"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

Alienazione

di  Diego Fusaro

Uno spettro si aggira per il mondo: lo spettro dell’uomo senza identità. L’uomo senza identità è, per sua natura, unisex e senza radici, senza storia e senza coscienza critica, senza progetti e senza futuro, erratico e fashion addicted.

Pura “materia non signata”, esso – il neutro è d’obbligo – risulta pronto a ricevere passivamente gli stimoli provenienti dall’ambito del consumo e della circolazione: vive nel puro presentismo aprospettico e asimbolico, senza sapere donde provenga e dove sia diretto. È una semplice funzione variabile delle strategie del consumo, figurando a un tempo come consumatore e come consumato dal consumo stesso.

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Il TG1 esalta i vantaggi del microchip sottopelle – Vedi: Youtube.com/Watch

Non serve il badge per entrare, c’è il microchip impiantato nella mano. Che può essere usato anche per acquistare cibo e bevande nei punti ristoro dell’azienda. Il futuro si appresta a diventare realtà in un’azienda del Wisconsin, la Three Market Square, che sarà la prima impresa negli Stati Uniti a proporre l’utilizzo di impianti grandi come un chicco di riso.

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L’uniformità sessuale rappresenta oggi il più sconcertante tentativo di manipolazione dell’essere umano mai tentato nella storia. Promossa grazie all’imponente contributo economico e politico delle più potenti lobby dell’Occidente, questa vera e propria “mutazione antropologica” viene oggi imposta attraverso i media, la cultura, lo spettacolo e le legislazioni. Un processo apparentemente inarrestabile, che sembra invadere ogni aspetto del vivere quotidiano ed imporre una concezione ideologica della sessualità, avulsa da qualunque retaggio “naturale”.

di Adriano Segatori

(tratto dalla rivista Il Borghese – nr. Luglio 2017) – I «media» internazionali si sono scatenati in toccanti pantomime per il fatto che nella foto ricordo delle mogli dei rappresentati di Stato presenti al vertice Nato di Bruxelles non fosse stato citato Gauthier Destenay, marito del primo ministro del Lussemburgo Xavier Bettel. A parte il fatto che per essere precisi Destenay risulta essere il marito e non la moglie di Bettel, in questo caso la femmina della coppia – una questione di culo e camicia, e non di lana caprina , quello che è sconcertante che un simile evento sia stato interpretato come un frivolo e simpatico fatto di costume, oppure censurato secondo i parametri più beceri di una scontata ignoranza da marciapiede.

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“Dati a confronto sui giovani all’estero: AIRE e la risposta dell’attrice Giulia Chianese”-
da Redazione. Di questo Paese paralizzato da burocrazia e nepotismo non se ne può più! “E’ questa la consueta affermazione che caratterizza le interviste fatte alla gente da nord a sud. Sembra quasi scomparso l’orgoglio di essere italiano, di appartenere ad una nazione che ha dato i natali ai grandi della storia, della pittura, della letteratura, della scultura, della scienza e della civiltà, ormai rimasta un puro simulacro del passato. Di questi tempi buona parte della gente, di giovani e meno giovani alla ricerca di una prospettiva, stanchi delle promesse, dei proclami di ottimismo, ritenuti alcune volte persino beffardi, inizia a muoversi per proprio conto e passa ai fatti.

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di  Marcello Veneziani

Sul grottesco parapiglia in cui si è arenata la discussione parlamentare sul reato di apologia di fascismo abbiamo chiesto un parere a Marcello Veneziani, un intellettuale abituato a pensare oltre i meri spot ornamentali, elettorali.

-La proposta di legge di Fiano e del suo partito di mandare al carcere chi vende gadget fascisti o divulga in rete immagini del Duce nasconde una insana nostalgia verso le ideologie. Nelle pagine di Storia non ci sono innocenti e non si possono eleggere «giusti» per legge. Lei come la pensa?

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di Gianfranco De Turris

Psicologi, psicanalisti e psichiatri sono, ahinoi, tra le categorie professionali che più hanno aiutato le dittature a consolidarsi, basti pensare al loro fondamentale contributo nel regime sovietico a classificare come pazzi o alienati sociali tutti i dissidenti e avversari del partito e dello Stato, soprattutto intellettuali, riempiendo così i manicomi.

