"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

America in declino

di  Tony Cartalucci

Recentemente è stato annunciato che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha scelto il Tenente-Generale dell’US Army Herbert Raymond McMaster come Consigliere per la Sicurezza Nazionale. Il New York Times nell’articolo, “Trump sceglie HR McMaster consigliere della sicurezza nazionale”, riferisce: “Il Presidente Trump ha nominato il Tenente-Generale HR McMaster come suo nuovo consigliere per la sicurezza nazionale, accogliendo uno stratega militare ampiamente rispettato e noto nel sfidare il pensiero convenzionale, contribuendo a far svoltare la guerra in Iraq nei giorni più bui”.

In realtà, ciò che il Presidente Trump ha fatto è scegliere un uomo che porterà ben poco dei propri pensieri. Invece, testualmente, ripete i discorsi che riflettono l’ordine del giorno che serve gli interessi che guidano la manica di think tanks finanziate dalle corporation finanziarie che da decenni suggeriscono, dopo averla definita, la politica estera di Stati Uniti-Unione europea.

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Meno di un mese fa avevo messo in guardia sul fatto che negli Stati Uniti era in corso una rivoluzione colorata [in italiano]. Il mio primo elemento probatorio era stata la cosiddetta ”indagine” che CIA, FBI, NSA ed altri stavano conducendo sul candidato che avrebbe dovuto diventare il Consigliere alla Sicurezza Nazionale del Presidente Trump, il generale Flynn. Questa notte, il complotto per liberarsi di Flynn ha finalmente avuto successo e il generale Flynn ha offerto le sue dimissioni [in inglese]. Trump le ha accettate.

Mettiamo subito in chiaro una cosa: Flynn non era certo un santo o un uomo di tale saggezza da salvare il mondo con una mano sola. Non lo era. Però la figura di Flynn era la pietra angolare della politica di Trump sulla sicurezza nazionale. Per prima cosa, Flynn aveva osato l’impensabile: aveva osato dichiarare che l’ipertrofica comunità dell’intelligence americana doveva essere riformata. Aveva tentato anche di subordinare la CIA e gli Stati Maggiori Riuniti al Presidente attraverso il Consiglio per la Sicurezza Nazionale. In altre parole, Flynn aveva cercato di strappare l’autorità e il potere assoluto alla CIA e al Pentagono, per riportarlo sotto il controllo della Casa Bianca.

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di    Thierry Meyssan

I nostri precedenti articoli sul presidente Donald Trump hanno suscitato vive reazioni nei nostri lettori, che si chiedono le ragioni per cui Thierry Meyssan dia prova di tanta ingenuità, malgrado gli ammonimenti della stampa internazionale e l’accumularsi di segnali negativi. Ecco la sua risposta, argomentata come d’abitudine.
A due settimane dall’insediamento, la stampa atlantista prosegue nell’opera di disinformazione e di sobillazione contro il nuovo presidente degli Stati Uniti. Il quale, insieme ai primi collaboratori, moltiplica dichiarazioni e gesti apparentemente contraddittori, sicché è difficile comprendere che succede a Washington.
La campagna anti-Trump

La malafede della stampa atlantista è verificabile analizzando i suoi quattro principali argomenti.

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Dopo diverse false partenze piuttosto incerte, i neocon sono oramai giunti ad un passaggio che non può che definirsi una dichiarazione di guerra contro Donald Trump
Tutto è cominciato con un articolo pubblicato da CNN, intitolato “Intel chiefs presented Trump with claims of Russian efforts to compromise him” [I capi della intelligence hanno presentato a Trump le prove dei tentativi russi di comprometterlo], che affermava:

Alcuni documenti classificati presentati la scorsa settimana al presidente Obama e al nuovo presidente Trump contenevano l’informazione che alcuni agenti russi vantano di possedere informazioni personali e finanziarie compromettenti sul signor Trump, secondo quanto hanno affermato alla CNN molti responsabili statunitensi che hanno una diretta conoscenza di quanto si è detto nel corso delle riunioni informative. Queste informazioni sono contenute in una scheda di due pagine allegata al rapporto sulle interferenze russe nelle elezioni del 2016.

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Michael J. Glennon

I cittadini che votarono nel 2008 per mandare Barack Obama alla presidenza USA si aspettavano grandi cambiamenti. Dagli ascolti telefonici senza garanzie della NSA, passando per Guantanamo, fino al “Patrioct Act”, il candidato Obama nel corso della sua campagna elettorale, si mostrò come difensore delle libertà civili e della difesa della privacy, promettendo una impostazione radicalmente diversa rispetto al quella del suo predecessore George W.Bush.

Tuttavia…sei anni dopo della sua amministrazione, la versione di Obama delle Sicurezza Nazionale sembra quasi indistinguibile da quella che aveva ereditato. La prigione della Bahia di Guantanamo rimane aperta. La NSA, in ogni caso, è ritornata ancora più aggressiva nella vigilanza e nello spionaggio degli stessi cittadini USA. Gli attacchi con i droni (veicoli senza pilota) sono aumentati esponenzialmente. Di recente si è informato che lo stesso presidente che ha ottenuto un premio Nobel per promuovere il disarmo nucleare, in realtà ha speso fino ad un bilione di dollari nel modernizzare e rivitalizzare le armi nucleari negli Stati Uniti.

