"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

Alienazione

di Franco Cardini

Dopo quello preconizzato da Orwell, e che magari è arrivato ma in termini differenti da quelli che egli si aspettava e aveva immaginato, un nuovo 1984 è alle porte, anzi è già qui. Michel Houllebecq, nel suo Soumission, ha immaginato una Francia islamizzata nel 2020: un po’ troppo presto, forse. E noi, a quando vogliamo ipoteticamente fissare il Novum Annum Orwellianum? Al 2024, quarant’anni dopo quello vecchio? Potrebb’essere un anno plausibile.

Sul piano puramente e astrattamente biologico, ho qualche probabilità di esserci – ottantaquattrenne –, non so in quali condizioni mentali e fisiche. Ma come sarà? L’amica Eleonora Genovesi mi ha offerto al riguardo uno spunto interessante, ricordandomi una pagine di un altro autore che non aveva nulla da invidiare a Orwell, cioè Aldous Huxley. Ritengo il “futuribile” huxleyano, ohimè, largamente più incombente di quanto non fosse quello orwelliano.

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di  Lorenzo Di Chiara

Si può facilmente immaginare che le recenti esternazioni di Marc Zuckerberg, il capo di una delle più influenti “reti sociali” d’attualità, avranno non poca eco presso il grande pubblico: ci riferiamo ad un messaggio, affidato ad una articolata lettera divulgata a reti unificate, in cui il giovane imprenditore afferma dipendere, il futuro dell’umanità, dalla capacità con la quale essa saprà opporre un secco «no» ad ogni genere di differenza, tanto da pervenire alla condanna senza appello di quelle forze politiche e umane che, come che sia, operino per ripristinare un sano «pathos della distanza» tra nazioni e nazioni, tra l’uno e l’altro modo di essere e di vivere, fra l’una e l’altra etnia, convergendo infine verso l’unico ideale ritenuto verosimile, necessario e positivo: la globalizzazione.

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di Roberto Pecchioli

La deriva nichilista dei diritti umani
Oltre Sodoma

Roma – di Roberto Pecchioli – Barack Obama, il beniamino di tutti i progressismi del pianeta, ha affermato di essere orgoglioso di avere allargato i “diritti” delle cosiddette comunità LGBT (lesbiche, gay, bisessuali e transessuali – 1). In occasione della promulgazione della legge sul matrimonio per tutti – così lo chiamano, con una pericolosa torsione semantica – affermò che aveva “vinto l’amore”. In Italia, Matteo Renzi si è detto orgoglioso che il suo governo abbia realizzato le unioni civili, ossia il matrimonio omosessuale sotto mentite spoglie, dotato di una sorta di nome d’arte per chiamare “formazioni sociali” i soggetti uniti civilmente e bypassare l’art. 29 della costituzione con la sua antiquata definizione di famiglia come società naturale fondata sul matrimonio.

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di Martino Mora

Vi fu un tempo in cui l’antirazzismo era una passione nobile. Era il rifiuto di stigmatizzare qualcuno per il colore della pelle o il popolo di appartenenza. Era il rifiuto di giudicare non umane o comunque inferiori delle persone per le loro caratteristiche biologiche o anche etniche (il concetto di “etnia”, a differenza di quello di “razza”, ha anche un significato culturale).

Oggi invece l’antirazzismo è divenuto un’ideologia intollerante ed estrema, che è parte integrante del pensiero unico politicamente corretto, ovvero dell’ideologia dominante. Come l’omosessualismo, del resto. Come il femminismo. Come le teorie gender. Alain Finkielkraut ha definito l’antirazzismo “il totalitarismo del XXI secolo”.

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di Alexander Dugin

“La Palude” sta per diventare il nuovo nome della setta globalista: gli adepti della società aperta, i maniaci LGBT, l’esercito di Soros, i post-umanisti e così via. Bonificare la palude non è un imperativo categorico solo per l’America. Si tratta di una sfida globale per tutti noi.

Oggi ogni popolo ha la sua “Palude” che lo opprime. Noi, tutti insieme, dobbiamo dare il via alla lotta contro la Palude russa, la Palude tedesca, la Palude italiana eccetera. E’ arrivato il momento di liberare le nostre società dall’influenza della Palude. Piuttosto che combattere tra di noi, proviamo a bonificarla insieme. Prosciugatori di tutto il mondo, unitevi!