E anche a ragione del loro concomitante affermarsi, come hanno riconosciuto filosofi e intellettuali di estrazioni le più diverse, psicanalisi e sociologia sono entrambe dedite alla misurazione quantitativa dell’uomo: della sua interiorità e del suo contesto sociale. Ma misurare ti induce anche a manipolare: da cui gli “ingegneri sociali” sempre in URSS o i “persuasori occulti” in USA denunciati da Vance Packard.

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di Franco Cardini

Dopo quello preconizzato da Orwell, e che magari è arrivato ma in termini differenti da quelli che egli si aspettava e aveva immaginato, un nuovo 1984 è alle porte, anzi è già qui. Michel Houllebecq, nel suo Soumission, ha immaginato una Francia islamizzata nel 2020: un po’ troppo presto, forse. E noi, a quando vogliamo ipoteticamente fissare il Novum Annum Orwellianum? Al 2024, quarant’anni dopo quello vecchio? Potrebb’essere un anno plausibile.

Sul piano puramente e astrattamente biologico, ho qualche probabilità di esserci – ottantaquattrenne –, non so in quali condizioni mentali e fisiche. Ma come sarà? L’amica Eleonora Genovesi mi ha offerto al riguardo uno spunto interessante, ricordandomi una pagine di un altro autore che non aveva nulla da invidiare a Orwell, cioè Aldous Huxley. Ritengo il “futuribile” huxleyano, ohimè, largamente più incombente di quanto non fosse quello orwelliano.

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di  Lorenzo Di Chiara

Si può facilmente immaginare che le recenti esternazioni di Marc Zuckerberg, il capo di una delle più influenti “reti sociali” d’attualità, avranno non poca eco presso il grande pubblico: ci riferiamo ad un messaggio, affidato ad una articolata lettera divulgata a reti unificate, in cui il giovane imprenditore afferma dipendere, il futuro dell’umanità, dalla capacità con la quale essa saprà opporre un secco «no» ad ogni genere di differenza, tanto da pervenire alla condanna senza appello di quelle forze politiche e umane che, come che sia, operino per ripristinare un sano «pathos della distanza» tra nazioni e nazioni, tra l’uno e l’altro modo di essere e di vivere, fra l’una e l’altra etnia, convergendo infine verso l’unico ideale ritenuto verosimile, necessario e positivo: la globalizzazione.

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di Roberto Pecchioli

La deriva nichilista dei diritti umani
Oltre Sodoma

Roma – di Roberto Pecchioli – Barack Obama, il beniamino di tutti i progressismi del pianeta, ha affermato di essere orgoglioso di avere allargato i “diritti” delle cosiddette comunità LGBT (lesbiche, gay, bisessuali e transessuali – 1). In occasione della promulgazione della legge sul matrimonio per tutti – così lo chiamano, con una pericolosa torsione semantica – affermò che aveva “vinto l’amore”. In Italia, Matteo Renzi si è detto orgoglioso che il suo governo abbia realizzato le unioni civili, ossia il matrimonio omosessuale sotto mentite spoglie, dotato di una sorta di nome d’arte per chiamare “formazioni sociali” i soggetti uniti civilmente e bypassare l’art. 29 della costituzione con la sua antiquata definizione di famiglia come società naturale fondata sul matrimonio.

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di Martino Mora

Vi fu un tempo in cui l’antirazzismo era una passione nobile. Era il rifiuto di stigmatizzare qualcuno per il colore della pelle o il popolo di appartenenza. Era il rifiuto di giudicare non umane o comunque inferiori delle persone per le loro caratteristiche biologiche o anche etniche (il concetto di “etnia”, a differenza di quello di “razza”, ha anche un significato culturale).

Oggi invece l’antirazzismo è divenuto un’ideologia intollerante ed estrema, che è parte integrante del pensiero unico politicamente corretto, ovvero dell’ideologia dominante. Come l’omosessualismo, del resto. Come il femminismo. Come le teorie gender. Alain Finkielkraut ha definito l’antirazzismo “il totalitarismo del XXI secolo”.

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