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di Thierry Meyssan *

Donald Trump s’è rifiutato di indossare gli stessi abiti presidenziali dei predecessori e ha approfittato del discorso d’investitura per irridere il Sistema e annunciare un cambiamento di paradigma. Ha costituito la sua squadra per la Sicurezza in funzione di due temi: lo sradicamento di Daesh e l’opposizione all’11 settembre. Due fili conduttori che mirano a porre fine al processo di globalizzazione.
Donald Trump è diventato presidente il 20 gennaio 2017. Immediatamente dopo il giuramento, dunque prima d’aver compiuto un qualsiasi atto, buono o cattivo, gli sponsor di Hillary Clinton hanno organizzato a Washington per il giorno successivo una gigantesca manifestazione contro Trump.

A riprova del fatto che quel che è in gioco non riguarda solo gli Stati Uniti, manifestazioni identiche sono state organizzate in molti Paesi, in particolare nel Regno Unito. Naturalmente, i manifestanti non hanno protestato contro qualcosa in particolare, ma si sono accontentati di dare voce alla propria angoscia. Molti issavano dei cartelli con scritto: «Sono terrorizzato».

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di   A. Terrenzio

Le parole del neo Presidente degli Stati Uniti Donald Trump, sono suonate come una vera e propria dichiarazione di guerra alle élite mondialista e all’intero establishment americano.

Secondo le parole del “Tycoon” a terminare e’ l’era del dominio di Wall Street sulla politica ed il ritorno di ques’ultima al servizio del popolo americano.

Ad assistere al nuovo insediamento un Obama sconfitto che lascia dietro di se una delle presidenze peggiori della Storia Usa, divi di Hollywood, giornalisti della CNN, femministe, agitatori prezzolati da Soros.

Ma gli Usa, con l’elezione di Trump, entreranno davvero in una nuova era?

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di  Marcello De Angelis

Alla fine, il nuovo presidente eletto degli Usa Donald Trump, ha preso posto. Fino all’ultimo minuto sembrava che forze potenti volessero tentare di impedire, con qualunque mezzo, che questo evento si realizzasse. Trump – e tutti gli americani che lo hanno votato – comunque non avranno vita facile, perché i nemici del suo “tipo di persona”, non molleranno.

Lo hanno annunciato da Washington i portavoce di una imponente manifestazione che si è voluta sovrapporre mediaticamente al suo stesso insediamento.

Chi di mestiere si occupa di comunicazione sa che queste cose si fanno. Vale lo stesso discorso per tutte le contestazioni durante gli eventi di rilevanza mondiale. I giornalisti saranno comunque tutti lì: se fai il dovuto clamore e qualcosa di sensazionale, i tg e i giornali metteranno in evidenza quello che hai detto e fatto tu e in secondo piano quello che hanno detto o fatto quelli che stai avversando. Sposti l’occhio della telecamera, per così dire.

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di   Alfredo Jalife Rahme

Due polemici giornali dell’establishment USA titolano senza sottefugi l’intenzione di Trump, già istallatosi come 45° prersidente degli USA. Il Washinbgton Post (WP) titola “Il presidente promette di togliere il potere alle elites di Washington e collocare gli USA per primi, oltre a voler mettere fine al massacro sociale statunitense, con riferimento alla disoccupazione della classe media spodestata.
Più angustiato il New York Times (NYT) titola: Trump rinuncia alla classe politica del paese e subtitola “Il Presidente qualifica l’establishment come sporco e corrotto”: e non è forse questa la verità?

Paul Craig Roberts (PCR) –ex assistente e segretario del Tesoro di Reagan, editore associato del Wall Street Journal ( WSJ) e autore di tre importanti libri: “La minaccia dei neocons all’ ordine mondiale”; Come si sono  persi gli  USA e “Il Fallimento   del capitalismo neoliberal”– si scaglia sul  suo portale  contro  i  due  portavoce dell’ establishment, il WP e il  NYT, scettici  sul   discorso di Trump e  sul  “forte attacco al rapace e  inmorael establish-ment governante. Vedi: Paul Craig Roberts

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di Michele Rallo

Cambio della guardia alla Casa Bianca. Anche se il clima negli States sembra più quello di una guerra civile strisciante. Tanti gli episodi: non soltanto gli ultimi lampi di guerra del più immeritato Premio Nobel per la Pace che la storia ricordi; ma anche il ridicolo boicottaggio canoro dell’insediamento di Trump, decretato dalla cupola del mondo dello spettacolo statunitense, notamente impegnata a sinistra, come tutti i miliardari che si rispettino; ed anche, probabilmente, la multa miliardaria alla Fiat-Chrysler, giunta all’indomani della dichiarazione di Marchionne di sostanziale sostegno alle misure protezionistiche annunziate dal nuovo Presidente.

Ma il piatto forte di quest’ultima tragicommedia a stelle e strisce resta innegabilmente il polverone alzato dallo sfigatissimo (e portatore di sfiga) Barack Obama sul tema degli hacker. Gli hacker – secondo la definizione che ne dà Wikipedia – sono «esperti di sistemi informatici in grado di introdursi in reti informatiche protette (…) per poi essere in grado di accedervi o adattarle alle proprie esigenze». Ovvero – mi permetto di semplificare – degli spioni elettronici.

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