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di Paolo Borgognone

A prescindere infatti dalla propria, in verità assai risicata, portata numerica e dall’effettiva autopercezione di appartenenza capace di connotarne i componenti come parte di un “gruppo sociale” realmente esistente, la Generazione Erasmus è un progetto di ingegneria sociale e l’oggetto della produzione sociale di massa del capitalismo contemporaneo (in altri termini, la Generazione Erasmus è il prodotto della società in cui viviamo).

Quanto più sopra affermato trova conferma nelle parole pronunciate in merito da alcuni maître à penser del liberalismo odierno, quali Daniel Cohn-Bendit e Umberto Eco. Furono infatti costoro a teorizzare l’istituzione obbligatoria della “società dell’Erasmus” finalizzata allo scioglimento di ogni identità collettiva dei popoli europei (identità nazionale, religiosa, di classe, persino di genere) nel magma volutamente confusionario, postnazionale e postideologico di Cosmopolis, il mondo unificato all’insegna dello stile di vita “disinibito”, cinico, disincantato, apolide e oggettivamente stravagante degli strati superiori della classe media delle megalopoli globali. «Io», esternò in proposito Cohn-Bendit, «vorrei che la Commissione Europea finanziasse ogni anno lo studio all’estero di un milione di studenti europei che poi statisticamente si fidanzerebbero tra loro: che nazionalità avrebbe il figlio di un’olandese nata ad Amsterdam da genitori turchi e un francese nato a Parigi da genitori marocchini? Europea».

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Redazione. Il Ministero della Pubblica (di)Istruzione ha siglato il programma con 16 organizzazioni, tra cui la McDonald, il colosso americano del fast food: a disposizione 10mila percorsi per gli studenti delle superiori. Scelta in linea con il Jobs Act.

Il piano di formazione scuola- lavoro ideato dal Governo Renzi inizia con un percorso previsto per gli studenti che si recheranno a fare un tirocinio di formazione presso i ristoranti della catena americana dei McDonald’s.

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Prosegue l’opera intestina di totale snaturamento del Partito Popolare in Spagna. Partito già deformato nei propri ideali, nei propri valori da precedenti, incredibili decisioni, assunte in totale contrasto col proprio elettorato. Ed anche stavolta non ha perso l’occasione per dimostrare ormai il proprio volto peggiore e compromesso con le lobby dominanti, votando nel Parlamento andaluso un disegno di legge proposto dall’ultrasinistra di Podemos, «per garantire i diritti delle persone, che si riconoscano come lesbiche, gay, transessuali, bisessuali ed intersessuali (Lgbti) e per sradicare la Lgtbifobia in Andalusia». Senza l’appoggio dei Popolari, decisivo, probabilmente questo testo non sarebbe mai giunto nemmeno ad esser discusso in aula.

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di  G. Cirillo

Come alcuni miei lettori sanno, ho scritto un libro sulla democrazia integrata, un tentativo filosofico-politico di ampliare e definire meglio cosa dovrebbe essere una democrazia, cioè il potere del popolo. Da buon pasdaran della democrazia inauguriamo con questo articolo una rubrica sullo Stato della Democrazia, dove valuteremo la salute del sistema democratico nel mondo e ne analizzeremo eventuali minacce.

Oggi ci occuperemo dell’avvento su scala globale, nelle democrazia mature, dell’ultimo uomo, a nostro avviso, la più grave minaccia al mantenimento del sistema democratico come lo conosciamo (anche se assolutamente imperfetto e criticabile, rimane attualmente il miglior sistema esistente, ma non il miglior sistema possibile).

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Altro che Jobs Act e riforme della normativa sul lavoro, lavoratori e sindacati diventeranno perfettamente inutili.
Il peggior incubo dei lavoratori diventa realtà: essere sostituiti dai robots. Gli esempi sono in rapido aumento. L’impresa Foxconn, che produce la grande maggioranza degli articoli commercializzati sotto il marchio Apple e Samsung, ha già sostituito dai 60.000 ai 110.000 operai con i robots, che significa la metà delle sue maestranze. La finalità è quella di ridurre la mano d’opera e risparmiare sui costi di produzione.

Un docente di economia politica dell’Università del paese Basco, Joaquín Arriola, indica che, nella produzione orentata al mercato non sono rilevanti soltanto i costi di produzione ma anche gli utili che si ottengono e questi si realizzano in funzione delle vendite.

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