poco dei propri pensieri. Invece, testualmente, ripete i discorsi che riflettono l’ordine del giorno che serve gli interessi che guidano la manica di think tanks finanziate dalle corporation finanziarie che da decenni suggeriscono, dopo averla definita, la politica estera di Stati Uniti-Unione europea.

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Meno di un mese fa avevo messo in guardia sul fatto che negli Stati Uniti era in corso una rivoluzione colorata [in italiano]. Il mio primo elemento probatorio era stata la cosiddetta ”indagine” che CIA, FBI, NSA ed altri stavano conducendo sul candidato che avrebbe dovuto diventare il Consigliere alla Sicurezza Nazionale del Presidente Trump, il generale Flynn. Questa notte, il complotto per liberarsi di Flynn ha finalmente avuto successo e il generale Flynn ha offerto le sue dimissioni [in inglese]. Trump le ha accettate.

Mettiamo subito in chiaro una cosa: Flynn non era certo un santo o un uomo di tale saggezza da salvare il mondo con una mano sola. Non lo era. Però la figura di Flynn era la pietra angolare della politica di Trump sulla sicurezza nazionale. Per prima cosa, Flynn aveva osato l’impensabile: aveva osato dichiarare che l’ipertrofica comunità dell’intelligence americana doveva essere riformata. Aveva tentato anche di subordinare la CIA e gli Stati Maggiori Riuniti al Presidente attraverso il Consiglio per la Sicurezza Nazionale. In altre parole, Flynn aveva cercato di strappare l’autorità e il potere assoluto alla CIA e al Pentagono, per riportarlo sotto il controllo della Casa Bianca.

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di    Thierry Meyssan

I nostri precedenti articoli sul presidente Donald Trump hanno suscitato vive reazioni nei nostri lettori, che si chiedono le ragioni per cui Thierry Meyssan dia prova di tanta ingenuità, malgrado gli ammonimenti della stampa internazionale e l’accumularsi di segnali negativi. Ecco la sua risposta, argomentata come d’abitudine.
A due settimane dall’insediamento, la stampa atlantista prosegue nell’opera di disinformazione e di sobillazione contro il nuovo presidente degli Stati Uniti. Il quale, insieme ai primi collaboratori, moltiplica dichiarazioni e gesti apparentemente contraddittori, sicché è difficile comprendere che succede a Washington.
La campagna anti-Trump

La malafede della stampa atlantista è verificabile analizzando i suoi quattro principali argomenti.

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Dopo diverse false partenze piuttosto incerte, i neocon sono oramai giunti ad un passaggio che non può che definirsi una dichiarazione di guerra contro Donald Trump
Tutto è cominciato con un articolo pubblicato da CNN, intitolato “Intel chiefs presented Trump with claims of Russian efforts to compromise him” [I capi della intelligence hanno presentato a Trump le prove dei tentativi russi di comprometterlo], che affermava:

Alcuni documenti classificati presentati la scorsa settimana al presidente Obama e al nuovo presidente Trump contenevano l’informazione che alcuni agenti russi vantano di possedere informazioni personali e finanziarie compromettenti sul signor Trump, secondo quanto hanno affermato alla CNN molti responsabili statunitensi che hanno una diretta conoscenza di quanto si è detto nel corso delle riunioni informative. Queste informazioni sono contenute in una scheda di due pagine allegata al rapporto sulle interferenze russe nelle elezioni del 2016.

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